domenica 4 dicembre 2016

LUCE DI DICEMBRE



La luce, questo pomeriggio, aveva qualcosa di speciale. È la luce dei giorni brevi. Somiglia a noi esseri umani

venerdì 11 novembre 2016

LEONARD COHEN




"I cannot understand why my arm is not a lilac tree."
Leonard Cohen, Beautiful Losers



IL SOGNO



Nonostante la brutta giornata di ieri, o forse proprio per colpa della tristezza profonda e delle sconforto che ieri mi ha sommerso come un nero Tsunami, stanotte ho fatto uno dei sogni più belli della mia vita: ero a casa dei miei genitori, seduta davanti alla porta di casa come faccio in estate, quando un piccolo fenicottero rosa è apparso e si è posato sulla mia spalla.

sabato 1 ottobre 2016

AMORE E MORTE





PENSIERI DI OTTOBRE




C'è ancora qualcuno che s'inchina davanti a una rosa



Uva fragola
Era più dolce quando
la rubavamo




E forse un giorno
il dolore esploderà
come una stella



domenica 25 settembre 2016

LUCE D'AUTUNNO

Dublin, Purple house 2016



Sono venuta ad aspettare in una chiesa
la sola casa aperta
a parte un bar - e non ho fame
ho voglia di silenzio
fuori c'è il rumore
di macchine che scorrono -
chissà dove - se chiudo gli occhi
forse si sente il mare
la luce entra
s'irraggia da finestre ogivali
cambia contorno ai pensieri
il viso dei santi ora rischiara.

***


Mi ferisce e non se ne accorge
la luce 
mi taglia la voce.

***


Ti volevo bene. Ma era il bene di una volta. 
Quello che in silenzio porta dal buio alla luce.

***
E quel sogno che ha brillato
un istante nella mia notte
è forse un antico fuoco che si riaccende 
la tua voce mai svanita torna 
come un'eco nelle grotte.

***

Diranno di me che non sono che un'ombra
e mi scioglierò al buio
come una goccia di notte
e quando la stella sorgerà
sarò una stilla di latte

***


Creature del Sottobosco urbano
Era una vita che non andavo
ad aprire la porta
in un giorno feriale 
in un condominio deserto
bussano piano
chiedo -chi è?
dallo spioncino
vedo quell'uomo piccino
che serio risponde:
sono il Folletto!

***

se tante persone speciali 
non hanno una voce 
e scompaiono 
è colpa mia 
che non metto nelle parole il fuoco
e allora bruciate
fino a brillare

***

Forse è colpa del cielo vuoto
un'improvvisa assenza di ali
sorprende i gabbiani
camminano come esseri umani
nelle pozzanghere


***

ti avvedi dal suono di queste parole
che il tempo è incrinato
prima del cielo s'intravede un altro cielo intatto
non resta che togliere strati
all'aria immobile
suono dopo suono scartare
la muta distesa di senso
e provvidenziale arriva
l'eco di un tuono
la pioggia

***
Ricomincia il giorno
e l'ombra della quercia si piega
sopra un giaciglio di foglie
una pietra bianca 
e il sasso cullato per gioco
da una bambina solitaria
e il suo canto


Rome, Autumn at home 2016

venerdì 16 settembre 2016

L'ELOGIO DELLA POVERTA' DI GOFFREDO PARISE


«Questa volta non risponderò ad personam, parlerò a tutti, in particolare però a quei lettori che mi hanno aspramente rimproverato due mie frasi: «I poveri hanno sempre ragione», scritta alcuni mesi fa, e quest’altra: «il rimedio è la povertà. Tornare indietro? Sì, tornare indietro», scritta nel mio ultimo articolo.

Per la prima volta hanno scritto che sono “un comunista”, per la seconda alcuni lettori di sinistra mi accusano di fare il gioco dei ricchi e se la prendono con me per il mio odio per i consumi. Dicono che anche le classi meno abbienti hanno il diritto di “consumare”.

Lettori, chiamiamoli così, di destra, usano la seguente logica: senza consumi non c’è produzione, senza produzione disoccupazione e disastro economico. Da una parte e dall’altra, per ragioni demagogiche o pseudo-economiche, tutti sono d’accordo nel dire che il consumo è benessere, e io rispondo loro con il titolo di questo articolo.

Il nostro paese si è abituato a credere di essere (non ad essere) troppo ricco. A tutti i livelli sociali, perché i consumi e gli sprechi livellano e le distinzioni sociali scompaiono, e così il senso più profondo e storico di “classe”. Noi non consumiamo soltanto, in modo ossessivo: noi ci comportiamo come degli affamati nevrotici che si gettano sul cibo (i consumi) in modo nauseante. Lo spettacolo dei ristoranti di massa (specie in provincia) è insopportabile. La quantità di cibo è enorme, altro che aumenti dei prezzi. La nostra “ideologia” nazionale, specialmente nel Nord, è fatta di capannoni pieni di gente che si getta sul cibo. La crisi? Dove si vede la crisi? Le botteghe di stracci (abbigliamento) rigurgitano, se la benzina aumentasse fino a mille lire tutti la comprerebbero ugualmente. Si farebbero scioperi per poter pagare la benzina. Tutti i nostri ideali sembrano concentrati nell’acquisto insensato di oggetti e di cibo. Si parla già di accaparrare cibo e vestiti. Questo è oggi la nostra ideologia. E ora veniamo alla povertà.


