lunedì 30 settembre 2013

MONTPELLIER: Diario in haiku

In mezzo al verde
spinge un grosso carrello: è
la sua dimora




Dolore bianco e 
nero: il cielo s'avvicina
ad una croce. 




Lo so che il cielo
a volte sa costruire
ponti di luce.




In un angolo
l'umanità  ci guarda
abbandonata.




Ieri ho visto
un ragazzo: faceva
un gioco antico.



mercoledì 25 settembre 2013

IL SOLE


oggi il sole non era una stella 

mi sembrava lontano
mi sembrava freddo
mi sembrava un essere umano.

lunedì 23 settembre 2013

HAIKU SERALE



mi siedo accanto
ai miei pensieri e ascolto
il mio silenzio.

FACEBOOK... UNTIL THE END OF TIME





Quelli che scrivono e leggono su facebook. 

Quelli che scrivono e non leggono su facebook. 

Quello che non scrivono ma leggono su facebook.

Quello che non scrivono e non leggono su facebook.

Quelli che facebook credono sia una seduta spiritica. 

Quelli che facebook credono sia un gruppo di alcolisti anonimi.

Quelli che dicono addio su facebook e poi ritornano.

Quelli che si incazzano su facebook e poi perdonano.

Quelli che non vanno più in chiesa e cercano dio su facebook.

Quelli che scelgono il martirio di faceboook.

Quelli che se lo leggi su facebook è vero.

Quelli che se lo leggi su facebook non è vero.

Quello che s'innamorano della foto di un profilo.

Quelli che odiano la foto di un profilo.

Quelli che aggiungono un posto a tavola per gli amici di facebook.

Quelli che fanno assaggiare i dolci agli amici di facebook.

Quelli che parlano solo di sè e quelli che parlano solo degli altri.

Quello che si confessano su facebook.

Quelli che ascoltano le confessioni.

Quelli che uccidono.

Quelli che resuscitano.

Quelli che non ti mettono i like perché they like you.

Quelli che ti mettono i like perché they hate you.

Quelli che ti invitano agli eventi e se ci vai smettono di invitarti.

Quelli che non ti hanno invitatoo agli eventi e se non ci vai si chiedono come mai.

Quelli che gli eventi se li inventano.

Quelli che con facebook hanno scoperto il dono dell'invisibilità.

Quelli che con facebook sono diventati ubiqui.

Quelli che con facebook si sono ritrovati uni e trini.

Quelli che con facebook sono spariti.



E poi i guardoni, i perversi, gli sciocchi, i perbene, i buoni, gli assassini, i santi, le puttane, gli 

studenti, i professori, le casalinghe, gli avvocati, i disoccupati, i poeti laureati, i poeti appena nati. 


... To be continued until the end of time!

CERCATORI D'ORO






Un rumore come di sassi
sale dalla tua voce:

la frana delle vocali
in fondo alla gola. 

Siamo minatori, scaviamo
nella carne, siamo

cercatori d'oro.

(g.i.)

CEMENTO



A piedi nudi
sul cemento

incontro la durezza
del mondo.

IL BUIO DELLA VOCE





Parlami parole di luce
Il silenzio è in agguato
Nel buio della voce

La notte ha intorno
Ragnatele di suoni
Nella stanza in un angolo
Le mosche immobili
Dei pensieri

Parlami quando
Torna il sole
E le parole abbracciano le cose

La voce si allarga sui muri.

(g.i.)

L'ANGELO CON LA SPADA





La polvere sulle cose
La polvere sulle rose
La polvere sul viso
La polvere sul sorriso
La polvere sulla voce
La polvere sulla croce
La polvere sulla pelle
La polvere delle stelle

E l'angelo
Che taglia la polvere
con una spada di sole.


(g.i.)

LA VOCE DEL MAGO



Mio padre le parole le usava
per vendere i polli.

La voce più bella del mercato: "Compratevi le galline
 belle signorine"- cantava. 

Era il gigante in mezzo al mercato.
Le donne si avvicinavano timorose
 grande e possente era la voce: "Non vi mettete paura."
Riempiva le sporte di meraviglia: "Che begli occhi che avete-
la vita è un'avventura".

