IN-CHIOSTRO - LA RECENSIONE DI ALESSANDRO RAMBERTI

farapoesia: Su In-chiostro di Giovanna Iorio


Su In-chiostro di Giovanna Iorio

Delta3 Edizioni, dicembre 2012

nota di lettura di AR

Una scrittura in tensione fra i limiti “claustrali” del linguaggio e l'impeto della intelligenza entusiasta che vuole “una pagina bianca / larga una vita / (…) / dove essere / inchiostro” (Punto e basta, p. 57), come troviamo scritto, non a caso, nell'ultima poesia della raccolta dedica al marito Alan. L'esergo pasoliniano tratto da La ricotta, rimanda alla tradizione che è il serbatoio secolare della cultura e degli affetti e non può non informare anche i nostri trasporti amorosi per gli altri, per la natura, per ciò che ci trascende e rende unico ogni attimo, ogni gesto nella sua indicibibile (ma non per la poesia) transitorietà: “mi piace / per una volta, vedere tutto / minuscolo e inutile // è facile / fare dio / che pensa al mondo” (Scendo fra un minuto, p. 55); “l'ora della lucciola / che dice al grano / «muoio»” (Giugno, p. 53). Giovanna Iorio ha una scrittura linda, precisa, epigrammatica, (auto)ironica, salace: “nelle vene / il sangue // è andato via / e ora sono bianca / nemmen una goccia di rosso / per farti innamorare” (Non sta più, p. 46); “io scrivo / aprendo un buco / nella vita” (Inchiostro rosso, p. 44). Il suo è un corpo a corpo con la lingua, la realtà, i sentimenti: “A tutti quelli che nelle cose che fanno / ci mettono l'anima. / E poi restano senza” (All'anima, p. 40); “Ho piantato parole / in un campo // tra erabacce e rovi /(…) /ho atteso l'impercettibile / scossa di dieci radici / nuove dita che avanzano / per scrivere / nella terra un piccolo solco / di storia” (Radici, a Vincenzo, p. 36); “so / che una parola sola / basterebbe a spaccare / il mondo in due / ma quale sia / non so” (Dilemma, p. 33); “M'avvicino / alla candela / brucio le ali // senza rimpianti / il mio destino / è la fiamma” (Falena, p. 21). Nel nostro cammino a ritroso (perché la poesia è anche una lotta contro il tempo, si veda, fra le altre, Sono uscita,  p. 29), ci stiamo avvicinando alle prime pagine dove troviamo una splendida poesia-apologo, Carrucola (p. 29): “Abitano i pensieri / accanto a un pozzo / dentro a un secchio // un tonfo / e li vedo andare giù / (…) / grondanti / li tiro su pesanti / il secchio risale piano / gocciola una storia // cigola la carrucola / racconta invano.”
Ed eccoi arrivati all'inizio, a quel nostro esser-ci ossimoricamente in-quadrati ma in fondo responsabilmente liberi, dove Giovanna in una sorta di dichiarazione poetica chiede di non pensare  a lei: “a questa voce / sporca di vero // (…) // a questa macchia di parole / che si allarga // a questo inchiostro che non so / ingoiare // nemmeno ora che tu / sei fuori e io dentro // alla clausura” (p. 11).
Siamo tornati all'ingresso del chiostro assaporando la bellezza di una poesia vibrante e vera.

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