Povertà non è miseria, come credono i miei obiettori di sinistra. Povertà non è “comunismo”, come credono i miei rozzi obiettori di destra.


Povertà è una ideologia, politica ed economica. Povertà è godere di beni minimi e necessari, quali il cibo necessario e non superfluo, il vestiario necessario, la casa necessaria e non superflua. Povertà e necessità nazionale sono i mezzi pubblici di locomozione, necessaria è la salute delle proprie gambe per andare a piedi, superflua è l’automobile, le motociclette, le famose e cretinissime “barche”.

Povertà vuol dire, soprattutto, rendersi esattamente conto (anche in senso economico) di ciò che si compra, del rapporto tra la qualità e il prezzo: cioè saper scegliere bene e minuziosamente ciò che si compra perché necessario, conoscere la qualità, la materia di cui sono fatti gli oggetti necessari. Povertà vuol dire rifiutarsi di comprare robaccia, imbrogli, roba che non dura niente e non deve durare niente in omaggio alla sciocca legge della moda e del ricambio dei consumi per mantenere o aumentare la produzione.

Povertà è assaporare (non semplicemente ingurgitare in modo nevroticamente obbediente) un cibo: il pane, l’olio, il pomodoro, la pasta, il vino, che sono i prodotti del nostro paese; imparando a conoscere questi prodotti si impara anche a distinguere gli imbrogli e a protestare, a rifiutare. Povertà significa, insomma, educazione elementare delle cose che ci sono utili e anche dilettevoli alla vita. Moltissime persone non sanno più distinguere la lana dal nylon, il lino dal cotone, il vitello dal manzo, un cretino da un intelligente, un simpatico da un antipatico perché la nostra sola cultura è l’uniformità piatta e fantomatica dei volti e delle voci e del linguaggio televisivi. Tutto il nostro paese, che fu agricolo e artigiano (cioè colto), non sa più distinguere nulla, non ha educazione elementare delle cose perché non ha più povertà.

Il nostro paese compra e basta. Si fida in modo idiota di Carosello (vedi Carosello e poi vai a letto, è la nostra preghiera serale) e non dei propri occhi, della propria mente, del proprio palato, delle proprie mani e del proprio denaro. Il nostra paese è un solo grande mercato di nevrotici tutti uguali, poveri e ricchi, che comprano, comprano, senza conoscere nulla, e poi buttano via e poi ricomprano. Il denaro non è più uno strumento economico, necessario a comprare o a vendere cose utili alla vita, uno strumento da usare con parsimonia e avarizia. No, è qualcosa di astratto e di religioso al tempo stesso, un fine, una investitura, come dire: ho denaro, per comprare roba, come sono bravo, come è riuscita la mia vita, questo denaro deve aumentare, deve cascare dal cielo o dalle banche che fino a ieri lo prestavano in un vortice di mutui (un tempo chiamati debiti) che danno l’illusione della ricchezza e invece sono schiavitù. Il nostro paese è pieno di gente tutta contenta di contrarre debiti perché la lira si svaluta e dunque i debiti costeranno meno col passare degli anni.

Il nostro paese è un’enorme bottega di stracci non necessari (perché sono stracci che vanno di moda), costosissimi e obbligatori. Si mettano bene in testa gli obiettori di sinistra e di destra, gli “etichettati” che etichettano, e che mi scrivono in termini linguistici assolutamente identici, che lo stesso vale per le ideologie. Mai si è avuto tanto spreco di questa parola, ridotta per mancanza di azione ideologica non soltanto a pura fonia, a flatus vocis ma, anche quella, a oggetto di consumo superfluo.


I giovani “comprano” ideologia al mercato degli stracci ideologici così come comprano blue jeans al mercato degli stracci sociologici (cioè per obbligo, per dittatura sociale). I ragazzi non conoscono più niente, non conoscono la qualità delle cose necessarie alla vita perché i loro padri l’hanno voluta disprezzare nell’euforia del benessere. I ragazzi sanno che a una certa età (la loro) esistono obblighi sociali e ideologici a cui, naturalmente, è obbligo obbedire, non importa quale sia la loro “qualità”, la loro necessità reale, importa la loro diffusione. Ha ragione Pasolini quando parla di nuovo fascismo senza storia. Esiste, nel nauseante mercato del superfluo, anche lo snobismo ideologico e politico (c’è di tutto, vedi l’estremismo) che viene servito e pubblicizzato come l’élite, come la differenza e differenziazione dal mercato ideologico di massa rappresentato dai partiti tradizionali al governo e all’opposizione. L’obbligo mondano impone la boutique ideologica e politica, i gruppuscoli, queste cretinerie da Francia 1968, data di nascita del grand marché aux puces ideologico e politico di questi anni. Oggi, i più snob tra questi, sono dei criminali indifferenziati, poveri e disperati figli del consumo.


