martedì 29 aprile 2014

DISCENDENTI PROFUMATI

Quanto sono intelligenti i fiori! E pure simpatici. Vorrei tanto discendere da questa "scimmia". L'altra si evolve lentamente (e non profuma).


domenica 27 aprile 2014

LA PIOGGIA BREVE


La pioggia breve foto di G. Iorio


A volte piove 
solo per i fiori che stanno per strada 
vicino alle croci
dura poco 
è la pioggia breve 
come un singhiozzo.

(da "La pioggia breve" raccolta inedita)

venerdì 25 aprile 2014

A CHI SERVONO I POETI?

Di tanto in tanto fa bene rileggere i giornali. Parlo degli articoli che sembrano sempre attuali, come quello di Jorge Luis Borges sul New York Times, dell'8 maggio 1971.
Lo metto qui, in inglese.



May 8, 1971

Who Needs Poets?

By JORGE LUIS BORGES
The poet’s trade, the writer’s trade, is a strange one. Chesterton said: “Only one thing is needful--everything.” To a writer this everything is more than an encompassing word; it is literal. It stands for the chief, for the essential, human experiences. For example, a writer needs loneliness, and he gets his share of it. He needs love, and he gets shared and also unshared love. He needs friendship. In fact, he needs the universe. To be a writer is, in a sense, to be day-dreamer--to be living a kind of double life.
I published my first book, “Fervor de Buenos Aires” way back in 1923. This book was not in praise of Buenos Aires; rather, I tried to express the way I felt about my city. I know that I then stood in need of many things, for though at home I lived in a literary atmosphere--my father was a man of letters--still, that was not enough. I needed something more, which I eventually found in friendships and in literary conversation.
What a great university should give a young writer is precisely that: conversation, discussion, the art of agreeing, and, what is perhaps most important, the art of disagreeing. Out of all this, the moment may come when the young writer feels he can make his emotions into poetry. He should begin, of course, by imitating the writers he likes. This is the way the writer becomes himself through losing himself--that strange way of double living, of living in reality as much as one can and at the same time of living in that other reality, the one he has to create, the reality of his dreams.
This is the essential aim of the writing program at Columbia University’s School of the Arts. I am speaking in behalf of the many young men and women at Columbia who are striving to be writers, who have not yet discovered the sound of their own voices. I have recently spent two weeks here, lecturing before eager student writers. I can see what these workshops mean to them; I can see how important they are for the advancement of literature. In my own land, no such opportunities are given to young people.
Let us think of the still nameless poets, still nameless writers, who should be brought together and kept together. I am sure it is our duty to help these future benefactors to attain that final discovery of themselves which makes for great literature. Literature is not a mere juggling of words; what matters is what is left unsaid, or what may be read between the lines. Were it not for this deep inner feeling, literature would be no more than a game, and we all know that it can be much more than that.
We all have the pleasures of the reader, but the writer has also the pleasure and the task of writing. This is not only a strange but a rewarding experience. We owe all young writers the opportunity of getting together, of agreeing or disagreeing, and finally of achieving the craft of writing.


Jorge Luis Borges, the Argentinian author, adapted this article from his remarks at Columbia University’s School of the Arts.

IL BOSCO DI CALVINO: LA MAPPA

Ecco il cartello che illustra al pubblico i sentieri del BOSCO DI CALVINO. È un piccolo capolavoro questa mappa, opera di Francesco Gargaglia, ideatore insieme a Sara Cracco (e me) del primo parco romano dedicato a Italo Calvino.
Inaugurazione il 24 maggio! Presto il programma con qualche sorpresa per i più piccoli.


giovedì 24 aprile 2014

TEARS & LANDAYS: LA\CRIME\NDAYS

Topography of tears è un progetto dell'artista americana Rose-Lynn Fisher. 
L'immagine che fa da copertina al mio ultimo libro "La\crime\ndays (CFR, 2014) è una delle meravigliose lacrime di Rose-Lynn e s'intitola: "Tears for those who yearns for liberation", una lacrima per chi sogna la libertà. 
Grazie Rose-Lynn Fisher per questa meravigliosa fotografia.
Il mio libro di landai dedicato alle donne che subiscono violenza lo potete trovare sul sito dell'editore CFR. Grazie a tutti i miei lettori. 


