LE PRIME STORIE DELLA CASA DELLA PAESOLOGIA

A quanto pare è tutto pronto per l'apertura della Casa della paesologia. In questi mesi ci sono state tante adesioni da ogni parte d'Italia. In attesa dell'apertura ufficiale, prevista per l'8 dicembre, la casa della paesologia si riempie di oggetti e di  storie. Ho raccolto queste immagini e storie per voi, dalla pagina Facebook.

Franco Arminio, Casa della Paesologia

L'idea della casa di Trevico è che si crei un luogo in cui ci si possa incontrare, per scelta o per serendipity, o un rifugio in cui stare, e creare e coltivare delle relazioni costruite, più che su una comunanza di identità o di interessi, sulla capacità di fidarsi degli altri. Fiducia come premessa, piuttosto che come tortuoso risultato di un percorso conoscitivo e di misurazione dell'altro. L'idea è che su questa fiducia si crei una "staffetta affettiva" nell'uso di questo luogo, in cui non si cercherà solo di stare e di consumare al meglio il tempo che ciascuno proverà a vivere lì, ma anche di contribuire a produrre la qualità del tempo di chi verrà dopo, anche se sconosciuto. Con gesti semplici, magari lasciando in uso agli altri una cosa che ci è cara o lasciando dei biscotti nella dispensa. Piccoli gesti che alimentano una catena di cura, del luogo e dell'altro, nella stessa misura.
Poi c'è anche l'idea di provare a riportare un po' di vita in un paese abbandonato, in una misura che nessun singolo riuscirebbe a fare se non operando scelte radicali ed estremamente difficili come quella di trasferirsi a vivere nel paese. L'idea di sperimentare un modo nuovo, nello stesso tempo poetico e sostenibile, di coniugare il nostro essere cittadini (e la nostra difficoltà psicologica e pratica di rinunciare alla città) con la necessità, e la bellezza, di tenere in vita i mille paradisi potenti e dimenticati dell'Italia interna. Un'operazione non complicata ma complessa, che si muove in tante direzioni e si porta dietro tante ispirazioni e aspirazioni, individuali e collettive.
(Mariangela Contursi)


Una cucina volante - c'è il vento in cucina?

A Trevico, quando il vento spazza la foschia, dalla sommità del castello normanno si possono vedere sia il Tirreno che l’Adriatico: ad ovest il mare del golfo di Salerno, a est quello di Manfredonia. Questo cocuzzolo a milleduecento metri d’altitudine, a pochi chilometri dal confine pugliese, è uno dei paesi più alti dell’Irpinia, e per questo ospita anche un osservatorio meteorologico. Al centro del borgo si apre una piazzetta dominata da un tiglio maestoso e dall’ immancabile monumento ai caduti. All’ epoca della nascita di Ettore Scola, Trevico contava settecento, ottocento anime, oggi assai meno, a causa dell’immigrazione che ha seminato per il mondo tanti giovani, partiti in cerca di lavoro, verso il Fiat-Nam, sulla stessa rotta di Fortunato, il protagonista di Trevico-Torino, oppure verso il Belgio o nel Nord minerario della Francia. 

da Ettore Scola, Un napoletano di montagna di Stefano Masi

"Siamo tutti belli & diversi" 

 Oggi a casa di Maria Teresa cercheremo di sistemare i sedili a 6 sedie antiche da portare martedì alla casa col Furgone Est (il Furgone Ovest partirà a breve). Ieri poi parlando con Grazia abbiamo pensato di lanciare la campagna: PORTA UNA SEDIA DI LEGNO A TREVICO. Una sedia perché una sedia sola, in macchina, si può portare. E di legno perché sarebbe bello, abbiamo pensato, se nella casa della paesologia riuscissimo a non avere sedie di plastica. Anche tutte diverse l'una dall'altra: tante sedie di legno (o di legno e metallo, ora non ci fossilizziamo) faranno casa. Che dite?

          (Anna Untitla)

Ogni cassetto conserva una storia

Poco fa parlavo in mail con Maria cristina e dicevamo della casa, lei scriveva
sarebbe bello che la casa della paesologia diventasse anche una casa d'arte contemporanea dove gli artisti possano lasciare un’opera, una sorta di galleria di poesia...un caro abbraccio dalla Romagna...fai sapere se vi manca qualcosa che da qui ve lo spediamo. (...) M. Cristina porterà al “collezionista comunitario” una sua opera dalla Romagna, intanto ci lascia qui in immagine un dono di “Protezione alla casa della paesologia rito taumaturgico di luogo di bellezza”e mi racconta la storia del cassetto:
è un cassetto preso nella giornata di paesologia a Cesena in una casa abbandonata e il testo è una poesia di Franco. è un cassetto di un tavolo di una casa dove Franco (ndr Arminio) e io siamo entrati e il numero della velina usata per la poesia è il numero che nella cabala protegge la casa ...e l'ho usato perché ho in sostanza rubato quel cassetto dalla sua casa dalla sua storia ma per custodirlo per fermare un attimo, un attimo vissuto con intensità...i miei lavori sono attimi di vita vissuti con consapevolezza con presenza e se è possibile con poesia...e tento ci dare equilibrio formale con gli oggetti le parole che scelgo...la coroncina è presa in un mercatino ed era una coroncina usata negli anni 40 per la prima comunione, la ceramica rotta presa dal mare...il lavoro è sulla perdita dell'innocenza...sul disincanto che la vita ti può dare...ma tento di trasformarlo in bellezza formale...quel cassetto il gesto la cura nel custodirlo penso sia già questo un gesto che può essere definito bellezza...per me bellezza è attenzione, gentilezza...cura dello sguardo dell'altro...
       
             (Grazia Coppola)


Per info casadellapaesologia@gmail.com

Commenti

  1. Bellissimi questi racconti! :-) Brave! Quanto entusiasmo, quanta poesia! Bella condivisione di sentimenti e poesia. Mi piace il pensiero per l'altro che verrà. Le idee dette e non dette che si realizzano per affetto. Le sedie di legno.. quel che ho visto sembra già pezzo d'arte, anche la coroncina. Peccato essere lontana. Un caro saluto a voi... come se vi conoscessi, oramai ;-)
    (Anna Cafazzo)

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