OSSI DI SEPPIA E PICCIONI



Lo sapete, non ho memoria. Tutto quello che non scrivo scompare. Qualche giorno fa , il 31 ottobre, mi è successa una cosa strana. Ve la voglio raccontare, altrimenti me ne dimentico e poi sarà come se non fosse mai accaduta.
Il 31 ottobre ero triste e così ho portato i miei studenti a fare lezione sul prato.
Ero triste, perché... Perché si.
Ho preso con me un libro di poesie, Montale. Ho detto, ora vi leggerò una poesia da "Ossi di seppia". Volevo dimostrare ai miei studenti che leggere una poesia fa tornare vivi, il mondo muto comincia a parlare e tutto brilla. Io soprattutto ne avevo bisogno.Vi mostro come si fa a far tornare viva una foglia secca, ho detto.
Ho cominciato a leggere una poesia da Ossi di seppia. Ai miei studenti ho chiesto di raccogliere le foglie secche e di sbriciolarle, di lanciarle in aria, quando lo desideravano, mentre leggevo.
La stessa poesia, l'abbiamo letta tutti. Sempre la stessa, ma ogni volta cambiavamo la modalità dell'ascolto: in piedi a sbriciolare le foglie secche; sdraiati e con gli occhi chiusi; a mani unite in cerchio.
Quando è venuta la volta del cerchio è arrivato un piccione. Si. Un piccione. Avrei preferito un gabbiano, ma si sa il piccione è più curioso.



 Non che ne abbia visti molti sul prato della mia scuola. Ad ogni modo quello lì  è arrivato dal nulla e si è messo a camminare intorno a noi, sulla circonferenza del cerchio per tutto il tempo della lettura, mentre avevamo le mani unite e lo osservavamo in silenzio.
Quando abbiamo finito di leggere il piccione si è fermato un attimo, ha esitato e poi finalmente si è allontanato. Uno strano piccione, felice. Si è allontanato con un osso di seppia nel becco.

Le foto  del piccione sono di Benedetta C.

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