UN POMERIGGIO DI VENTO

Unsettled clothing di G. Iorio






mercoledì 23 aprile 2014

ROMANI | CAPELLI CORTISSIMI

Ancora un racconto nella rubrica "Romani". S'intitola "Capelli cortissimi". Per voi su Roma&Roma.



L'UOMO DI PIETRA






Un mio racconto uscito sul Corriere della Sera


L'uomo di pietra

Elena s’innamorò di lui a prima vista. Una sera, a casa di amici, lo vide e subito le sembrò una divinità in mezzo ai comuni mortali. S’innamorò di David e quella sera stessa lo seguì a casa sua.
Qualcuno provò a metterla in guardia mentre lasciavano la festa, mano nella mano. Un’amica le disse: “Elena, stai attenta. David è un uomo di pietra.”
Ma fu un colpo di fulmine. E David era bellissimo. Quella notte Elena, stringendosi a lui, sentì il peso di una montagna sul petto. Per un istante, non riuscì a respirare. Diede la colpa all’emozione e all’alcool e non ci pensò più.
Dopo due settimane di cene a lume di candela e appassionati incontri in camera da letto, Elena accettò l’invito di David e si trasferì a casa sua. Era una villa antichissima, piena di mobili raffinati e oggetti d’antiquariato. Le abitudini quotidiane di Elena non subirono cambiamenti; tutti i giorni andava alla Galleria d’Arte Moderna, dove lavorava da un anno, la sera tornava nelle braccia di David. Lui accendeva le candele e si sedevano sul divano a parlare. Non si vedevano quasi mai durante il giorno. E nei fine settimana David viaggiava per lavoro. La sua famiglia aveva delle proprietà in giro per l’Europa e lui se ne occupava di persona. Non amava parlare del suo lavoro. E non si telefonavano quasi mai. Solo qualche messaggio, quando c’era un imprevisto e rincasava tardi. Di solito, però, David tornava qualche ora prima di lei, e cominciava a cucinare. Verdure fresche, carni pregiate, salmone, vini d’annata conservati in bottiglie polverose. Elena amava le sue attenzioni a cena. E anche dopo cena quando se ne andavano di sopra e facevano l’amore. Poi lei si addormentava tra le sue braccia come un sasso. I giorni passavano.
A volte però provava una strana sensazione che le impediva di essere completamente felice. Non sapeva spiegarla, era come se avesse un peso sul cuore: un macigno, una frana di pietre nelle vene.
C’era una cosa che la metteva a disagio: David era sempre freddo come il marmo. Quando le poggiava la testa sul seno sentiva la sua guancia gelata.
Elena non faceva domande. Si diceva: è questo l’amore. David era un uomo splendido. A volte non poteva fare a meno di ammirarlo mentre usciva dalla doccia: i muscoli perfettamente scolpiti, la pelle color ambra, il collo taurino, le vene in bassorilievo, il profilo greco.
Una sera David se ne accorse. Perché mi guardi? Lei sorrise e lui le chiese di passargli l’asciugamano. Elena provò uno strano imbarazzo e arrossì mentre glielo porgeva. David allungò il braccio e ruotò lievemente le spalle. Con una torsione perfetta, si trasformò nel Discobolo di Mirone: un incrocio di linee armoniche, l’ arco delle braccia, la serpentina del corpo chino a bilanciare il peso. Tutte le tensioni perfettamente controllate e in equilibrio. Allora Elena non riuscì a non dirgli: David, tu sei perfetto, sembri una statua.
David avvolse l’asciugamano intorno alla vita, abbassò gli occhi. All’improvviso si era fatto pallido. Il viso scolpito dalla punta sottile di uno scalpello si fece di granito. Elena provò a baciarlo ma le labbra erano fredde come pietre ricoperte di brina. Si ritrasse con un brivido e gli chiese: cosa ti prende?
La camera era silenziosa, si sentiva solo il rumore dell’acqua gorgogliare nei muri spessi attraversati dai tubi di rame. Tutto in quella casa era vecchio e misterioso. In quel momento sentiva la presenza minacciosa dei busti che troneggiavano nelle altre stanze, riproducendo gli austeri antenati di cui David non aveva mai parlato.
David si addormentò per primo. Con gli occhi chiusi sembrava una statua vera. Elena mise la guancia sul suo petto ancora nudo. La pelle era bianca e fredda come il marmo di una colonna. Elena si spaventò. Quell’immenso silenzio all’improvviso si fece palpabile. Allora cercò il rumore confortante del cuore. Non sentì nulla. Gli toccò il polso e lì, tenue, sentì un fremito. In quel momento David aprì gli occhi e la guardò con infinita tristezza. Poi con voce lontana e distante, le chiese: Puoi amare un uomo di pietra?
Elena fu presa da un terrore improvviso. Prese i vestiti e fuggì. Corse via, passando davanti alle statue che la guardavano severi, e si ritrovò in giardino. Prima di aprire il cancello si voltò e alzò gli occhi. David era alla finestra, circondato dai busti di pietra dei suoi antenati. David era una statua, un uomo di pietra.


