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Visualizzazione dei post da Giugno, 2013

UN HAIKU AL GIORNO

Una farfalla è ferma al semaforo.  Aspetta il verde. (g.i.)

UN MAGLIONE GIALLO

Appena sveglio Elio andava in cucina e si preparava il caffè. La casa profumava di mare e sulle lenzuola c'era odore di maestrale. Elio metteva la caffettiera sul fornello e si sedeva ad aspettare in terrazzo. Le gambe magre e pelose, appollaiato sulla sedia avvolto in un maglione giallo.

Quando era stanco Elio si rifugiava al mare. Apriva la casa e inspirava i vecchi profumi. Nell'armadio c'erano vestiti impregnati di salsedine. Elio faceva il letto e poi si sdraiava con le braccia e le gambe aperte, in mutande. Presto sentiva freddo, allora in fondo a un cassetto prendeva il maglione giallo. Se lo infilava e, quando usciva in terrazzo, aveva l'aria di un grosso canarino abbandonato.

Elio aveva il sonno leggero. Dormiva male anche al mare e si svegliava all'alba. Per un po' ascoltava gli uccelli, si girava nel letto, cercava il tepore della moglie. Ma non c'era da anni. Allora si alzava e si preparava il caffè.

Un giorno Elio, mentre stava sul terrazzo, …

UN HAIKU AL GIORNO

Cammina scalza per non fare rumore anche la voce.

UN HAIKU AL GIORNO

C'è un oleandro disperato che sbatte sul vetro. Vento. (g.i.)

UN HAIKU AL GIORNO

È lucertola quel breve e verde lampo che accende l'ombra. (g.i.)

UN HAIKU AL GIORNO

Sta inginocchiato tra le ginestre e i rovi un vecchio ulivo.
(g.i.)

COME NEVE DESOLATA

quel giorno sulla sua pelle vidi
camminare formiche

minuscole e nere
sulla pelle bianca
nella pelle dura
dentro la pelle arsa

all'improvviso s'era mutata
in un pezzo di terra
in un campo bruciato
e mesi di siccità
sulle labbra spaccate

allora venne
una donna a lavare la pelle
ci chiese di uscire
dietro la porta  l'acqua correva
sul corpo come se non avesse più
pelle e ossa ma soltanto
asfalto e cunette

e così tornò bianca
la camicia da notte nuova
distesa al centro della stanza
come neve desolata.
(g.i.)







S. ed E.

HYPERBALLAD

il fiume dentro si mette a correre
le sette onde frecce che mirano
al cuore acqua
sulle pietre acqua
sui vetri gli occhi
azzurri del mondo
stanno aperti in fondo
al mare

aspettare è guardare
la corrente di un fiume
sentire il gelo intorno ai polpacci
le catene d'acqua che rallentano il sangue
ribollire silenziosamente  quando comincia
la corsa dei salmoni

risalire il tempo il corso
dei giorni depositare le uova
tra i sassi duri caduti dal cielo

abbracciare orsi
andare a riprendere in cima ai monti
sui ghiacciai il bianco
degli occhi.

(g.i.)


ONE DAY I FOUND...

it's happening

ASILO GERIATRICO

Ieri sono stata a trovare la mia vicina. Ha il femore rotto e sta in un centro dove si curano soltanto anziani. Non so dove si trovi, da qualche parte, ci sono andata in macchina con il marito, ottantenne. Ha sbagliato strada e ci siamo persi!. Ma poi all'improvviso è apparso. Dietro un cancello, un posto pieno di girelli, sedie a rotelle e pannoloni. Un asilo geriatrico. Sono tornata a casa determinata a invecchiare lentamente, a bere cemento armato al posto del latte, per rafforzare le ossa. Non è la vecchiaia a fare paura. Posti così terrorizzano. L'odore della morte è talmente forte qui che le infermiere devono pulire tutti i giorni in tutti gli angoli. Eppure non se ne va, l'odore della morte.
Si sgretolano le ossa dei vecchi, all'improvviso cedono come se il mondo diventasse troppo pesante. Le costole s'incrinano, i femori si rompono, l'anca non regge più il peso del corpo. E allora li operano. Un'operazione importante: loro moriranno, le protesi durer…

IL LADRO DI ROSE

è scesa una scala dal cielo
giù nel mio giardino


allora sono salita all'ultimo piano
a parlare con un vecchio
un uomo

tutto lassù è strano
ho guardato negli occhi un gabbiano
con un retino ho inseguito
le note di un pianoforte

quando piove le gocce scendono tutte
giù nel mio giardino
e sul terrazzo c'è sempre il sole

ho bevuto un bicchiere di vino
e quell'uomo mi ha detto: amo le tue rose

ma hanno bisogno di luce
qui starebbero meglio
c'è sempre il sole

mi girava la testa
avevo la luce negli occhi
troppa luce all'ultimo piano

ho detto di si e sono scesa
a preparare i miei vasi
ho detto alle mie rose
vi porto dove c'è sempre il sole

ho dovuto spingerle su per le scale
come si fa con i bambini che non vogliono
andare all'asilo

posso salire qualche volta a trovarle?
sono tornata in giardino

è sparita la scala dal cielo
e delle mie rose non c'è più il profumo.
(g.i.)




