mercoledì 29 maggio 2013

ELETTRA SULLE ONDE ELETTROMAGNETICHE


Oggi sono stata in Abruzzo. In autobus, uno di quelli enormi che al posto del finestrino hanno una parete di vetro. E sembra di guardare tutti dall'alto, le macchine, persino i camionisti. Alla fine di questo post trovate la mia cronaca del viaggio in diretta su facebook. Avrei dovuto twittarla, in realtà, ma a volte twitter non funziona, s'inceppa, le parole hanno bisogno della velocità della luce (o forse farei meglio a dire del suono).




Siamo stati in gita in un posto davvero speciale, un po' irreale. La Piana del Fucino. Dopo aver attraversato montagne e boschi siamo arrivati in questa pianura e l'autista ci ha detto: "qua prima c'era un lago!". E così abbiamo appreso la storia del principe Torlonia (ex banchiere romano) che ce l'aveva con questo bel lago tanto da arrivare a dire: 








« O Torlonia asciuga il Fucino, o il Fucino asciuga Torlonia »

E difatti lo asciugò. Impiegò 24anni e 4000 operai. Fu un lavoro colossale. Un lavoro che fece scrivere a Ignazio Silone:


« In capo a tutti c'è Dio, padrone del cielo. Questo ognuno lo sa. Poi viene il principe Torlonia, padrone della terra. Poi vengono le guardie del principe. Poi vengono i cani delle guardie del principe. Poi, nulla. Poi, ancora nulla. Poi, ancora nulla. Poi vengono i cafoni. E si può dire ch'è finito. »
(Fontamara - Ignazio Silone)



Noi ci siamo arrivati dopo un viaggio di un'ora e mezza, da Roma. E mano mano che ci avvicinavamo scoprivamo i campi di barbabietole, le patate, l'insalata e chini sotto il cielo grigio i braccianti. Il lago è stato prosciugato, il tempo è passato ma qualcuno non è mai andato via dalla piana del Fucino: gli schiavi. 


Poi la nostra meta. Telespazio, Fucino Space Centre.  In mezzo ai campi decine e decine di parabole sembrano dei girasoli di metallo,  giganteschi e bianchi. Si muovono per ricevere onde radio dallo spazio. Abbiamo trovato ad aspettarci due persone a dir poco "ideali" per una visita guidata. Prima di tutto Arianna. Nel labirinto di parabole con lei non ci siamo mai persi! E poi Serafino. Di lui voglio parlare un po' di più. Comincio dal suo nome angelico. Ci ha raccontato un'infinità di cose su Telespazio. Mentre parlava e spiegava tutto agli studenti (appassionati e curiosi come non mai!) mi sentivo orgogliosa di quello che riusciamo, nonostante tutto, a produrre in Italia.  E in questo caso, nel cuore d'osso dell'Italia. Ce ne fossero di persone come Serafino! Ma, come tutti i serafini, sono invisibili. Si nascondono. Eccolo. Appassionato, infaticabile, esperto. Insomma Serafino fa un lavoro bellissimo: fa nascere un satellite. Si occupa dei satelliti nella delicatissima e lunga fase di progettazione e poi un bel giorno arriva il momento, e lo manda nello spazio. Sono giorni faticosissimi ma a Serafino brillano gli occhi, quindi si capisce che dorme in ufficio tra le sue "stelle" artificiali. 

Da oggi ho una nuova espressione per le stelle cadenti...: "Make a wish upon a satellite".  Ce ne sono talmente tanti! Proprio domenica scorsa vi scrivevo del SETI! Ecco, sono andata a vedere il nostro piccolo SETI (d'accordo, non è proprio così... non conducono ricerche e progetti speciali ma semplicemente realizzano su commissione satelliti- diamine! Ho detto "semplicemente"!)

Però la sorpresa più grande è venuta dopo. Quando Arianna e Serafino ci hanno portato fuori a vedere una nave, o quello che resta di essa, enorme in mezzo alla piana e alle parabole girasole. Il nostro incontro con Elettra, la nave di Marconi. E' una poesia di ferro la nave Elettra, l'imbarcazione sulla quale Marconi faceva i suoi esperimenti. Se ne sta ancorata in mezzo alla piana del crudele Principe di Torlonia tra le parabole, cullata dalle onde elettromagnetiche. Una nave che ricorda a tutti quello che la scienza ha sempre promesso e molte volte fa: liberare gli schiavi.





