L'ULTIMA STORIA INVISIBILE: VIGILIA DI NATALE


disegno di Julia Gromskaya


il mio ombrello nero

Ti ricordi, mio caro ombrello, il giorno che ti ho trovato? Era dicembre e qualcuno ti aveva lasciato sul marciapiede come un uccello sparato. Ti eri rotto e mi hai confessato che a dicembre ti rompevi sempre perché ti portavano a comprare i regali in centro; tu eri timido e bene educato e ti beccavi solo le spinte  degli altri ombrelli. Mentre attraversavi Via del Corso in mezzo a un mare di ombrelli colorati e sfacciati, una sera ti sei accorto di essere l’ultimo ombrello nero. Anche la mano che ti teneva aperto deve averlo notato perché subito ti ha gettato sul marciapiede come un corvo con la gambe all’aria. Ti ho visto da lontano, sembravi uno a cui è crollato  il cielo addosso, ed era proprio così. Ti ho raccolto, richiuso e portato dall’ultimo aggiusta ombrelli di Roma. Si chiama Noè e, nella sua bottega, ha decine e decine di ombrelli neri scassati. Noè ti ha adagiato sul tavolo e mi ha rincuorato: ha detto che gli ombrelli neri sono i più robusti, che non ne fanno più come voi. Eri conciato  male, sembravi un corvo sgangherato, di quelli che atterrano sull’asfalto dopo un temporale. Sinceramente, io non credevo ce l’avresti fatta. Ma Noè è uno bravo; sei stato sotto i suoi ferri per quasi otto ore. Qualche giorno dopo sono tornata a riprenderti ed eri come rinato: lucido, nero, riposato.  Mi ripari la testa da ogni temporale, sei così caro. A volte, non so come ci riesci, ma non mi abbandoni mai. Ora però andiamo, ti porto in un posto, ti porto a vedere la neve. Niente è più bello di un ombrello nero che si copre di neve. Buon Natale!

Commenti

Post più popolari