lunedì 31 marzo 2014

PIANTIAMO IL BOSCO DI CALVINO




"Gallo cristallo
 gallina cristallina
 oca contessa
 anatra badessa
uccellino cardellino..."

... andiamo a piantare 
IL BOSCO DI CALVINO





Non so se ve ne siano altri, ma qui a Roma sarà il primo Bosco di Calvino.
Ricordate la prima Little Free Library d'Italia? A giugno compie due anni e noi stiamo preparando un regalo per tutti i cittadini che amano passeggiare all'ombra degli alberi, prendere un libro, leggere storie all'aria aperta e immaginare un mondo più bello.
La prima cosa che faremo è piantare 23 alberi. Li abbiamo ricevuti in dono e, dopo averli tenuti nei vasi, nei prossimi giorni i miei studenti del liceo e quelli delle elementari scenderanno a piantarli. Sarà un grande divertimento e una soddisfazione vederli crescere negli anni.
Il parco diventerà "Il Bosco di Calvino", per celebrare i novanta anni di uno scrittore che ha creato, con le parole, luoghi indimenticabili e leggeri.
Abbiamo fatto realizzare dei cartelli in legno, abbiamo dato un nome ai cinque sentieri
Il sentiero dei nidi di ragno è quello che porta nel luogo più recondito del parco, racchiuso da un fitto muro di canne. In questo luogo si arriva dopo una lunga passeggiata e per un po' il mondo scompare.
Casa Viola, è una casetta, accanto ad uno stagno che noi speriamo di far diventare un centro di studi permanente. Qui cercheremo di far incontrare (e amare!) letteratura e scienza, con laboratori di scrittura, scienze e  mostre permanenti.
I libri degli altri, è il sentiero che conduce all'albero della Little Free Library, dove si trova la nostra biblioteca libera e "altruista".
Le città invisibili, è il sentiero più misterioso (perché te lo devi immaginare); costeggia la città di Roma e tra i cespugli s'intravedono le palazzine di Vigna Clara. Sulla rete di recinzione metteremo dei piccoli cartelli, con i twitter migliori del progetto "Le città invisibili" curato dalla Fondazione Cesare Pavese e da Pierluigi Vaccaneo, tra i fondatori di Twitteratura.
Area cani Ottimomassimo, è un'area recintata del parco dove, chi lo desidera, può far liberamente correre l'amico fidato.
Ecco, questo sarà il nostro Bosco di Calvino, dove cresceranno alberi di ogni tipo e di ogni sensibilità.
Infine, nell'Area Gioco, vi sono quattro "casette di legno". Sembrano copertine capovolte di libri aperti. Proprio su queste "copertine" gli studenti nei prossimi giorni disegneranno i personaggi che compaiono sulle copertine de Le fiabe italiane.
Nel Parco Inviolatella Insugherata noi speriamo che si respiri non solo aria pulita, ma anche letteratura. 
A presto! Noi cominciamo nei prossimi giorni, e se desiderate unirvi a noi, o semplicemente partecipare, scrivetemi!

giovannaiorio96@gmail.com

domenica 30 marzo 2014

LA LISTA DELLA SPESA




Oggi, con mia sorpresa,
Qualcuno ha scambiato per una poesia
La lista della mia spesa.
Per sbaglio l'ho pubblicata
Iniziava così: un cespo d'insalata, pasta e passata.
Non è colpa né merito mio
Se tra le cose da comprare qualcuno ha letto
la parola Dio.
Era solo un po' d'olio 
anagrammato, una cancellatura 
sul foglio macchiato.
(g.i.)
®

REPORTAGE FOTOGRAFICO:UNA GIORNATA AL MARE
















All photographs ®GiovannaIorio

sabato 29 marzo 2014

CRONACHE PATCHWORK

Foto dal web


Vi racconto una giornata patchwork. Prima, però, vi spiego cos'è.

Definizione
Dicesi giornata patchwork uno di quei giorni in cui succedono cose strane, di tutti i colori, di tutti i tessuti, di tutte le forme. Ma non è un giorno brutto, anzi. La sensazione, a fine giornata, è di avere a disposizione tanti ritagli di stoffa colorati e belli. Per questo motivo ti accingi a non buttar via nessun momento. Con le parole si cuciono insieme i pezzi. Ne viene fuori una coperta per quando torna il freddo. A questo servono le giornate patchwork.


Primo ritaglio
Ricevuto un dono: un libro. Un'amica mi porta un pacchetto rosso. Gioia mentre scarto La marmellata sul panino di Daniele Selvaggio.

Secondo ritaglio
Nella pausa pranzo io e Alan facciamo una piccola passeggiata. Andata: un tratto di strada che costeggia un campo. Scorgo, in cima a un albero, nell'incavo dei rami, margherite gialle. I fiori vogliono crescere ovunque.


