giovedì 30 aprile 2015

PRIMO MAGGIO VIRTUALE | MoMa



"I wanted this exhibition to focus on what the migration did in transforming American culture. That it brought southern sounds up and southern music and southern sermons and southern cadences and speech and integrated them into a modern, urban American culture. And out of that came blues. And out of that came jazz. And out of that came scores of new genres and landmark works. And I think that if you bring all of this together into one space, you get a sense of what this terrain is. How it serves as a crucible for much of what we think of modern American culture today."



C'è il sole. E quello non ce lo toglie nessuno. C'è il mare. E quello non ce lo toglie nessuno.
C'è la Festa del lavoro. E anche senza lavoro non ce la toglie nessuno. Manca la possibilità di viaggiare?  Mancano i soldi?Manca un amico con cui partire?
Ecco la mia proposta per un Primo Maggio Virtuale.
Vi invito al MoMA alla bellissima mostra di Jacob Lawrence.
Il tema è di grande attualità: One-Way Ticket Jacob Lawrence’s Migration Series
Entrate (gratis!) e buon divertimento.
Io vi lascio con una poesia di Langston Hughes, che potrete anche ascoltare.
Buon viaggio, buon primo maggio.


One-Way Ticket
I pick up my life
And take it with me
And I put it down in
Chicago, Detroit,
Buffalo, Scranton,
Any place that is 
North and East—
And not Dixie.
I pick up my life
And take it on the train
To Los Angeles, Bakersfield,
Seattle, Oakland, Salt Lake,
Any place that is 
North and West—
And not South.
I am fed up
With Jim Crow laws,
People who are cruel
And afraid,
Who lynch and run,
Who are scared of me
And me of them.
I pick up my life
And take it away
On a one-way ticket—
Gone up North,
Gone out West,
Gone!

domenica 26 aprile 2015

LITTLE FREE LIBRARY IN UN POSTO DAVVERO SPECIALE


Comitato Villa Fiorelli e Comitato CasilinavecchiaMandrione

Ecco un'altra splendida Little Free Library a Roma.

Inaugurata  Domenica 19 aprile in Via Casilina Vecchia 115, si tratta davvero di un posto speciale. Vi suggerisco di andarci al più presto! Oggi ci sono passata ed era bellissimo!



L’orto giardino dia Via Casilina vecchia, sottratto al degrado e restituito ai cittadini dal comitato di quartiere, si arricchisce di un nuovo angolo


un angolo del frutteto dedicato alla lettura a allo scambio di libri.

A promuovere l'iniziativa Cristina D'Osualdo e Claudio Isidori
Dell' ASSOCIAZIONE COMITATO VILLA FIORELLI





METTIAMO INSIEME UN ESERCITO DI ... BAMBINI PACIFICI













mercoledì 22 aprile 2015

CRONACA DI UNA MISSIONE DA MESSAGGERI DI #IOLEGGOPERCHE




Missione compiuta! Oggi 9 studenti del mio corso di letteratura hanno portato un sorriso e tanti libri ai piccoli pazienti dell'Ospedale pediatrico Bambin Gesù.  Quando sono arrivati avevano il sorriso leggero di chi lascia l'aula e la scuola per una piccola gita. 
Dopo aver parlato con i medici e aver visto i piccoli pazienti quel sorriso si è trasformato in vera commozione. E qualcuno ha promesso di tornare a fare volontariato, per far sorridere ancora i bambini, per distoglierli un po' dalle malattie.
Sono orgogliosa dei miei 9 messaggeri di #ioleggoperché e della loro missione. 
Grazie a chi ha reso possibile questa visita.



martedì 21 aprile 2015

EVENTI | 22 APRILE #IOLEGGOPERCHE AL BAMBIN GESU'



I ibri del kit #ioleggoperché verranno distribuiti al Bambin Gesù insieme ad altri libri per bambini. Domani, alle 10:30 in Ludoteca.
Nove studenti sono stati scelti per questa missione speciale. Oltre alle copie di Yoko Ogawa, La formula del professore (Il Saggiatore) e Cristiano Cavina, I frutti dimenticati (Marcos y Marcos), abbiamo messo nelle borse azzurre altri libri per bambini.
Sarà un'esperienza importante, perché la lettura a volte può essere la cura.