Era un mago mio padre, con gli occhi azzurri 
che solo i principi hanno e lui 

non se li spiegava allora 
li usava come specchi per le allodole.

A casa tornava allegro
 con tutte le gabbie vuote
 le mani piene di storie.

(g.i.)

POESIA CON DEDICA






Questa poesia è dedicata a te
A te che ora leggi e dici: A me ?
A te che oggi hai fatto la fila all'ufficio postale e non avevi i soldi per pagare
A te che non sei speciale e non gliene frega a nessuno
A te che hai i denti da aggiustare e ridi nascosto dietro a una mano
A te che i dottori ti danno del tu 
A te che quando chiedi permesso non si sposta nessuno
A te che quando serve una sedia resti in piedi
A te che corri con i gelati per i bambini e arrivano sciolti
A te che al mare ti togli la canottiera e hai il segno bianco del lavoro nero
A te che se ti dedico una poesia hai ragione a pensare 
che vuoi da me?


(g.i.)

sabato 21 settembre 2013

HAIKU DELLA SERA





Scrivo sul muro
Il tuo nome e le pietre
Tornano vive.

Workshop di poesia per bambini a Roma

Il 28 settembre alle ore 16 il Museo dei Bambini di Roma Explora ospiterà un workshop poetico, un modo originale per avvicinare i bambini alla poesia. L'evento è promosso daAlbeggi Edizioni che ha aderito alla manifestazione mondiale "100 Thousand Poets for Change", nata per scuotere le coscienze del mondo attraverso la poesia, ridare dignità a quest'arte come mezzo di espressione della denuncia civile e sociale, esortando le Istituzioni a mettere al centro dell'agire di governo e politico l'Uomo, i suoi bisogni e il suo futuro.
Nel pomeriggio del 28 settembre Explora diventerà un laboratorio di poesia, dove molti bambini di età compresa tra i 6 e i 12 anni avranno la possibilità di fare un primo incontro con la poesia, di giocare con la parola sotto la guida di un gruppo di autori dell'antologia che li divertirà con i versi delle poesie per far nascere in loro la passione per quest'arte.

Chi, meglio dei bimbi, come futuri attori del cambiamento? Questo è il messaggio che tiene in piedi l'iniziativa che diventa così un momento di riflessione, non solo per i partecipanti, ma soprattutto per chi crede che attraverso la poesia si possa recuperare quella perdita di etica che caratterizza la politica, la società e le istituzioni in Italia e all'estero.
 

Albeggi Edizioni ha raccolto in un'antologia 29 poesie inedite di numerosi poeti che hanno risposto alla chiamata di 100 Thousand Poets for Change. Alcuni di loro prenderanno parte all'evento ad Explora in prima persona e cercheranno di insegnare ai bambini a comporre versi. Saranno presenti e protagonisti i poeti Marisa Cecchetti, Marco Cinque, Massimiliano Damaggio, Giovanna Iorio, Paola Musa, Benny Nonasky, Ottavio Rossani, Caterina Trombetti, coordinati dall'attrice Annarita Chierici.
L'appuntamento è dunque nel giardino di Explora il 28 settembre 2013 alle ore 16.00. L'ingresso è gratuito ma la prenotazione obbligatoria a questo numero: 063613776.

L'impronta



L'impronta
(Per Paula Meehan)



Lei allargò le braccia
come in una preghiera 
e strinse i pugni
e chiuse gli occhi.

Più profonda lasciò 
l'impronta del calcagno
nella mia voce.

venerdì 20 settembre 2013

HAIKU AUTUNNALI

Mi avete scritto in tanti, a quanto pare (e ne sono lusingata) qualcuno di voi non può più fare a meno dei miei haiku quotidiani! E allora ecco un haiku per ogni sera autunnale! Perché da domani è  autunno, e abbiamo bisogno di calore. 



Le cose sono
Sole come noi solo
Più silenziose. 

PRIMA CHE IL CIELO CAMBI

Prima che il cielo cambi 
e la stagione inventi 
un gioco crudele

staccare le foglie
ai pensieri
lasciarli nudi abbracciati ai minuti
muti a fissare il tempo

voglio ricordare il sorriso
il sole che sale dall'oriente del tuo viso
le gote rosse che accendono 
note nella mia voce. 