Terzo ritaglio
Ritorno: un rumore tra i rami, oltre la rete, sulla Cassia Antica, tra Via di Villa Lauchli e Cassia Nuova. Le macchine continuano a scorrere, persone che aspettano l'autobus alla fermata. E in mezzo ai cespugli cinghiali. Decine di piccoli cinghiali. Giocano. Incontro gli occhi buoni e attenti della madre.



Quarto ritaglio
Mia figlia mangia un cono gelato azzurro. Il celeste intorno alla bocca. Mio figlio gioca con la palla da rugby, colpisce il lampadario della camera da letto. Il rumore dei cristalli celesti.


Quinto ritaglio
Un cancello e un uccello. Sembra una gabbia che si solleva.




Sesto ritaglio
Roma viene abbracciata dal sole. Chiamo un taxi, devo correre al Campidoglio per andare incontro a un bel titolo. La bellezza non si somma. Il tassista arriva nella mia strada. Io salgo e lui, dopo qualche minuto dice: "Lo sa, in questa strada, tempo fa viveva la mia fidanzata: Michela. Un anno insieme. Poi ci siamo lasciati. Allora io gli chiedo: Da quanto tempo non ci veniva? Da trentacinque anni. Passiamo davanti agli alberi di un viale in fiore. Fiori di pesco. Sembrano sbocciati mentre ricorda la storia della dolce Michela.





Settimo ritaglio
Campidoglio: La bellezza non si somma di Roberto Maggiani. Arrivo alla presentazione, in ritardo. Mi siedo accanto alla statua di Raffaello. La poesia riempie la stanza. Le sedie d'oro scintillano. Nel busto di marmo prende a battere un cuore.


Ottavo ritaglio
Corro via. Ho una copia del libro. Felice. Scende la sera dal Campidoglio. Non si può attraversare la città senza raccogliere pezzi meravigliosi di storie. Alan ha nostalgia dell'Irlanda. Decide di portarmi a bere una birra in un pub irlandese: The Scholars. C'è una band che suona musica tradizionale. Alla nostra destra due ragazzi. A sinistra una famiglia irlandese in vacanza. Patrick ha settant'anni e non suona il tin whistle da un sacco di tempo. Vive a Londra, con sua moglie e quattro figli. Emigranti.A venti anni ha lasciato l'Irlanda per cercare fortuna. Lo invitiamo a suonare per noi. Dice di si, per sua figlia che è in vacanza insieme al fidanzato londinese (che però  ha anche lui origini irlandesi. La famiglia viene da Galway. E dopo un po' Alan scopre che   ha lo stesso cognome di sua madre, che viene da Galway). Patrick suona una musica dolcissima. Ha gli stessi occhi azzurri del mio Alan. Ci racconta la sua storia. Ci dona qualcosa di prezioso. Un segreto, per una vita luminosa. Remember to polish your brass. Mi vengono di nuovo in mente le sedie del Campidoglio.

Nono ritaglio
I due ragazzi nel pub sono carabinieri. Lavorano a Gorizia, ma vengono entrambi dalla Campania. Emigranti. Hanno 33 e 28 anni. Anche loro incoraggiano il vecchio Patrick e applaudono dopo il mini concerto. Sono a Roma per la visita di Obama. Le persone normali s'incontrano così. Ai margini delle persone speciali.

Decimo ritaglio
Si torna a casa. Si cammina un po', lentamente, fino all'Ara Pacis. Si potrebbe passare la notte a contemplare il bianco del marmo, i volti dei septemviri: due di loro (gli ultimi) sono identici a mio padre, a mio zio! E così mi sembra di passare a salutare la famiglia.






Ritagli piccolissimi e sparsi
Il sorriso di Samira. I capelli ricci di Giusy. Il caffè zuccherato e la psicologia dello zucchero spiegata dal barista del Sant'Eustachio. Il profumo che emana dal pacchetto giallo,  Alan lo mette in tasca. Il nostro talismano. Il Tevere e gli alberi. I tronchi. I bronchi. Il respiro in ogni pietra. Tornare a casa. Aprire la porta. Abbracciare i figli. Mettere i libri nuovi accanto agli altri libri. La mia grande famiglia.





GRAZIE MONDADORI


venerdì 28 marzo 2014

I MONOLOGHI DELLE COSE | LE INTERVISTE

PIEDI, ®Giovanna Iorio


Intervista a Leone delle Fiandre, calzino spaiato.