La povertà è il contrario di tutto questo: è conoscere le cose per necessità. So di cadere in eresia per la massa ovina dei consumatori di tutto dicendo che povertà è anche salute fisica ed espressione di se stessi e libertà e, in una parola, piacere estetico. Comprare un oggetto perché la qualità della sua materia, la sua forma nello spazio, ci emoziona.



Per le ideologie vale la stessa regola. Scegliere una ideologia perché è più bella (oltre che più “corretta”, come dice la linguistica del mercato degli stracci linguistici). Anzi, bella perché giusta e giusta perché conosciuta nella sua qualità reale. La divisa dell’Armata Rossa disegnata da Trotzky nel 1917, l’enorme cappotto di lana di pecora grigioverde, spesso come il feltro, con il berretto a punta e la rozza stella di panno rosso cucita a mano in fronte, non soltanto era giusta (allora) e rivoluzionaria e popolare, era anche bella come non lo è stata nessuna divisa militare sovietica. Perché era povera e necessaria. La povertà, infine, si cominci a impararlo, è un segno distintivo infinitamente più ricco, oggi, della ricchezza. Ma non mettiamola sul mercato anche quella, come i blue jeans con le pezze sul sedere che costano un sacco di soldi. Teniamola come un bene personale, una proprietà privata, appunto una ricchezza, un capitale: il solo capitale nazionale che ormai, ne sono profondamente convinto, salverà il nostro paese».

domenica 24 luglio 2016

DR SCHOLL




Quelli del bar di Sa' Cogone 

- vi ricordate raga' i dr. Scholl?
- come no, silenziosi come un cavallo  col pepe al culo...
- ma poi chi è dr. Scholl, sai quanti soldi che si è fatto 'sto dr. Scholl
- secondo me non esiste...
- ... non esiste? Io me lo immagino con una moglie con la faccia da zoccola...
- ... questa la mettiamo su Facebook raga'
-  io una volta li usai per accendere un falò e non si bruciarono... Tutto si bruciò, pure un portone, ma i Dr. School stavano là, intatti...
- cazzo di Dr. Scholl...
- secondo me è il marito della Merkel...
- chi se li compra più ora, qualche vecchio nostalgico...

....
.....
......

- ehm, buongiorno. Non fanno più tanto rumore.

giovedì 21 luglio 2016

BIBLIOTERAPIA | Consigli di lettura


Quest'anno ho tenuto una serie di incontri di Libroterapia da gennaio a giugno alla biblioteca Nicolini di Roma. Una bellissima esperienza, con lettori appassionati con i quali ho condiviso le mie letture. Ecco ora, dopo l'attestato di lettore contagioso, la parola a Federica Tarquini che ci suggerisce un romanzo che ha come protagonista un... biblioterapista. Sul  blog spazio alle recensioni.

Grazie Federica! 



          LA  LETTRICE SCOMPARSA


 


 

“La lettrice scomparsa” di Fabio Stassi, Sellerio Editore, è un giallo da non perdere per gli amanti del genere, ma anche per coloro che non possono fare a meno dei libri, e credono nel loro potere terapeutico. Il protagonista vive tormenti esistenziali, problemi economici, ed è afflitto dalla difficoltà di trovare la propria strada; difficile, dunque, non immedesimarsi con lui, insegnante di lettere che, in realtà, una strada ce l’aveva, costruita negli anni con uno studio appassionato e costante, suggellato dalle specializzazioni. Dopo vent’anni d’insegnamento, però,perde il lavoro e deve reinventarsi. Le sue ancore di salvezza sono la letteratura e la musica eattraverso la prima, decide di cimentarsi in una nuova professione, quella debiblioterapista: figura che cura i malesseri dell’anima con i libri. Quest’avventura s’intreccia con la scomparsa di una donna, apparentemente sparita nel nulla, a cui il protagonista si appassiona al punto da volerla ritrovare. Fa da sfondo alla storia una Roma misteriosa, vista sotto una luce inedita. Alla fine del romanzo, da cui dispiace separsisi trovano i consigli letterari suggeriti dal biblioterapista ai suoi “pazienti”.

 

 

Federica Tarquini


martedì 5 luglio 2016

ADDIO AL POETA DEL TEVERE

Valentino Zeichen 


Se la linea
della tua vita
nella mano
ti pare breve,
allungala con la matita
e chissà? che l’innesto
non riesca.

