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RIFLESSIONI SULLA PERFEZIONE DELLE REGOLE E DEI CROCHI GIALLI

Un croco dal web
Aveva ragione mia nonna. Lei Shopenhauer non sapeva chi fosse ma il genere umano lo conosceva bene. Secondo lei la perfezione esisteva, ma nessun essere umano lo avrebbe mai ammesso. Per invidia, stupidità, presunzione la perfezione non è esisteva allora e non esiste neanche oggi.
La perfezione di cui lei parlava era quella del bucato, profumato e bianco. Del pane, buono e fragrante. Della casa ordinata. Dei figli puliti. Del marito che aveva un lavoro. Della buona salute. Soprattutto dei giorni senza guerra. Per lei questo era la perfezione.
Però mia nonna non conosceva la perfezione delle parole, dei mondi di carta. Lei conosceva solo la perfezione di un piccolo mondo.
Quando si parla di un libro ecco che spunta la parola "perfetto". Che libro perfetto! Una prova perfetta dello scrittore... X
Ma per riuscire a riconoscere la perfezione nei mondi di carta dobbiamo essere pronti a seguire le regole: imperfetto diventa il libro (e l'autore) che non le ha osservate.
E più il libro appare perfetto più si ricordano le regole. Eccone solo alcune, molto in voga nei sottoboschi poetici e narrativi contemporanei: la regola dei cinque anni per le raccolte di poesia; la regola dei tre anni per il romanzo; la regola dei dodici mesi per la raccolta di saggi; la regola di un articolo alla settimana per le rubriche; la regola di un aforisma al giorno su twitter per tenere buone le masse; la regola del silenzio su facebook per guadagnare l'onnipotenza.
Quante regole!  Ce ne sono davvero una sporta, un sacco, una tonnellata. Ogni tanto qualche scrittore  non si trattiene e cede alla tentazione: comincia a diffondere le sue regole.
Lo sapete che mia nonna chiamava regole... le mestruazioni. E' colpa sua se, quando si parla di regole, io comincio a sanguinare; mi fa uno strano effetto chi addirittura le enumera: 1) ... 2) .... 3) ...
Di tanto in tanto, mi capita di imbattermi in un piccolo poeta, un piccolo scrittore. Capita solo a chi scrive piccole cose, non vi allarmate.
Che universo vario e complesso quello dei piccoli scrittori\poeti. Se ne trovano, come nel mondo vero, cordiali, educati, freddi, raffinati, gelidi, scostanti, ostili, invidiosi, velenosi, generosi, frettolosi, maleducati. Vario e complesso dunque. Non serve che continui.
Generalmente nei libri mostrano anime sensibili, dentro a torri trasparenti di parole.  Grondano frasi piene di meraviglia davanti a un croco giallo, del creato apprezzano ogni creatura: il verme, il germe, perfino il povero virus.
In carne ed ossa però, sono più venali, meno delicati. Nell'intimità di una cena useranno le parole con cura, come appena nate. Parlano però, non di natura, ma di un brasato, di un vinello appena stappato... che poesia, che gusto prelibato.
A volte, invitato al banchetto, provi ad offrire il companatico. Ti rispondono che hanno già mangiato, non hanno più appetito.
Ti senti imperfetto, come una carota davanti a un coniglio, il coniglio davanti a un contadino, il contadino davanti a un padrone, il padrone davanti al suo dio.
Però la perfezione esiste: non importa se non siamo in grado di parlarne a cena. E' il croco che non ho mai visto. Vale la pena cercarlo. Il suo giallo lo preferisco al povero limone che oramai non salva nessun poeta (e qui lo spremono sull'arrosto).

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