venerdì 17 aprile 2015

#IOLEGGOPERCHE AL BAMBIN GESU



Grande entusiasmo e partecipazione della mia scuola all’evento #ioleggoperché.
Il 13 aprile gli studenti hanno iniziato a tappezzare le pareti della scuola di citazioni scelte dei loro libri preferiti. Quasi un altro libro  il grande mosaico di frasi d’amore, speranza, coraggio di autori di tutto il mondo e di tutti i tempi che ogni giorno diventa più grande.
Agli studenti delle elementari sono stati distribuiti 200 adesivi con il logo #ioleggoperché fatti realizzare dai genitori che collaborano con entusiasmo al progetto. Gli studenti delle Medie e Superiori, invece, a turni indossano ogni giorno le magliette con il logo  #ioleggoperché (80 studenti)  e hanno il compito di scuotere i più pigri, invitare alla lettura, scattare foto ai lettori, inventare sfide quotidiane originali in un grande Torneo di lettura. Vince  “chi legge di più”. 
L’evento culminante è il 23 aprile, quando gli studenti si scambieranno un libro e ci sarà una grande festa in tutta la scuola. Ma una missione veramente speciale avrà luogo il 22 aprile quando, con nove studenti, ci recheremo al Bambin Gesù per consegnare i 12 libri del Kit del Messaggero. Perché gli studenti hanno scelto proprio questa missione? La risposta è semplice e piena di speranza: un libro salva la vita.


lunedì 13 aprile 2015

COME SONO DIVENTATO UNO SCRITTORE di Günter Grass




E' morto  Günter Grass.
da Prolusione alla consegna del Nobel nel 1999.

Ma in che modo sono diventato uno scrittore, un poeta e un artista; tutto in una volta e tutto
su uno spaventoso foglio di carta bianco? Quale hybris casalinga spinge un bambino a una tale
follia? Dopo tutto, avevo solo dodici anni quando mi resi conto che volevo essere un artista,
il che coincise con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, quando vivevo alla periferia di
Danzica. Ma la mia prima occasione di crescita professionale non arrivò che l’anno seguente,
quando trovai un’offerta allettante nella rivista della Gioventù Hitleriana Hilf mit! (Dà una
mano). Era un concorso letterario. A premi. Iniziai immediatamente a scrivere il mio primo
romanzo. Influenzato dal background di mia madre, si intitolava Die Kaschuben (I Casciubi),
ma l’azione non aveva luogo nel doloroso presente di quel piccolo popolo in via d’estinzione,
bensì nel XIII secolo, in un periodo di interregno, un periodo cupo in cui i briganti e i baroni
ladroni comandavano sulle strade e in cui per avere giustizia un contadino poteva fare ricorso
solo ad una sorta di pseudo-tribunale, non ufficiale.

Ciò che riesco a ricordare del romanzo si riduce, oltre a una breve panoramica delle condizioni
economiche della regione della Casciubia, alla grande profusione di razzie e massacri
delle prime pagine. C’erano così tanti strangolamenti, accoltellamenti e infilzamenti, così tante
impiccagioni ed esecuzioni capitali comminate dagli pseudo-tribunali non ufficiali, che alla
fine del primo capitolo tutti i protagonisti e gran numero dei personaggi minori erano morti;
alcuni seppelliti, altri lasciati in pasto ai corvi. Poiché il mio senso dello stile non mi permetteva
di trasformare i corpi in spiriti e il romanzo in una storia di fantasmi, dovetti dichiarare la mia
sconfitta con una brusca fine e non con un “Continua…”. Non fu certo una buona lezione, ma
il neofita l’aveva imparata: la prossima volta sarebbe stato un po’ più gentile con i suoi personaggi.
Ma prima di tutto leggevo, e leggevo ancora. Avevo un modo personale di farlo: con le dita
nelle orecchie. Permettetemi di spiegarvi che la mia sorellina ed io siamo cresciuti in ristrettezze
economicche, ovvero in appartamento di due stanze in cui non ce n’era una tutta nostra.