D: Il suo nome?
R: … Leone delle Fiandre. 
D: Piacere!
R: Il piacere è mio. 
D: Possiamo cominciare?
R: Certo, sono pronto. La prima domanda?
D: Quali sono i suoi primi ricordi?
R: Mia madre e mio padre non li ho mai conosciuti. Avevo un fratello, gemello, ci siamo persi. Ha mai sentito parlare dei "desaparecidos"? 
D: Una storia molto triste.
R: Spariscono nel nulla e non se ne sa più niente. Noi spaiati ci chiediamo sempre: "Perché è toccato a lui? Perché non hanno preso me?" 
D: Mi dispiace averla turbata. Passiamo alla seconda domanda? La sua scarpa preferita?
R: Quella da ginnastica è la peggiore. Molti di noi non ce la fanno. La chiamiamo "la camera a gas".
D: Cosa mi dice della lavatrice? 
R: Quella mi piace! Da ra-calzino volevo fare l'astronauta! Poi mi dissero che nello spazio non portano calzini! Una grande delusione...
D: Che rapporto ha con il piede?
R: Non vedo un piede da tanto tempo. Sto nel cassetto e attendo. A volte qualcuno mi indossa lo stesso, con un altro calzino. Ho sentito dire da una vecchia mutanda che faremo tutti una brutta fine. Non so cosa mi aspetti...
D: L'odore dei piedi, se lo ricorda?
R: Un calzino si tappa il naso e fa il suo dovere, quando è un vero calzino. 
D: E i buchi?
R: Ne ho avuto solo uno, è stata un'esperienza particolare. Mi guardavano tutti, non facevano che indicare il mio buco. Vedevano solo quello. 
D: La capisco.
R: Anche lei ha un buco?
D: Ne ho diversi… Ma, mi dica, si è mai innamorato?
R: Una volta sola. 
D: Le va di raccontare?
R: Non c'è molto da dire. L'estate scorsa sono rimasto in un cassetto al mare accanto a un costume giallo. Parlavamo tanto, parlavamo di tutto. Lei aveva da poco perso il pezzo di sopra. Era solare, timida. Ci siamo innamorati subito. Poi un giorno, hanno ritrovato il reggiseno. Vennero a prenderla e la portarono via. Non l'ho più rivista.
D: Bella storia. Sintetico.
R: No, veramente sono di cotone.
D: Mi riferivo al filo della vicenda...
R: Non perdo mai il filo, è vero. Nei cassetti, al buio, per passare il tempo ci mettiamo a raccontare storie. Siamo tutti molto intimi.
D: Lo immagino. Ora vado. Le auguro buona fortuna. 
R: Aspetti, mi faccia vedere… Anche lei porta calzini spaiati!
D: Ehm, si! Sa, al buio... Ho preso quello che capitava.
R: Se mi vuole, vengo volentieri con lei. 
D: Non ho niente in contrario. Venga, la metto in borsa!
R: Brava. Sa come diciamo noi? Meglio un giorno con Leone delle Fiandre che cento senza! 
D: Lei è proprio un simpaticone. Andiamo, la porto a casa mia!

®giovannaiorio

giovedì 27 marzo 2014

LA LUCE

Dramatic Sunflower ®G. Iorio
ai miei figli

un raggio improvviso
sulla tua pelle un giorno

ho tremato
ho temuto
che possa ferirti

la luce.



CARO AMICO (DI LETTURE E DI LEGGEREZZA) TWISCRIVO...




Scriverei la mia vita in 140 caratteri. Un racconto brevissimo è tutto quello che mi posso permettere di scrivere, con la vita che faccio - e forse voi di leggere con la vita che fate! E allora Caro amico #twiscrivo anche io. Ieri mattina, alle 9:00, è cominciata la tre giorni di "notti buie e tempestose...". La sfida, che io ho accettato, è di scrivere racconti in 140 caratteri con questo scontatissimo e oramai insopportabile incipit.
Ecco alcuni dei miei Twitter. Se vi va, seguitemi! Finché c'è twitter c'è speranza...



#twiscrivo Era una notte buia e tempestosa, io ero solo una rosa; al cancello chiesi timorosa: M'aggrappo? NO!Cigolò.Che ti venga la ruggine!


#twiscrivo Era una notte talmente buia e tempestosa che non si capiva un'acca nella fattoria di Tobia. Perfino il gallo fece: cicciricì!

#twiscrivo Era una notte buia e tempestosa.Facevo il secchio ma ero stufo. Allora mi riempii fino all'orlo e chiesi la luna. E lei scese.

#twiscrivo Era una notte buia e tempestosa. Non avevo nessuna voglia di fare la lampadina. Così mi fulminai. I momenti bui della mia vita.

#twiscrivo Era una notte buia e tempestosa come le altre. Poi la macchina si fermò sul GRAnde Raccordo. Che GRAnde notte buia e tempestosa!


#twiscrivo Era una notte buia e tempestosa quando mia madre mi diede alla luce.


#twiscrivo Era una notte buia e tempestosa.Persino la mia ombra non volle uscire di casa. Andai a comprare il latte. Ero completamente sola.

