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GABRIELLA BELISARIO | VI RACCONTO WATT



Ecco il secondo appuntamento con le note di lettura della scrittrice Gabriella Belisario che ci racconta Watt.
Abbiamo cominciato a postare sul blog le note di lettura il 6 agosto e andremo avanti per tutta l'estate. Grazie Gabriella Belisario!



8 agosto, 2013

Ho capito che per affrontare l’incontro con quest’ opera, strumento dell’immaginario, chiave di volta del contatto con una trentina di persone che l’ hanno ideata e hanno pensato all’unisono il segno da lasciare, beh, per affrontare Watt, ci vuole la temperatura giusta e la luce giusta.
E’ sempre Agosto.
Ho aspettato che mi regalassero un megaventilatore nero e blu doppia pala perché l’ombra della roverella non bastava più a sollevarmi e ricomincio.
La degustazione calma e pensosa.
Dunque, la luce.
Si, perché deve essere radente per scivolare su qualche bagliore di oro della copertina e non flaschare sui bianchi così presenti nelle illustrazioni.
Ho detto che vorrei fare, fin dove è possibile, un corpo a corpo con lui Watt, strumento e opera, senza ricorrere ai concept degli autori da leggere sul web.
Come se fosse un territorio sconosciuto a esplorare .
Non ho ancora detto la parola libro.
Dicevo che la cartotecnica della copertina  30x30 (circa queste le misure) è architettura.
E nel mio vecchio scanchenico cuore di creativa affiora il ricordo dell’unica tipografia a Roma che possa fare con precisione questi lavori abituata come era a lavorare il cartone come fosse marmo per definire spazi di sogno alle entrate dei cinema. Già i Petrollo.
A loro modo dei poeti non si può dire che così.
Di un tipografo celeste che prende in mano un lavoro cosi concettuale.
Ecco un filo rosso che mi collega al passato attraverso Watt.
Si, i circa 30 misteriosi pacchetti di testi nei risguardi oro e senape della quarta di copertina dove brevemente si declinano le bio degli autori lasciano pensare ad una fusion tra narratori e illustratori, chissà come si saranno organizzati per avere certe volte come nell’illustrazione di pag. 46 quella intesa semantica.
Darkam ha narrato Mario Sammarone e si suppone che Mario abbia illustrato
la bella dell’85.
Purificazione il titolo.
Cosa hanno in comune la berlinese di adozione e il romano di adozione?
Sono nativi, ipotizzo, di una simile natura, il territorio, lo skyline il profilo dei colli con in fondo il mare. Quel mare Adriatico che ti porta giù nello Ionio fino ad Itaca.
Gia perche Mario Sammarone è di Atessa e Darkam di San Marino.
E a pagina 46 tutta la storia di Empedocle e della etera Erofile, di Pitagora in fuga con il suo doppio Ierocle , di vulcani e di sapienze tramandabili ha una sua efflorescenza mirabile, il senape scolorisce con effetto acquarello la forza del fuoco che fonde le pietre, il simbolo vola e le 2 figurine nere sullo sfondo di una pianura che degrada dalle colline verso un mare intuito sono perdute e piccole come noi nelle mani del Fato.
Si ho cominciato a leggere Sammarone perche il dono di Wat veniva dal suo intorno e perché la frase “la morte è un dominio mutevole “ è qualcosa che ti prende al cuore e non ti lascia piu.
Poi c’è la Dea di mezzo.
E quando c’è lei (ne vado cercando le orme acquee nel mondo) ammutolisco di rispetto, paura e ammirazione non priva di desiderio di capire.
“ Sei a metà fra i due mondi,  sei fedele ad Apollo ma hai la sensibilità per comprendere la Dea. “ Empedocle.
Darkam infonde spessore di neri e di grigi nelle palme delle mani fortemente segniche mentre dal bianco accecante della pagina nascono, trascritte in leggerezza, sottilissime incisioni da punta di bulino  che impennano in corolle ricurve che contengono capsule botaniche di semi, in veli danzanti chiusi da nappe, teli di peplo trasparenti.
Purificazione.
Dall’esito incerto o estremo.
Esco da Sammarone Darkam e ritorno a alzare come una sorpresa le pagine di Watt .
Mi chiedo chi sia stato il coraggioso che abbia osato sfidare gli antichi oracoli cinesi strappando davvero come Prometeo la linea creativa fissa e yang dall’armonia degli esagrammi .
Forse perchè i sapienti nel prossimo numero avranno, come mentore, solo il ricettivo ?

(continua)

Gabriella Belisario

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