(g.i.)

giovedì 19 settembre 2013

Tempo di autunno

Tempo di autunno

LA NUDITA' DEI FIORI






Uomo alla deriva


Sulle labbra le tue labbra
sulla pelle la tua pelle
sulla lingua la tua lingua
sulla voce la tua voce

non avresti dovuto
tuffarti nel mio sangue
nuotarmi sotto la pelle
rincorrermi come un pesce
seguirmi fino alla foce.

Ora trattieni il respiro
il mare aperto ti attende
il mio corpo è una zattera
aggrappati e galleggia

sulla labbra le mie labbra
sulla pelle la mia pelle
sulla lingua la mia lingua
sulla voce la mia voce

arriva l' onda
ti lascerà sulla spiaggia
uomo alla deriva.



Questa è una mia poesia, contenuta nell'antologia erotica "La nudità dei fiori- L'Erudita, Giulio Perrone  2013)
L'antologia viene presentata oggi al Beba do Samba, Via dei Messapi, 8 Roma, ore 18:30. Chi vive a Roma e abita da quelle parti potrebbe fare un salto a sbirciare...


martedì 17 settembre 2013

LA ROCCIA






Che tu sia la mano che mi posa
io, il sasso levigato,

lasciami come pietra sul selciato
lasciami nel silenzio di un prato

liscia sarò la roccia
di una formica.
(g.i.)


lunedì 16 settembre 2013

RIVOLUZIONE



Ho seguito un geco sul muro
e ho messo
il mondo alla rovescia.

(g.i.)

SABATO, DOMENICA E LUNEDI

Alcune poesie dal mio diario facebook, postate durante il fine settimana. Buon lunedì!







Si sentiva correre il tempo
nei sottopassaggi bui
erano passi di fuggitivi
la nebbia il solo bianco
intorno agli occhi scuri.





Abbracciami la voce
lo vedi è silenziosa
dentro piove.





Raccoglierò il sole
nello specchio e illuminerò la stanza.
La notte è un uccello,  vola
ha le piume nere. È un rapace. Guarda


la lampada ha dentro la voce. È accesa
è una fenice
brucia e risorge.






Questa voce
è il sibilo di una freccia
buca l'aria
cade nel vuoto. Fino a quando

l'arco dovrà tendersi
all'infinito? Percorrere 
la traiettoria del suono

rompere il muro.




Si taglia l'aria
la lama sottile solleva
la pelle a una nuvola: piove
sul vetro scorre la lingua.




Si salvano in punta di dita
 sollevano le ciglia sulla strada
interrogano lingue d'erbaccia
accarezzano la lingua all'ortica
raccolgono tra le rose
 l'erba saggia.


giovedì 12 settembre 2013

I LADRI

Ho ritrovato questa nota, della scorsa settimana. Me n'ero scordata. Ecco a cosa serve scrivere. 



Ore 23:00

La devo raccontare in fretta questa storia, perché ho sonno.
Ho visto un uomo e una donna, stasera. Camminavano nel cuore di Trastevere. Non erano più giovani, ma della gioventù avevano conservato tutto, come un trofeo. Camminavano l'uno accanto all'altra, io ero ferma e mi sono passati davanti.
Dapprima li ho osservati con noncuranza, poi  all'improvviso, li ho detestati.
Mi sono sentita in dovere di cercare la spiegazione di questo assurda avversione per due sconosciuti. Forse mi ricordano qualcuno, ho pensato. Ma non era così. Dopo un istante ho capito. Intanto si allontanavano da me, erano di spalle, camminavano lentamente; tutti e due indossavano una giacca di jeans: erano identiche, nuove e perfette. C'era qualcosa che non andava in quelle giacche. Poi ho capito. Erano un uomo e una donna di sessant'anni e  sfoggiavano giacche da giovani. Non saprò mai se avevo ragione, ma ho pensato ai giovani che fanno fatica ad esistere e quei due, con le loro giacche da giovani, mi sembravano due cuori duri.



(g.i.)

UN NUOVO VERSO



ho visto l'ala
spezzata di un merlo e l'aria

immobile tra le sue piume
tormentava il becco giallo

poi un saltello, non vola
il ramo piegato dal peso
di un nuovo verso.

