martedì 30 giugno 2015

HAIKU ANOMALI

Portrait by A. Bates



calzino single
cerca anima gemella
per passeggiate
(haiku annuncio)


ah, la pazienza
in un giorno di vento
di bianchi oleandri
(haiku giardino)


vado a pisciare
Così si salutano
Due vecchi amici
(haiku rubato al bar)


ho chiuso gli occhi
basta poco per
essere altrove
(haiku-altrove)


quanta fatica.
se solo imparassimo
ad amare il caos.
(Haiku-kaos)


martedì 23 giugno 2015

CINQUE HAIKU




Sul mio balcone
Un passerotto becca
Un vaso rotto

***

Vaso spaccato
le radici toccano
le pietre calde

***

Pane e ciliegie
sulla tovaglia bianca
l'ombra di un ramo

***

Sto pensando a te
Nel palmo della mano
campi di grano

***

Cade da un ramo
sull'asfalto bollente
un nido d'aghi

domenica 21 giugno 2015

POESIA DEL SOLSTIZIO




So che mi stai pensando

perché è così ogni sera 


l'asfalto si fa lago 

dentro di me la voce

nuota come un cigno nero

martedì 16 giugno 2015

THIS IS WATER | IL DISCORSO DI FOSTER WALLACE SULL'ACQUA






Di seguito la trascrizione del discorso di David Foster Wallace nella traduzione di Roberto Natalini.




This is Water from Patrick Buckley on Vimeo.


