ANTEPRIMA | UNA VENERE NEL TEVERE


Esce fra qualche giorno la raccolta "Una Venere nel Tevere" (CFR, 2013) dedicata alla mia città, Roma.
In anteprima, per i miei Amici di Letture e di Leggerezza, una poesia della raccolta e le parole di Remo Bodei che ringrazio per aver scritto una splendida introduzione.
Ringrazio anche l'artista Julia Gromskaya per aver realizzato "La ragazza fiume" che appare sulla copertina del libro.
Grazie anche all'instancabile Gianmario Lucini, che crede in me.


***

[dalla Prefazione

Giovanna Iorio riesce a far discendere dall’alto e a ‘lievitare’ 
sapientemente le parole più consuete (non è certo seguace 
dell’ermetismo), a dare loro pregnanza priva di supponente 
solennità, ad ambientarle spesso nella dimensione del quotidiano, 
nella cucina. Perché – come Aristotele racconta di Eraclito nel e 
partibus animalium – la divinità è dovunque: “Una volta…alcuni 
uomini si misero in viaggio mossi dal desiderio di conoscere 
Eraclito. Quando arrivarono nella sua casa, trovarono il filosofo 
seduto in cucina che si stava riscaldando di fronte alla stufa. Alla 
vista di ciò […] esitarono, forse si aspettavano di trovarlo assorto 
nella contemplazione del cielo oppure rapito nella meditazione, di 
certo non pensavano di trovarlo occupato in attività così banali. 
Eraclito, vedendoli perplessi e esitanti, disse agli avventori: 
‘Entrate. Non abbiate paura. Anche qui vi sono Dei’”. 
Remo Bodei




[dalla Postfazione]


Una riconferma della caratura di questa autrice, ormai alla sua quarta opera di poesia, e della sua ricerca linguistica che tende nello stesso tempo a “disossare” il verso, a renderlo essenziale, senza tuttavia privarlo della sua carica di comunicatività e a volte di colloquialità. Sembrano versi nati per caso, ma in effetti c’è “dietro” un’attenzione costante e vigile all’affinamento stilistico, secondo le regole della semplicità e della precisione che l’autrice si è imposta.
Gianmario Lucini



***                                                        



Se penso ai giorni sprecati
alle parole ai silenzi ai vuoti agli abbracci
che stringono il niente

se penso al tempo
dilapidato in valli silenziose
ai giorni tosati come lana bianca
alle ore sparse come pecore in ozio
a vite calpestate dalla mandria dei minuti

se penso al ventre che rumina silenzioso
i resti del mondo
un labirinto che inghiotte
il verde e la luce

quando penso alla lunga corsa del mondo verso il niente
mi aggrappo alla voce.

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