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ORFEO

Domus del chirurgo, Il mosaico di Orfeo


forse sono tutti
monologhi i nostri dialoghi
le parole ronzano intorno
ad altre parole e il niente
si copre di mosche

il vapore del ferro da stiro
l'acqua della lavastoviglie
Orfeo che sta per morire
la sala gesso al Bambin Gesù
il furgone che scarica merci
la piovra al centro di una  fontana
a Piazza Navona

mi basta battere le mani
scacciare le mosche
ne resta una soltanto
ma io non voglio
la mosca bianca

nera è la pagina dove scrivo
camera scura e liquido
metto ad asciugare sopra a un filo
tutti gli scatti:

i volti i silenzi i gatti.

(g.i.)

*questa poesia è dedicata ad Orfeo, un gatto rosso.
Da due settimane non ho più le mie due gatte nere. Mi mancano da morire, specialmente adesso, di notte. Oggi ho trovato nel mio giardino, sul tavolino, al sole,  il gatto di 13 anni che vive nella nostra strada. Si chiama Orfeo. E da due settimane è malato. Non mangia, dice la sua padrona che gli ha fatto fare le flebo. Era sul mio tavolo di legno. Sdraiato. Ha miagolato quando mi ha vista. Cose che non so capire. Allora sono andata dalla sua padrona, e lei piangeva. Sta per morire. E io mi sono chiesta perché avesse scelto il mio giardino. Lo abbiamo accarezzato, con Alan e i bambini. Ma dopo un po' si è sdraiato di nuovo ed ho temuto che non respirasse più. L'abbiamo portato in una cesta a casa della sua padrona, forse desiderava averlo con sé. Non so se domani lo rivedrò. Il vecchio Orfeo si addormenta.

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