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IL MARINAIO E L'ELEFANTE

Il padre
"Narra la leggenda che i marinai non muoiono, diventano gabbiani"

9 poesie al padre

di Giovanna Iorio e Annamaria Giannini

A mani nude del padre

Capita che due donne siano vicine nello stesso dolore, capita che parlando scoprano di avere in comune la data di nascita dei loro padri, capita che entrambe affidino alle parole il loro sentire.
Un regalo di compleanno, un mosaico di 9 poesie dal primo al nove giugno per dire Buon Compleanno Papà
(A. G.)



1 giugno

Il tuo orologio non si è fermato
gli occhiali sullo scaffale
i vestiti sulla sedia
sotto le scarpe nuove
e i tuoi cento fazzoletti bianchi
come piccole vele
pronto a salpare

ti vedo, un emigrante
l'ultimo saluto dal ponte della nave.

G.I.



mi invento distanze percorse dal vento
le scopro comprese tra l'ultimo viso e la vita
io a custodire feroce il lamento del letto
lui a navigare lontano da quelle carezze
se è del mare che parli scrivi il suo nome
è quel che resta di me a mani nude del padre

A. G.



2 giugno

Le ultime parole
hanno la forza della lava
escono dalla bocca incandescenti
lentamente raffreddano
forse saranno giardini.


La morte è sempre viva.
Niente è più vivo
di quello che sfiora.

G.I.


(L'allodola si innalza in volo verticalmente a cantare per poi precipitare rapidamente e ritornare in alto riprendendo il canto)
Di_stanze
contemplando un’unghia a scavare il cuore
nelle radici di un vecchio melo
che senza la cura dell’uomo
ha riempito uno spicchio di mondo
sei tu
delle allodole il precipitare
per poi riavere il cielo
sono io
poi piangere d’istinto, come le nuvole
alla distanza apparecchiata
e le posate inutili

A.G.



3 giugno

Mio padre mi diceva sempre
prima o poi vince chi vale
ma bisognava credere in una estenuante lotta
e io volevo solo capire come si fa a morire quando finisce il respiro:

respirare l'aria più dolce della primavera prima che arrivi l'inverno
bastava che mi raccontassi del corallo
e della testa di Medusa sulle foglie dello stagno.
Non solo dello scudo, o padre.

G.I.

Narra la leggenda che i marinai non muoiono, diventano gabbiani

E grida questo silenzio di petali
sotto piedi usi a calpestare foglie
facile confondere il sillabare arancio
di un pensiero
col giallo amaro e secco del ricordo
e nulla più nel sogno
se non lo sguardo d'un gabbiano
che mai ha visto un'ancora
fuori dal mare

A. G.



4 giugno

Sono diventate sottili
le gambe di mio padre
un trampoliere
in mezzo alla stanza
il tempo passa
è un pesce muto
apro la finestra e l'aria
entra a cercare le ali

G.I.


padre, non c'è assonanza tra questo sole
e il vuoto che lega ombre alla memoria
sei posato sul tavolo, sulla credenza
ma sono poca cosa le orme della polvere
per dire il tuo nome, per arrivare a sera
dovrei trovare un ordine nuovo
sistemare le cose, un cassetto
dove riporre la tua voce

A. G.



5 giugno

Non sono triste
ho solo sentito sbattere la finestra
le cose urlano
e io ascolto il legno
 la tua voce si mescola ad altri rumori
tu lo chiami silenzio
così mi rincuori.

G.I.


" Mamma, mamma"
e mi precipiti sul viso
mentre il mondo lentamente
spegne il mare e il cielo
fino all'ultimo scompare
ti abbraccio cercando
un sorriso

A. G.
Elephant in the attic, by G. Iorio


6 giugno

E mentre tu morivi
io pensavo agli elefanti
ti trasformavo in un lento
pachiderma malato
ti rialzavi su solide zampe
e lasciavi la stanza
andavi avanti
tra luccicanti ossi bianchi
in quel luogo dove
un corpo stanco trova
il riposo.

G.I.

e di favole dette prima del sonno
ho conservato l'azzurro sul cuscino
il respiro delle lenzuola aperte
al volo di unicorni ed alle fate smilze
la fiamma del drago, la scopa della strega
armi usate contro vetri infranti
per farli specchi a dirmi di esser bella
che importanza ha la fantasia
tra la semina del grano e il morso al pane?
tu credevi nelle fiabe
mi hai presentato a corte e aperto i cancelli
tra le nuvole del viale dritto a casa

A. G.

7 giugno

ti sarebbe piaciuto questo giorno
nel tuo bosco c'è il sole
si riempie la corteccia d'occhi
e il muschio sale fino al cielo
deve esserci un posto
dove questo dolore diventa morbido
rifugio, per le parole.

G. I.



ti porto con me in questo mattino
dai tetti ordinati dove la parola
inciampa sulla foto di una bambina
impaziente tanto da affrettare i passi
davanti all'orologio e tu, forbici in mano
a ritagliare cose per coprire
le nudità del mondo
se il cielo parlasse di te direbbe del mare
direbbe il gigante e il pulcino
con gli occhi in preghiera
direbbe il morire senza fare rumore
lasciando per terra le unghie
e mille finestre
in questo mattino ti porto con me
all'inizio e alla fine
negli spazi intermedi inserire le onde

A. G.


8 giugno

Domani ti telefonerò e gli squilli ti cercheranno
come canto di uccelli
in una stanza vuota

avevi ragione tu o padre, la morte è solo
una nuova distanza

G. I.



Si è spezzato qualcosa di intimo
tra me e la vita alla morte del padre
restano così tante cose da dire
da farne un bosco e una finestra
sul tempo nudo che bussa d'un tratto
cielo increscioso in mancanza di lui
sullo sfondo di me e il foglio che sgrida
la stanza deserta, la sedia, il cuscino
nella visione mortale del vento ed il mare
che non so più chiamare se non col suo viso

A. G.


9 giugno


Auguri papà
Quaggiù è il tuo compleanno
e mamma ha dato l'acqua alla rosa
e nella tua stanza all'alba
è entrato il sole
solo la voce vaga
trova la bocca
di un fiore.

G. I.


Era un rito scegliere il libro
per il tuo compleanno, ora scrivo
l'andare, il restare e tra parentesi l'amore
nel mutarsi continuo del vento
non ci sono cipressi o fiori recisi
non c'è marmo bianco o un orario
da rispettare quando vengo da te
hai scelto il mare ed un pugno
di cenere in mano a mia madre
Buon compleanno papà

A. G.


Commenti

  1. sono commossa, terrò con me questo dono e oggi andrò a lasciarlo in mare

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