Questo alla lunga si è comunque rivelato un vantaggio: ho imparato fin dai piccolo a concentrarmi
anche quando sono circondato da altre persone o dal rumore. Quando leggevo sembravo
sotto una campana di vetro; ero così immerso nel mondo del libro che una volta mia madre, la
quale amava far scherzi, per dimostrare a una vicina la completa e assoluta concentrazione del
figlio, sostituì il panino che addentavo di tanto in tanto con una saponetta, Palmolive, credo;
a quel punto le due donne – mia madre non senza un certo orgoglio – si misero a osservarmi
mentre prendevo alla cieca il sapone, vi affondavo i denti e lo masticavo per un buon minuto
prima di essere strappato alla mia avventura di carta.

Tuttora riesco a concentrarmi come facevo da bambino, ma non ho mai più letto con la
stessa ossessione. Tenevamo i libri in una libreria dietro una finestra dalle tendine azzurre.
Mia madre era iscritta a un club del libro, e i romanzi di Dostojevskij e Tolstoj stavano fianco
a fianco, mischiati ai romanzi di Hamsum, Raabe e Vicky Baum. La saga di Gösta Berling di
Selma Lagerlöf era lì vicino. In seguito andai alla Biblioteca Municipale, ma fu la libreria di
mia madre a darmi l’impulso iniziale. Donna d’affari meticolosa, costretta a vendere a credito
le proprie merci ad acquirenti inaffidabili, era anche una grande amante della bellezza: ascoltava
l’opera e l’operetta, le melodie sulla sua radio primitiva, amava ascoltare le mie storie
promettenti, e spesso andava al teatro municipale, portandomi con sé di tanto in tanto.
L’unico motivo per cui in questa sede rammento di nuovo aneddoti di una infanzia piccoloborghese
che già ho dipinto con tratti epici decine di anni fa in opere popolate da personaggi
di fantasia, è per aiutarmi a rispondere alla domanda: “Che cosa mi ha fatto diventare uno
scrittore?”. La capacità di sognare a lungo a occhi aperti, di fare giochi di parole e di divertirmi
in generale con il linguaggio, il bisogno impellente di mentire soltanto per il gusto di farlo,
perché essere fedele alla verità sarebbe stato una noia; in breve, un fattore determinante fu certamente
ciò che viene definito talento, ma fu l’irruzione della politica nell’idillio famigliare a
trasformare la troppo leggiadra categoria del talento in una zavorra dotata di una certa stabilità
e profondità.

domenica 12 aprile 2015

CRONACA DI UNA TRANQUILLA DOMENICA SOCIAL


Il riposo del messaggero-jogger  (selfie sul trono verde in un vivaio)


Twitter & Facebook
cronaca di una tranquilla domenica social 





Snob si nasce non si diventa. Io non nacqui "con un cucchiaio d'argento in bocca".


- Voglio perdere 5 kg.
- Dalli a me. Io perdo tutto!



- Vado a fare una corsa.
- Vado a fare una cosa...
- Mettici una "r" in mezzo e vieni con me.


Propongo che tutti i poeti e scrittori ignoti abbiano una piazza in ogni città con relativa statua AL POETA ‪#‎IGNOTO‬ dove si possa piangere

‪#‎pensiericinici‬ sperare che il cancello dell'ospedale villa San Pietro sia aperto per un funerale così posso fare la scorciatoia ‪#‎jogger‬


- sei una persona doppia!
- mi sento più i fantastici quattro


Non dici mai le parolacce?
No, però me le faccio dire.

Propongo che un grande editore pubblichi un piccolo autore ad ogni ‪#‎giubileo‬

-Conosco gente che ce l'ha fatta con le proprie forze 
-Ma chi cazzo conosci?
- Maciste


cit. Caro Diario (con prole)


-Quando cominciano ad entrarti i moscerini negli occhi è primavera!
- E le rondini?
- Meglio un moscerino, no?

-Per avere successo devi esse' stronzo. 
- A me non me manca.

Anche il Decameron era per le "casalinghe" in un certo senso.

Vi prego, se siete di sinistra non postate foto dei vostri attici, panfili, velieri, Ferrari et cetera. Solo Treruote. Fingete.

E mentre si passeggia a Villa Ada in uno strettissimo sentiero pedonale il ciclista (sessantacinquenne) dice, dovendosi fermare dietro la famigliola in gita domenicale (noi): - Mi avete fatto perdere il momento migliore...
Non ci dormirò stanotte.


ATTENZIONE 
Le poesie riprenderanno il più presto possibile.