Un saluto a tutti e le mie congratulazioni alla classe 2005 dei laureati del Kenyon college. Ci sono due giovani pesci che nuotano uno vicino all’altro e incontrano un pesce più anziano che, nuotando in direzione opposta, fa loro un cenno di saluto e poi dice “Buongiorno ragazzi. Com’è l’acqua?” I due giovani pesci continuano a nuotare per un po’, e poi uno dei due guarda l’altro e gli chiede “ma cosa diavolo è l’acqua?”
E' una caratteristica comune ai discorsi nelle cerimonie di consegna dei diplomi negli Stati Uniti di presentare delle storielle in forma di piccoli apologhi istruttivi. La storia è forse una delle migliori, tra le meno stupidamente convenzionali nel genere, ma se vi state preoccupando che io pensi di presentarmi qui come il vecchio pesce saggio, spiegando cosa sia l’acqua a voi giovani pesci, beh, vi prego, non fatelo. Non sono il vecchio pesce saggio. Il succo della storia dei pesci è solamente che spesso le più ovvie e importanti realtà sono quelle più difficili da vedere e di cui parlare. Espresso in linguaggio ordinario, naturalmente diventa subito un banale luogo comune, ma il fatto è che nella trincea quotidiana in cui si svolge l’esistenza degli adulti, i banali luoghi comuni possono essere questioni di vita o di morte, o meglio, è questo ciò che vorrei cercare di farvi capire in questa piacevole mattinata di sole.
Chiaramente, l’esigenza principale in discorsi come questo è che si suppone vi parli del significato dell vostra educazione umanistica, e provi a spiegarvi perché il diploma che state per ricevere ha un effettivo valore sul piano umano e non soltanto su quello puramente materiale. Per questo, lasciatemi esaminare il più diffuso stereotipo nei discorsi fatti a questo tipo di cerimonie, ossia che che la vostra educazione umanistica non consista tanto “nel fornirvi delle conoscenze”, quanto “nell’insegnarvi a pensare”.
Se siete come me quando ero studente, non vi sarà mai piaciuto ascoltare questo genere di cose, e avrete tendenza a sentirvi un po’ insultati dall’affermazione che dobbiate aver bisogno di qualcuno per insegnarvi a pensare, poiché il fatto stesso che siete stati ammessi a frequentare un college così prestigioso vi sembra una dimostrazione del fatto che già sapete pensare. Ma vorrei convincervi che lo stereotipo dell’educazione umanistica in realtà non è per nulla offensivo, perché la vera educazione a pensare, che si pensa si debba riuscire ad avere in un posto come questo, non riguarda affatto la capacità di pensare, ma piuttosto la scelta di cosa pensare. Se la vostra assoluta libertà di scelta su cosa pensare vi sembrasse troppo ovvia per perdere del tempo a discuterne, allora vorrei chiedervi di pensare al pesce e all’acqua, e a mettere tra parentesi anche solo per pochi minuti il vostro scetticismo circa il valore di ciò che è completamente ovvio.
Ecco un’altra piccola storia istruttiva. Ci sono due tizi che siedono insieme al bar in un posto sperduto e selvaggio in Alaska. Uno dei due tizi è credente, l’altro è ateo, e stanno discutendo sull’esistenza di Dio, con quell’intensità particolare che si stabilisce più o meno dopo la quarta birra. E l’ateo dice: “Guarda, non è che non abbia ragioni per non credere. Ho avuto anche io a che fare con quella roba di Dio e della preghiera. Proprio un mese fa mi sono trovato lontano dal campo in una terribile tormenta, e mi ero completamente perso e non riuscivo a vedere nulla, e facevano 45 gradi sotto zero, e così ho provato: mi sono buttato in ginocchio nella neve e ho urlato ‘Oh Dio, se c’è un Dio, mi sono perso nella tormenta, e morirò tra poco se tu non mi aiuterai’.” E a questo punto, nel bar, il credente guarda l’ateo con aria perplessa “Bene, allora adesso dovrai credere” dice, “sei o non sei ancora vivo?” E l’ateo, alzando gli occhi al cielo “Ma no, è successo invece che una coppia di eschimesi, che passava di lì per caso, mi ha indicato la strada per tornare al campo.”
È facile interpretare questa storiella con gli strumenti tipici dell’analisi umanistica: la stessa precisa esperienza può avere due significati totalmente diversi per due persone diverse, avendo queste persone due diversi sistemi di credenze e due diversi modi di ricostruire il significato dall’esperienza. Poiché siamo convinti del valore della tollerenza e della varietà delle convinzioni, in nessun modo la nostra analisi umanistica vorrà affermare che l’interpretazione di uno dei due tizi sia giusta a quella dell’altro falsa o cattiva. E questo va anche bene, tranne per il fatto che in questo modo non si riesce mai a discutere da dove abbiano origine questi schemi e credenze individuali. Voglio dire, da dove essi vengano dall’INTERNO dei due tizi. Come se l’orientamento fondamentale verso il mondo di una persona e il significato della sua esperienza fossero in qualche modo intrinseci e difficilmente modificabili, come l’altezza o il numero di scarpe, o automaticamente assorbiti dal contesto culturale, come il linguaggio. Come se il modo in cui noi costruiamo il significato non fosse in realtà un fatto personale, frutto di una scelta intenzionale. Inoltre, c’è anche il problema dell’arroganza. Il tizio non credente è totalmente certo nel suo rifiuto della possibilità che il passaggio degli eschimesi abbia qualche cosa a che fare con la sua preghiera. Certo, ci sono un sacco di credenti che appaiono arroganti e anche alcune delle loro interpretazioni. E sono probabilmente anche peggio degli atei, almeno per molti di noi. Ma il problema del credente dogmatico è esattamente uguale a quello del non credente: una certezza cieca, una mentalità chiusa che equivale a un imprigionamento così totale che il prigioniero non si accorge nemmeno di essere rinchiuso.
Il punto che vorrei sottolineare qui è che credo che questo sia una parte di ciò che vuole realmente significare insegnarmi a pensare. A essere un po’ meno arrogante. Ad avere anche solo un po’ di coscienza critica su di me e le mie certezze. Perché una larga percentuale di cose sulle quali tendo a essere automaticamente certo risulta essere totalmente sbagliata e deludente. Ho imparato questo da solo e a mie spese, e così immagino sarà per voi una volta laureati.
Ecco un esempio della totale falsità di qualche cosa su cui tendo ad essere automaticamente sicuro: nella mia esperienza immediata, tutto tende a confermare la mia profonda convinzione che io sia il centro assoluto dell’universo, la più reale e vivida e importante persona che esista. Raramente pensiamo a questa specie di naturale, fondamentale egocentrismo, perché è qualche cosa di socialmente odioso. Ma in effetti è lo stesso per tutti noi. È la nostra configurazione di base, codificata nei nostri circuiti fin dalla nascita. Pensateci: non c’è nessuna esperienza che abbiate fatto di cui non ne siate il centro assoluto. Il mondo, così come voi lo conoscete, è lì davanti a VOI o dietro di VOI, o alla VOSTRA sinistra o alla VOSTRA destra, sulla VOSTRA TV o sul VOSTRO schermo. E così via. I pensieri e i sentimenti delle altre persone devono esservi comunicati in qualche modo, ma i vostri sono così immediati, urgenti, reali.
Adesso vi prego di non pensare che io voglia farvi una lezione sulla compassione o la sincerità o altre cosiddette “virtù”. Il problema non è la virtù. Il problema è di scegliere di fare il lavoro di adattarsi e affrancarsi dalla configurazione di base, naturale e codificata in noi, che ci fa essere profondamente e letteralmente centrati su noi stessi, e ci fa vedere e interpretare ogni cosa attraverso questa lente del sé. Le persone che riescono ad adattare la loro configurazione di base sono spesso descritti come “ben adattati”, che credo non sia un termine casuale.
