INDAGINE SU UNA TRAGEDIA

L'Irpinia di Prince Rea



In questo momento si parla di tragedia in Irpinia e nello stesso tempo s'indagano le cause di una tragedia. Le tragedie, quelle vere, sfuggono alle indagini: pensate all'inchiesta di Edipo, e a come finisce la sua indagine. L'accecamento. Alle tragedia non importa nemmeno la geografia, i luoghi, dove accadono.  Non conoscono l'Irpinia, le tragedie, sono ignoranti. Accadono e basta, ovunque. Però ora ci sono le indagini, è giusto. E presto sapremo se è stata una tragedia, oppure se si poteva evitare.

Io sono nata in Irpinia. La casa dei miei genitori è vicino all'autostrada Napoli- Bari. Di notte si sente scorrere il fiume di macchine. Qualche volta, spesso, il fiume di macchine si ferma e si corre sul ponte dell'autostrada a guardare le tragedie. E' un anfiteatro la nostra autostrada.

Ricordo, tanto tempo fa, che una notte abbiamo sentito un boato, un tuono di lamiere e ferro. Urla e gente per strada. Anche noi siamo usciti a vedere. Gli uomini del paese sono scesi sull'autostrada, da un buco nella rete. A volte anche io andavo oltre la rete, si stava bene oltre la rete a guardare la velocità in un paese immobile.
Quella notte abbiamo visto un TIR, si era ribaltato e stava in mezzo alla carreggiata come un elefante ferito; dietro di lui un lungo serpente di macchine tamponate. Io mi sono coperta gli occhi, c'era rosso dappertutto, anche al buio, con la luna, brillava il rosso sull'asfalto.
Poi ho riaperto gli occhi.  l'autista del TIR era vivo, dalle macchine sono scesi quasi tutti con le loro gambe;  sull'autostrada  c'era tutto il paese, in pigiama, ad aiutare. E poi ho visto, da lontano, perché a noi bambini non era permesso essere spettatori delle tragedie (mi avevano detto di tornare a casa e avevo disobbedito), insomma da dietro la rete vidi che non era sangue, ma una lunga scia di pomodori schiacciati. Il TIR che si era ribaltato trasportava pomodori.

Nelle arterie del Sud scorrono fiumi di pomodori, raccolti da emigranti che lavorano in condizioni disumane. Anche il lavoro degli emigranti qualcuno lo definisce una tragedia, e dunque inevitabile. Con chi definisce anche quello una tragedia io non sono d'accordo. C'era una ragione per la quale i greci mettevano in scena le tragedie: educare alla pietas, muovere l'umanità, unirla, commuoverla. Prima che il senso della vita venga sommerso dal caso, da quello che non possiamo evitare, capire, controllare, la tragedia ci insegna la compassione e cioè ad andare incontro all'altro, nella sciagura. E provare a risollevarlo. Il coro dell'Edipo Re, fino all'ultimo, prova ad aiutare Edipo, nel suo dolore. E i versi leniscono, curano, sono un breve balsamo.

Il ricordo del rosso sull'asfalto, in quella lunga notte si è trasformato in una poesia, la trovate alla fine di questa mia riflessione. La "tragedia" di cui parla la mia poesia, quella si può evitare. Non è tragedia, è volontà di qualcuno. Prima di concludere la mia riflessione vi suggerisco un autore che ha scritto bellissimi libri sulla compassione, Antonio Prete. Due libri, usciti simultaneamente, Meditazione sul poetico (Moretti e Vitali, pagg. 187, euro 16) e Compassione. Storia di un sentimento (Bollati Boringhieri, pagg. 189, euro 16)In questi libri si trovano tante riflessioni, sul sentimento che dovrebbe accompagnare ogni tragedia: la compassione: «La compassione è un sentire in relazione con l'altro, e Schopenhauer non esita a definirla come il fondamento stesso della morale. È una passione condivisa. Ma anche un patire insieme. Una prossimità all'altro, alla sua ferita».


da Mare Nostrum, (CFR, 2012)


Chilometri di pomodori
rossi come sangue
nelle vene della pianura.

Qui la terra ha il volto rugoso
di una vecchia megera.

Il furgone arriva all’alba
come un cane randagio
ci annusa
ci mette in fila
ci morde con la polvere acre.

Al tramonto
tutto quel che resta del giorno
è una scia di pomodori schiacciati.

Ci insegue
un altro tramonto insanguinato.

Nessuno ha il coraggio
di voltarsi a guardare
lo scempio. Ah!
se ci fosse qualcuno tra le rughe
della pianura agonizzante

disposto a curare le ferite

di uno  schiavo.




Commenti

Post più popolari