domenica 30 giugno 2013

UN HAIKU AL GIORNO




Una farfalla
è ferma al semaforo. 
Aspetta il verde.
(g.i.)

UN MAGLIONE GIALLO



Appena sveglio Elio andava in cucina e si preparava il caffè. La casa profumava di mare e sulle lenzuola c'era odore di maestrale. Elio metteva la caffettiera sul fornello e si sedeva ad aspettare in terrazzo. Le gambe magre e pelose, appollaiato sulla sedia avvolto in un maglione giallo.

Quando era stanco Elio si rifugiava al mare. Apriva la casa e inspirava i vecchi profumi. Nell'armadio c'erano vestiti impregnati di salsedine. Elio faceva il letto e poi si sdraiava con le braccia e le gambe aperte, in mutande. Presto sentiva freddo, allora in fondo a un cassetto prendeva il maglione giallo. Se lo infilava e, quando usciva in terrazzo, aveva l'aria di un grosso canarino abbandonato.

Elio aveva il sonno leggero. Dormiva male anche al mare e si svegliava all'alba. Per un po' ascoltava gli uccelli, si girava nel letto, cercava il tepore della moglie. Ma non c'era da anni. Allora si alzava e si preparava il caffè.

Un giorno Elio, mentre stava sul terrazzo, vide passare una nuvola. Aveva una forma strana. Sembrava un gabbiano e gli volò veloce sulla testa. Subito dopo, sul sentiero, apparve una ragazza che correva. Era giovane. Elio avrebbe voluto fermarla, conversare con lei. Offrirle il caffè sul terrazzo. Ma lei svanì tra i cespugli.

E così, per un po', ogni mattina Elio aspettò invano sul terrazzo, avvolto nel maglione giallo. Poi un giorno Elio si alzò più presto del solito, infilò il maglione giallo e pensò a sua moglie. La rivide in quella casa, con i capelli biondi, che gli diceva: Hai sempre freddo! Anche al mare!  Un giorno era uscita e, qualche ora dopo, era tornata con quel maglione giallo come il sole. Elio aveva sorriso. Gli era sembrato orrendo. Il maglione era rimasto in un cassetto della casa al mare. Se ne era dimenticato. Perché si dimentica sempre tutto. E quando lo aveva ritrovato, sua moglie non c'era più e lui aveva di nuovo freddo.

Elio preparò il caffè e andò sul terrazzo. Il sole stava sorgendo, gli uccelli facevano un gran chiasso, e soffiava un fresco maestrale. Fu allora che la nuvola a forma di gabbiano tornò e con lei la ragazza che correva.
Elio sorrise, sollevò la mano e salutò. La ragazza  fece un cenno con la testa e ricambiò il sorriso. Sembrava dire: seguimi. Allora Elio chiuse gli occhi, aprì le braccia e spiccò il volo.

La vita è piena di sorprese. Una mattina, mentre sei a fare jogging, alzi la testa, guardi il cielo e vedi una strana nuvola a forma di gabbiano con accanto un goffo uccello giallo. Quello è un giorno speciale e indimenticabile.





sabato 22 giugno 2013

COME NEVE DESOLATA




quel giorno sulla sua pelle vidi
camminare formiche

minuscole e nere
sulla pelle bianca
nella pelle dura
dentro la pelle arsa

all'improvviso s'era mutata
in un pezzo di terra
in un campo bruciato
e mesi di siccità
sulle labbra spaccate

allora venne
una donna a lavare la pelle
ci chiese di uscire
dietro la porta  l'acqua correva
sul corpo come se non avesse più
pelle e ossa ma soltanto
asfalto e cunette

e così tornò bianca
la camicia da notte nuova
distesa al centro della stanza
come neve desolata.
(g.i.)







martedì 18 giugno 2013

S. ed E.






S. ed E.

Paura ti fece da bambina la strega
Che ha grandi orecchie e su quattro
Piedi s’aggira movendo intorno lo sguardo.



