LETTERA DALLA POESIA




Cara Giovanna,

ti conosco da quando eri una bambina. Ricordi quando scrivesti: "Occhi tristi di pierrot\sempre fissi sulla luna\..." eccetera. Avevi soltanto 10 anni, se non sbaglio. La leggesti alla tua migliore amica e lei la copiò sul diario. Me lo ricordo. Non dimentico mai le poesie, soprattutto quelle che nessuno legge, quelle che vengono scritte per essere dimenticate. Te la sei dimenticata anche tu, non è così? Ma non importa,ora ti rispondo, io rispondo sempre a chi mi scrive. 
Dimmi che ti succede? Ti sei già arresa? Quanto tempo hai lottato? Pensi che la lotta non debba continuare per tutta la vita? Io non voglio restare chiusa nella tua piccola casa. Il mio posto è là fuori, io devo andare dove servo. E tu lo sai che non me ne andrò mai se tu mi porti dove servo. Anche quando non parlo io ci sono: guardo, osservo, registro tutto. Io vedo cose che tu dovrai raccontare per me. Perché io non so scrivere. Io so solo sentirle le parole, come lame. Io so solo esistere nel bagliore di un verso.
Ah, Giovanna. Non sarai mica cresciuta all'improvviso? Hai gli stessi occhi di quando eri bambina. Dentro vedo la stessa fiamma. Ricordi le formiche rosse, nel tuo giardino, sugli alberi di susine? Scrivevi sulla corteccia seguendo con un dito quel rigo rosso. 
Mi scrivesti parole che cominciarono a camminarmi nel cuore: accanto a te c'era tua madre. Era giovane e sbucciava mele. E c'era anche tua nonna. Era vecchia e sbucciava mele. Marmellate, preparavano conserve. E tu guardavi i barattoli di vetro luccicare, vuoti. Li avresti riempiti di formiche e di parole. 
All'improvviso intorno a te hai visto un mondo che non c'era: un giardino più bello, un giardino per tutti. E ti sei messa a scrivere una poesia. In quel pomeriggio lontano hai creato la mia prima stanza. Cosa vuoi che m'importi di una casa più grande, di una voce più forte, di un salotto buono? Lasciali fare, lasciali stare. Sediamoci ora.  Offrimi un po' di quella zuppa buona di cui parlavi. Verdure cresciute nel buio. Le voglio proprio assaggiare. La poesia ha sempre fame di verdure cresciute nel buio.

La tua Poesia.

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