STORIA DI UNA FARFALLA E DI UNA BAMBINA (E FORSE ANCHE DI UN CONIGLIO E UN BOZZOLO)



Vi capita di uscire di casa e non saper dove andare? Seguite semplicemente un impulso, avete bisogno di un po' di aria, lasciare tutto e tutti. Semplicemente dite: ci vediamo fra un po'. In questi giorni il mio palazzo è avvolto da una grossa impalcatura, non sembra nemmeno un edificio. E' un bozzolo, e dentro cresce silenziosa una pupa. Ma questa è un'altra storia, un altro racconto  che presto leggerete.

Torno alla "fuga" dal bozzolo di questa sera. Quando sono uscita a piedi fuori era già buio. La strada era un serpente di luci. I semafori lasciavano andare tutti mentre io avrei preferito un po' di lentezza, il rosso che ferma il tempo. Ma tutto scorre e anche io non ho potuto farne a meno.

Decido di andare al supermercato,  quello più lontano. Non comprerò molto, solo olive verdi che non compra nessuno e qualcosa di buono per la merenda dei figli a scuola (penso ai biscotti a forma di cuore). Poi la vedo, in alto tra i pini, una luna sottilissima, il sorriso luminoso di un Gatto del Cheshire.

Un istante dopo una bambina di undici o dodici anni, con i capelli lunghissimi e castani, la borsa a tracolla, mi supera correndo. Ha l'aria stravolta, sembra  Alice nel paese delle meraviglie che insegue Bianconiglio. Ma la corsa dura solo qualche istante. Ecco che già si ferma davanti al "buco". E' arrivato il momento di attraversare la strada. Le macchine sono diventate un fiume e sfrecciano improvvise da ogni lato.

La guardo meglio, mentre le passo accanto. Poi attraverso la strada. La bambina resta dall'altra parte, smarrita come se davanti avesse il Tevere in piena. Mi accorgo solo in quell'istante di quanto sia indifesa e disperata. Forse è davvero Alice nel paese delle meraviglie, forse ha sbagliato storia. E anche io, stasera sono qui per caso. Siamo nella stessa storia sbagliata. Torno indietro. Attraverso di nuovo e la raggiungo.

- Tutto bene, vuoi attraversare la strada con me?, - le chiedo.
- Si, grazie, - risponde.

Mi dà la mano. Le chiedo come si chiama. Non si chiama Alice. Ma deve andare a comprare un quaderno, di quelli con i fogli bucati. E' una bambina molto bella, si fida di me, ha in mente un negozio ma ora non è certa di voler andare lontano. Le suggerisco una piccola edicola proprio lì accanto. Si, risponde. Grazie! Mi saluta, ritrova il sorriso e si allontana.

Qualche metro più avanti c'è il supermercato. Faccio la spesa, compro latte e biscotti. Poi torno a casa. Il palazzo, da lontano, sembra un bozzolo nel suo velo bianco.

Qui dentro al bozzolo, a piano terra, vivo io. Sono una farfalla strana, sono uscita un istante dal mio bozzolo solo per portare in salvo, dall'altra parte di una strada, Alice smarrita sulla Cassia.

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