* Questo racconto si trova sul Storiebrevi.it dal 21 ottobre 2013! 

HYPERBALLAD





il fiume dentro si mette a correre
le sette onde frecce che mirano
al cuore acqua
sulle pietre acqua
sui vetri gli occhi
azzurri del mondo
stanno aperti in fondo
al mare

aspettare è guardare
la corrente di un fiume
sentire il gelo intorno ai polpacci
le catene d'acqua che rallentano il sangue
ribollire silenziosamente  quando comincia
la corsa dei salmoni

risalire il tempo il corso
dei giorni depositare le uova
tra i sassi duri caduti dal cielo

abbracciare orsi
andare a riprendere in cima ai monti
sui ghiacciai il bianco
degli occhi.

(g.i.)


ONE DAY I FOUND...





it's happening

ASILO GERIATRICO

Vivian Maier

Ieri sono stata a trovare la mia vicina. Ha il femore rotto e sta in un centro dove si curano soltanto anziani. Non so dove si trovi, da qualche parte, ci sono andata in macchina con il marito, ottantenne. Ha sbagliato strada e ci siamo persi!. Ma poi all'improvviso è apparso. Dietro un cancello, un posto pieno di girelli, sedie a rotelle e pannoloni. Un asilo geriatrico. Sono tornata a casa determinata a invecchiare lentamente, a bere cemento armato al posto del latte, per rafforzare le ossa. Non è la vecchiaia a fare paura. Posti così terrorizzano. L'odore della morte è talmente forte qui che le infermiere devono pulire tutti i giorni in tutti gli angoli. Eppure non se ne va, l'odore della morte.
Si sgretolano le ossa dei vecchi, all'improvviso cedono come se il mondo diventasse troppo pesante. Le costole s'incrinano, i femori si rompono, l'anca non regge più il peso del corpo. E allora li operano. Un'operazione importante: loro moriranno, le protesi dureranno in eterno. 

(g.i.)

lunedì 17 giugno 2013

IL LADRO DI ROSE

Foto di Vivian Maier


è scesa una scala dal cielo
giù nel mio giardino


allora sono salita all'ultimo piano
a parlare con un vecchio
un uomo

tutto lassù è strano
ho guardato negli occhi un gabbiano
con un retino ho inseguito
le note di un pianoforte

quando piove le gocce scendono tutte
giù nel mio giardino
e sul terrazzo c'è sempre il sole

ho bevuto un bicchiere di vino
e quell'uomo mi ha detto: amo le tue rose

ma hanno bisogno di luce
qui starebbero meglio
c'è sempre il sole

mi girava la testa
avevo la luce negli occhi
troppa luce all'ultimo piano

ho detto di si e sono scesa
a preparare i miei vasi
ho detto alle mie rose
vi porto dove c'è sempre il sole

ho dovuto spingerle su per le scale
come si fa con i bambini che non vogliono
andare all'asilo

posso salire qualche volta a trovarle?
sono tornata in giardino

è sparita la scala dal cielo
e delle mie rose non c'è più il profumo.
(g.i.)




POESIE DEL VENTO |ERNST JUNGER




possediamo una seconda memoria
il cui filo corre attraverso le ore dell'ebrezza
un paio di brache e una camicia stracciata
come lungo una catena incandescente
il vino è il simbolo del sangue
le viti di Lumbarda mettono radici
in un terreno di sabbia

la polvere ci aveva seccato la gola
il satiro predilige gli scenari di questo genere
ci sono situazioni in cui il senso profondo
delle parole più familiari
si fa improvvisamente manifesto
"cisterna"

il meraviglioso non suscita in noi nessuna sorpresa
vivono tutte ancora le isole madri di Eroi
ogni anno rifioriscono.

