LE ISTRUZIONI PER LA NOTTE DI GIANMARIO LUCINI




Routine

 

Quando rientro da lunghi viaggi

è sempre fonda la notte. L’Italia

stuprata dalle luci elettriche mi scorre

veloce a lato, mi trova e mi lascia

col volto duro del barista all’Autogrill

a pisciatoi orrendi e straniti che declamano

due millenni di cultura col puzzo di latrina

numeri di cellulare scritti col lapis

da disperati sulle ceramiche dei cessi – gli specchi

più fedele del nostro progresso –

 

e quando dopo il lago appare la mia valle

–  chiara di luna la mia valle e cime innevate –

io non mi sento rincasare ma soltanto

precario sostare alla periferia d’una notte

provvisoria

in un luogo improbabile dove un fiume scorre

a metà strada fra l’inferno e il paradiso;

 

e mi pare di tornare dagli inferi

per dire tutto ma non so qual cosa dire

con la terra che mi balla sotto i piedi e il corpo

che in balìa di se stesso barcolla

nella notte

anch’esso provvisorio.


(Da Istruzioni per la notte, una raccolta inedita di Gianmario Lucini)

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