(g.i.)


POESIE AMICHE | SARAGEI ANTONINI



Vi presento Saragei Antonini, Sara per gli amici e dunque per gli Amici di Letture e di Leggerezza. In questo angolo dedicato alle POESIE AMICHE  (che ospita, appena l'amicizia si rivela, voci amiche nel senso più bello del termine: voci vicine alla mia, voci che riecheggiano nella mia voce, voci di cui la mia scrittura raccoglie l'eco) oggi vi propongo le poesie tratte dalla raccolta "Egregio Signor Tanto" (CFR, 2013)
Le poesie di Sara mi hanno colpito molto, tanto da indurmi a fare una cosa molto insolita: scrivere una prefazione. Ecco, dunque, alcune poesie e una parte della mia prefazione che le accompagna. Buone letture!


[...] Il mare è anche metafora del moto perpetuo delle onde che riportano gli oggetti alla deriva. Come una vecchia sedia, ritrovata per strada, sul marciapiede e che chiede di tornare a casa. Una sedia “instabile come un umore / non in grado di reggere una schiena”. Ma una sedia necessaria, per fermare le nuvole e i sogni sulla carta.
I pensieri devono a volte diventare di legno “per superare l'inverno”, la sedia torna a casa a fatica, sale le scale “come una santa / l'ho pulita / le ho avvitato ossa alle ossa / e l'ho messa nell'angolo più balbuziente (…).” Dietro a una finestra troviamo ad aspettare anche il tavolo, il foglio e le parole che tentano di dare forma al vuoto (e per questo balbuzienti).
Nella casa del vento il mondo si salva proprio nell’attimo in cui il buio minaccia di inghiottirlo. Dietro alle tende si nasconde un occhio capace di scorgere legami inaspettati fra le cose, e fra esse e l’uomo. Perché scrivere è: “Una notte ad occhi aperti”, parlare con “tutte le luci possibili / anche solo quelle fuori / / la lingua dei lampioni / il vocabolario breve di una lampada.”
Scrivere è una notte che illumina il mondo. Queste poesie "sanno aprire la mancanza / come una noce". Sanno "stare in una mano" per essere "sgusciate con cura". Sanno essere leggere mentre tutto tende a diventare pesante, di pietra. [ Giovanna Iorio]




Il vento di settembre
è vento di Inoltre –
non distingue i pensieri dalle foglie
la pioggia dai capelli bianchi –
primo fiato d’autunno
seconda vertebra del magro che si prepara
non ha chiaro nulla
nemmeno tutte le dita –
palpebre cucite:
con il peso di un nano
copre il cielo –
con la larghezza del sano
cresce a freddo.


*

Ho trovato per strada
la sedia su cui siedo –
l'ho trovata
un mattino d'inverno
sul marciapiede –
vuota come una casa
instabile come un umore
non in grado di reggere una schiena –
ho fatto subito pensieri di legno
quelli che si fanno per superare l'inverno –
così l'ho portata a casa
l'ho salita per le scale come una santa
l'ho pulita
le ho avvitato ossa alle ossa
e l'ho messa nell'angolo più balbuziente –
da allora
stiamo vicine
alla luce più incerta
davanti al tavolo più pesante
e la mia schiena è diventata credente.


*

Mancanza
ti sei fatta grande –
quasi non ti riconosco –
le somigli dagli occhi
da come apri e chiudi le finestre –
ti piace guardare fuori
ti piace pensare che in una mano
ce n'è un'altra –
ti sei fatta una stanza
né piccola
né buia –
poche cose
e tutte fai parlare –
a tutte leggi il futuro
e fai una bella copia del passato –
il tuo orecchio rimane un cassetto
di un vecchio tavolo
bianco come le sue sorelle pareti –
sappiamo entrambe che non uscirà mai
da questa casa
che il sole glielo racconti tu
e che la notte la vuole dolce
con il miele di una lampada accesa –
un cucchiaino di presente.


