SUL SIGNIFICATO RECONDITO DELLE POSE DEGLI INTELLETTUALI

Victor Hugo

Mi annoiavo allora ho fatto un giro su Google Immagini dopo aver digitato la parola "Ritratti".  Ho notato una cosa assolutamente inutile e cioè che i ritratti degli scrittori si possono dividere, prevalentemente, in due categorie: quelli che con la mano si reggono la testa e quelli che con la mano sii sfiorano la bocca (accennando un sorriso).
Ho deciso di analizzare queste due pose, anche perché mi sembra che in certi casi ci sia la lieve tendenza delle donne  a prediligere la seconda e cioè "il sorriso o la mano in prossimità della bocca". Naturalmente non ho le prove, e se pure le avessi non cambierei la vita a nessuno. Ma, considerato che il pomeriggio è torrido e non ho voglia di fare niente di più utile, continuerò ad esplorare questo inutile argomento da salotto di altri tempi.

La considerazione da cui conviene partire per capire le ragioni della posa numero uno (ossia la "mano che regge la testa") è molto semplice e la possiamo dedurre dall'esperienza: il pensiero pesaSono molti gli scrittori (non importa il sesso) che ricadono in questa categoria.


Amelia Roselli

C'è un libro molto bello, "Le poids d'une pensée, l'approche"  di Jean-Luc Nancy, che varrebbe la pena io rileggessi per poter parlare di questo argomento in maniera scientifica. Però qui con me non ce l'ho, allora mi avvalgo di una illuminante recensione di Sergio Petrella. E leggo:
"Nancy ricorda l'etimologia latina di pensare che significa pesare, soppesare e, infatti un pensiero pesa nella misura in cui esercita su di noi una pressione che, a certi livelli, diventa palpabile, percepibile. In questi casi si ha la sensazione che il pensiero sia quasi-materiale. Si tratta di un'esperienza limite perché questa sensazione è tipica di certi stati emotivi quando un pensiero si impone in maniera così forte da condizionare e orientare la nostra fisicità, stabilendo una «curvatura palpabile».

Virginia Woolf
 "Il pensiero pesa perché il senso del mondo non ci si dona una volta per tutte e la pesantezza risiede in questa difficoltà, in questo sforzo di fare senso, di costruire forme, paradigmi, orizzonti di senso. L'inappropriabilità del pensiero pesante consiste in questa sfuggevolezza del senso, dell'essenza, nell' irriducibilità del senso a sostanza. Quando si pensa di aver accesso al senso, di poterlo dominare, il senso si eclissa ritorna ad essere qualcosa che ha a che fare con la morte, con l'irriducibile, l'ineffabile". 

Soddisfatta di quello che leggo ne concludo che lo scrittore che si regge la testa implicitamente sostiene che "il pensiero pesa". 


Montale

Cosa vuol dire la mano sulla bocca (e quindi il sorriso)? Per spiegare la seconda posa, meno frequente tra gli uomini e più evidente tra le scrittrici parto dall'affermazione: "La voce è la mia anima".


Susanna Agnelli
Nello libro già citato di Nancy ritrovo affermazioni valide anche per spiegare "la mano sulla bocca". Andiamo a leggere, sempre dalla recensione di Petrella, e scopriamo che:
"C'è una parte del pensiero che è la voce la cui funzione è ante predicativa in quanto esprime un'intenzione di significare e nulla più. La voce precede il significato e lo rende possibile; infatti si può riconoscere l'identità della persona dalla sola voce oppure la voce può esprimere delle tonalità emotive che precedono la formulazione di enunciati significativi. La voce non è propriamente l'esecuzione perché quest'ultima appartiene al sistema della langue alla stregua della parole; pertanto la voce precede la distinzione tra langue e parole e la rende possibile. In una fase successiva, sarà la parole (Saussure).
Szymborska


 E poi ancora:
La voce è sempre spartita, esprime l'entre della relazione dei singolari plurali. La voce è quanto di più intimo caratterizza l'individuo, quella parte che emerge «nel deserto dell'assenza derelitta preda della mancanza e dell'assenza». È chiaro che la dialettica non appartiene alla sfera della voce ma del linguaggio. La polifonia è insita dentro ogni voce e questa polifonia esprime il prima del linguaggio e su cui il linguaggio ritorna attraverso un sistema di rimandi. Come, ad esempio, avviene nel dialogo, nei grandi dialoghi platonici, aristotelici, galieiani, cartesiani, heideggeriani. Non perché il dialogo sia assimilabile alla voce ma perché nel dialogo si imprimono le spie di quello sforzo, frutto della finitezza originaria, che contraddistingue la voce. In Hegel la voce precede il linguaggio e il principio di non contraddizione che ne è a fondamento.

Ada Merini
Infine:

C'è un bellissimo passo in cui Hegel parla con Schelling e Hölderlin senza che in realtà si assista ad un vero e proprio dialogo. Piuttosto sembra una polifonia di voci in cui si dice che la voce inizia con il suono che è uno stato di tremore in cui oscilla la consistenza del corpo e la negazione di quella coesione unitaria. Si dice anche che l'anima è questo stato di tremore presente nel bambino quando è ancora nel ventre della madre, il «vocalizzo balbettato dell'accesso all'essere, l'esistenza singolare che trema al suo prima manifestarsi e il cui tremore è il suo modo di manifestarsi». In questa messinscena sulla voce ha spazio anche Giorgio Agamben che dice: «E questa voce che, senza significare nulla, significa la significazione stessa, coincide con la dimensione più universale della significazione, con l'essere».La voce è un tremito che non dice nulla, è sempre rivolta all'altro, risuona nel deserto come una pura vibrazione differenziale. La voce è questo «entre», questa spazialità pura che apre il nome dell'altro, apre l'altro al suo nome; la voce è un'indicazione di senso, un'attesa prima della risposta. La voce chiama a diventare nomadi nel deserto perché il deserto esprime metaforicamente lo spalancamento originario, l'apertura senza bocca, la chiamata dell'altro indipendentemente dalla sua risposta. La voce non è che l'invito a parlare prima che l'altro possa insediarsi come soggetto del discorso. La voce è il precedere del soggetto, è il suo prima e il suo non ancora perché quando il soggetto si insedia, la voce è rimossa così come il senso." 
Concludo qui, piuttosto soddisfatta di aver impiegato questa ora torrida a cercare una spiegazione per una questione così futile. Ora vado avanti con le mie occupazioni "gravi". 


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