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NOTE CRITICHE | PAOLO SAGGESE: OPERAI DI SOGNI


Giovanna Iorio
la poetessa alla ricerca di “profumo di sogni”
nota di Paolo Saggese
17/04/2014



A tutti i giardini pensili
A tutte le rose nei fossi
A tutte le ginestre nei dossi
cercasi profumo
di sogni
Giovanna Iorio

A tutti quelli che si dannano l’anima
per un sogno. Fate bene.
Giovanna Iorio


Qualche anno fa ho definito i poeti irpini “operai di sogni”, perché questi autori, tutti o quasi, hanno coltivato utopie e passioni, che forse non si sono realizzate, ma che hanno coinvolto parte importante della loro esistenza e della loro scrittura (si veda Operai di sogni. Poeti irpini del ‘900, a cura di Paolo Saggese, Introduzione di Luigi Mainolfi, Elio Sellino editore, Avellino, 2007). Uno di questi “operai di sogni” è sicuramente Giovanna Iorio (Avellino, 1970), fortemente legata all’Irpinia, sebbene da moli anni viva a Roma. Traduttrice dall’inglese (per le edizioni “Via del Vento” ha curato e tradotto i volumetti: Eavan Boland, Falene; Medbh McGuckian, Scene da un bordello; per i tipi di Trauben Edizioni Testo di Seta, Torino, 2004, poesie di Eilean Ni Chuilleanain), scrittrice di racconti (editi in AaVv, 100 storie prima che sia troppo tardi, Feltrinelli; Roma per Roma, Edizioni Progetto Cultura; AaVv, Rosso da camera, Perrone Editore, 2012; La mamma è mamma, Mondadori, 2012), e quindi di poesie particolarmente eleganti, ispirate, dalla parola levigata e rarefatta. In questo ambito si segnalano le plaquette La memoria dell’acqua. Poesie ispirate alle opere di Carlo Vincenti (1946-1978), Presentazione di Ivano Mugnaini, Postfazione di Miriam Castelnuovo, Davide Ghaleb Editore, Sutri, Vt, 2012; Mare Nostrum, Prefazione di Vincenzo D’Alessio, Postfazione di Gianmario Lucini, Illustrazioni di Alessandro Ricci, CFR, Rende, Cs, 2012; Il libro degli oggetti smarriti, nell’antologia La forza delle parole, Fara editore, Rimini, 2012; una parte dell’inedita L’altalena del satiro nell’antologia Percezioni dell’invisibile, a cura di Giuseppe Vetromile, impreziosita con fotografie di Gabriella Maleti, con una litografia fuori testo, Edizioni L’Arca Felice, Salerno 2102; In-Chiostro, Delta 3 edizioni, Grottaminarda, AV, 2012 - Opera vincitrice della “Sezione poesia” del Premio Nazionale “L’Inedito” sulle tracce del De Sanctis, XI edizione. Si segnalano, inoltre, numerose presenze della poetessa in antologie anche edite in Irpinia (a cura non solo di Paolo Saggese, ma anche di Domenico Cipriano, Cosimo Caputo, Raffaele Barbieri, Francesco Di Sibio, Massimo Ciotta), a sottolineare il sempre notevole legame di Giovanna Iorio con l’Irpinia. Collabora anche con Storiebrevi.it, il sito della Feltrinelli, che pubblica racconti da leggere sullo smartphone, dove sono comparsi L’avambraccio e Carlo il Calvo. Per il Cantiere Rai (Radio Rai 3) ha scritto tra l’altro il radiodramma Il delitto dello spazio misurato. Dal 2009 cura il blog Amici di Letture (http://amicidiletture.blogspot.it).
Venendo alla produzione in versi, nella pregevole Prefazione, dal titolo La rotta, a Mare Nostrum, Vincenzo D’Alessio traccia un profilo della poetessa, centrando i punti nodali di un’ispirazione mai scontata: qui, Giovanna Iorio ci appare come un’autrice consapevole, che riflette sul Mediterraneo e sulla sua storia millenaria, che reinterpreta in chiave moderna l’Odissea omerica, con nuovi Ciclopi (un datore di lavoro schiavista), Ulissi (un immigrato che si ribella e acceca il suo sfruttatore), Penelopi e Circi, con altri viaggi, della speranza o della disperazione, con altre schiavitù all’ombra del Vesuvio, utilizzando per una nuova umanità le parole, che Plinio il Giovane dedica allo zio Plinio il Vecchio proprio nel rievocare la forza distruttrice del vulcano.