Poesie di avviamento, da Aria di rigore

lunedì 20 giugno 2016

L'ABBRACCIO

Anguillara, Lake & man 2016 by Giovanna Iorio



Non mi ricordo più 
Il tuo abbraccio
Forse era troppo grande
E io minuscola

sabato 18 giugno 2016

ANTEPRIMA | HAIKU DELL'INQUIETUDINE


Ecco, in anteprima, la copertina della mia raccolta di haiku di prossima pubblicazione con Fusibilia.
Potete prenotarla qui.

martedì 24 maggio 2016

L'OMBRA SOPRAGGIUNTA






La città, meraviglioso mare, s'inabissano piccoli vani vascelli.

*

L'anima che rotola via
come una biglia di vetro.
Quando i dieci girasoli si chineranno
per la quotidiana preghiera
ci sarà un tremito
simile a una parola
nell'ombra sopraggiunta.
Ho scelto il servo del sole
per il tuo silenzio.

*

Poesia per te
che hai fermato il treno
della metro
vorrei averti incontrato ieri
vorrei averti trovato in un prato
vorrei averti aiutato a vedere più chiaro
con quegli occhi troppo neri
ma questa città è grande
e tu non sei mai arrivato.
Anche io - di tanto in tanto - mi fermo
ad ascoltare la fine.
Un treno che stride sulle rotaie.

*

La pioggia cade
non sa fare altro
solo il vapore sa rialzarsi.


*

Oggi da un canale rotto
è venuto giù il cielo - tutto!
e io sotto
come un secchio bucato
che non si sa riempire.


*

Vergognati la faccia- diceva
mia nonna quando accadeva
qualcosa di disumano: un assassinio
un uomo senza cuore
e io non capivo perché
nascondeva la sua faccia tra le mani
sentire la vergogna degli altri
una desueta e misteriosa forma
d’amore.

*

La gioia è questo
profumo d'erba improvviso
nelle narici
e tutti i prati tornano
un tappeto di ricordi


*

Forse ci saranno altre primavere
ma nessun giorno di maggio torna
è un'illusione
l'inganno di un mago - il cielo
non essere eterna-
sollievo

*

A faccia a faccia con i soffioni
gli occhi di Gesù - li chiamano
mi guardano e volano
uno si posa sulla mia mano.

*


Anche ieri sera
davanti al cancello
cercava di infilare la chiave-
vuole solo tornare
a casa - inveisce contro l'indifferenza del ferro
" sempre chiuso ... perché sei
sempre chiuso?"
Ecco la strana parabola
dell'uomo ubriaco che insulta
un cancello chiuso e a me
apre gli occhi.

*

Continuiamo a parlarci così
Io ti parlo senza dire
Tu mi rispondi senza capire
In un vortice di suoni che solo
un ottimista osa
chiamare parole.

*

E ora avete una casa più grande
e i vostri figli, vedo, sono diventati più grandi
e anche le pance
più grandi
e i vostri vestiti che grandi firme
e tra le righe un grande
vuoto
ah il nostro grande
Bel Paese!


*

Cade una foglia
nel cortile assolato
formiche in fila

*

Cammino scalza
Una lingua di sole
Riscalda il marmo

*

A FRAMMENTI DI UN PROFILO IL PREMIO CIVETTA DI MINERVA


fonte: Irpinia Post

A Giovanna Iorio con “Frammenti di un profilo” (Pellicano Editore) il premio “Civetta di Minerva – Antonio Guerriero”.  Si è conclusa con successo la terza edizione del concorso promosso dall’Associazione “Spazio Incontro” con il patrocinio di Provincia di Avellino, Comune di Summonte, ed Ept di Avellino.

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A decretare il vincitore è stata la Giuria Popolare, composta da 20 persone di diversa età e formazione che, dopo il lavoro della Giuria Tecnica, che aveva selezionato le tre opere finalista tra le 47 opere, ha deciso di assegnare il primo premio, una scultura del maestro Giovanni Di Nenna, a Giovanna Iorio. Il premio è stato consegnato dal Presidente dell’Associazione Spazio Incontro Ornella Adiglietti.


sabato 14 maggio 2016

16 MAGGIO 1973

Wislawa Szymborska


Il 16 maggio 1973


Una delle tante date
Che non mi dicono più nulla.
Dove sono andata quel giorno,
che cosa ho fatto - non lo so.
Se lì vicino fosse stato commesso un delitto
- non avrei un alibi.
Il sole sfolgorò e si spense
Senza che ci facessi caso.
La terra ruotò
E non ne presi nota.
Mi sarebbe più lieve pensare
Di essere morta per poco,
piuttosto che ammettere di non ricordare nulla
benché sia vissuta senza interruzioni.
Non ero un fantasma, dopotutto,
respiravo, mangiavo,
si sentiva
il rumore dei miei passi,
e le impronte delle mie dita
dovevano restare sulle maniglie.
Lo specchio rifletteva la mia immagine.
Indossavo qualcosa d'un qualche colore.
Certamente più d'uno mi vide,
Forse quel giorno
Trovai una cosa andata perduta.
Forse ne persi una trovata poi.
Ero colma di emozioni e impressioni.
Adesso tutto questo è come
Tanti puntini tra parentesi.
Dove mi ero rintanata,
dove mi ero cacciata -
niente male come scherzetto
perdermi di vista così.
Scuoto la mia memoria -
Forse tra i suoi rami qualcosa
Addormentato da anni
Si leverà con un frullo.