per ascoltare l'audio ecco il linkMusiche di Notturno ConcertanteArrangiamenti e montaggio di Lucio LazzaruoloVoce recitante di Dario Albertini

sabato 19 aprile 2014

POESIA DELL'ATTESA



non esistono solo i gabbiani

eppure oggi ci sono soltanto loro
e un cielo grigio che pare un muro
e gridano e non si consolano

nel becco un pezzo di pane
rubato a un bambino.



lunedì 14 aprile 2014

ECCO VENTIDUE NUOVI ALBERI NEL BOSCO DI CALVINO

Oggi abbiamo piantato ventidue alberelli. Cresceranno forti, come i bambini che li hanno piantati. E' stato molto bello vedere la collaborazione tra studenti del liceo e alunni delle elementari. Questo parco, dedicato a Italo Calvino, è più vivo, leggero e verde!
L'inaugurazione del Bosco di Calvino è prevista il 24 maggio. Vi terrò aggiornati.

























sabato 12 aprile 2014

UNA DOMENICA A ROMA | IL BIOPARCO QUATTRO ANNI DOPO







Stamattina mi sono svegliata con un'idea in testa: portare i bambini al Bioparco.  Tempo fa scrissi di una strana domenica allo zoo  con la famiglia (in realtà ne ho scritto più volte) ma in quella occasione fui piuttosto delusa, fu una giornata assurda.
Molte cose sono cambiate e sono pronta a raccontarvi una domenica completamente diversa. Sono passati quattro anni. Questi i cambiamenti: i bambini sono cresciuti; alle Casse ci sono i numerini (come dal dottore); si può prenotare per dar da mangiare agli animali; ci sono nuovi e interessanti padiglioni (Crimini & Animali, Farfalle e insetti); il personale è aumentato e sorride; il Rettilario è incluso nel prezzo (e il caimano è stato assegnato ai servizi sociali con i vecchi serpenti e coccodrilli).



Soprattutto, ed ecco la notizia incredibile, il passaggio che obbligava a uscire dal Bioparco attraverso il negozio di souvenir e giocattoli NON C'E' PIU'!
Mi sono commossa! Hanno esaudito il mio desiderio! Non immaginate la gioia: è una grande notizia, credetemi! Ora i genitori possono uscire indenni dal Parco e semplicemente distrarre i figli con qualche astuzia dal negozio tentatore di cui, i miei bambini, conservano atavica memoria.


