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POESIE AMICHE | DOMENICO CIPRIANO



Da sempre la poesia di Domenico Cipriano riesce a colpirmi, a riverberare. I suoi versi hanno una particolarità, almeno per me: brillano silenziosi, come piccoli fuochi. La poesia di Cipriano è sapiente, profonda e umile. Ecco, allora, quattro poesie di Domenico Cipriano, tratte dall'interessante raccolta di autori vari, Poeti e Poetiche 2, a cura di Lucini, Benassi e Barbaro.
Buona lettura!


*


Ci è stato donato un mondo
inverosimile, tra vetrate innalzate
e seminterrati, distanze paradossali,
astrali prove di esistenza. Si alzano
stratificazioni della roccia e cedono
le foglie sulla pietre: uno scambio
teso alla resistenza, a perdonare
gli occhi, la pelle nuda delle stelle.


*

(a Sofia)

Moriamo pezzo dopo pezzo mutando,
crescerai e sarai altro, diversa. Ferma
l’immagine che hai già cancellato
nelle ore (non è affidabile la memoria)
così la presenza non è solo un dettaglio
per la nostra comprensione. Filo spinato
e ruggine sui punti fermi del mondo,
ma nemmeno quello spigolo d’universo
ci appartiene. Cambiano con te
le cose abbandonate.


*


C’è uno spazio che separa la riflessione
dalla scrittura in cui devia il mondo. Lì
è fine la nebbia e godo da solo questi
pochi minuti di vita filtrata dalle parole
e brividi vividi di notte: è vita questa
che mancherà per la sorte solerte.
Nicola accende sereno una sigaretta
e dice felice del calore della sera:
il volto del paese ci divora e dopo
ci separa.


*



(a S. F., che ha trovato i segni del Paleolitico in Irpinia)

Con delicatezza, dopo millenni di abbandono,
transitano tra le mani i resti
di una nostra esistenza sconosciuta, da ricostruire
o inventare nelle ipotesi più sognanti.
Un oggetto semplice (silice scalfito),
vorace se curvato sulle pelli di animali:
un ciottolo di cui non avremmo premure
né interesse se creature che ci hanno germinato
non avessero lasciato una traccia, senza
sapere del futuro, cercando di resistere
alle successioni del loro presente inesplorato.
Avremo la stessa cura (credendo illusi
ad un futuro eterno) di tramandare
(tra i milioni di oggetti che ci affollano)
almeno un sinallagma duraturo
con quanti attraverseranno questo spazio
e l’aria respirata da chi l’ha vissuto,
ora che lo sguardo ci rivela chiari
i segni illuminanti del paesaggio?


***



Domenico Cipriano. Nasce nel 1970 a Guardia Lombardi (AV). Vive e lavora in Irpinia.

Già vincitore del premio Lerici-Pea 1999 per l’inedito, nel 2000 ha pubblicato la raccolta di poesie Il continente perso (Fermenti - premio Camaiore proposta) prefazione di Plinio Perilli e nota del musicista Paolo Fresu. La raccolta Novembre (Transeuropa 2010), prefazione di Antonio La Penna, è stata inclusa nella rosa finalista del premio Viareggio-Répaci 2011. Ama collaborare con artisti di vario genere, si ricordano, tra gli altri, gli attori Alessandro Haber e Sergio Rubini. Nel 2004, con l’attore Enzo Marangelo e i musicisti Enzo Orefice, Piero Leveratto ed Ettore Fioravanti, ha realizzato il cd di jazz e poesia JPband: Le note richiamano versi (Abeatrecords) e, dal 2010, guida il progetto Lampioni, per la sua voce e le musiche degli “Elettropercutromba” (Carmine Cataldo, Paolo Godas, Fabio Lauria). Suoi interventi e poesie sono presenti in numerose riviste ed antologie. È redattore della rivista Sinestesie e collabora con varie testate. Cura la rassegna Le strade della poesia.

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