POESIE DEL VENTO | NABOKOV





il profumo sottile delle ali della farfalla
sulle dita
confesso di non credere nel tempo
allora piego il tappeto magico
sovrappongo le due parti diverse del disegno
e che i visitatori inciampino pure

la gioia più grande dell'assenza di tempo viene quando
trovo farfalle rare
e piante
l'estasi e qualcos'altro difficile da spiegare
essere tutt'uno con sole e pietra
e il vento che sfoglia

Nabokov

(g.i.)

BREATH



give 
me 

taste 
of 
something 
new

domenica 16 giugno 2013

VOTATE LA MIA FOTO - A PASSO DI DONNA


Cari amici di letture, queste scarpe le ho trovate sul marciapiede, qualche giorno fa. Proprio come le vedete, accanto a un muretto. Votate per queste scarpe e per la loro storia. Le trovate su IO Donna.

sabato 15 giugno 2013

L'OMBRA DEL FUOCO

 "Fare Fuoco" di Simone Massi
Fiery Red: A man and a dog, the fire and the snow. They pour forth onto the screen from the unblended imagination of one of MIAF’s favourite creators" 

Malcom Turner, Melbourne International Animation Festival




Del fuoco
accese l'ombra.

In mezzo alla neve
quando il sole si spense.

In mezzo al bosco
quando si alzò la tormenta.

In mezzo alla pianura
quando sorse una montagna bianca.

In mezzo al petto
quando arrivò l'onda di gelo.

Allora un uomo,
accese l'ombra

del fuoco.

(g.i.)









venerdì 14 giugno 2013

POESIE AMICHE | DOMENICO CIPRIANO



Da sempre la poesia di Domenico Cipriano riesce a colpirmi, a riverberare. I suoi versi hanno una particolarità, almeno per me: brillano silenziosi, come piccoli fuochi. La poesia di Cipriano è sapiente, profonda e umile. Ecco, allora, quattro poesie di Domenico Cipriano, tratte dall'interessante raccolta di autori vari, Poeti e Poetiche 2, a cura di Lucini, Benassi e Barbaro.
Buona lettura!


*


Ci è stato donato un mondo
inverosimile, tra vetrate innalzate
e seminterrati, distanze paradossali,
astrali prove di esistenza. Si alzano
stratificazioni della roccia e cedono
le foglie sulla pietre: uno scambio
teso alla resistenza, a perdonare
gli occhi, la pelle nuda delle stelle.


*

(a Sofia)

Moriamo pezzo dopo pezzo mutando,
crescerai e sarai altro, diversa. Ferma
l’immagine che hai già cancellato
nelle ore (non è affidabile la memoria)
così la presenza non è solo un dettaglio
per la nostra comprensione. Filo spinato
e ruggine sui punti fermi del mondo,
ma nemmeno quello spigolo d’universo
ci appartiene. Cambiano con te
le cose abbandonate.


*


C’è uno spazio che separa la riflessione
dalla scrittura in cui devia il mondo. Lì
è fine la nebbia e godo da solo questi
pochi minuti di vita filtrata dalle parole
e brividi vividi di notte: è vita questa
che mancherà per la sorte solerte.
Nicola accende sereno una sigaretta
e dice felice del calore della sera:
il volto del paese ci divora e dopo
ci separa.


*



(a S. F., che ha trovato i segni del Paleolitico in Irpinia)

Con delicatezza, dopo millenni di abbandono,
transitano tra le mani i resti
di una nostra esistenza sconosciuta, da ricostruire
o inventare nelle ipotesi più sognanti.
Un oggetto semplice (silice scalfito),
vorace se curvato sulle pelli di animali:
un ciottolo di cui non avremmo premure
né interesse se creature che ci hanno germinato
non avessero lasciato una traccia, senza
sapere del futuro, cercando di resistere
alle successioni del loro presente inesplorato.
Avremo la stessa cura (credendo illusi
ad un futuro eterno) di tramandare
(tra i milioni di oggetti che ci affollano)
almeno un sinallagma duraturo
con quanti attraverseranno questo spazio
e l’aria respirata da chi l’ha vissuto,
ora che lo sguardo ci rivela chiari
i segni illuminanti del paesaggio?