Del "vecchio" Bioparco resta la giraffina all'ingresso, quella che misura l'altezza ai bambini lunghi e permette l'entrata gratis solo ai bambini non-lunghi.
Dopo la bella esperienza di oggi sono sicura che la giraffa smetterà presto di misurare bambini. Il Bioparco di Roma sarà finalmente all'altezza delle aspettative
Fra quattro anni fatemi scoprire che la giraffina che misura (e divide)  l'umanità è andata in pensione!

Sunday at the Zoo, by G. Iorio


venerdì 11 aprile 2014

NEL CUORE DI ROMA SU RADIO RAI 3

Domani su Radio Rai 3 nel Programma Il Cantiere la trilogia: NEL CUORE DI ROMA. Musiche di Notturno Concertante, regia di Lucio Lazzaruolo. Le voci sono delle attrici Angela Caterina, Chiara Mazza e Grazia D'Arienzo.

La puntata si può ascoltare in questo link. "Nel cuore di Roma" occupa la seconda parte del programma dal minuto 23esimo circa in poi. Fatemi sapere se lo avete ascoltato.

lunedì 7 aprile 2014

ROMANI | L'UOMO CURVO

Per leggere o ascoltare il racconto clicca sull'immagine.
Se vi piace trovate un minuto per condividerlo e farcelo sapere.
Grazie!

LA LUCE ACCESA NELLA STANZA

Lampada, G. Iorio


io ti lascerei
dormire sul mio cuore

questa non è una poesia d'amore
non ti spaventare
tremi quando comincio a cantare
ma non ci sono versi
se non vado a capo
tu ascolta mentre dormi

posso continuare?
volevo dirti solo
che la notte ti somiglia
è vera è nera
ha le tue ciglia.

domenica 6 aprile 2014

TRE HAIKU BLU



La barca a vela
Ha capito tutto: va
Nel verso giusto.

***

Ognuno prende 
Quello che può dal giorno. 
Io prendo il sole.


***

Siamo talmente
Semplici al sole. Come
pietre immobili.

MONOLOGHI DELLE COSE | INTERVISTA A UN TAVOLO

Animas, by G. Iorio (Sardegna, 2013)


Intervista ad un tavolo rettangolare.



R: Anche lei qui per appoggiarsi?
D: No, grazie. Sono qui per farle un'intervista.
R: Lei è … ?
D: Una donna… curiosa.
R: Piacere, tavolo… rettangolare. Cos'è un'intervista?
D: Domande. Per conoscere qualcuno… qualcosa.
R: Perché vuole conoscere qualcuno… qualcosa?
D: E' nella mia natura.
R: Nella mia natura rami, foglie, radici. La incuriosisce?
D: Si. Molto. Lei è nato in un bosco. E' stato tagliato. E' passato dal regno vegetale a quello degli oggetti inanimati. M'incuriosisce molto.
R: Dopo le interviste cosa succede?
D: Dopo l'intervista ognuno per la sua strada...
R: Noi tavoli diciamo, ognuno nella sua stanza...
D: Come è il suo rapporto con gli oggetti, lei che un tempo era animato?
R: Questi? Sedie scomode, quadri notturni, un tappeto che crede nella reincarnazione, due lampade non illuminate, libri in crisi d'identità:  ebookso non ebooks.
D: I libri! Li legge?
R: Li reggo. Mi piacciono quelli di un certo peso. La letteratura russa, per esempio.  Delitto e castigo.
D: Lei è russo?
R: Si, ho solo un vago ricordo del mio bosco. Un manto di neve perenne. Poi un giorno la neve è caduta dai rami. Non era la primavera. Un taglialegna. Mi ha segato, all'improvviso ero solo un tronco poi un furgone. Di quello che è venuto dopo non ricordo niente.
D: Cosa le manca?
R: Le mie radici. I rami. Perfino gli aghi.
D: Quanti cerchi ha?
R: Tanti.
D: Lei è un tavolo rettangolare. Le piace la sua forma.
R: Avrei preferito rotondo. Odio le gerarchie, i capotavola, gli spigoli.
D: Le fa più paura l'idea di invecchiare, rompersi o di finire bruciato?
R: Il tempo è buono con me. E in giro ci sono tanti bravi artigiani. Ma nel caminetto a volte vedo  bruciare dei pezzi di legno ancora verdi.  Per quello piango.
D: Lei piange?
R: Se per questo rido anche. Quando mi spolverano. Soffro il solletico
D: Qual è il suo tarlo?
R: Ne ho tanti.
D: Intendo la sua idea fissa...
R: Fare lo scrittoio. La letteratura è la linfa della mia vita.
D:Ultima domanda prima di salutarla. Lei crede in qualcosa, qualcuno?
R: Credevo nel Carbon Fossile. "Un giorno risorgerà e riscalderà la stanza". Ma dopo il Termosifone di ghisa mi sono convertito al Pannello Solare. 