LIBROTERAPIA E MAGGIODEILIBRI



IN ATTESA DEL 19 MAGGIO





mercoledì 11 maggio 2016

ANTONIA POZZI | MAESTRA IN FOTOGRAFIA







Antonia Pozzi, “maestra” in fotografia: non tanto per un desiderio di apprenderne la tecnica, aridamente, quanto perché le cose, le persone, la natura hanno un loro sentimento nascosto che l’obiettivo deve cercare di cogliere, per dar loro quell’eternità che la realtà effimera del tempo non lascia neppure intravedere. Si vanno così componendo i suoi album, vere pagine di poesia in immagini.



Foto e testo da "Nelle immagini l’anima: antologia fotografica",
a cura di Ludovica Pellegatta e Onorina Dino, Ancora, Milano 2007

lunedì 9 maggio 2016

BIBBIA D'ASFALTO



BIBBIA D'ASFALTO
Quadrimestrale di letteratura e arte varia
Numero 7, 29 Aprile 2016

ISBN 978-88-98572-73-1
2,99 euro

Indice
Editoriale di Ivano Ferrari
In evidenza: Francesco Palmieri -intervista a cura di Paolo Aldrovandi; Massimo Valente - intervista a cura di Alessandra Piccoli; Come restare "In Equilibrio", i consigli dei 4sixtyfive - di Alberto “Il Cala” Calandriello.
Testi: Alberto “Il Cala” Calandriello, Alessandra Carnovale, Alessandro Zanini, Alessia D'Errigo, Amina Narimi, Andrea Settembrini, Anthony Valle, Antonio Ciavolino, Chiara Solmi, Daita Martinez, Donatella Pezzino, Elena Spampinato, Elisabetta Portaluppi, Emanuela Spampinato, Federica De Filippo, Flae Dissa, Francesca Rossetti, Frankie Fancello, Gianni Ruscio, Giovanna Iorio, Greta Cattardico, Izabella Teresa Kostka, Jonathan Varani, Laura Bertolini, Letizia Merello, Lucia Mimotti, Luciana Luzi, Lucianna Argentino, Marco G. Maggi, Marco Squarcia, Marisa Guagliardito, Paolo Battista, Pier Francesco De Iulio, Piter Panic, Rita Stanzione, Roberto Marzano, Sabrina Priolo, Sara Zelda Mazzini, Sonia Camagni, Stefania di Lino, Stefano Drakul Canepa, Vera Q, Veruska Vertuani.

Interventi critici: Al balcone rosso del mare, una poesia di Mario Novaro alias ‘Guido Dell’Erba’ di Fabio Barricalla.

Segnalazioni e varie: Letture incrociate (Antonella Lucchini su Massimiliano Moresco, Massimiliano Moresco su Antonella Lucchini, Donatella Pezzino su Ivano Ferrari, Ivano Ferrari su Donatella Pezzino, Francesca Rossetti su Luca Ispani, Luca Ispani su Francesca Rossetti); Se quelli fossero diamanti veri o La condizione umana I - di Jaime De Castro; Su “Diario di una fatina tossica” di Jelena H - di Andrea Doro; Su “Tè verde” di Alessandra Piccoli - di Antonella Lucchini; Su “Disturbi del sonno” di Francesco Vico - di Edoardo Olmi; Su “Dopo l'estate” di Marcello Bettelli - di Giovanni Perri.

SCARICABILE QUI

DORMIVEGLIA







domenica 8 maggio 2016

PREMIO CIVETTA MINERVA 2016



Da Irpinia Focus (7 maggio 2016)
Annunciati i finalisti della terza edizione del Premio Civetta di Minerva.

“Sono Galleria del vento” di Luigi Cannillo – La vita felice edizioni – Milano, 2014;
“Frammenti di un profilo” di Giovanna Iorio – Pellicano Editore – Roma, 2015;
"Vivo così” di Alberto Toni – Nomos Edizioni – Busto Arsizio, 2014
La giuria tecnica composta da Domenico Cipriano (presidente); Raffaele Barbieri; Cosimo Caputo e Francesco Filia e Stelvio Di Spigno, e Lucio Dello Russo (membro dell’associazione Spazio Incontro, segretario verbalizzante senza diritto di voto) ha comunicato la terna nel corso della conferenza stampa di questa mattina alla Casina del Principe di Avellino.
Queste 3 opere saranno valutate da una Giuria Popolare composta da 20 abitanti di Summonte e dintorni, per decretare il vincitore durante la cerimonia di premiazione del 19 maggio 2016, alle ore 18.00, presso il Centro Sociale Giovanni Paolo II della frazione Starze di Summonte.