CRONACA FACEBOOK DI UN VIAGGIO NELLA PIANA DEL FUCINO


Braccianti. Frugano la terra. Occhi negli occhi.
Attraversiamo un lago prosciugato. Barbabietole al posto dei pesci rossi.
Abeti. Nel bosco il natale sempreverde.
Un bosco prova a sedurci. Ci invita a smarrire il sentiero.
Agli occhi chiedere di ascoltare.
È come se chiedessimo qualcosa in più ai papaveri. 
Scorrono nei campi, sono il loro sangue.
Una sedia di plastica bianca in mezzo a un campo.
 È come se la terra aspettasse qualcuno con cui conversare.
Attraversiamo la carne e le ossa dell'Appennino. Tante, tortuose gallerie.
Un paese sull'orlo di un precipizio: sembra sul punto di lanciarsi nel vuoto. Le frane sono i suicidi di interi paesi?
Abruzzo. Alla terra il terremoto lascia un lieve singhiozzo. Sussulta e ondeggia l'autobus.
Una grande casa abbandonata in cima alla collina. Nel ventre lacerato conserva un lungo inverno.
Passo sopra un ponte. Un corso d'acqua, secco e storto, con le vertebre scoperte.















  • Con la guancia sul finestrino, piove. E' come viaggiare al fianco di qualcuno che piange in silenzio.


lunedì 27 maggio 2013

IL PRANZO DEI POETI A CORVIALE


HAIKU




un papavero 
arrossisce, è timido:
chiede la mano.

(g.i.)

PERCHE'



volevo aggrapparmi a te
perché hai il profumo del legno
e le radici

ma bisogna sempre spiegare tutto
a un essere umano
dire il perché di tutto
anche quando non lo sappiamo

vorrei essere albero
vedere le braccia diventare rami
per abbracciarti

senza un perché.

(g.i.)


MAGGIO

A Fabiana


non si può uccidere a maggio

ci sono le rose e le preghiere
i bambini vestiti di bianco

le trecce sui motorini
le mani dai finestrini

le scarpe piene di sabbia
il mare senza la rabbia

ci sono il vento e le corse
i papaveri vestiti di rosso

non si può morire a maggio
(g.i.)



CANZONE PER UN LUNEDI'




Dedico questa canzone a quelli che, come me, ogni lunedì sentono un po' di dolore. Buona settimana.

domenica 26 maggio 2013

FIGLI DI UN DIO MINORE




Se solo sapessi 
mettere in ordine la mia vita

ho tutte queste scatole 
ho tutti questi cassetti
ho un armadio 
ho un ferro da stiro
ho l'attaccapanni
ho l'appendiabiti

se solo fossi capace 
a fare il bucato
laverei i peccati a 60 gradi
perché non resti l'alone
e invece sbaglio sempre
candeggio. Io 

ammiro chi 
se ne va in giro
pulito e stirato 
tanto diverso da me
di un altro pianeta
figlio di una lavanderia.
(g.i.)



VISIONI STAGNANTI





provare ogni tanto 
a non essere umani
a essere sassi 
gettarsi nello stagno
allargare cerchi
toccare il fondo
trovare altri sassi
parlare un po' 
la lingua silenziosa
delle pietre.


(g.i.)

IL WOW SIGNAL E LE MIE ASSIDUE FREQUENTAZIONI




Quando Alan (il mio professore di fisica privato) mi racconta cosa succede nello spazio, resto incantata come una bambina che ascolta una favola. Stamattina gli ho chiesto, mentre prendevamo il caffè, di spiegarmi i segnali che arrivano dallo spazio. E allora ecco la storia del Dr. Drake, uno dei fondatori del SETI dove dagli anni '60 si fruga l'intero cielo alla ricerca di segnali che arrivano dallo spazio. Ed ecco il WOW signal. Un bel giorno al SETI si registra un insolito segnale, una strana sequenza 6EQUJE. Il WOW signal.
Da dove arrivò il WOW signal? Vado a guardare su... wikipedia, perché il mio professore mi ha lasciato un complesso libro di Stephen Webb e ho bisogno di semplificazioni:

Localizzazione del segnale
Sono state trovate due possibili coordinate equatoriali:
  • A.R. = 19h22m22s ± 5s
  • A.R. = 19h25m12s ± 5s
Entrambe le coordinate hanno declinazione =-27°03' ± 20' (epoca B1950.0)[2] e ricadono entro il confine sud-orientale della costellazionedel Sagittario.[3]