#twiscrivo Era una notte buia e tempestosa. Lo vidi sotto un pino romano. Anche lui mi vide. Mi venne incontro. Fu un colpo di fulmine.

#twiscrivo Era una notte buia e tempestosa. CHE LAMPI! Il gatto, per un piattino di latte, fu costretto a ruggire come un leone. CHE TUONI!

#twiscrivo Era una notte buia e tempestosa. La farfalla tornò nel bozzolo. Il girino nello stagno. Il ragno nel buco. E l'uovo?

#twiscrivo Era una notte buia e tempestosa. Non me n'ero accorta, poi improvvisamente alle 9:00 del mattino cominciarono a scriverlo tutti!

#twiscrivo Era una notte buia e tempestosa. Ma in fondo al mare no!

#twiscrivo  Era una notte buia e tempestosa. E io fingevo di essere un albero, non una foglia.

#twiscrivo Era una notte buia e tempestosa in un bicchiere. Finì tutta d'un sorso.

#twiscrivo Era una notte buia e tempestosa, come la centrifuga di una lavatrice. La città si svegliò senza macchia. Lavata e asciugata.

#twiscrivo Era una notte buia e tempestosa. Il cielo era talmente basso che bastava aprire la finestra per farsi due chiacchiere con dio.

#twiscrivo Era una notte buia e tempestosa.Un uomo scrisse "Era una notte buia e tempestosa" sulla pagina bianca. E poi: Fine.

#twiscrivo Era una notte buia e tempestosa, il mio odioso vicino di casa non riusciva ad aprire la porta con la chiave.Che notte Celestiale.


twiscrivo Era una notte buia e tempestosa, il mondo era sottosopra. Il pipistrello attaccato al ramo disse: Chi mi ha girato il panorama?

#twiscrivo Dopo tre giorni di "notti buie e tempestose" ho i capelli elettrizzati, la voce tonante e una nuvola per cappello.

#twiscrivo E' ancora una notte buia e tempestosa?Chiede mia figlia dal letto. Puoi spegnere la tempesta e darmi il bacio della buona notte?


#twiscrivo Leggenda metropolitana: nelle notti buie e tempestose Dio guarda la partita e cerca di far vincere la sua squadra (non la tua).

#twiscrivo Le buste di plastica bianche amano le notti buie e tempestose. Per strada non cammina nessuno e loro volano indisturbate.

#twiscrivo Prima di tutto era una notte buia e tempestosa. Poi l'amore è cieco. Le cene a lume di candela sono una fregatura. Oh, non t'amo!

#twiscrivo Era una notte buia e tempestosa nel cassetto dei calzini. La mattina dopo, in metro, calzini spaiati e sopravvissuti.


martedì 25 marzo 2014

ROMANI | RACCONTO DELLA SETTIMANA


MONOLOGHI DELLE COSE | LE INTERVISTE


Doodling on the faces of famous writers 


Intervista ad una penna


D: E così lei scrive.
R: Da sempre.
D: La prima cosa che ha scritto?
R: SCARABOCCHIO.
D: E la prima parola che ha scritto?
R: SCARABOCCHIO.
D: Com'è il suo rapporto con la pagina bianca?
R: Faccio tutto io. Lei mi sopporta.
D: La cosa più noiosa che ha fatto?
R: Firmare copie di un libro scritto malissimo.
D: La cosa più umiliante?
R: La cerbottana...
D: La cosa più soddisfacente?
R: Grattare la schiena in quel punto in mezzo alle scapole...
D: Cosa ne pensa della matita?
R: Non è niente senza il suo temperino. E si spezza facilmente. Un po' chiara. Un po' scura. Noiosa.
D: La cosa che non sopporta fare?
R: Andare a capo. Aprire e chiudere le parentesi.
D: Ha un tappo?
R: Lo avevo... Gnam gnam gnam!
D: La cosa più vera che ha scritto?
R: SCARABOCCHIO.
D: Ha paura di finire?
R: Sono finita tante volte. Sono ricaricabile.
D: Cosa si prova?
R: Sei nel mezzo di una frase e  _____________________
D: E...?
R: __________________________
D: Sta bene?
R: Certo che sto bene! Le facevo una dimostrazione pratica. La fine è un encefalo-inchiostro piatto. Si lasciano le storie a metà, le pagine bianche. Ma ci sono le altre penne.
D: Però lei ha detto che è ricaricabile.
R: Si, mi hanno ricaricata già tre volte...
D: Lo sa che i gatti hanno sette vite?
R: Non lo sapevo. E i gatti lo sanno?
D: L'ho urtata?
R: Non importa. Mi vuole impugnare?
D: Davvero, posso?
R: Scriviamo qualcosa.
D: Farebbe questo con me?
R: A meno che lei non preferisca il computer, in quel caso ...
D: Ho evitato accuratamente la domanda. Però sono curiosa, cosa ne pensa del computer?
R: Ne amavo uno. Lui non aveva stima di me.
D: E' stupefacente! Non lo credevo possibile!
R: L'amore è stupefacente.
D: Cos'è questo? Cosa mi ha fatto scrivere? Cosa abbiamo scritto?
R: Il mio scarabocchio preferito: AMORE.