Considerando la trionfale cornice accademica in cui siamo, viene spontaneo porsi il problema di quanto di questo lavoro di autoregolazione della nostra configurazione di base coinvolga conoscenze effettive e il nostro stesso intelletto. Questo problema è veramente molto complicato. Probabilmente la più pericolosa conseguenza di un’educazione accademica, almeno nel mio caso, è che ha permesso di svilupparmi verso della roba super-intellettualizzata, di perdermi in argomenti astratti dentro la mia testa e, invece di fare semplicemente attenzione a ciò che mi capita sotto al naso, fare solo attenzione a ciò che capita dentro di me.
Come saprete già da un pezzo, è molto difficile rimanere consapevoli e attenti, invece di lasciarsi ipnotizzare dal monologo costante all’interno della vostra testa (potrebbe anche stare succedendo in questo momento). Vent’anni dopo essermi laureato, sono riuscito lentamente a capire che lo stereotipo dell’educazione umanistica che vi “insegna a pensare” è in realtà solo un modo sintentico per esprimere un’idea molto piu significativa e profonda: “imparare a pensare” vuol dire in effetti imparare a esercitare un qualche controllo su come e cosa pensi. Significa anche essere abbastanza consapevoli e coscienti per scegliere a cosa prestare attenzione e come dare un senso all’esperienza. Perché, se non potrete esercitare questo tipo di scelta nella vostra vita adulta, allora sarete veramente nei guai. Pensate al vecchio luogo comune della “mente come ottimo servitore, ma pessimo padrone”. Questo, come molti luoghi comuni, così inadeguati e poco entusiasmanti in superficie, in realtà esprime una grande e terribile verità. Non a caso gli adulti che si suicidano con armi da fuoco quasi sempre si sparano alla testa. Sparano al loro pessimo padrone. E la verità è che molte di queste persone sono in effetti già morte molto prima di aver premuto il grilletto.
E vi dico anche quale dovrebbe essere l’obiettivo reale su cui si dovrebbe fondare la vostra educazione umanistica: come evitare di passare la vostra confortevole, prosperosa, rispettabile vita adulta, come dei morti, incoscienti, schiavi delle vostre teste e della vostra solita configurazione di base per cui “in ogni momento” siete unicamente, completamente, imperiosamente soli. Questo potrebbe suonarvi come un’iperbole o un’astrazione senza senso. Cerchiamo di essere concreti. Il fatto puro e semplice è che voi laureati non avete ancora nessun’idea di cosa “in ogni momento” significhi veramente. Questo perché nessuno parla mai, in queste cerimonie delle lauree, di una grossa parte della vita adulta americana. Questa parte include la noia, la routine e la meschina frustrazione. I genitori e i più anziani tra di voi sapranno anche troppo bene di cosa sto parlando.
Tanto per fare un esempio, prendiamo una tipica giornata da adulto, e voi che vi svegliate la mattina, andate al vostro impegnativo lavoro da colletto-bianco-laureato-all’università, e lavorate duro per otto o dieci ore, fino a che, alla fine della giornata, siete stanchi e anche un po’ stressati e tutto ciò che vorreste sarebbe di tornarvene casa, godervi una bella cenetta e forse rilassarvi un po’ per un’oretta, per poi ficcarvi presto nel vostro letto perché, evidentemente, dovrete svegliarvi presto il giorno dopo per ricominciare tutto da capo. Ma, a questo punto, vi ricordate che non avete nulla da mangiare a casa. Non avete avuto tempo di fare la spesa questa settimana a causa del vostro lavoro così impegnativo, per cui, uscendo dal lavoro, dovete mettervi in macchina e guidare fino al supermercato. È l’ora di punta e il traffico è parecchio intenso. Per cui per arrivare al supermercato ci mettete moltissimo tempo, e quando finalmente arrivate, lo trovate pieno di gente, perché naturalmente è proprio il momento del giorno in cui tutti quelli che lavorano come voi cercano di sgusciare in qualche negozio di alimentari. E il supermercato è disgustosamente illuminato e riempito con della musica di sottofondo abbrutente o del pop commerciale, ed è proprio l’ultimo posto in cui vorreste essere, ma non potete entrare e uscire rapidamente, vi tocca vagare su e giù tra le corsie caotiche di questo enorme negozio super-illuminato per trovare la roba che volete e dovete manovrare con il vostro carrello scassato nel mezzo delle altre persone, anche loro stanche e di fretta come voi, con i loro carrelli (eccetera, eccetera, ci dò un taglio poiché è una cerimonia piuttosto lunga) e alla fine riuscite a raccogliere tutti gli ingredienti della vostra cena, e scoprite che non ci sono abbastanza casse aperte per pagare, anche se è l’ora-di-punta-di-fine-giornata. Cosi la fila per pagare è incredibilmente lunga, che è una cosa stupida e che vi fa arrabbiare. Ma voi non potete sfogare la vostra frustrazione sulla povera signorina tutta agitata alla cassa, che è superstressata da un lavoro la cui noia quotidiana e insensatezza supera l’immaginazione di ognuno di noi qui in questa prestigiosa Università.
Ma in ogni modo, finalmente arrivate in fondo a questa fila, pagate per il vostro cibo, e vi viene detto “buona giornata” con una voce che è proprio la voce dell’oltretomba. Quindi dovete portare quelle orrende, sottili buste di plastica del supermercato nel vostro carrello con una ruota impazzita che spinge in modo esasperante verso sinistra, di nuovo attraverso il parcheggio affollato, pieno di buche e di rifiuti, e guidare verso casa di nuovo attraverso il traffico dell’ora di punta, lento, intenso, pieno di SUV, ecc.
A tutti noi questo è capitato, certamente. Ma non è ancora diventato parte della routine della vostra vita effettiva di laureati, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, anno dopo anno. Ma lo sarà. E inoltre ci saranno tante altre routine apparentemente insignificanti, noiose e fastidiose. Ma non è questo il punto. Il punto è che è proprio con stronzate meschine e frustranti come questa che interviene la possibilità di scelta. Perché il traffico e le corsie affollate del supermercato e la lunga coda alla cassa mi danno il tempo di pensare, e se io non decido in modo meditato su come pensare e a cosa prestare attenzione, sarò incazzato e infelice ogni volta che andrò a fare la spesa. Perché la mia naturale configurazione di base è la certezza che situazioni come questa riguardino solo me. La MIA fame e la MIA stanchezza e il MIO desiderio di andarmene a casa, e mi sembrerà che ogni altra persona al mondo stia lì ad ostacolarmi. E chi sono poi queste persone che mi ostacolano? E guardate come molti di loro sono repellenti, e come sembrano stupidi e bovini e con gli occhi spenti e non-umani nella coda alla cassa, o anche come è fastidioso e volgare che le persone stiano tutto il tempo a urlare nei loro cellulari mentre sono nel mezzo della fila. E guardate quanto tutto ciò sia profondamente e personalmente ingiusto.
Oppure, se la mia configurazione di base è più vicina alla coscienza sociale e umanistica, posso passare un bel po’ di tempo nel traffico di fine giornata a essere disgustato da tutti quei grossi, stupidi SUV e Hummers e furgoni con motori a 12 valvole, che bloccano la strada e consumano il loro costoso, egoistico serbatoio da 40 galloni di benzina, e posso anche soffermarmi sul fatto che gli adesivi patriottici e religiosi sembrano essere sempre sui veicoli più grandi e più disgustosamente egoisti, guidati dai più brutti, più incoscienti e aggressivi dei guidatori. (Attenzione, questo è un esempio di come NON bisogna pensare…) E posso pensare che i figli dei nostri figli ci disprezzeranno per aver sprecato tutto il carburante del futuro e avere probabilmente fottuto il clima, e che noi tutti siamo viziati e stupidi ed egoisti e ripugnanti, e che la moderna civiltà dei consumi faccia proprio schifo, e così via.
Avete capito l’idea.
