SULLA STUPIDITA' DELLE BANANE E ALTRE IPOCRISIE IN CIMA AI GRATTACIELI DEL MONDO



Ma quanto si può diventare stupidi?  Mi chiedo se vi sia un limite oppure se, ad un certo punto, sia solo strada in discesa verso l'idiozia più imbarazzante (perché pubblica). Si potrebbe affrontare questo tema con la dovuta serietà. Ma oggi non ne ho voglia. Mi riferisco alla oscena stupidità dall'attore Paolo Villaggio
Allora conviene, dal momento che è il primo maggio, affrontare questo interessante argomento mettendomi nei panni di una banana. Se io fossi una banana eviterei gli ipocriti, i rimbambiti, i primati senza cultura, le foreste buie dell'ignoranza. E dunque eviterei anche Paolo Villaggio.
Prenderei le mie due amiche noci di cocco e le lancerei in testa al rimbambito che si è permesso di sparare una cazzata degna del peggiore degli homu(n)culi. Chissà che un gesto simile non abbia l'effetto miracoloso che, a volte, una botta in testa produce: il riaccendersi dei neuroni! Leggere (lo strano caso del genio in matematica) per credere. Buon primo maggio a tutti, e vi ricordo che l'aggettivo superiore e inferiore si addice molto di più ai piani di un grattacielo che alla cultura (e che in cima ai grattacieli di New York ci stavano le "culture inferiori": italiani, irlandesi e indiani).
 

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