lunedì 24 marzo 2014

IL CIELO DEI CIECHI

Sunset, by G. Iorio



Ci siamo persi nello smarrimento
dello stupore
gli occhi che vagano
nel tempo

l'orma del pensiero
lasciare una traccia dentro alla vita

devo imparare da te
a misurare ad avvolgere il tempo, il limite
di una circonferenza, l'eterno
ritorno, la mano che trova un filo
nel labirinto

sottile dei giorni - dammi la mano
come un cieco conosco solo
il suono del cielo-

una parola piana
due sillabe in volo
il sole non è la tua stella
ha dentro il mio buio

è una vocale chiusa
poi un insormontabile liquido fonte
che mormorando cade giù dal monte
pioggia scesa a cercare il suolo

con uno scroscio di suoni
si mostra il cielo ai ciechi.

(g.i.)








RIFLESSIONI SULLA PERFEZIONE DELLE REGOLE E DEI CROCHI GIALLI

Un croco dal web
Aveva ragione mia nonna. Lei Shopenhauer non sapeva chi fosse ma il genere umano lo conosceva bene. Secondo lei la perfezione esisteva, ma nessun essere umano lo avrebbe mai ammesso. Per invidia, stupidità, presunzione la perfezione non è esisteva allora e non esiste neanche oggi.
La perfezione di cui lei parlava era quella del bucato, profumato e bianco. Del pane, buono e fragrante. Della casa ordinata. Dei figli puliti. Del marito che aveva un lavoro. Della buona salute. Soprattutto dei giorni senza guerra. Per lei questo era la perfezione.
Però mia nonna non conosceva la perfezione delle parole, dei mondi di carta. Lei conosceva solo la perfezione di un piccolo mondo.
Quando si parla di un libro ecco che spunta la parola "perfetto". Che libro perfetto! Una prova perfetta dello scrittore... X
Ma per riuscire a riconoscere la perfezione nei mondi di carta dobbiamo essere pronti a seguire le regole: imperfetto diventa il libro (e l'autore) che non le ha osservate.
E più il libro appare perfetto più si ricordano le regole. Eccone solo alcune, molto in voga nei sottoboschi poetici e narrativi contemporanei: la regola dei cinque anni per le raccolte di poesia; la regola dei tre anni per il romanzo; la regola dei dodici mesi per la raccolta di saggi; la regola di un articolo alla settimana per le rubriche; la regola di un aforisma al giorno su twitter per tenere buone le masse; la regola del silenzio su facebook per guadagnare l'onnipotenza.
Quante regole!  Ce ne sono davvero una sporta, un sacco, una tonnellata. Ogni tanto qualche scrittore  non si trattiene e cede alla tentazione: comincia a diffondere le sue regole.
Lo sapete che mia nonna chiamava regole... le mestruazioni. E' colpa sua se, quando si parla di regole, io comincio a sanguinare; mi fa uno strano effetto chi addirittura le enumera: 1) ... 2) .... 3) ...
Di tanto in tanto, mi capita di imbattermi in un piccolo poeta, un piccolo scrittore. Capita solo a chi scrive piccole cose, non vi allarmate.
Che universo vario e complesso quello dei piccoli scrittori\poeti. Se ne trovano, come nel mondo vero, cordiali, educati, freddi, raffinati, gelidi, scostanti, ostili, invidiosi, velenosi, generosi, frettolosi, maleducati. Vario e complesso dunque. Non serve che continui.
Generalmente nei libri mostrano anime sensibili, dentro a torri trasparenti di parole.  Grondano frasi piene di meraviglia davanti a un croco giallo, del creato apprezzano ogni creatura: il verme, il germe, perfino il povero virus.
In carne ed ossa però, sono più venali, meno delicati. Nell'intimità di una cena useranno le parole con cura, come appena nate. Parlano però, non di natura, ma di un brasato, di un vinello appena stappato... che poesia, che gusto prelibato.
A volte, invitato al banchetto, provi ad offrire il companatico. Ti rispondono che hanno già mangiato, non hanno più appetito.
Ti senti imperfetto, come una carota davanti a un coniglio, il coniglio davanti a un contadino, il contadino davanti a un padrone, il padrone davanti al suo dio.
Però la perfezione esiste: non importa se non siamo in grado di parlarne a cena. E' il croco che non ho mai visto. Vale la pena cercarlo. Il suo giallo lo preferisco al povero limone che oramai non salva nessun poeta (e qui lo spremono sull'arrosto).

domenica 23 marzo 2014

IL PETALO


Inverno, by G. Iorio



Mi piacerebbe parlare con te.
Ma tu non esisti e
Io dovrei inventare la voce

Il sibilo delle parole
Il vento delle vocali
Persino il silenzio
Io dovrei inventare.