Se scelgo di pensare in questo modo in un supermercato o sulla superstrada, va bene. Un sacco di noi lo fanno. Tranne che il fatto di pensare in questo modo diventa nel tempo così facile e automatico che non è più nemmeno una vera scelta. Diventa la mia configurazione di base. È questa la modalità automatica in cui vivo le parti noiose, frustranti, affollate della mia vita da adulto, quando sto operando all’interno della convinzione automatica e inconscia di essere il centro del mondo, e che i miei bisogni e i miei sentimenti prossimi sono ciò che determina le priorità del mondo intero.
In realtà, naturalmente, ci sono molti modi diversi di pensare in questo tipo di situazioni. Nel traffico, con tutte queste macchine ferme e immobili davanti a me, non è impossibile che una delle persone nei SUV abbia avuto un orribile incidente d’auto nel passato, e adesso sia cosi terrorizzata dal guidare che il suo terapista le ha ordinato di prendere un grosso e pesante SUV, così che possa sentirsi abbastanza sicura quando guida. O che quell’Hummer che mi ha appena tagliato la strada sia forse guidato da un padre il cui figlio piccolo è ferito o malato nel sedile accanto a lui, e stia cercando di portarlo in ospedale, ed abbia quindi leggitimamente molto più fretta di me: in effetti sono io che blocco la SUA strada.
Oppure posso sforzarmi di considerare la possibilità che tutti gli altri nella fila alla cassa del supermercato siano stanchi e frustrati come lo sono io, e che alcune di queste persone probabilmente abbiano una vita molto più dura, noiosa e dolorosa della mia.
Di nuovo, vi prego di non pensare che vi stia dando dei consigli morali, o vi stia dicendo che dovreste pensare in questo modo, o che qualcuno si aspetta da voi che lo facciate. Perché è difficile. Richiede volontà e fatica, e se voi siete come me, in certi giorni non sarete capaci di farlo, o più semplicemente non ne avrete voglia.
Ma molte altre volte, se sarete abbastanza coscienti da darvi la possibilità di scegliere, voi potrete scegliere di guardare in un altro modo a questa grassa signora super-truccata e con gli occhi spenti che ha appena sgridato il suo bambino nella coda alla cassa. Forse non è sempre così. Forse è stata sveglia per tre notti di seguito tenendo la mano del marito che sta morendo di un cancro alle ossa. O forse questa signora è l’impiegata meno pagata della motorizzazione, che proprio ieri ha aiutato vostra moglie a risolvere un orribile e snervante problema burocratico con alcuni piccoli atti di gentilezza amministrativa.
Va bene, nessuno di questi casi è molto probabile, ma non è nemmeno completamente impossibile. Dipende da cosa volete considerare. Se siete automaticamente sicuri di sapere cos’è la realtà, e state operando sulla base della vostra configurazione di base, allora voi, come me, probabilmente non avrete voglia di considerare possibilità che non siano fastidiose e deprimenti. Ma se imparate realmente a concentrarvi, allora saprete che ci sono altre opzioni possibili. Avrete il potere di vivere una lenta, calda, affollata esperienza da inferno del consumatore, e renderla non soltanto significativa, ma anche sacra, ispirata dalle stesse forze che formano le stelle: amore, amicizia, la mistica unità di tutte le cose fuse insieme. Non che la roba mistica sia necessariamente vera. La sola cosa che è Vera con la V maiuscola è che sta a voi decidere di vederlo o meno.
Questa, credo, sia la libertà data da una vera educazione, di poter imparare ad essere “ben adattati”. Voi potrete decidere con coscienza che cosa ha significato e che cosa non lo ha. Potrete scegliere in cosa volete credere. Ed ecco un’altra cosa che può sembrare strana, ma che è vera: nella trincea quotidiana in cui si svolge l’esistenza degli adulti non c’è posto per una cosa come l’ateismo. Non è possibile non adorare qualche cosa. Tutti credono. La sola scelta che abbiamo è su che cosa adorare. E forse la più convincente ragione per scegliere qualche sorta di dio o una cosa di tipo spirituale da adorare – sia essa Gesù Cristo o Allah, sia che abbiate fede in Geova o nella Santa Madre Wicca, o nelle Quattro Nobili Verità, o in qualche inviolabile insieme di principi etici – è che praticamente qualsiasi altra cosa in cui crederete finirà per mangiarvi vivo. Se adorerete il denaro o le cose, se a queste cose affiderete il vero significato della vita, allora vi sembrerà di non averne mai abbastanza. È questa la verità. Adorate il vostro corpo e la bellezza e l’attrazione sessuale e vi sentirete sempre brutti. E quando i segni del tempo e dell’età si cominceranno a mostrare, voi morirete un milione di volte prima che abbiano ragione di voi. Ad un certo livello tutti sanno queste cose. Sono state codificate in miti, proverbi, luoghi comuni, epigrammi, parabole, sono la struttura di ogni grande racconto. Il trucco sta tutto nel tenere ben presente questa verità nella coscienza quotidiana.
Adorate il potere, e finirete per sentirvi deboli e impauriti, e avrete bisogno di avere sempre più potere sugli altri per rendervi insensibili alle vostre proprie paure. Adorate il vostro intelletto, cercate di essere considerati intelligenti, e finirete per sentirvi stupidi, degli impostori, sempre sul punto di essere scoperti. Ma la cosa insidiosa di queste forme di adorazione non è che siano cattive o peccaminose, è che sono inconsce. Sono la configurazione di base.
Sono forme di adorazione in cui scivolate lentamente, giorno dopo giorno, diventando sempre più selettivi su quello che volete vedere e su come lo valutate, senza essere mai pienamente consci di quello che state facendo.
E il cosiddetto “mondo reale” non vi scoraggerà dall’operare con la configurazione di base, poiché il cosiddetto “mondo reale” degli uomini e del denaro e del potere canticchia allegramente sul bordo di una pozza di paura e rabbia e frustrazione e desiderio e adorazione di sé. La cultura contemporanea ha imbrigliato queste forze in modo da produrre una ricchezza straordinaria e comodità e libertà personale. La libertà di essere tutti dei signori di minuscoli regni grandi come il nostro cranio, soli al centro del creato. Questo tipo di libertà ha molti lati positivi. Ma naturalmente vi sono molti altri tipi di libertà, e del tipo che è il più prezioso di tutti, voi non sentirete proprio parlare nel grande mondo esterno del volere, dell’ottenere e del mostrarsi. La libertà del tipo più importante richiede attenzione e consapevolezza e disciplina, e di essere veramente capaci di interessarsi ad altre persone e a sacrificarsi per loro più e più volte ogni giorno in una miriade di modi insignificani e poco attraenti.
Questa è la vera libertà. Questo è essere istruiti e capire come si pensa. L’alternativa è l’incoscienza, la configurazione di base, la corsa al successo, il senso costante e lancinante di aver avuto, e perso, qualcosa di infinito.
Lo so che questa roba probabilmente non vi sembrerà molto divertente o ispirata, come un discorso per questo di genere di cerimonie dovrebbe sembrare. In questo consiste però, per come la vedo io, la Verità con la V maiuscola, scrostata da un sacco di stronzate retoriche. Certamente, siete liberi di pensare quello che volete di tutto questo. Ma per favore non scartatelo come se fosse una sermone ammonitorio alla Dr. Laura. Niente di questa roba è sulla morale o la religione o il dogma o sul grande problema della vita dopo la morte. La Verità con la V maiuscola è sulla vita PRIMA della morte. È sul valore reale di una vera istruzione, che non ha quasi nulla a che spartire con la conoscenza e molto a che fare con la semplice consapevolezza, consapevolezza di cosa è reale ed essenziale, ben nascosto, ma in piena vista davanti a noi, in ogni momento, per cui non dobbiamo smettere di ricordarci più e più volte: “Questa è acqua, questa è acqua.”
È straordinariamente difficile da fare, rimanere coscienti e consapevoli nel mondo adulto, in ogni momento. Questo vuol dire che anche un altro dei grandi luoghi comuni finisce per rivelarsi vero: la vostra educazione è realmente un lavoro che dura tutta la vita. E comincia ora.
Auguro a tutti una grossa dose di fortuna.