***



Domenico Cipriano. Nasce nel 1970 a Guardia Lombardi (AV). Vive e lavora in Irpinia.

Già vincitore del premio Lerici-Pea 1999 per l’inedito, nel 2000 ha pubblicato la raccolta di poesie Il continente perso (Fermenti - premio Camaiore proposta) prefazione di Plinio Perilli e nota del musicista Paolo Fresu. La raccolta Novembre (Transeuropa 2010), prefazione di Antonio La Penna, è stata inclusa nella rosa finalista del premio Viareggio-Répaci 2011. Ama collaborare con artisti di vario genere, si ricordano, tra gli altri, gli attori Alessandro Haber e Sergio Rubini. Nel 2004, con l’attore Enzo Marangelo e i musicisti Enzo Orefice, Piero Leveratto ed Ettore Fioravanti, ha realizzato il cd di jazz e poesia JPband: Le note richiamano versi (Abeatrecords) e, dal 2010, guida il progetto Lampioni, per la sua voce e le musiche degli “Elettropercutromba” (Carmine Cataldo, Paolo Godas, Fabio Lauria). Suoi interventi e poesie sono presenti in numerose riviste ed antologie. È redattore della rivista Sinestesie e collabora con varie testate. Cura la rassegna Le strade della poesia.

Ulli Lust | Troppo non è mai abbastanza

Ulli Lust | Troppo non è mai abbastanza

PENSIERI





senza testa
con i pensieri in una busta di plastica
e gli occhi persi
in fondo alle tasche
bottoni di madreperla

del bianco della rondine ho solo una piuma
e un'ombra d'ali tra scapole dure

vanno i pellegrini con i piedi scalzi sui sassi
cieco è il cammino di chi avanza
a mani vuote verso il cielo
senza frutti da portare in dono

solo un leggero guscio di noce
separa la mia notte dal giorno
è un endocarpo legnoso
privo del seme del pensiero

unico ovulo nato dall'aborto
degli altri pensieri.
(g.i.)








SHEEP DOG




come pecore disgregate e nere
pascolano le parole sulla pagina
non hanno un pastore e sono
senza rifugio

solo un cane immenso e bianco
le osserva da lontano
pronto a salvarle dal precipizio
che chiama con voce strozzata
dalla morta gora

con un balzo raduna
il gregge al centro del campo

gira tre volte intorno e con un latrato
ferma il tempo

sull'erba alta ha disegnato il cerchio
sono salve le parole.
(g.i.)













ERGASTOLANO




aspettami perché io verrò

non mettermi fretta
ho ancora tanti giorni
da stirare

non fanno una piega i tuoi
invece i miei sono sgualciti

ci sono strappi tra le parole
e io ho perso
il filo dei nostri discorsi
e non so rammentarli e non
so rammendarli ma

aspettami perché io
verrò con le mani che sanno
piegare gli anni e riporli
sui ripiani di un armadio bianco
come grandi coperte pesanti

verrò con le mani che non sanno
pregare spiegare scoprire
il tuo cuore.
(g.i.)







giovedì 13 giugno 2013

POESIE DEL VENTO





Ero uscito
quanto sonno nella tua nuca china
devo liberarmi da queste immagini
qualcosa accorre dal centro stesso delle cose
siete un bambino che suona il flauto
perché ogni istante terreno è un crocevia
O santa dalla mani bruciate, ravvivate
smettila di recitare a caso 
versi di yves bonnefoy

(da Poesie del Vento, di Giovanna Iorio)

LA MAPPA DELLE STORIE INVISIBILI: Roma, Fontana delle tartarughe

Stasera una storia invisibile è apparsa alla Fontana delle tartarughe... buon ascolto, se passate di là. E, a proposito, salutatemi Serafina...