Un giorno ti sei sciolto
come la neve un tonfo
i rami
spezzati nella gola
una volpe
spaventata nel petto
il muschio
nelle cavità del cuore

la crudeltà del gelo avvolge
un bocciolo di rosa

penzola muto come una lingua
il petalo che non sa
ancora parlare.

HAIKU SERALI

Montaperto (AV), by G. Iorio

Il cielo basso.
S'aggrappano ai fiori le
nuvole stanche.



Montaperto, by G. Iorio



Nel campo arato
un colibrì saltella.
Semina volo.

MONOLOGHI DELLE COSE | LE INTERVISTE

Pillow talks, by Giovanna Iorio



L'intervista a un letto

- Le dispiace se mi sdraio per farle qualche domanda?
- Sono abituato. Mi fa piacere.
- Come definisce la sua vita?
- Comoda, per definizione.
- Preferisce fatto o disfatto.
- Disfatto. Dopo una notte insonne.
- Ha mai provato a ribellarsi quando la rifanno?
- Rifare il letto è la gioia, per me inspiegabile, di un sacco di persone.
- Che ne pensa dei copriletto?
- Ipocriti. Arroganti.
- E degli scendiletto?
- Li osservo, con preoccupazione. Sempre sottomessi, sempre con i piedi in faccia. Sogno che si ribellino.
- Volevo chiederle una cosa, se può rivelarla: i cuscini "parlano"?
- Continuamente! Pillow talks... E litigano pure! Pillow fights...
- La cosa che odia di più?
- La pipì a letto. Con tutto il rispetto, non è gradevole quando ti pisciano addosso.
- La cosa più bella che le sia capitata?
- Un giorno mi hanno messo sul balcone, per tutta la mattina! A prendere aria! Che meraviglia il mondo là fuori. E la gente sveglia mi piace un sacco!
- Non ho capito se lei dorme o no? Se non si dorme si riposa. Il letto si chiama rosa... L'ha sentito dire?
-  Rosa? Ma come si permette! Mi chiamo Pasquale.
-  No, è una cosa che diceva mia nonna. Mi scuso. Perché Pasquale?
- E' un nome che non mettono più. Mi è rimasto impresso. Si chiamava così il mio primo umano.
- Lei ha le molle?
- Si, e sono anche un tipo nervoso. Scatto per un nonnulla.
- Ha due lati: invernale ed estivo?
- Oramai ho solo il lato invernale.
- L'ultima domanda. Se potesse fare qualcosa di diverso dalla sua natura, cosa farebbe?
- Sto già facendo qualcosa di diverso dalla mia natura: rispondo alle sue domande.
- Si, ma io intendo, le piacerebbe essere altro?
- Mmmmm, forse un albero. Un letto per gli uccelli.


mercoledì 19 marzo 2014

MONOLOGHI DELLE COSE | LE INTERVISTE


Intervista a un filo

D: Sei sottile?
R: Non per mia scelta.
D: E cosa pensi della cruna.
R: Mi fa paura, è una prova. Necessaria.
D: Parlami della tua famiglia.
R: Mio padre era una fune, mia madre era di seta.
D: Il tuo primo ricordo?
R: Un labirinto.
D: Come passa la giornata un filo?
R: Ho un lavoro anche io.
D: Davvero? Ce ne parli?
R: Faccio il filo interdentale.
D: Per passione?
R: Mi prendi in giro? Hai mai provato a togliere il cibo dalle fessure dei denti?
D: Scusami, per me è difficile immedesimarmi.
R: Posso farti una domanda io, allora?
D: Sono curiosa, dimmi pure.
R: E' la prima volta che dai spago a un filo, vero?
D: Si, sono emozionata. Sembri un filo speciale.
R: Sono soltanto cerato. Non ho niente di speciale.
D: Aspetta, ancora una cosa, mi puoi mostrare la casa dove vivi?
R: La matassa? Eccola...
D: Intricata!
R: Perché, tu dove sei cresciuta? Nell'ovatta?
D: Ah, ah, ah! Amo il tuo senso dell'umorismo!
R: Lo so, è sottilissimo. Grazie.
D: Ancora una domanda, poi ti lascio alle tue trame. Ti sei mai spezzato?
R: Sempre, che domanda! Non sai che esistono i nodi?
D: I nodi! Un filo con i nodi come si sente?
R: Credi che importi? Voi avete le cicatrici. Un filo senza nodi non ha vissuto abbastanza.
D: Hai mai sentito l'espressione "La vita attaccata a un filo"? Cosa ne pensi?
R: Una grande stronzata. La vita è un filo. Non sta attaccata da nessuna parte.
D: Con questa domanda ho finito l'intervista. Grazie e buon proseguimento di serata.
R: Grazie a te. Vado ad attaccare bottone. Non preoccuparti. Questa intervista è senza filo conduttore. Dunque, perfetta.