POESIE DEL VENTO |ERNST JUNGER

possediamo una seconda memoria
il cui filo corre attraverso le ore dell'ebrezza
un paio di brache e una camicia stracciata
come lungo una catena incandescente
il vino è il simbolo del sangue
le viti di Lumbarda mettono radici
in un terreno di sabbia

la polvere ci aveva seccato la gola
il satiro predilige gli scenari di questo genere
ci sono situazioni in cui il senso profondo
delle parole più familiari
si fa improvvisamente manifesto
"cisterna"

il meraviglioso non suscita in noi nessuna sorpresa
vivono tutte ancora le isole madri di Eroi
ogni anno rifioriscono.

POESIE DEL VENTO | NABOKOV

il profumo sottile delle ali della farfalla
sulle dita
confesso di non credere nel tempo
allora piego il tappeto magico
sovrappongo le due parti diverse del disegno
e che i visitatori inciampino pure

la gioia più grande dell'assenza di tempo viene quando
trovo farfalle rare
e piante
l'estasi e qualcos'altro difficile da spiegare
essere tutt'uno con sole e pietra
e il vento che sfoglia

Nabokov

(g.i.)

BREATH

give 
me 

taste 
of 
something 
new

VOTATE LA MIA FOTO - A PASSO DI DONNA

Cari amici di letture, queste scarpe le ho trovate sul marciapiede, qualche giorno fa. Proprio come le vedete, accanto a un muretto. Votate per queste scarpe e per la loro storia. Le trovate su IO Donna.

L'OMBRA DEL FUOCO

Del fuoco
accese l'ombra.

In mezzo alla neve
quando il sole si spense.

In mezzo al bosco
quando si alzò la tormenta.

In mezzo alla pianura
quando sorse una montagna bianca.

In mezzo al petto
quando arrivò l'onda di gelo.

Allora un uomo,
accese l'ombra

del fuoco.

(g.i.)









POESIE AMICHE | DOMENICO CIPRIANO

Da sempre la poesia di Domenico Cipriano riesce a colpirmi, a riverberare. I suoi versi hanno una particolarità, almeno per me: brillano silenziosi, come piccoli fuochi. La poesia di Cipriano è sapiente, profonda e umile. Ecco, allora, quattro poesie di Domenico Cipriano, tratte dall'interessante raccolta di autori vari, Poeti e Poetiche 2, a cura di Lucini, Benassi e Barbaro. Buona lettura!

*

Ci è stato donato un mondo inverosimile, tra vetrate innalzate e seminterrati, distanze paradossali, astrali prove di esistenza. Si alzano stratificazioni della roccia e cedono le foglie sulla pietre: uno scambio teso alla resistenza, a perdonare gli occhi, la pelle nuda delle stelle.

*
(a Sofia)
Moriamo pezzo dopo pezzo mutando, crescerai e sarai altro, diversa. Ferma l’immagine che hai già cancellato nelle ore (non è affidabile la memoria) così la presenza non è solo un dettaglio per la nostra comprensione. Filo spinato e ruggine sui punti fermi del mondo, ma nemmeno quello spigolo d’universo ci appartiene. Ca…

PENSIERI

senza testa
con i pensieri in una busta di plastica
e gli occhi persi
in fondo alle tasche
bottoni di madreperla

del bianco della rondine ho solo una piuma
e un'ombra d'ali tra scapole dure

vanno i pellegrini con i piedi scalzi sui sassi
cieco è il cammino di chi avanza
a mani vuote verso il cielo
senza frutti da portare in dono

solo un leggero guscio di noce
separa la mia notte dal giorno
è un endocarpo legnoso
privo del seme del pensiero

unico ovulo nato dall'aborto
degli altri pensieri.
(g.i.)








SHEEP DOG

come pecore disgregate e nere
pascolano le parole sulla pagina
non hanno un pastore e sono
senza rifugio

solo un cane immenso e bianco
le osserva da lontano
pronto a salvarle dal precipizio
che chiama con voce strozzata
dalla morta gora

con un balzo raduna
il gregge al centro del campo

gira tre volte intorno e con un latrato
ferma il tempo

sull'erba alta ha disegnato il cerchio
sono salve le parole.
(g.i.)













ERGASTOLANO

aspettami perché io verrò

non mettermi fretta
ho ancora tanti giorni
da stirare

non fanno una piega i tuoi
invece i miei sono sgualciti

ci sono strappi tra le parole
e io ho perso
il filo dei nostri discorsi
e non so rammentarli e non
so rammendarli ma

aspettami perché io
verrò con le mani che sanno
piegare gli anni e riporli
sui ripiani di un armadio bianco
come grandi coperte pesanti

verrò con le mani che non sanno
pregare spiegare scoprire
il tuo cuore.
(g.i.)







POESIE DEL VENTO

Ero uscito
quanto sonno nella tua nuca china
devo liberarmi da queste immagini
qualcosa accorre dal centro stesso delle cose
siete un bambino che suona il flauto
perché ogni istante terreno è un crocevia
O santa dalla mani bruciate, ravvivate
smettila di recitare a caso 
versi di yves bonnefoy

(da Poesie del Vento, di Giovanna Iorio)