venerdì 4 aprile 2014

LAMPI

Dopo il temporale, G. Iorio

Tutto ad un tratto voglio mia figlia.
Stare abbracciata alla sua meraviglia.

***


La poesia è cieca
Sceglie il suo cane
Per attraversare la strada.



Fedi, G. Iorio



Questo cantare imperfetto
che sfugge al gran divieto: siamo un coro d'angeli scacciati
e tu che canti forte
hai conosciuto i frutti

proibiti.

ALTRE NARRAZIONI | ETERNI RITORNI

C’è un cordone ombelicale che ci tiene legati ai paesi dove siamo nati. Come un elastico che prima ci fa schizzare via e poi ci costringe a tornare. E così in eterno. Da venti anni non faccio che subire la forza dell’eterno ritorno. Ed è questa ripetizione entusiastica la caratteristica principale dei miei eterni ritorni.
Proverò a raccontarveli, per un po’,  su Racconti Viandanti. Voi ricambiate con un sorriso circonfuso di luce, come quello che colse il pastore di Nietzsche quando, all’improvviso, un giorno s’avvide della bellezza dell’eterno ritorno.
GIOVANNA IORIO


mercoledì 2 aprile 2014

ROMA AND ROMA | UNA NUVOLA IN GARAGE




Ieri era una giornata piena di nuvolette rosa, ed era anche il primo Aprile. Su Roma & Roma è uscita una delle mie storie invisibili "Una nuvola in garage". Parla di un cirrostrato piccolo che vive in un garage. Potete leggerla ed ascoltarla cliccando sull'immagine.
Ma da domani, qui a Roma, le nuvole saranno anche in mostra. Nelle Sale Espositive a Palazzo della Cancelleria si apre la mostra fotografica di Myra Bonifazi dal titolo appunto “Le Nuvole”. Trentanove fotografie inedite, ordinate in nuclei tematici e dedicate principalmente a Roma, ai suoi cieli infuocati, ai suoi paesaggi urbani, ai cieli puri. Qui le foto.

MONOLOGHI DELLE COSE | LE INTERVISTE, IL BIDET



Intervista a un bidè che crede alle favole.