TEMPI MINIMI




oggi sono stata felice un istante
come un filo d'erba
accanto a una formica.


la casa è sola:
s'apre la finestra, poi
entra la notte


un po' alla volta
ho visto tramontare
il tuo sorriso


martedì 18 marzo 2014

LA COLLA UNIVERSALE E LA POLVERE DI DRAGO

Opera dal Catalogo della  Mostra
"Siamo Uomini o Animali"
a cura di Miriam Castelnuovo


Tutto ha bisogno di cura, perfino questa lampada storta che sembrava forte come una quercia: il paralume è diventato triste, si è inclinato.  Il giallo è sbiadito. L'ottone si è spento. La luce si è piegata. Bisogna aver cura di tutto. Chi di voi riesce a pensare a tutto? Appena mi distraggo le cose ne approfittano e si rompono. Ieri sono stata dal dentista: bisogna curare anche i denti di mio figlio altrimenti crescono storti. 
Riflettevo su questo quando oggi è caduta una cornice: si è scollata, era sul pavimento. L'ho raccolta, forse si può ancora aggiustare. Stringe con un terribile sforzo la foto dei miei figli.
Succede che io venga distolta da qualcosa e tutto ne approfitta per crescere storto: gli scaffali della libreria, pieni di libri, sono  diventati storti. In cima ad una mensola, in camera di mia figlia, c'è una collezione di piccole fate:  si stringono l'una all'altra con le ali spezzate. Da qualche parte conservo i pezzi. Li conservo da anni, li dovevo incollare: ali, piedi, mani, teste. Schegge di fate. Perché non esco mai a comprare la colla? C'è lo zampino del diavolo: Dio è una colla universale che mette insieme tutti i pezzi. E allora domani andrò a cercare la colla universale, aggiusterò tutto. Poi raddrizzerò il lume, luciderò l'ottone, sposterò i mobili, regalerò alle sedie altri angoli, ai divani una nuova vista. E' primavera. Si sa che viene voglia di aggiustare tutto. Per questo c'è sempre una donna, a primavera, affacciata al balcone. Si è accorta che è tutto storto. Si affaccia la mattina presto, con un vecchio pigiama e l'aria disperata. Sbatte un tappeto come se fosse un drago. Bisogna aver vissuto tra la polvere dell'inverno e un mucchio di oggetti rotti per capire la sua furia. Dopo aver spolverato tutto uscirà di corsa. Andrà a comprare la colla.

LA LITTLE FREE LIBRARY E LE SOCIAL STREET: VIA PITTERI



Lo sapete le Little Free Library le amo tutte. Ed oramai siamo il primo paese in Europa con un numero crescente di LFL. Io ne vorrei una in ogni strada; tutte le volte che qualcuno mi contatta per dirmi che ne hanno creato un'altra, faccio un giro di valzer in salotto. Però, lo confesso, la Little Free Library di Via Pittari è una LFL speciale. Quando Nicola Grandi me ne ha parlato, qualche settimana prima dell'inaugurazione, sono rimasta affascinata dall'idea di una social street. La LFL ha trovato un quartiere meraviglioso. Cicerone sarebbe felice di leggere questa notizia e direbbe: "Una strada senza libri è come un corpo senz'anima".


Ecco di cosa si tratta:
Via Pitteri è una strada a fondo chiuso, che collega via del Campo all'Ippodromo, a Ferrara. E' una strada corta, ma 'alta', con condomini che raggiungono anche i cinque piani di altezza. E' una strada apparentemente ideale: proprio per il fatto di essere cieca è particolarmente silenziosa e tranquilla; il verde abbonda; è vicina alle scuole elementari e medie, ad una piscina, ad un parchetto per i bimbi, ad un paio di palestre, alla Parrocchia di San Luca; c'è sempre parcheggio, anche nelle ore di punta. Una strada ideale, ma forse non troppo: l'assenza di bar e negozi rende molto complicata la socializzazione. In via Pitteri vivono centinaia di persone che ci incrociano ogni mattina e ogni sera, che abitano a pochi metri di distanza e che, spesso, si salutano appena con lo sguardo. Si incontrano giusto all'assemblea di condominio, una volta all'anno. Alcuni mesi or sono, sul modello dell'esperienza di via Fondazza a Bologna, è nata la social street 'residenti di via Pitteri e dintorni'. Le social street possono essere considerate un modello di 'cittadinanza consapevole', un tentativo di riappropriarsi di una dimensione che i ritmi frenetici della vita e l'invadenza del virtuale hanno progressivamente messo in disparte. La social street di via Pitteri aderisce al portale 'Social Street Italia' (http://www.socialstreet.it) nel quale è indicato il presupposto fondamentale dell'idea social street: "l'obiettivo del Social Street è quello di socializzare con i vicini della propria strada di residenza al fine di instaurare un legame, condividere necessità, scambiarsi professionalità, conoscenze, portare avanti progetti collettivi di interesse comune e trarre quindi tutti i benefici derivanti da una maggiore interazione sociale".