(Nooooooo)

venerdì 10 aprile 2015

PRIMAVERA LUNGO IL TEVERE










Photo credit A. Bates

HAIKU PER VOI







Lucciole e lanterne (Progetto Cultura, 2015 prefazione Luca Cenisi) 

#IOLEGGOPERCHE


UNA STORIA SUL TEVERE, SIZDAH BEDAR


Statua con muschio, by G. Iorio



Sizdah Bedar

Il tredicesimo giorno del nuovo anno si chiama Sizdah Bedar. Alcuni lo chiamano “pasquetta persiana” perché è tradizione trascorrerlo all’aperto e in compagnia. Gli antichi persiani credevano infatti che le dodici costellazioni dello zodiaco controllino i dodici mesi dell’anno e che ognuna governi il mondo per mille anni. Il tredicesimo giorno rappresenta perciò l’era del caos, che verrà alla fine dei tempi. Per questo motivo, è opportuno trascorrere Sizdah Bedar fuori casa, per scongiurare i malefici generati dal numero tredici. Alla fine di questa “pasquetta persiana”, il sabzeh messo a tavolo per Capodanno, viene messo sotto l’acqua corrente.
È questa la premessa all'incontro con una sconosciuta in riva aTevere. Giovedì scorso (il 2 aprile) stavo passeggiando lungo il Tevere quando, ad un certo punto, ho visto una ragazza con i capelli neri, un maglione giallo e un viso bellissimo. Ho notato che, ferma accanto al fiume, da una busta di plastica stava tirando fuori una grossa zolla d'erba. E così mi sono avvicinata per chiederle cosa fosse. Con generosità mi ha spiegato che stava per gettare la zolla d'erba nel Tevere e lasciarla andare. Mi ha chiesto se volevo unirmi a lei per il tredicesimo giorno, il Sizdah Bedar. E così ho espresso un desiderio, ho fatto un nodo ad uno dei fili d'erba nati dalle lenticchie. Ecco, il Tevere e due donne che non si conoscono.

RETAKE NAPOLI

foto G. Iorio



By G. Iorio

by G. Iorio


Lunedì scorso sono stata a Napoli. Un rubino tra i rifiuti. Non ho fatto che immaginare di fermarmi a raccogliere i rifiuti, come spesso faccio a Roma con i Retake. Se potessi andrei in OGNI scuola ad arruolare volontari per ripulire il loro splendido rubino e farlo brillare. Perché no? Basta poco: buste, guanti, vernici e pennelli per ripulire muri e la consapevolezza che la città è del cittadino. FORZA giovani napoletani!!! Siete una marea di ogni nazionalità! Non lasciatevi sprofondare nella spazzatura!

(NUOVE) MALATTIE DA ERADICARE

Leopardi, Pensieri

UN EMIGRANTE



Il tuo orologio non si è fermato
gli occhiali sullo scaffale
i vestiti sulla sedia
sotto le scarpe nuove
e i tuoi cento fazzoletti bianchi
come piccole vele
pronto a salpare

ti vedo, un emigrante
l'ultimo saluto dal ponte della nave.


(10 marzo- 10 aprile 2015)



p.s.


Ricorrenze
Nel trigesimo della morte del mio papà (10 marzo) una bella sorpresa.
Mia madre ritrova una lettera che mio padre le inviò 48 anni fa, il 9 aprile 1967, per augurarle buon compleanno (10 aprile). 
Credo che sia una delle pochissime lettere che le abbia scritto. Ad agosto dello stesso anno si sposarono e poi sempre insieme. In altre parole, tornerò a scrivere lettere a quelli che amo. Le lettere sanno ritornare, misteriosamente, a rincuorare e confortare.

LA COLONNA SONORA DI IOLEGGOPERCHÉ




Pronta!


giovedì 9 aprile 2015

LA MIA SCENA PREFERITA DE LA GRANDE BELLEZZA






La Santa: Perché non ha mia più scritto un libro
Jep: Cercavo la grande bellezza, ma non l’ho trovata
La Santa: E sa perché io mangio solo radici?
Jep: No, no… perché?
La Santa: Perché le radici sono importanti

(La Santa sorride e poi soffia- i fenicotteri volano via)

LA MAPPA DELLE STORIE INVISIBILI: Roma, Fontana delle tartarughe

Stasera una storia invisibile è apparsa alla Fontana delle tartarughe... buon ascolto, se passate di là. E, a proposito, salutatemi Serafina.