*

Egregio Signor Tanto,
sono lieta di sapere, dalla sua lettera di anni, che ha trovato finalmente, una stanza al buio tutta per sé –
in pieno centro, da quel che mi scrive –
immagino così possa proseguire i suoi studi sul canto – interrogarsi, quando il sole è alto, sul disincanto –
al riguardo non posso più esserle d’aiuto – le nostre conversazioni hanno dentellato le nostre direzioni
e oggi siamo in possesso di chiavi che aprono a voci che non si aspettano –
le auguro di sapere quando cominciare e di non ritrovarsi nel poco – ne hanno sempre sofferto le sue mani –
e spero di rincuorarla dicendole che alle ossa non ha nessuna malattia –
e nemmeno agli occhi –
mi chiede se è in grado secondo me di prendere e dare –
ne è in grado – ma le invio il referto dell’udito –
pare lo abbia del tutto perso e, suppongono, per un amore pochissimo – al punto che tutt’oggi è impossibile
cercarglielo dentro –
non esiste nemmeno una cura al riguardo – non la reggerebbe –
escludono anche una trasfusione di senso –
al momento non esiste abbastanza sangue solo per lei –
dunque,
prego perché resti così com’è e se ne faccia tanto una casa –
un mondo – un’abbondanza nella biblioteca di Dio.


martedì 10 settembre 2013

LA CODA



ha la coda questa bestia di vita

quanto dolore la fine
quando il tempo si chiude

la coda schiacciata
tra la terra e il cielo.
(g.i.)



lunedì 9 settembre 2013

IL MIRACOLO




si scaldava la voce
sulla fiamma di una candela
e della seta arrivava l'eco

il calore di parole rosse
sciolte come cera

nelle vene delle statue mute.



OLTRE LA SIEPE




aggrappiamoci alle parole
mentre scompare l'uomo

la malattia infinita
del vuoto oltre la siepe.

(g.i.)


I PONTI



il fatto è che non ci sono i ponti
tra gli esseri umani

solo precipizi e burroni
e a volte le parole rotolano giù

dal fondo del cuore
sale l'eco dei sassi.

(g.i.)



UNO SPAVENTAPASSERI A ROMA

Con piacere vi propongo un racconto di un nuovo amico, Roberto Marzano. Vi piacerà, Amici di Letture, per la sua sapiente leggerezza. Il racconto è pubblicato sul blog Vociromane del Corriere della Sera.



SET
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Uno spaventapasseri a Roma

Questa settimana pubblichiamo un racconto “romano” di Roberto Marzano, che si definisce “narratore, poeta “senza cravatta”, chitarrista, cantautore naif “. E’ una storia semplice  e delicata, sono sicura che vi piacerà.   E’ dall’eclissi totale di luna che non sono più lo stesso. Mi è mancato quel riferimento di luce nello spazio… le stelle da sole non sono bastate a tenermi compagnia durante quell’interminabile notte. Malgrado sia da innumerevoli anni inchiodato qui nello stesso posto, tutto quel buio mi ha turbato nel profondo del cuore, rivelandomi impietoso il triste senso della mia vita. Non ho scampo né modo di poter fuggire dalle zolle che mi circondano e dalla fila infinita di formiche che mi tormentano il collo. Abbandonato nel bel mezzo di quest’aiuola trasformata in orticello abusivo a Roma, sul colle del Gianicolo, in una rovente domenica di agosto. Il suono delle campane in lontananza, accompagna le famiglie sorridenti aldilà della accattivanti vetrine della pasticcerie di Trastevere. E ciò mi fa sentire ancora più solo.

