PENSIERI DI UNA CICALA



A me il caldo fa decisamente male. Eppure ci sono nata qui, nel "profondo Sud". Mi sembra di avere una cicala attaccata alla corteccia cerebrale, a succhiarmi la linfa vitale, come se avesse scelto me: io, il suo albero. Lo so che domani, forse, pioverà. Ma oggi si scioglie, e io non riesco a trovare le parole per fermarlo, il tempo.
Il tempo gocciola in un secchio di metallo e io qui a tentare di fermarlo, di berne una goccia. E non da sola.
Ho messo un tavolo e una sedia in mezzo al nulla, nella casa dove sono cresciuta. Mi sono seduta in mezzo a una stanza non finita, al centro di un fabbricato di cemento armato che non è diventato una casa, ma è il nulla.
La scrittura sceglie i suoi luoghi, e questo luogo è la pagina della mia scrittura. Oggi scrivo il nulla, oggi non scrivo a nessuno. Oggi il nulla si scioglie intorno a me. E io accarezzo nella testa questa cicala, che non la smette di frinire, che non la smette di dire al mondo quanto è felice che sia arrivato il suo momento. Dopo tanto buio sotto la terra, il sole. Sono felice per lei, ma non riesco a fare altro. Non riesco a scrivere né a pensare.
Oggi le parole mi deludono, perché non aprono altri orizzonti.
Qualcosa, nonostante il fallimento delle mie parole, rimarrà impigliata alle maglie del mio nulla: era qualcosa di bello ma il sole lo ha già bruciato. Io al sole chiedo di risparmiare i miei pensieri. Sono delicati e tutto li brucia. Sono come i girasoli. Seguono il fuoco.

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