La Giuria Tecnica, inoltre, data la notevole partecipazione con testi prestigiosi, propone di segnalare, come previsto dal bando, a pari merito le seguenti opere: “Somigli più all’urlo di un animale” di Alessio Alessandrini – Italic Editore – Ancona, 2014; “L’assedio di Famagosta” di Guglielmo Aprile – Lietocolle – Falloppio, 2015; “Ordinate Stagioni” di Leone D’Ambrosio – Edizioni Ensamble – Roma, 2014; “Un grano di morfina” per Freud di Rino Mele – Manni editore – San Cesario di Lecce, 2015; “Il trattamento della neve” di Domenica Mauri – Italic Editore – Ancona, 2014; “Canti Digitali” di Alberto Mori – Fara Editore – Rimini, 2015; “Al confine del bianco” di Antonio Nesci – Edizioni dell’Aurora – Verona, 2015.

La targa del Premio Irpinia, offerta quest’anno dal Ept di Avellino, scegliendo tra autori partecipanti al concorso che per nascita, vissuto o poetica siano legati all’Irpinia, è stata assegnata all’opera: Butta il banno di Mario Morelli – Delta 3 Edizioni, Grottaminarda, 2015.
Il Premio all'Opera Poetica, da conferire ad un autore di chiara fama, è stato assegnato a Luigi Fontanella, per le qualità della propria opera proposta negli anni, lo spessore internazionale del proprio lavoro e l’impegno nella diffusione della poesia italiana all’estero.
Le motivazioni dell’assegnazione dei riconoscimenti saranno rese note durante la cerimonia di premiazione del 19 maggio.
Una curiosità: tra gli autori che hanno partecipato è presente anche un noto paroliere della musica leggera italiana: Cristiano Minellono, con il suo primo libro di poesie dal titolo “Io la notte scrivo”, Minerva edizioni, 2015. La Commissione ringrazia l’autore e la casa editrice per la partecipazione sperando di ritrovarli in prossime occasioni del premio.

domenica 1 maggio 2016

WORRY IS A TOTAL WASTE OF TIME





un improvviso dialogo di due pietre mute 
è il fuoco

*


e quando per un istante la terra 
trema, nel cuore s'apre una crepa
il breve respiro delle creature mute
l'illusione che il cielo ci scorga
l'azzurro ci entra negli occhi

*

il basilico ignora il suo profumo
il mio gatto il giallo dei suoi occhi
l'acqua il fragile suono nei tubi la notte 
siamo i custodi di immense ricchezze

*

è un rampicante il tempo
sale dal buio del cuore 
fino al bianco degli occhi
oggi nel tuo sguardo trema
il verde di piccole foglie

*

Pochi sono i fiori nel mio giardino
un girasole chiuso come un pugno
un ciclamino cieco senza profumo
una rosa senza spine di quelle finte
che si mettono tra i capelli le ballerine
e poi c'è un limone
il mio antico testimone
vive con me da quando
sono nati i bambini
io ad allattare lui a fare limoni
quando ripartirò mi seguirà
nella valigia solo il giallo
dei nostri frutti.

*

A volte piove 
solo per i fiori che stanno per strada 
vicino alle croci
dura poco 
è la pioggia breve 
come un singhiozzo.

*

E se un giorno finalmente riuscissi a far volare queste ali di legno
ah quanto cielo intorno al cuore.

*
Tanto tempo fa, ero una bambina, ricordo che qualcuno mi chiese quale fosse il mio più grande desiderio. Era mio cugino a farmi questa domanda. Lui viveva qui a Roma. Io in una frazione di un minuscolo paese. Me lo chiese a settembre, mentre ce ne stavamo sdraiati in una distesa di nocciole, sul tetto di un garage, sotto casa. C'era il sole, e io non ricordo che il giallo. Mi sembrava di essere sdraiata nell'oro. E allora risposi: nulla. Non desidero nulla.
Di tanto in tanto quel benessere torna. Ritorna il giallo. Ritorna il nulla.

*
Se all'improvviso le mie parole diventassero importanti per qualcun altro sarei finalmente una scrittrice.

sabato 30 aprile 2016

NOTTURNO CON FIORE DI LIMONE


Nunzio Ardiri Sinfonia di limoni, olio su tela




aspetto che canti l'usignolo
e schiuda il fiore bianco del limone
è una perla il suono
nel buio di una conchiglia.

lunedì 25 aprile 2016

THE LOST HORSE

The Lost Horse photo by G. Iorio



L'ho seguito oltre la siepe in un campo silenzioso dove la misura del tempo è l'ombra di un cavallo smarrito.




