L'ANGELO SUL TRAPEZIO




Qui ci vuole una confessione, una pagina senza interruzioni (o Finzioni).
Io non avrei mai voluto lasciarvi, miei cari invisibili e muti lettori (come i pesci o forse più).
Però era d'estate, i bambini andavano a letto all'alba dopo averci rimboccato le lenzuola, il mare non la smetteva di risaccare, il caldo scioglieva i grassi neuroni invernali e il blog taceva.
Ma eccomi qua, sono venuta a salutare. E' il primo giorno di settembre e una MONTAGNA di eventi sta per franarmi addosso. Mio malgrado. Nonostante me. Accadere è una parola talmente precipitosa che sa tramortire un bisonte (e io ho solo la mia fragile fronte tra il mondo e me).
Come sto? Grazie, per avermelo chiesto...
Sto bene. Ho passato questi due mesi a chiedermi che differenza fa  non avere un padre.
Ho alcune note:
  • Quando c'era papà qualcuno rispondeva sempre a telefono. Ora il telefono squilla a lungo e poi si attacca la segreteria telefonica.  
  • Mia madre è tornata bambina. Ma una bambina senza gioia per i bambini.
  • La casa dei miei genitori è troppo grande. Lo è sempre stata e ogni giorno che passa diventa più grande. Spero che le stanze parlino tra di loro. Almeno nei giorni di vento.
  • Quando sono triste passo in rassegna tutte le ragioni della mia tristezza e alla fine devo ammettere che il vero motivo è "non c'è papà".
  • Mio padre non aveva vestiti.  Solo pigiami, e pantofole. Mia madre, invece, ha vestiti in quasi tutti gli armadi.
  • Mio padre non mi ha mai comprato un regalo di compleanno. Ha sempre delegato mia madre. Che a sua volta non mi ha mai comprato un regalo di compleanno. Non lo dico con rancore, ma con stupore.
  • Mio padre è stato sognato da tutti. E nei sogni indossa vestiti elegantissimi. Ne deduco che non ci siano vestiti negli armadi perché se li è portati tutti e se li mette nei sogni...
  • Ultima cosa. Sono grata a chi mi dice ancora: mi dispiace per tuo padre. Spero che me lo dicano ancora, anche fra cinquant'anni...
La lista continua, ma ora sono improvvisamente stanca. Ho un computer diverso a casa. Lascio il Mac a lavoro e cerco di non usare l'iphone.
Oggi ho stupito una persona che mi ha scritto una mail e io le  ho risposto dopo 3 secondi . Incredibile, ha detto. Il mio cellulare ha un nome da ieri. Alan lo ha ribattezzato CERVELLINO. Io amo Cervellino, è davvero una parte di me. Senza cervellino non faccio foto, non fermo istanti. E io, voglio tenere accanto a me, in una mano, il tempo che si fa ogni giorno più torbido (non un fiume che scorre, ma un lago che si fa scuro al tramonto, ecco il tempo).
Volevo anche dirvi delle cose: Gianmario Lucini mi aveva mandato una raccolta prima di morire. Ora è un bel libro e ha vinto il Premio Camaiore che a giudicare dalle reazioni degli addetti ai lavori deve essere un bel premio. 
E volevo dirvi che presto volerò con lo storico e infaticabile Pellicano di Beppe Costa.
E i miei racconti hanno trovato una Regina e un regno.
Infine, ho scritto 350 haiku struggenti ispirati a Pessoa che si chiamano HAIKU DELL'INQUIETUDINE.  Su VR un assaggio.
Ecco, di certo ho tralasciato cose più importanti ma le gerarchie sono il male della creatività e della mia (inutile) scrittura.
Vi abbraccio tutti, miei muti e affezionati amici di letture.  Continuate a raccogliere sogni. La realtà è una rete di pescatori stanchi.

p.s.
Mi sono dimenticata di dirvi che ho girato una scena nel nuovo film di Paolo Sorrentino The Young Pope  (incredibile storia come sia accaduto, ma ve la racconto un'altra volta...)


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