http://www.letteratura.rai.it/articoli/this-is-water-il-discorso-di-foster-wallace-sullacqua/30234/default.aspx)

martedì 9 giugno 2015

IL COSTUME VERDE | RACCONTO


IL MARINAIO E L'ELEFANTE

Il padre
"Narra la leggenda che i marinai non muoiono, diventano gabbiani"

9 poesie al padre

di Giovanna Iorio e Annamaria Giannini

A mani nude del padre

Capita che due donne siano vicine nello stesso dolore, capita che parlando scoprano di avere in comune la data di nascita dei loro padri, capita che entrambe affidino alle parole il loro sentire.
Un regalo di compleanno, un mosaico di 9 poesie dal primo al nove giugno per dire Buon Compleanno Papà
(A. G.)



1 giugno

Il tuo orologio non si è fermato
gli occhiali sullo scaffale
i vestiti sulla sedia
sotto le scarpe nuove
e i tuoi cento fazzoletti bianchi
come piccole vele
pronto a salpare

ti vedo, un emigrante
l'ultimo saluto dal ponte della nave.

G.I.



mi invento distanze percorse dal vento
le scopro comprese tra l'ultimo viso e la vita
io a custodire feroce il lamento del letto
lui a navigare lontano da quelle carezze
se è del mare che parli scrivi il suo nome
è quel che resta di me a mani nude del padre

A. G.



2 giugno

Le ultime parole
hanno la forza della lava
escono dalla bocca incandescenti
lentamente raffreddano
forse saranno giardini.


La morte è sempre viva.
Niente è più vivo
di quello che sfiora.

G.I.


(L'allodola si innalza in volo verticalmente a cantare per poi precipitare rapidamente e ritornare in alto riprendendo il canto)
Di_stanze
contemplando un’unghia a scavare il cuore
nelle radici di un vecchio melo
che senza la cura dell’uomo
ha riempito uno spicchio di mondo
sei tu
delle allodole il precipitare
per poi riavere il cielo
sono io
poi piangere d’istinto, come le nuvole
alla distanza apparecchiata
e le posate inutili

A.G.