Dal punto di vista operativo, una social street nasce dalla creazione di un gruppo chiuso su Facebook, nel quale invitare i residenti di una zona delimitata e circoscritta di una città. Costi zero. Benefici potenzialmente illimitati, sia sul piano 'materiale' (estrema facilità di comunicazione, aiuto nei momenti di bisogno, per un trasloco, per babysitteraggi di emergenza, ecc.), sia sul piano 'umano' (trasformare conoscenze fugaci in amicizie)! Il gruppo di via Pitteri ha raggiunto, in circa quattro mesi, i 120 iscritti. Un iscritto al giorno. Cliccare 'mi piace' o aderire ad un gruppo facebook richiede davvero poco sforzo. Più complicato è passare dal virtuale al reale! La social street di via Pitteri ha organizzato, nei suoi primi mesi di vita, un paio di 'social merende' e 'social apericene' a casa di membri del gruppo, un torneo di carte di yu gi oh per i più piccoli, serate di taglio e cucito, corsi di trucco per signore. L'inverno, per quanto mite, ha impedito di usare la strada come teatro per le iniziative. Ma l'arrivo precoce della primavera giunge in soccorso. Sabato 15 marzo, alle 15,30, via Pitteri ospiterà una merenda in strada per tutti i suoi residenti. Ognuno porta qualcosa, si condivide quello che c'è. Nell'occasione, verrà presentato il primo vero progetto della social street: la Little Free Library, o piccola biblioteca di quartiere. Il progetto 'little free library' nasce nel Wisconsin ed ha, ormai, una diffusione planetaria. Il principio è molto semplice: si costruisce una cassettina un grado di ospitare una ventina di volumi; la cassettina viene collocata in un punto accessibile e visibile. Chi vuole prende un libro, lo legge e lo riporta nella cassettina. O lo tiene con sé per sempre; ma, in questo caso, deve sostituirlo con un altro libro. Questo garantisce un costante rinnovamento del parco libri. La biblioteca pitteriana verrà collocata in fondo alla via, accanto all'ingresso dell'ippodromo. E' stata interamente costruita con materiali di recupero. Alla sua realizzazione ha lavorato un gruppetto di residenti in via Pitteri. -

Sabato scorso c'è stata l'inaugurazione della Little Free Library di Via Pitteri. Qui alcune foto e le storie che ho raccolto per voi dalla pagina facebook :



Carlo Lambertini, poeta, classe 1927, ieri alla merenda Pitteriana ha portato per la biblioteca una raccolta di poesie di cui è autore: "All'ombra di un salice piangente", che leggeremo tutti molto volentieri. Carlo è anche il fabbro autore del monumento ai Carabinieri Caduti, visibile nel cortile della Caserma. Fortissimo Carlo, grazie di essere venuto!

Alida Nepa




Oggi mi è capitata una cosa bellissima, almeno per me.
Avevo deciso di portare domani dei panini con salume e formaggio e quindi sono andata dal mio macellaio Enrico sulla rotondona in fondo a Porta Mare e, tra un taglio e l'altro, gli ho spiegato la nostra social street, l'inaugurazione della bibliotechina e la merenda comune; quando ha finito di tagliarmi il prosciutto e incartato, non me l'ha fatto pagare, dicendo che era il suo modo di partecipare ad una così bella iniziativa! E un'altra signora che era in negozio mi ha chiesto l'indirizzo della bibliotechina per poterci venire. A domani.

M. Cristina Petrucci (residente in Via Pitteri)

Ringrazio chi ha messo i libri di cucina nella library....oggi ne ho preso uno e non vedo l'ora di provare qualche ricetta nuova! Ho anche fatto due chiacchiere con un signore che stava prendendo un libro anche lui.

Lucy Wenborn

domenica 16 marzo 2014

YES, THIS IS A FISH TANK

Fish tank, by Keem Keever


Se fossi un pesce di quelli che vivono in un tristissimo acquario, farei di tutto per incontrare Kim Keever. E sapete perché? Perché lui sa creare paesaggi meravigliosi nell'angusto spazio di un acquario. 



LA MAPPA DELLE STORIE INVISIBILI: Roma, Fontana delle tartarughe

Stasera una storia invisibile è apparsa alla Fontana delle tartarughe... buon ascolto, se passate di là. E, a proposito, salutatemi Serafina...