LETTERA ALLA POESIA





Cara Poesia,

non te ne andare. Lo so che qui non ci sono grandi stanze da abitare, i salotti frequentati dai volti noti. Lo so che altri offrono castelli, ornamenti e regali più belli.  Lo so che la mia voce è un sussurro. Ma non è forse lieve anche la voce del mare che parla alle pietre? Non è lieve il vento che sposta le montagne di sabbia? Non è lieve il tempo che scorre  nelle clessidre di vetro?
Io non ho case grandi da offrire ma almeno tu non mi disertare. Non inseguire i volti noti che ti daranno la fama. Ho poco da offrire, ma sul tavolo per te fuma un piatto di verdure venute dal buio. Le ho condite con sale e olio. Ho preparato il pane. Non ha il sapore del caviale. Non ho vassoi d'argento su cui servire. Ma forse, se resti, sfameremo qualcuno. Non mi lasciare, nonostante le porte chiuse, le finestre sbarrate, i giorni storti, i rifiuti. Resta e sii la sovrana della mia piccola casa. Resta e sii il cibo di una persona affamata.

Giovanna

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