ANCORA GIORNI DI-VERSI SU FACEBOOK

C'è chi sostiene che la poesia su facebook non ci stia bene. Questa affermazione non la capisco. E neanche m'interessa indagare le ragioni di chi lo sostiene.
Io penso, e forse mi sbaglio, che sia la scrittura a cambiare il mezzo e non il mezzo a cambiare la scrittura. Lo so che sono un po' criptica e che i blogger meritano (ne hanno il diritto!!) più sofisticate spiegazioni, ma stasera sono esausta. Sto aspettando che il pane lieviti e poi dovrò infornarlo. Insomma, tutto quello che posso fare, per provare le mie ragioni, è proporvi alcune poesie che ho postato su facebook. Alcune di queste poesie sono una risposta, immediata e sincera, a questi giorni di tristezza profonda per la tragedia di Lampedusa. Rispondo sempre con la poesia alle tragedie quotidiane, ai drammi dei più deboli.








Perché non mi hai fatto
di pietra? 

Dentro al petto mettimi
un altare di granito
e un piccolo fuoco.

Lo vedi il mondo come
morde la carne? 

È un lupo che scava
nella pelle bianca

trova ossa fossili
di giorni neri come carboni.


(g.i.)






Quando andranno in cielo
gli inabissati?

Giacciono sul fondo del mare
tutti i diseredati

Gli occhi spalancati e muti:
sprofondano

e il cielo non si spalanca.

g.i.




Si avvicina il cielo
alle cose
nuvole nei bicchieri
e sulle rose

g.i.




Mentre parlavi di
lingue mute 
ho visto le piume spuntare
dalle scapole

tu non sai cosa hai creato
Dio

aquila.

(g.i.)




A volte sono solo le pietre 

le raccolgo nel cammino
appuntite, lisce
le metto in una sacca 

mi accompagnano nel viaggio 
hanno la voce della risacca.

(g.i.)

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