RIFLESSIONI NEL FRIGORIFERO

Fernando Botero

Ce lo abbiamo tutti un frigorifero. Qualcuno ce l'ha più grande, qualcuno ce l'ha più piccolo. Qualcuno ce l'ha pieno, qualcuno ce l'ha vuoto. Qualcuno ce l'ha in cucina, qualcuno ce l'ha in camera da letto. Tutti lo adorano. Tutti lo odorano.

Vi parlo, se non vi dispiace, del frigorifero di mia madre perché oggi l'ho rovistato in cerca di avanzi da buttare e credo di aver visto il rosso della sua anima. In realtà era una anguria. Ma abbiate fede...Leggete e, forse, capirete.

Il frigorifero che abita a casa dei miei genitori è gigantesco: grigio e solitario mi mette soggezione. Io lo apro con timore reverenziale e, subito lo richiudo per paura di disturbarlo, tanto mi sembra assorto.

Mia madre lo ama. Molto prima di Banana Yoshimoto in lui ha scoperto l'amico, il compagno fedele, il padre. Nel corso degli anni il frigorifero è diventato sempre più importante nella sua vita; anche lui è cresciuto - un po' come noi figli. 

Quando ero bambina, infatti, il frigorifero era solo un po' più alto di me. Un tozzo Rex color crema, con un maniglione che quando lo afferravi sembrava di aprire lo sportello di una Fiat 850. 
Anche il motore era quello di una Fiat 850 e, se avesse avuto le ruote, lo avremmo usato per fare il giro del paese, in estate (con un notevole vantaggio: l'aria condizionata!).

Mia madre ha sempre usato il frigorifero in modo originale: lasciava la frutta e la verdura in una cassetta in cantina e nel frigo metteva solo quello che voleva proteggere (non conservare). Presto i pomodori marcivano, le mele annerivano, le insalate si ammosciavano. Nel frigo c'erano altre cose. Io assistevo impotente e, mentre le mie amiche apprendevano dalle loro madri l'arte di sistemare la spesa nel frigo, io imparavo a trattare questo oggetto come un essere umano. Ancora oggi chi apre il mio frigorifero nota i segni di una infanzia "diversa".  


Mio padre, invece, il frigorifero lo ha sempre guardato con sospetto. L'acqua doveva essere "fresca di fontana";   il vino "raffreddato"  in un secchio di acqua tirata su dal pozzo. La frutta "a temperatura ambiente" perché se è troppo fredda si "mette sullo stomaco". Anche le uova, diceva, dovevamo tenerle in cantina nel cartone. Il frigo era il suo antagonista. Quasi sempre vuoto, diventava poi "il nemico numero uno" quando il postino consegnava la bolletta dell'ENEL. Mio padre diceva che non avrebbe pagato e che potevano venire a staccare "la luce".

Il tempo è passato. Io e il frigo siamo cresciuti. Io me ne sono andata a vivere in altri paesi, accanto ad altri frigoriferi- più normali, più efficienti, più organizzati. Mio padre è invecchiato e mia madre si è legata di più al frigorifero. Gli ha dato un posto centrale in casa, nella sua vita. Dopo tre generazioni, mia madre ha finalmente in casa un frigorifero gigantesco che potrebbe conservare uno dei miei figli (quello di sette anni). 

Oggi ho passato un po' di tempo a pulirlo mostrando, nei confronti dei suoi mille reparti estranei, la timidezza di una figlia adottiva.
L'ingegnere che lo ha progettato, però, si suiciderebbe se vedesse quello che mia madre pensa degli scomparti per le uova, per il formaggio, per il burro, per il latte, per la carne, per il pesce, per il vino, per l'acqua, per le verdure a foglia verde, per gli ortaggi, per i surgelati, per i gelati, per le granite, per le arance, per le centrifughe, per la pasta fresca, per i dolci... Niente viene messo dove dovrebbe. Regna la totale anarchia.

Ora che mio padre è vecchio e malato, mia madre sa che un frigorifero gigantesco può addirittura proteggerla: una specie di guardia del corpo alta due metri e larga uno e mezzo. In alto a sinistra ha un display luminoso, un cuore artificiale che batte solo per lei. Di notte, al buio, emana una luce azzurra che riscalda tutta la casa. Non fa quasi rumore, è più un respiro il suo, un sussurro. Forse parla...

Nel frigo mia madre ripone tutto quello che avanza;  poi se lo dimentica. Paradossalmente, però, la frutta e la verdura continua a tenerle in una cassetta, in cantina. 
Solo all'anguria, in estate, è concesso il privilegio di entrare in frigo. Mio padre non sarebbe d'accordo. E infatti, quando se ne ricorda, dice "caccia l'anguria dal frigo". Ma la temperatura giusta dell'anguria per mio padre è un'altra storia. 
In questo momento nel frigorifero gigante abita un'anguria di ventidue chili. Mia madre se la mangia come le pare. E gli avanzi nel frigo stanno a guardare.



Commenti

Post più popolari