3 giugno

Mio padre mi diceva sempre
prima o poi vince chi vale
ma bisognava credere in una estenuante lotta
e io volevo solo capire come si fa a morire quando finisce il respiro:

respirare l'aria più dolce della primavera prima che arrivi l'inverno
bastava che mi raccontassi del corallo
e della testa di Medusa sulle foglie dello stagno.
Non solo dello scudo, o padre.

G.I.

Narra la leggenda che i marinai non muoiono, diventano gabbiani

E grida questo silenzio di petali
sotto piedi usi a calpestare foglie
facile confondere il sillabare arancio
di un pensiero
col giallo amaro e secco del ricordo
e nulla più nel sogno
se non lo sguardo d'un gabbiano
che mai ha visto un'ancora
fuori dal mare

A. G.



4 giugno

Sono diventate sottili
le gambe di mio padre
un trampoliere
in mezzo alla stanza
il tempo passa
è un pesce muto
apro la finestra e l'aria
entra a cercare le ali

G.I.


padre, non c'è assonanza tra questo sole
e il vuoto che lega ombre alla memoria
sei posato sul tavolo, sulla credenza
ma sono poca cosa le orme della polvere
per dire il tuo nome, per arrivare a sera
dovrei trovare un ordine nuovo
sistemare le cose, un cassetto
dove riporre la tua voce

A. G.



5 giugno

Non sono triste
ho solo sentito sbattere la finestra
le cose urlano
e io ascolto il legno
 la tua voce si mescola ad altri rumori
tu lo chiami silenzio
così mi rincuori.

G.I.


" Mamma, mamma"
e mi precipiti sul viso
mentre il mondo lentamente
spegne il mare e il cielo
fino all'ultimo scompare
ti abbraccio cercando
un sorriso

A. G.
Elephant in the attic, by G. Iorio


6 giugno

E mentre tu morivi
io pensavo agli elefanti
ti trasformavo in un lento
pachiderma malato
ti rialzavi su solide zampe
e lasciavi la stanza
andavi avanti
tra luccicanti ossi bianchi
in quel luogo dove
un corpo stanco trova
il riposo.

G.I.

e di favole dette prima del sonno
ho conservato l'azzurro sul cuscino
il respiro delle lenzuola aperte
al volo di unicorni ed alle fate smilze
la fiamma del drago, la scopa della strega
armi usate contro vetri infranti
per farli specchi a dirmi di esser bella
che importanza ha la fantasia
tra la semina del grano e il morso al pane?
tu credevi nelle fiabe
mi hai presentato a corte e aperto i cancelli
tra le nuvole del viale dritto a casa

A. G.

7 giugno

ti sarebbe piaciuto questo giorno
nel tuo bosco c'è il sole
si riempie la corteccia d'occhi
e il muschio sale fino al cielo
deve esserci un posto
dove questo dolore diventa morbido
rifugio, per le parole.

G. I.



ti porto con me in questo mattino
dai tetti ordinati dove la parola
inciampa sulla foto di una bambina
impaziente tanto da affrettare i passi
davanti all'orologio e tu, forbici in mano
a ritagliare cose per coprire
le nudità del mondo
se il cielo parlasse di te direbbe del mare
direbbe il gigante e il pulcino
con gli occhi in preghiera
direbbe il morire senza fare rumore
lasciando per terra le unghie
e mille finestre
in questo mattino ti porto con me
all'inizio e alla fine
negli spazi intermedi inserire le onde

A. G.


8 giugno

Domani ti telefonerò e gli squilli ti cercheranno
come canto di uccelli
in una stanza vuota

avevi ragione tu o padre, la morte è solo
una nuova distanza

G. I.



Si è spezzato qualcosa di intimo
tra me e la vita alla morte del padre
restano così tante cose da dire
da farne un bosco e una finestra
sul tempo nudo che bussa d'un tratto
cielo increscioso in mancanza di lui
sullo sfondo di me e il foglio che sgrida
la stanza deserta, la sedia, il cuscino
nella visione mortale del vento ed il mare
che non so più chiamare se non col suo viso

A. G.


9 giugno


Auguri papà
Quaggiù è il tuo compleanno
e mamma ha dato l'acqua alla rosa
e nella tua stanza all'alba
è entrato il sole
solo la voce vaga
trova la bocca
di un fiore.

G. I.


Era un rito scegliere il libro
per il tuo compleanno, ora scrivo
l'andare, il restare e tra parentesi l'amore
nel mutarsi continuo del vento
non ci sono cipressi o fiori recisi
non c'è marmo bianco o un orario
da rispettare quando vengo da te
hai scelto il mare ed un pugno
di cenere in mano a mia madre
Buon compleanno papà

A. G.


lunedì 8 giugno 2015

LA VITA BUONA




Ecco una storia. 

Li vedete questi 4 ragazzi? Sono di Trento, Brescia e chissà dove. Sono ad Ostia, con la scuola. Per fare gli esami. Sabato scorso erano sulla spiaggia e ci hanno fatto alcune foto. Noi non ce ne siamo accorti ma poi ci hanno detto: vi abbiamo fotografato. Possiamo mandarvi le foto? Gli ho dato il mio numero e stasera sono arrivate, 4 foto bellissime. E una poesia. Questa che accompagna le foto.

I loro nomi non li conosco ma io li chiamo il bello della vita... Grazie ragazzi. Buona vita anche a voi.