Per dirla tutta, la presenza di una zucca gigante – peserà almeno 40 chili –  in panciolle sotto l’ombra di un alloro, mi aveva fatto pensare, ma puntualmente disilluso, che avrei potuto soffrire un tantino meno l’isolamento. Magari scambiando due chiacchiere e che, in fondo, sarebbe stato un po’ anche compito suo sorvegliare i preziosi frutti dell’orto e le due gambe di vigna che il Sor Checco coltivava di soppiatto. Invece la “signora” fa la finta tonta e si rifiuta, nel suo altezzoso mutismo, di capire e lascia furbescamente cadere il discorso. Che cosa ci posso fare?  Proprio non mi vuole dare retta, davvero ci rimango un po’ male. O forse è che oggi sono io a essere un po’ troppo sensibile, oppure ubriaco del profumo della mentuccia o del limone… e non so quel che dico.
Qui succede poco e nulla… solo il Sor Checco di tanto in tanto compare ad annaffiare le piante, ma non mi degna neppure di uno sguardo. Per di più è cieco da un occhio e ogni volta che zappa non riesce proprio a evitare di assestarmi qualche terribile colpo. E’ così preso dal suo lavoro che non si scusa nemmeno. Il mio arto è interamente scheggiato, entro poco tempo cascherò di sicuro con la faccia nella polvere. Ma chissà, se allora gliene importerà a qualcuno…?
Le stagioni si alternano inarrestabili, noiosamente. Uno scroscio di pioggia resta più un desiderio che un dato di fatto, un miraggio pomeridiano, un eccesso di condensa che abbatte l’afa solo per qualche minuto. Poi viene ancora più caldo… e più noia. Rimpiango l’inverno e la sua leggera coltre di brina, ma sciaguratamente in quei giorni nessuno viene a trovarmi, a parte una vecchia e stanca cornacchia che non ha più il fiato per star dietro al suo stormo e passa di lì facendomi il verso. Così, anch’io come gli umani, non sono mai contento: mi stufo anche dell’inverno e bramo l’estate…
Rieccola, l’estate… non ho dovuto aspettare poi molto per esserne già nauseato. Un carrubo e certi presuntuosi arbusti d’euforbia dall’alto mi guardano con  supponenza. I miei abiti sono logori e sbiaditi, si distinguono chiaramente la trama e l’ordito, credo di indossarli da sempre. Giudicati e condannati indegni di servire ancora per il lavoro dell’uomo ma ottimi, eccome, per il mio… che devo “solo” fare paura ai ladruncoli, ai volatili e alla peronospora! Nella città di Roma, tra Garibaldi e l’Aurelia, a un soffio dal Cupolone, tra la vite… e la morte!
Devo fare paura! Sono qui apposta per tenere lontani, con la sola mia “inquietante” presenza, i lunghi becchi degli uccelli e le lunghissime mani dei gitanti, che passin passetto sperano di racimolare il necessario per un minestrone. Coloro che dovrei intimorire – merli, passeri, starne, cinciallegre, gabbiani e marioli d’ogni specie – non lo sono assolutamente. I volatili, addirittura, dopo aver depredato in tutta libertà le verdure e i grappoli, mi si accomodano tranquillamente a riposare sulle braccia, distese come se anch’io volessi tentare un improbabile volo. Incuto tanto timore che uno sciame di  vespe ha perfino costruito un favo sotto la mia ascella sinistra. Mi piace credere che nel loro vibrare, intendano alla loro maniera salutarmi. In fondo, quella gioventù sfacciata e irriverente mi tiene compagnia per davvero. Sono come un vecchio bidello che accetta di buon grado di essere preso in giro dagli alunni monelli, brontolando solo un pochino.
A chi altro volete possa venire in mente di occuparsi di me e di alleviare le mie sofferenze? Son nato per essere utile e non so neppure se è poco. La libertà è un’astrazione riservata a chi può permettersela, non ai servi della gleba come me! Noi spaventapasseri, dice qualche poeta-sognatore, dovremmo unirci e ribellarci come si conviene in questi casi, ma purtroppo non conosco nessun mio simile, anche se l’amica cornacchia mi ha detto di averne visti altri nella Valle dell’Aniene. Ma come posso fare a mettermi in contatto con loro? Sono disperato…
