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FESTINA LENTE: IL GRANCHIO E LA FARFALLA


Mi chiedo perché la morte di Pietro Mennea mi spinga a fare riflessioni sul valore simbolico e assoluto della corsa. All'improvviso mi tornano in mente le Lezioni americane di Calvino, e in particolare la seconda, dedicata alla rapidità.
Mennea muore il 21 marzo, giornata mondiale della poesia. Aveva 60 anni. Calvino, scompare a 62 anni, lasciando sulla scrivania le Lezioni americane. Pietro Citati ricorda la sua ultima estate:
L'ultima estate fu difficile. Scriveva le sue Lezioni americane, un libro bellissimo, l'ars poetica della nostra fine di secolo, dove la letteratura antica e moderna si riflettono in un limpido specchio. Non era di buon umore: non usciva più di casa, chiuso nell'alta colombaia, non faceva il bagno. Pensava di perdere tempo: era uno scrittore, doveva dar forma alle decine di racconti che gli gremivano il capo, non rilfettere sulla letteratura.  Ai primi del settembre 1985  le Lezioni erano quasi finite.  (…) Poi non ci fu più niente. Ci fu la caduta al suolo, la corsa dell'ambulanza fino a Siena. (…) Una mattina i medici ci dissero, per consolarci, che tutto era andato benissimo. Quella di Italo era una malformazione cerebrale congenita. Avrebbe dovuto morire a venticinque o trenta anni al più tardi.  (La malattia dell'infinito, Mondadori, p. 514)
lezioni Festina lente: il granchio e la farfallaMi fa uno strano effetto rileggere le parole di Citati. Pensare che le imprese più grandi siano il risultato di una tenace corsa dell'uomo contro il tempo. Improvvisamente il prodigio italiano della velocità, Mennea, e le immagini di lui che taglia il traguardo, diventano il simbolo della corsa dell'umanità intera. Da questa corsa nasce anche la letteratura. Calvino ci ricorda che è il cavallo da corsa l'emblema della velocità mentale presente in tutta la letteratura. Il discorrere è come il correre, afferma citando Galileo Galilei:
"Il discorrere è come il correre e non come il portare, ed un caval berbero correrà più che cento frisoni" (Lezioni americane, Mondadori, p. 50)
Ma la velocità mentale non permette gare:
La velocità mentale non può essere misurata e non permette confronti o gare, né può disporre i propri risultati in una prospettiva storica. La velocità mentale vale per sé, per il piacere che provoca in chi è sensibile a questo piacere, non per l'utilità pratica che si possa ricavarne. (Lezioni americane, Mondadori, p. 53)
Con la scomparsa di un mito della corsa, immagino  che per le sue imprese incredibili Mennea sia stato ispirato non solo dal piacere della gara ma dalla sensibilità al piacere per la velocità mentale. Mi piace metterli insieme, due uomini tanto diversi, la farfalla e il granchio: il festina lente.

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