PRESENTAZIONE A ROMA: UNA VENERE NEL TEVERE

Ditemi, non è un messaggio in una bottiglia di vetro trasparente la poesia?


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Roma, 24 novembre 2013, al Villaggio Cultura Pentatonic: Incontro con Giovanna Iorio e Vincenzo Mastropirro

Domenica 24 novembre 2013, alle ore 17:00*, l’Associazione Culturale “Villaggio Cultura – Pentatonic” (Viale Oscar Sinigaglia, 18-20 – Roma) organizza un incontro con gli autori:
Giovanna Iorio – Una Venere nel Tevere 
Vincenzo Mastropirro - Poésia sparse e sparpagghiòte
Introduce Gianmario Lucini
Giovanna Iorio, Una Venere nel Tevere – La  raccolta viene introdotta dalla figura della “Venere Cloacina”. Esistono ancora i resti di un “sacellum” entro il perimetro dei Fori Imperiali, dedicato a questa particolare divinità. Costei era la dèa che sovrastava all’igiene, allo smaltimento dei rifiuti, alla pulizia, al benessere ecologico. La poeta allude quindi a uno status femminile all’apparenza dimesso, ma se questa poca visibilità, quasi di Cenerentola, da una parte sconcerta, dall’altra lascia capire la vera intenzione della raccolta, il suo messaggio evidente: senza la donna (il pensiero, la sensibilità, l’agire non veduto e poco considerato, la sua costanza nel conservare l’armonia) la metaforica cloaca sarebbe a cielo aperto, la città sarebbe un inferno invivibile, luogo di peste e di sporcizia, luogo senza bellezza, senza il sentimento dell’armonia, un inferno. La rivendicazione “femminista” di Giovanna Iorio sarà forse sotto tono, non gridata, priva di elementi di revanscismo ma non per questo meno “politica”, meno stringente e al contrario, proprio per questo disarmante.
Vincenzo Mastropirro, Poésia sparse e sparpagghiòte – [...] Il ruvese e Ruvo sono officina, osservatorio e punto di partenza per portare lo sguardo acuto e la lingua che si oppone alla vulgata, questa sì sonnecchiante e appagata, in altri luoghi, immaginari e reali, a smascherare, a denunciare, come avviene nel componimento L’arie, che racconta di Taranto e della sua aria appestata, ‘mbracedèite, “infradiciata”. Consuetudini e figure ricorrenti nel paese – la banda, innanzitutto, la processione, i riti sociali, i tipi umani – diventano poesia, circense e teatrale, con i tratti della ‘moralità’ medievale e del dramma barocco, musicale con le arie d’opera e il suono degli strumenti a percussione e a fiato. Vincenzo Mastropirro è musicista – il flauto è il suo strumento – e compositore. Questo dato non può, non deve essere separato dalla sua dimensione di poeta. Dal “fiato che s’accarna”, che trasforma in musica “ogni vibrazione”, prende vita una rappresentazione che tutto e tutti tocca [...] (dalla Postfazione di Anna Maria Curci)
*ingresso con tessera ARCI; è possibile tesserarsi in sede

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