mercoledì 13 aprile 2016

ETERNI RITORNI | IL PAESE NELLO SPECCHIO





Lo specchio è arrivato dopo la morte di mio padre. Esattamente un anno dopo. Io non so se vuol dire qualcosa. Eccomi qua a riflettere sullo specchio nuovo  - e per me inutile - che occupa quasi per intero la parete del corridoio a casa dei miei genitori.
Quando a Pasqua sono andata a trovare mia madre l'ho visto e ho avuto paura.
- E se cadesse?
Ma  mia madre ha sorriso e ha detto:
- E' fissato bene al muro.
Forse non è difficile capire perché mia madre lo abbia comprato: in una casa vuota uno specchio è una compagnia. Può essere un sollievo vedere due occhi che ti seguono con tenerezza anche se sono i tuoi stessi occhi.
Ma poi qualche sera fa ho fatto un brutto sogno: lo specchio era cresciuto  a dismisura, era diventato grande tanto da riflettere l'intero paese: la piazza, il Municipio, le case vuote.
Il silenzio era diventato insopportabile e io bussavo sullo specchio in cerca di occhi.

Katia Chausheva Photography
Poids léger

AUTORI IRPINI | EMILIA BERSABEA CIRILLO



Emilia Bersabea Cirillo Non smetto di avere freddo, L'Iguana Editrice, 2016

CONCORSO FARAPOESIA | LA NEVE E' ALTROVE

La raccolta "La neve è altrove" vince il Concorso Farapoesia

Farapoesia: Vincitori del Concorso Pubblica con noi 2016 

martedì 12 aprile 2016

NOTE CRITICHE | PAOLO SAGGESE: OPERAI DI SOGNI


Giovanna Iorio
la poetessa alla ricerca di “profumo di sogni”
nota di Paolo Saggese
17/04/2014



A tutti i giardini pensili
A tutte le rose nei fossi
A tutte le ginestre nei dossi
cercasi profumo
di sogni
Giovanna Iorio