Non ho idea da quanto tempo mi trovi qui, nessuno ha mai festeggiato il mio compleanno. Il Sor Checco è un tipo schivo, di poche parole, che non fa tante cerimonie. Non bada neppure a se stesso figuriamoci la considerazione che può avere per un vecchio spaventapasseri. Indossa ogni giorno la stessa vecchia camicia azzurra dell’Atac costellata di patacche d’unto e di macchie di vino, ormai quasi senza bottoni, che gli copre a fatica la panza e il colletto è consumato all’inverosimile dall’ispida barba mai rasata del tutto.  Chissà che un bel giorno non la passi a me…
Di tanto in tanto, pur nella mia collocazione defilata, vengo notato da qualche bambino curioso che m’indica con entusiasmo alla mamma, la quale annuisce con indifferenza. Sono solo un oggetto dalla funzione puramente illusoria… vittima della consuetudine contadina che un tempo, quando tutto era avvolto nel silenzio, faceva di me uno strumento efficace per tener lontani voraci ma pavidi pennuti. Gli uccelli moderni non si spaventano più di niente, non sono così ingenui. Si sono abituati anche ai treni e agli aerei… quanta paura potrà mai mettergli un mucchio di legni e stracci?
Così, oltre che solo, mi sento anche inutile. Posso solo viaggiare con la fantasia… e io lo so che qui dietro di me, anche se qualche metro più sotto, c’è Roma: l’“ombelico del mondo”! Nella posizione in cui sono costretto – con la faccia rivolta al capanno per gli attrezzi – non lo posso vedere, ma me lo dicono, anzi lo urlano, l’odore dell’amatriciana e dell’abbacchio a scottadito, il dolce sciabordio del Tevere che carezza scorrendo le rive incantate, il frastuono del traffico e dei milioni di storni che formano nubi dalle infinite forme cangianti, il boato dei venti che soffiano impetuosi nei giorni di burrasca… sulla mia schiena!
Talvolta, col buio, certi fidanzatini di mia conoscenza giungono fin qui con la scusa del fresco. I grilli, come in un incantesimo, rallentano notevolmente il ritmo del loro incessante frinire, quasi volessero lasciargli spazio, la giusta fetta di respiro e di silenzio, tra gli odorosi cespugli di lentisco. Lui, allora, comincia a leggere a quella dolce creatura i versi che compone ispirato dal suo tenero amore. Legge, legge, legge imperterrito e instancabile, cinguettando con melliflua petulanza, senza sosta. Senza il minimo dubbio che la ragazza possa esserne un tantino annoiata. Cosicché, immancabilmente, ogni volta, ogni notte, lei sorride e ascolta ma, dopo qualche tempo, contemplando il baluginar di lucciole che sembra Roma, comincia a sbadigliare stirando le braccia.
“Te prego so stracca, annamo via …” proferisce lei con una vena d’irritata delusione.
Lui, imbecille, le risponde: “Come te pare …”
“Sto a sentì pure un po’ de freddo …” butta lì bugiarda, come ultima esca.
E il soporifero cretino: “Vabbé, s’è fatta ‘na certa, riannamosene.”
Infine io, sfinito dal solito andazzo, al colmo dell’irritazione, non resisto più e sbotto: “E mò basta! Sto fésso che nun sei artro! Che razza de poeta sei si nun sai trovà de mejo che dì vabbè riannamosene! Ma è mai possibile che nun riesci a capì ‘a maggìa de ‘sto momento!? Davero ce credi che lei sta a sentì freddo co ‘na serata come questa!? Come fai a nun capì che se ‘sta dorce creatura vie’ qua co’ te ogni vorta, nun è solo pé li  versi tua ma pure perché vole che je dai ‘n bacio?
Svejate! Posa sto quaderno, pija l’elettricità de sti fuggevoli momenti e falla diventà ‘na scintilla, un lampo, un foco d’amore! Aoh, te giuro che si nun lo fai tu ‘o faccio io!”