D: Salve! Mi scusi, sono letteralmente corsa da lei ad intervistarla perché avevo letto che vogliono eliminarla!
R: L'ho sentito dire. C'è ancora speranza?
D: No, credo di no. A lei piacerebbe fare il vaso di fiori? Aspetti... non risponda. Ora le faccio l'intervista che ho preparato. Me lo dice dopo!
R: D'accordo. Non parlo mai con nessuno, mi fa piacere.
D: Lei è un tipo taciturno?
R: In realtà no, però avere un cesso come interlocutore non è il massimo ...
D: Intende il vaso sanitario?
R: Chi?
D: Ehm... Mi dica, qual è il momento della giornata che ama di più?
R: La notte. Penso, penso, penso. Mi fa compagnia l'acqua nei tubi. Gorgoglia.
D: Un bidè che pensa! E cosa pensa un bidè?
R: Ultimamente penso alla Sirenetta.
D: La favola?
R: Si. Mi commuove. Mi piace tanto.
D: Cosa le piace di quella favola?
R: Le gambe. Anche io vorrei le gambe.
D: Tempo fa le avevate le gambe.
R: Si, lo so. L'evoluzione. Ho sentito che voi avevate la coda. Meno male che non ce l'avete più... pensa a sopportare pure quella oltre al ...
D: ...e mi dica, che ci farebbe con un paio di gambe?
R: Non un paio.. Quattro.  Cambierei stanza. Vivrei in salotto.
D: Lei non accetta la sua condizione?
R:  Mi dica, sinceramente, a lei piacerebbe avere a che fare da mattina a sera con... come l'ha chiamato? Ah, il vaso sanitario? Oppure un culo in faccia? Ecco, io sono sensibile. E non lo sopporto.
D: Ma lei ha mai riflettuto sul bene che fa alla gente? Se ci pensa, deve essere orgoglioso del lavoro che fa!
R: Scusi, ma questa cosa che fai un lavoro di merda,  è il caso di dirlo, così aiuti l'umanità, questa stronzata  io non la bevo! Io bevo proprio tutto.  Ma questa non mi scende. A volte mi otturo, è vero. Però questa non mi scende neanche con l'idraulico liquido.
D: E cosa propone?
R: Ma che ne so, facciamo una rotazione! Prendiamo una sedia in salotto, facciamole un buco ed ecco fatto. Quando mi hanno disimballato ho pensato: che bello! Ero sul camion dell'idraulico, insieme alle maioliche azzurre, ai tubi di rame. Splendevamo. Ho sperato di essere un vaso di fiori. Macché!
D: ... Ora capisco perché spera di venir tolto dal bagno. Ho capito...
R: Grazie. E' bello essere compresi e non soltanto usati. Lei è gentile, anche se non la conosco intimamente. Si vuole accomodare?
D: No, grazie. Preferisco continuare in piedi. Ecco, ora una domanda che faccio sempre. Si è mai innamorato?
R: Non lo so… cosa si prova?
D: Come spiegarle l'amore… allora, si perde la testa, si sta attaccati a qualcuno, si dimentica tutto il resto, si ha il sorriso sulla faccia, ci si lava più spesso…
R: Caspita, allora ho visto un culo innamorato!
D: Ah ah ah! Che divertente!
R: Voglio innamorarmi anche io! Posso innamorarmi di lei?
D: Al cuore non si comanda…
R: Al mio si! Guardi …la mia leva saltello è in fibrillazione!
D: Che tenero, guardi io non potrei ricambiarla. Però grazie. Sono onorata. E la rispetto. Lei è un oggetto importante per me.
R: Come sarebbe a dire, un oggetto?
D: Beh, io sono una donna... E lei è un bidè.
R: Forse, se mi bacia… come nella favola del Principe Ranocchio…
D: Credo che non funzionerebbe...
R: Vuole provare?
D: Non è il caso.
R: Peccato. Mi apra il rubinetto, le canto la serenata!
D: La sua corte mi sta confondendo… Cambiamo argomento. Cosa odia di più?
R: Quando mi lasciano il rubinetto aperto e il tappo chiuso. Quando pisciano nel bidè. Quando incontro gli abrasivi. Il calcare, si attacca (dice che mi ama il calcare?). Le spugne metalliche.  E l'idraulico. Mi smonta sempre. Mi butta i pezzi vecchi, dice in giro che mi ero rotto, e invece ero soltanto stanco.
D: Capisco. Sono i momenti duri.
R: Allora anche lei conosce il calcare...
D: Una specie...Ora la devo lasciare. Torno a trovarla, promesso!
R: La prego, si, torni! Ma davvero non crede alle favole? Forse se mi bacia…
D: Arrivederci!
R: Ah, se avessi le gambe...

LA MAPPA DELLE STORIE INVISIBILI: Roma, Fontana delle tartarughe

Stasera una storia invisibile è apparsa alla Fontana delle tartarughe... buon ascolto, se passate di là. E, a proposito, salutatemi Serafina...