venerdì 10 aprile 2015

UNA STORIA SUL TEVERE, SIZDAH BEDAR


Statua con muschio, by G. Iorio



Sizdah Bedar

Il tredicesimo giorno del nuovo anno si chiama Sizdah Bedar. Alcuni lo chiamano “pasquetta persiana” perché è tradizione trascorrerlo all’aperto e in compagnia. Gli antichi persiani credevano infatti che le dodici costellazioni dello zodiaco controllino i dodici mesi dell’anno e che ognuna governi il mondo per mille anni. Il tredicesimo giorno rappresenta perciò l’era del caos, che verrà alla fine dei tempi. Per questo motivo, è opportuno trascorrere Sizdah Bedar fuori casa, per scongiurare i malefici generati dal numero tredici. Alla fine di questa “pasquetta persiana”, il sabzeh messo a tavolo per Capodanno, viene messo sotto l’acqua corrente.
È questa la premessa all'incontro con una sconosciuta in riva aTevere. Giovedì scorso (il 2 aprile) stavo passeggiando lungo il Tevere quando, ad un certo punto, ho visto una ragazza con i capelli neri, un maglione giallo e un viso bellissimo. Ho notato che, ferma accanto al fiume, da una busta di plastica stava tirando fuori una grossa zolla d'erba. E così mi sono avvicinata per chiederle cosa fosse. Con generosità mi ha spiegato che stava per gettare la zolla d'erba nel Tevere e lasciarla andare. Mi ha chiesto se volevo unirmi a lei per il tredicesimo giorno, il Sizdah Bedar. E così ho espresso un desiderio, ho fatto un nodo ad uno dei fili d'erba nati dalle lenticchie. Ecco, il Tevere e due donne che non si conoscono.

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