" Vi ho visto sfiorare appena l'acqua, due cuori leggeri 

E ho pensato che amore è amore 

Quando passa senza lasciare impronte 

Se non una piccola, imperturbabile, nel cuore. Buona vita! "




EVENTI | RETAKE & PALLASTRADA


Finché c’è Retake Roma c’è speranza.
Sabato 13 giugno 2015 alle ore 9 in Via di Grottarossa 217 Retake  vi aspetta per una nuova missione: risanare il Parco Papacci.
Il Parco Papacci è un luogo incantevole che nasconde sotto l’erba alta un’antica storia. Qui, infatti, si trova una delle  poche testimonianze della  via Veientana, il  Sepolcro dei Veienti, struttura funebre della prima età imperiale. Nella speranza di riportare alla luce questo antico tesoro, aspettiamo tutti i cittadini presso l'ingresso principale di via di Grottarossa 217 per ripulire il parco.
Con l'aiuto della squadra decoro di AMA e dei PICS, le azioni di riqualificazione saranno le seguenti: riverniciare i muri,ripulire i giochi per bambini dalle scritte, raccogliere materiali inquinanti.
Ci sarà anche la possibilità di verniciare le inferriate del Parco e alcuni giochi solo se qualcuno donerà gentilmente vernici per il ferro e legno. In tal caso contattate le organizzatrici dell’evento Paola Carra, Teresa De Chiara e Flavia Ruggieri.
Al termine del RETAKE Roma vi invitiamo a festeggiare la rinnovata bellezza del parco con un picnic nel verde, portando da casa qualcosa da mangiare.
Per gli amanti del calcio, grandi e piccoli, ci sarà anche alle ore 11:00, sotto la fresca pineta, una partita di pallastrada con i ragazzi della COMPAGNIA DEI CELESTINI organizzata da Giovanna Iorio e Daniela Acampora. Vi aspettiamo numerosi, laboriosi ed entusiasti.




regolamento della pallastrada


REGOLAMENTO UNICO E SEGRETO
DEL CAMPIONATO MONDIALE DI PALLASTRADA
Il campionato viene giocato ogni quattro anni da otto squadre di tutto il mondo, che si affrontano a eliminazione diretta secondo il regolamento internazionale, e cioè:

1. Le squadre sono di cinque giocatori senza limiti di età, sesso, razza e specie animale.

2. Il campo di gioco può essere di qualsiasi fondo e materiale a eccezione dell’erba morbida, deve avere almeno una parte in ghiaia, almeno un ostacolo quale un albero o un macigno, una pendenza fino al venti per cento, almeno una pozzanghera fangosa e non deve essere recintato, ma possibilmente situato in zona dove il pallone, uscendo, abbia a rotolare per diversi chilometri.

3. Le porte sono delimitate da due sassi, o barattoli, o indumenti, e devono misurare sei passi del portiere. E’ però ammesso che il portiere restringa la porta, se non si fa scoprire, e che parimenti l’attaccante avversario la allarghi di nascosto fino a un massimo di venti metri. La traversa è immaginaria e corrisponde all’altezza a cui il portiere riesce a sputare.

4. La palla deve essere stata rattoppata almeno tre volte, deve essere o molto più gonfia o molto meno gonfia del normale, e possedere un adeguato numero di protuberanze che rendano il rimbalzo infido.

5. Ai giocatori è vietato indossare parastinchi o altre protezioni per le gambe.

6. Ogni squadra dovrà indossare un oggetto o un indumento dello stesso colore (sciarpa, elmo, berretto, calzerotto, stella da sceriffo) mentre è proibito avere maglia e pantaloncini uguali.

7. Sono ammessi gli sgambetti, il cianchetto, la gambarola, il ganascio, il pestone, il costolino, il raspasega, il poppe, il toccaballe, il calcinculo, il blondin, l’attaccabretella, il placcaggio, il ponte, la cravatta, il sandwich, l'entrata a slitta, l’entrata a zappa, il baghigno, la cornata, il triplo Mendelbaum, il colpo dell’aragosta, lo strazzabregh, il cuccio, il papa, lo squartarau, la trampolina e il morsgotto. Sono proibiti i colpi non dianzi citati e le armi di ogni genere.

8. Nel caso la palla finisca giù per una scarpata in mare o in altra provincia, la partita deve riprendere entro due ore, o sarà ritenuto valido il risultato conseguito prima dell’interruzione.

9. Nel caso in cui un cane o un neonato o un cieco o altro perturbatore entri in campo intralciando o azzannando la palla, egli sarà considerato a tutti gli effetti parte del gioco, a meno che non si dimostri che è stato addestrato da una delle squadre.

10. Il passaggio di biciclette, auto, moto e camion non interrompe il gioco, fatta eccezione per le ambulanze e i carri funebri.
11. Per poter svolgere il campionato nei due sacri giorni come è sempre stato, gli incontri mondiali avranno una durata fissa di ottantasette minuti divisi in due tempi.

12. La regola segreta 12, se applicata, abolisce tutte le precedenti.

13. E’ permessa la sostituzione di un giocatore solo quando i lividi e le croste occupino più del sessanta per cento delle gambe.

14. Si possono sostituire tutti i giocatori indicati nella lista di convocazione tranne il capitano. I nuovi giocatori dovranno però essere elementi notoriamente degni dello spirito della pallastrada.



