UNA STORIA SUL TEVERE, SIZDAH BEDAR


Statua con muschio, by G. Iorio



Sizdah Bedar

Il tredicesimo giorno del nuovo anno si chiama Sizdah Bedar. Alcuni lo chiamano “pasquetta persiana” perché è tradizione trascorrerlo all’aperto e in compagnia. Gli antichi persiani credevano infatti che le dodici costellazioni dello zodiaco controllino i dodici mesi dell’anno e che ognuna governi il mondo per mille anni. Il tredicesimo giorno rappresenta perciò l’era del caos, che verrà alla fine dei tempi. Per questo motivo, è opportuno trascorrere Sizdah Bedar fuori casa, per scongiurare i malefici generati dal numero tredici. Alla fine di questa “pasquetta persiana”, il sabzeh messo a tavolo per Capodanno, viene messo sotto l’acqua corrente.
È questa la premessa all'incontro con una sconosciuta in riva aTevere. Giovedì scorso (il 2 aprile) stavo passeggiando lungo il Tevere quando, ad un certo punto, ho visto una ragazza con i capelli neri, un maglione giallo e un viso bellissimo. Ho notato che, ferma accanto al fiume, da una busta di plastica stava tirando fuori una grossa zolla d'erba. E così mi sono avvicinata per chiederle cosa fosse. Con generosità mi ha spiegato che stava per gettare la zolla d'erba nel Tevere e lasciarla andare. Mi ha chiesto se volevo unirmi a lei per il tredicesimo giorno, il Sizdah Bedar. E così ho espresso un desiderio, ho fatto un nodo ad uno dei fili d'erba nati dalle lenticchie. Ecco, il Tevere e due donne che non si conoscono.

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