In modo impeccabile, D’Alessio scrive: “L’intera raccolta è un poema alla donna, alla tela che ordisce per sfuggire al mondo a misura d’uomo, al maschile, ai padroni. La donna è il mare della vita, il mare nostrum, i cui confini segnano la rotta sicura in ogni stagione. La donna è la madre terra, antica e vigorosa di frutti” (p. 6). In questa raccolta, come in altre (ad esempio, in-chiostro), è evidente anche la lezione di Quasimodo e Montale, come è evidente la presenza di quel “pensiero meridiano” (D’Alessio, p. 7), che rappresenta un’alternativa al mondo occidentale. Sulla stessa linea è l’acuta riflessione di Gianmario Lucini, che opportunamente vede nella poesia di Giovanna Iorio una riflessione critica sulle “contraddizioni che pongono serie domande al nostro modello occidentale di sviluppo e alla nostra stessa concezione di libertà” (p. 51).
Tra le numerose poesie significative di questa raccolta, ne cito una, il canto 4, dedicato ad una donna immigrata, motivo altre volte presente nelle voci al femminile della nostra Irpinia (cfr. Gaetana Aufiero e Lucia Gaeta, qui in SI3): “Sono arrivata su un barcone nero / nero di notte / nero all’alba / nero al calar del sole / nero di fame / nero di sudore. // Sono arrivata in una terra bianca / bianca di sole / bianca di sale / bianca di cemento / bianca di pane / bianca di parole. // Sono rimasta ore a vagare / nel colore / Croce Rossa / tute arancione / tende azzurre / brande grigie / luce marrone. // Solo quando dormo sento / la terra da cui provengo // la sua mano calda / sulla mia guancia bagnata”.
Maggiore è la presenza dell’Irpinia in La memoria dell’acqua, che sembra una plaquette più tersa, ancora più elegante, dove accanto alle suggestioni classiche (si veda Lalage la chiacchierina, esplicita allusione ad Orazio) notevole è il tema della memoria, evocata nel titolo. Anche le parole ad esergo (“Chi non parla è dimenticato”), tratte da Pasolini, confermano il legame con il pensiero meridiano già sottolineato da D’Alessio (Pasolini, tra l’altro, è significativamente citato anche ad esergo nella raccolta in-chiostro).
Del resto, un altro aspetto di continuità è il legame tra poesia e immagine (qui, le parole di Giovanna Iorio accompagnano le opere di Carlo Vincenti, mentre in Mare Nostrum le illustrazioni di Alessandro Ricci), a voler sottolineare la complessità di qualsiasi messaggio, che non si esaurisce solo nelle parole.
Il calligrafismo, arricchito da grande profondità interiore, è anche nelle altre plaquette. In queste raccolte ritorna con maggiore intensità del passato il senso della “ricerca del sé e della vera, ma nascosta, identità della storia”. È più sfumata la presenza dell’Irpinia, ma notevole in una poesia di In-chiostro, dal titolo Radici, e dedicata ad un Vincenzo, che probabilmente è il poeta D’Alessio (per il quale cfr. SI e SI2), già citato come prefatore di Mare Nostrum.
Tra i suoi auctores si segnalano ancora Montale (si veda Carrucola) e Quasimodo (In-cattedra). Qui, c’è un gusto per il cosiddetto “motto iniziale”, consistente nel riprendere un verso di un poeta all’inizio di un componimento e nel dare poi alla poesia uno sviluppo completamente originale: “Trafitta da un raggio di sole / la luce scrosta / il legno urla un desiderio / di pelle // si scrolla di dosso / la polvere del mondo // apre cassetti pieni / di terra e radici” (In-cattedra).
Questo, e molto altro, è Giovanna Iorio, sicuramente una delle figure più interessanti, che l’Irpinia consegna alla letteratura italiana del nuovo millennio.


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