A tutti quelli che si dannano l’anima
per un sogno. Fate bene.
Giovanna Iorio


Qualche anno fa ho definito i poeti irpini “operai di sogni”, perché questi autori, tutti o quasi, hanno coltivato utopie e passioni, che forse non si sono realizzate, ma che hanno coinvolto parte importante della loro esistenza e della loro scrittura (si veda Operai di sogni. Poeti irpini del ‘900, a cura di Paolo Saggese, Introduzione di Luigi Mainolfi, Elio Sellino editore, Avellino, 2007). Uno di questi “operai di sogni” è sicuramente Giovanna Iorio (Avellino, 1970), fortemente legata all’Irpinia, sebbene da moli anni viva a Roma. Traduttrice dall’inglese (per le edizioni “Via del Vento” ha curato e tradotto i volumetti: Eavan Boland, Falene; Medbh McGuckian, Scene da un bordello; per i tipi di Trauben Edizioni Testo di Seta, Torino, 2004, poesie di Eilean Ni Chuilleanain), scrittrice di racconti (editi in AaVv, 100 storie prima che sia troppo tardi, Feltrinelli; Roma per Roma, Edizioni Progetto Cultura; AaVv, Rosso da camera, Perrone Editore, 2012; La mamma è mamma, Mondadori, 2012), e quindi di poesie particolarmente eleganti, ispirate, dalla parola levigata e rarefatta. In questo ambito si segnalano le plaquette La memoria dell’acqua. Poesie ispirate alle opere di Carlo Vincenti (1946-1978), Presentazione di Ivano Mugnaini, Postfazione di Miriam Castelnuovo, Davide Ghaleb Editore, Sutri, Vt, 2012; Mare Nostrum, Prefazione di Vincenzo D’Alessio, Postfazione di Gianmario Lucini, Illustrazioni di Alessandro Ricci, CFR, Rende, Cs, 2012; Il libro degli oggetti smarriti, nell’antologia La forza delle parole, Fara editore, Rimini, 2012; una parte dell’inedita L’altalena del satiro nell’antologia Percezioni dell’invisibile, a cura di Giuseppe Vetromile, impreziosita con fotografie di Gabriella Maleti, con una litografia fuori testo, Edizioni L’Arca Felice, Salerno 2102; In-Chiostro, Delta 3 edizioni, Grottaminarda, AV, 2012 - Opera vincitrice della “Sezione poesia” del Premio Nazionale “L’Inedito” sulle tracce del De Sanctis, XI edizione. Si segnalano, inoltre, numerose presenze della poetessa in antologie anche edite in Irpinia (a cura non solo di Paolo Saggese, ma anche di Domenico Cipriano, Cosimo Caputo, Raffaele Barbieri, Francesco Di Sibio, Massimo Ciotta), a sottolineare il sempre notevole legame di Giovanna Iorio con l’Irpinia. Collabora anche con Storiebrevi.it, il sito della Feltrinelli, che pubblica racconti da leggere sullo smartphone, dove sono comparsi L’avambraccio e Carlo il Calvo. Per il Cantiere Rai (Radio Rai 3) ha scritto tra l’altro il radiodramma Il delitto dello spazio misurato. Dal 2009 cura il blog Amici di Letture (http://amicidiletture.blogspot.it).
Venendo alla produzione in versi, nella pregevole Prefazione, dal titolo La rotta, a Mare Nostrum, Vincenzo D’Alessio traccia un profilo della poetessa, centrando i punti nodali di un’ispirazione mai scontata: qui, Giovanna Iorio ci appare come un’autrice consapevole, che riflette sul Mediterraneo e sulla sua storia millenaria, che reinterpreta in chiave moderna l’Odissea omerica, con nuovi Ciclopi (un datore di lavoro schiavista), Ulissi (un immigrato che si ribella e acceca il suo sfruttatore), Penelopi e Circi, con altri viaggi, della speranza o della disperazione, con altre schiavitù all’ombra del Vesuvio, utilizzando per una nuova umanità le parole, che Plinio il Giovane dedica allo zio Plinio il Vecchio proprio nel rievocare la forza distruttrice del vulcano.
In modo impeccabile, D’Alessio scrive: “L’intera raccolta è un poema alla donna, alla tela che ordisce per sfuggire al mondo a misura d’uomo, al maschile, ai padroni. La donna è il mare della vita, il mare nostrum, i cui confini segnano la rotta sicura in ogni stagione. La donna è la madre terra, antica e vigorosa di frutti” (p. 6). In questa raccolta, come in altre (ad esempio, in-chiostro), è evidente anche la lezione di Quasimodo e Montale, come è evidente la presenza di quel “pensiero meridiano” (D’Alessio, p. 7), che rappresenta un’alternativa al mondo occidentale. Sulla stessa linea è l’acuta riflessione di Gianmario Lucini, che opportunamente vede nella poesia di Giovanna Iorio una riflessione critica sulle “contraddizioni che pongono serie domande al nostro modello occidentale di sviluppo e alla nostra stessa concezione di libertà” (p. 51).
Tra le numerose poesie significative di questa raccolta, ne cito una, il canto 4, dedicato ad una donna immigrata, motivo altre volte presente nelle voci al femminile della nostra Irpinia (cfr. Gaetana Aufiero e Lucia Gaeta, qui in SI3): “Sono arrivata su un barcone nero / nero di notte / nero all’alba / nero al calar del sole / nero di fame / nero di sudore. // Sono arrivata in una terra bianca / bianca di sole / bianca di sale / bianca di cemento / bianca di pane / bianca di parole. // Sono rimasta ore a vagare / nel colore / Croce Rossa / tute arancione / tende azzurre / brande grigie / luce marrone. // Solo quando dormo sento / la terra da cui provengo // la sua mano calda / sulla mia guancia bagnata”.
Maggiore è la presenza dell’Irpinia in La memoria dell’acqua, che sembra una plaquette più tersa, ancora più elegante, dove accanto alle suggestioni classiche (si veda Lalage la chiacchierina, esplicita allusione ad Orazio) notevole è il tema della memoria, evocata nel titolo. Anche le parole ad esergo (“Chi non parla è dimenticato”), tratte da Pasolini, confermano il legame con il pensiero meridiano già sottolineato da D’Alessio (Pasolini, tra l’altro, è significativamente citato anche ad esergo nella raccolta in-chiostro).
Del resto, un altro aspetto di continuità è il legame tra poesia e immagine (qui, le parole di Giovanna Iorio accompagnano le opere di Carlo Vincenti, mentre in Mare Nostrum le illustrazioni di Alessandro Ricci), a voler sottolineare la complessità di qualsiasi messaggio, che non si esaurisce solo nelle parole.
Il calligrafismo, arricchito da grande profondità interiore, è anche nelle altre plaquette. In queste raccolte ritorna con maggiore intensità del passato il senso della “ricerca del sé e della vera, ma nascosta, identità della storia”. È più sfumata la presenza dell’Irpinia, ma notevole in una poesia di In-chiostro, dal titolo Radici, e dedicata ad un Vincenzo, che probabilmente è il poeta D’Alessio (per il quale cfr. SI e SI2), già citato come prefatore di Mare Nostrum.
Tra i suoi auctores si segnalano ancora Montale (si veda Carrucola) e Quasimodo (In-cattedra). Qui, c’è un gusto per il cosiddetto “motto iniziale”, consistente nel riprendere un verso di un poeta all’inizio di un componimento e nel dare poi alla poesia uno sviluppo completamente originale: “Trafitta da un raggio di sole / la luce scrosta / il legno urla un desiderio / di pelle // si scrolla di dosso / la polvere del mondo // apre cassetti pieni / di terra e radici” (In-cattedra).
Questo, e molto altro, è Giovanna Iorio, sicuramente una delle figure più interessanti, che l’Irpinia consegna alla letteratura italiana del nuovo millennio.


LA MAPPA DELLE STORIE INVISIBILI: Roma, Fontana delle tartarughe

Stasera una storia invisibile è apparsa alla Fontana delle tartarughe... buon ascolto, se passate di là. E, a proposito, salutatemi Serafina...