L'UOMO DI PIETRA






Un mio racconto uscito sul Corriere della Sera


L'uomo di pietra

Elena s’innamorò di lui a prima vista. Una sera, a casa di amici, lo vide e subito le sembrò una divinità in mezzo ai comuni mortali. S’innamorò di David e quella sera stessa lo seguì a casa sua.
Qualcuno provò a metterla in guardia mentre lasciavano la festa, mano nella mano. Un’amica le disse: “Elena, stai attenta. David è un uomo di pietra.”
Ma fu un colpo di fulmine. E David era bellissimo. Quella notte Elena, stringendosi a lui, sentì il peso di una montagna sul petto. Per un istante, non riuscì a respirare. Diede la colpa all’emozione e all’alcool e non ci pensò più.
Dopo due settimane di cene a lume di candela e appassionati incontri in camera da letto, Elena accettò l’invito di David e si trasferì a casa sua. Era una villa antichissima, piena di mobili raffinati e oggetti d’antiquariato. Le abitudini quotidiane di Elena non subirono cambiamenti; tutti i giorni andava alla Galleria d’Arte Moderna, dove lavorava da un anno, la sera tornava nelle braccia di David. Lui accendeva le candele e si sedevano sul divano a parlare. Non si vedevano quasi mai durante il giorno. E nei fine settimana David viaggiava per lavoro. La sua famiglia aveva delle proprietà in giro per l’Europa e lui se ne occupava di persona. Non amava parlare del suo lavoro. E non si telefonavano quasi mai. Solo qualche messaggio, quando c’era un imprevisto e rincasava tardi. Di solito, però, David tornava qualche ora prima di lei, e cominciava a cucinare. Verdure fresche, carni pregiate, salmone, vini d’annata conservati in bottiglie polverose. Elena amava le sue attenzioni a cena. E anche dopo cena quando se ne andavano di sopra e facevano l’amore. Poi lei si addormentava tra le sue braccia come un sasso. I giorni passavano.
A volte però provava una strana sensazione che le impediva di essere completamente felice. Non sapeva spiegarla, era come se avesse un peso sul cuore: un macigno, una frana di pietre nelle vene.
C’era una cosa che la metteva a disagio: David era sempre freddo come il marmo. Quando le poggiava la testa sul seno sentiva la sua guancia gelata.
Elena non faceva domande. Si diceva: è questo l’amore. David era un uomo splendido. A volte non poteva fare a meno di ammirarlo mentre usciva dalla doccia: i muscoli perfettamente scolpiti, la pelle color ambra, il collo taurino, le vene in bassorilievo, il profilo greco.
Una sera David se ne accorse. Perché mi guardi? Lei sorrise e lui le chiese di passargli l’asciugamano. Elena provò uno strano imbarazzo e arrossì mentre glielo porgeva. David allungò il braccio e ruotò lievemente le spalle. Con una torsione perfetta, si trasformò nel Discobolo di Mirone: un incrocio di linee armoniche, l’ arco delle braccia, la serpentina del corpo chino a bilanciare il peso. Tutte le tensioni perfettamente controllate e in equilibrio. Allora Elena non riuscì a non dirgli: David, tu sei perfetto, sembri una statua.
David avvolse l’asciugamano intorno alla vita, abbassò gli occhi. All’improvviso si era fatto pallido. Il viso scolpito dalla punta sottile di uno scalpello si fece di granito. Elena provò a baciarlo ma le labbra erano fredde come pietre ricoperte di brina. Si ritrasse con un brivido e gli chiese: cosa ti prende?
La camera era silenziosa, si sentiva solo il rumore dell’acqua gorgogliare nei muri spessi attraversati dai tubi di rame. Tutto in quella casa era vecchio e misterioso. In quel momento sentiva la presenza minacciosa dei busti che troneggiavano nelle altre stanze, riproducendo gli austeri antenati di cui David non aveva mai parlato.
David si addormentò per primo. Con gli occhi chiusi sembrava una statua vera. Elena mise la guancia sul suo petto ancora nudo. La pelle era bianca e fredda come il marmo di una colonna. Elena si spaventò. Quell’immenso silenzio all’improvviso si fece palpabile. Allora cercò il rumore confortante del cuore. Non sentì nulla. Gli toccò il polso e lì, tenue, sentì un fremito. In quel momento David aprì gli occhi e la guardò con infinita tristezza. Poi con voce lontana e distante, le chiese: Puoi amare un uomo di pietra?
Elena fu presa da un terrore improvviso. Prese i vestiti e fuggì. Corse via, passando davanti alle statue che la guardavano severi, e si ritrovò in giardino. Prima di aprire il cancello si voltò e alzò gli occhi. David era alla finestra, circondato dai busti di pietra dei suoi antenati. David era una statua, un uomo di pietra.


per ascoltare l'audio ecco il linkMusiche di Notturno ConcertanteArrangiamenti e montaggio di Lucio LazzaruoloVoce recitante di Dario Albertini

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