(Dialoghi in romanesco di Laura Di Marco)

giovedì 5 settembre 2013

PERDONATE




perdonate io non sono nata qui
perdonate io non sono nata
perdonate io non parlo la vostra lingua
perdonate io non parlo
perdonate io non credo nel vostro dio
perdonate io non credo
perdonate io non so lasciare questa mia forma

di pesce di pietra di minerale
vorrei le gambe per inciampare
vorrei la bocca per pregare
vorrei le mani giunte delle bambine
sono quelle bianche che mettete in fila
nei primi banchi

lasciatemi stringere tra le dita un rosario
di parole.

(g.i.)

ACQUERELLO



Ti racconto un sogno: c'era

una conchiglia senza mare
una ferrovia senza treno
un cielo senza dio
uno specchio vuoto

e le parole se ne stavano storte
come alberi cresciuti col vento contro

e io ero un ramo con le dita sottili
che si aggiusta la chioma
con un sospiro

ah!

voi non sapete e forse sapete
cosa si prova

a fiorire nel gelo del sole
nei sogni è una stella
sciolta in un acquerello.

(g.i.)


narrabilando: Fotoracconto premiazione concorso Insanamente 4-9-...

narrabilando: Fotoracconto premiazione concorso Insanamente 4-9-...: Alcuni scatti della cerimonia di premiazione del concorso Insanamente a Viserba di Rimini nell'ambito di Esportiamoci . Ringrazio di cu...

mercoledì 4 settembre 2013

VERDE


La gitana

Verde que te quiero verde.
Verde viento. Verdes ramas.

(F. G. Lorca, Romance Sonámbulo)


Verde è il tuo silenzio
verde la nuvola che ti ha ingoiato
verde l’isola che galleggia
nei tuoi pensieri

donna sempre verde
capelli di foglie scintillanti al sole

ritorno alla tua pagina di prato
a primavera con il cuore falciato
l’anima rastrellata

dal ricordo del tuo sorriso
rugiada nei miei occhi
l’ombra di una mano

sulla mia guancia umida
(Giovanna Iorio)

Questa poesia ha accompagnato l'opera di Donatella Baruzzi, La mano verde

LE LUCCIOLE




Vorrei ringraziare TUTTI gli Amici di Letture e Leggerezza che mi hanno scritto dopo aver letto le mie piccolissime lucciole. Grazie!
E per chi non abbia avuto la possibilità di leggerle, ecco il link su Versante Ripido.

martedì 3 settembre 2013

PAZZIANDO



Dal Blog Narrabilando



martedì 3 settembre 2013


È uscita l'antologia dei vincitori del concorso Insanamente: Pazziando


























































Potete ordinare i nostri libri per mail ainfo@faraeditore.it o allo 0541.22596 fax 0541-22249 con lo sconto del 15% (più 3 euro spese per l'Italia) inseriremo nel plico il bollettino di c/c postale già compilato o, se preferite fare un bonifico, vi indicheremo le coordinate bancarie.
La precedente antologia qui


Pazziando

a cura di Alessandro Ramberti € 15,00 pp. 116 (Neumi)
ISBN 978 88 97441 31 1
cover di Francesco Ramberti, studioKaleidon

Fara Editore e i giurati del concorsoInsanamente 2013 – Andrea Parma, Angelo Chiaretti, Caterina Camporesi, Claudio Roncarati, Guido Passini e Federica Volpe per la sezione Poesia;
Alessandra Pederzoli, Alessandro Chiarini, Daniela Mena, Elisabetta Sala e Luciano Palumbo per la sezione Racconto
– hanno selezionato le seguenti opere per la pubblicazione nella presente antologia dei vincitori (realizzata anche con il sostegno del Lions Club Cattolica)

sezione Poesia

I. Grammi di Paolo Assirelli (medaglia Presidente Repubblica)

II. ex aequo Gli Astri matti di Claudio Pagelli
II. ex aequo La nave dei folli di Giovanna Iorio
III. ex aequo Trittico e una poesia sciolta di Domenico Cipriano

III. ex aequo Maggio di Mauro Nastasi
III. ex aequo Con-senso al mondo di Ulisse Fiolo
IV. ex aequo Codice contadino di Vincenzo D’Alessio

IV. ex aequo Implode la parola di Vincenzo Gabrielli


sezione Racconto

I. Matrioska di Gabriele Cecchini (medaglia Presidente Repubblica)

II. Lucine, lucciole di Barbara Rossi

III. Spending review psicosomatica di Manfredo Marotta

IV. Il Bangladesh ci cambia la vita di Vincenzo Domenichelli
V. ex aequo Rivierainvisibile di Giorgio Massi
V. ex aequo Nell’oscurità di Francesco Randazzo
Il libro contiene anche i giudizi e le note biografiche.

LA MAPPA DELLE STORIE INVISIBILI: Roma, Fontana delle tartarughe

Stasera una storia invisibile è apparsa alla Fontana delle tartarughe... buon ascolto, se passate di là. E, a proposito, salutatemi Serafina...