Si raccomanda la massima puntualità e l’assoluta segretezza. Vi aspettiamo, ragazzi!




da “La compagnia dei celestini”, Stefano Benni

domenica 7 giugno 2015

COSA FARE? IDEE PER LE VACANZE


Il cielo in un lampione by G. Iorio 


Fra due settimane vado in vacanza. Luogo ameno e mare per ritrovare la voglia di scrivere. Se, come me, avete voglia di dedicarvi alla scrittura approfittando delle vacanze ecco qualche buona idea!
Forza, diamoci da fare...
 (Questi 18 consigli sono tratti da un articolo su L'Inkiesta

1. Decidi un programma di scrittura
Che tu voglia scrivere dalle 9 del mattino alle 9 di sera o solo un’ora al giorno, stabilisci un programma e seguilo metodicamente. Anche nei giorni in cui non hai “l’ispirazione”.
2. Fatti un’idea della trama
Sembra un consiglio scemo ma, prima di metterti a scrivere, pianifica cosa scriverai. È un’ottimo modo per sviluppare una trama coerente e sapere dove sta andando la tua storia.
3. Fatti un’idea dei personaggi
Chi sono i tuoi personaggi principali? Cosa fanno? Dove vivono? Cosa bevono? Come si vestono? Fatti delle domande e datti delle risposte, ti aiuteranno a conoscerli meglio.
4. Decidi un’ambientazione
Chiediti dove si svolge la tua storia e capisci che ruolo ha questo luogo ai fini narrativi. È semplicemente uno sfondo? Ha uno scopo? Fai una lista di tutto quello che vedi (o che i tuoi personaggi vedono) di questo ambiente.
5. Sviluppa la tua trama
Pensa a come la tua trama partirà da A e finirà a Z. Progetta tutti i passaggi e poi sviluppa dei percorsi alternativi. Sul sito del MIT trovi una bella lista di esercizi per aiutarti a sviluppare la tua trama.
6. Non pensare come un editor (per il momento)
Editare, migliorare, modificare le cose che hai scritto è fondamentale. Ma non all’inizio. All’inizio devi lasciarti andare e vedere dove ti porta la storia, ci sarà tempo dopo per tornare indietro e cancellare e aggiustare.
7. Sviluppa il tuo protagonista
È la figura centrale della tua storia ed è importante trovare le giuste motivazioni che lo fanno agire e il giusto tono di voce. Come pensa? Come risponde agli eventi della tua trama? Ha successo? Fallisce? Fatti queste domande e datti delle risposte.
8. Non controllare l’email
Scrivere vuol dire concentrarsi. Chiudi tutte le tab del tuo browser e non aprire l’email. Se hai bisogno di cercare qualcosa su internet, segnati una nota e cercalo dopo.
9. Scegli una colonna sonora per il tuo libro
Scegliere della musica può aiutarti a dare un tono e un’atmosfera alle cose che scrivi. E sapere che musica si ascolta nel tuo libro ti aiuta a raccontare meglio la tua storia. Il tuo protagonista ascolta Chopin o il Wu-Tang Clan?
10. Lavora su un punto di vista
Ogni personaggio della tua storia ha un punto di vista diverso sugli eventi che succedono nel tuo mondo. Prova a catturare questi diversi punti di vista. Su Writer’s digest trovi degli esercizi sul punto di vista che potrebbero aiutarti.
11. Datti un’obiettivo, conta le parole
Devi scrivere almeno 50.000 parole in un mese. Sono tante e devi darti parecchio da fare per arrivarci. Decidi quante parole dedicare a ogni scena: 1000 parole sulla prima vittima del tuo assassino, 500 parole sul monologo della tua eroina nel primo atto. Darti degli obiettivi di questo tipo ti aiuterà a raggiungere il traguardo.
12. Fai due passi
Quando serve, stacca le mani dalla tastiera e fai andare i piedi. Fare una passeggiata ti aiuta a schiarirti le idee: Philip Roth dice di camminare mezzo miglio per ogni pagina che scrive, dovresti farlo anche tu.
13. Salva le cose che scrivi
È una banalità, ma: salva-le-cose-che-scrivi. I computer si rompono e i file si rovinano. Salva le cose che scrivi tutti i giorni: usa un sistema di backup e inviati il tuo romanzo per email ogni giorno. Non vuoi perderlo.
14. Leggi un capitolo di un libro del tuo scrittore preferito
Ti serve un po’ di ispirazione per darti una spinta? Senza perderci troppo tempo, leggi un capitolo di un libro di un grande autore. Ti aiuterà ad avere nuove idee e energie per continuare con il tuo, di libro.
15. Ascolta i consigli dei candidati al National Book Awards
Tre consigli da tre autori candidati al National Book Awards. 1) Leggi, scrivi di continuo e smettila di guardare la TV. 2) Fatti un giro negli archivi, ci sono un sacco di storie tra quei documenti. 3) Fai più revisioni che puoi. Ogni volta che torni indietro a rileggere il tuo testo sei una persona diversa.
16. Inventa dei nomi per i tuoi personaggi
Usa i nomi per trasmettere una sensazione. Le consonanti gutturali suggeriscono aggressività. Le parole multisillabiche, invece, trasmettono sensazioni positive e fanno pensare a posti meravigliosi. Lascia che i nomi suggeriscano qualcosa dei tuoi personaggi.
17. Ascolta i consigli di grandi autori
Galleycut consiglia la lista messa insieme da Thought Catalog. 21 consigli, da Hemingway a Grossman.
18. Bevi caffè (ovvero: non mollare)
In due parole: dacci dentro. Sei alla fine del tuo romanzo o quasi. Fai una pausa, prendi una tazza di caffè o di tè e poi rimettiti a scrivere. 

Ce la faremo

IL MIO BRUTTO SU SUCCEDEOGGI

Illustrazione di Claudio Bisattini




LA MAPPA DELLE STORIE INVISIBILI: Roma, Fontana delle tartarughe

Stasera una storia invisibile è apparsa alla Fontana delle tartarughe... buon ascolto, se passate di là. E, a proposito, salutatemi Serafina...