Localizzazione del segnale nella costellazione del Sagittario. A causa della natura dell'esperimento, l'origine del segnale può trovarsi in una delle due aree indicate in rosso. Per comodità di rappresentazione, la larghezza delle due aree non è in scala, dovrebbero essere più strette





Il radiotelescopio Big Ear era fisso e utilizzava la rotazione della Terra per scandagliare il cielo. Alla velocità della rotazione della Terra, e data la larghezza della finestra osservativa del Big Ear, il telescopio poteva osservare un qualunque dato punto per appena 72 secondi. Quindi, ci si aspettava che un segnale extraterrestre venisse registrato per esattamente 72 secondi, e l'intensità registrata di quel segnale avrebbe mostrato un innalzamento graduale per i primi 36 secondi – finché il segnale radio non raggiungeva il centro della finestra osservativa – seguito da una progressiva diminuzione.
Quindi, sia per la sua durata di 72 secondi che per la sua forma il segnale ha un'origine extraterrestre.

***************************

Ecco, ho capito che questo segnale dal nome strepitoso è arrivato da un punto misterioso dell'Universo e poi è scomparso. Mi basta questo a cominciare bene la giornata, ad andare in giro con il naso in su, con le orecchie ben aperte, a trasformarmi in una piccola antenna del SETI, a guardare nel cielo vuoto e a vederlo pullulare di onde magnetiche. Leggo anche che potrebbe essersi trattato di un fenomeno definito scintillazione interstellare. E, più che capire veramente di cosa parlino, rimango abbagliata dallo scintillio di queste parole, di queste teorie, di queste meravigliose e misteriose scoperte.

E allora è il momento di andare a recuperare Asimov dagli scaffali della libreria. Eccolo, il re della science fiction. Lui, nei suoi racconti, ha messo addirittura personaggi in carne ed ossa del SETI. Si tratta di uno xenobiologo che compare fra i personaggi del racconto Milioni di trilioni.

Personalmente non credo all'esistenza degli extraterrestri, ma credo nella ricerca e nella scienza. Agli scienziati affiderei il pianeta e, accanto a loro metterei poeti e scrittori.

Sarebbe bello apprendere la scienza senza limiti. A me non è stato concesso. La scienza mi è stata insegnata poco e male. Ma mio fratello è un fisico e ho sposato un fisico. Ho cercato di rimediare con l'assidua presenza accanto a me di menti scientifiche. Si impara anche per assidua frequentazione. 

Buona domenica!

sabato 25 maggio 2013

UNO DI FAMIGLIA




Cara sorellina,ventuno anni fa, moriva Giovanni Falcone. Per me e' stata la morte di un grande personaggio di famiglia. Ce l'ho davanti a me ogni giorno al lavoro, il suo sorriso composto, eppure profondamente allegro. In una foto in bianco e nero, che parla da sola. Se hai voglia, e lo ritieni giusto, sul blog mettici una foto di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Io, intanto, ti mando queste parole. E ti abbraccioAlfredo



Mi ricordo di essermi seduto a terra, in piazza al paese
Quel luglio del 1992, dopo Via d'Amelio
Avevo 24 anni
Guardavo fisso un punto dell'asfalto arroventato
Un amico, Fiore, venne a mettermi una mano sulla spalla
Mi disse parole di conforto
Io non capivo piu'
A maggio avevo scritto un enorme ``Onore a Giovanni Falcone''
Sul muro di fronte a casa, con la vernice bianca
E' rimasto li' per anni
Avevo, a maggio 1992, una rabbia cieca dentro
Mi avevano strappato il cuore e lo stomaco
Mani orribili, avevano strangolato un leone buono
Il piu' grande che avevamo
A luglio 1992, io non capivo piu'
Come poteva lo Stato lasciare che anche Paolo Borsellino se ne andasse?
Capaci non era stata una falla temporanea?
Una svista momentanea?
Un abbassamento della guardia per un attimo
dentro al quale si erano infilati ``i cattivi''?
E si', ero ancora tanto bimbo, dicevo ``i buoni`` e `i cattivi``
O tutti di qua, o tutti di la'
Via d'Amelio la percepii immediatamente come una valanga
Come qualcosa che lo Stato lasciava succedere
E forse allora ho cominciato a credere a certe storie
Che confondenvano i buoni coi cattivi
O meglio, che gli cambiavano posto
Soprattutto, storie di cattivi dove dovevano esserci solo i buoni
Che raccontavano di Falcone combattuto..dallo Stato
Di Borsellino lasciato morire
O, peggio, condannato a morte...dallo Stato
E cosi' imparai che questo era gia' accaduto
per Carlo Alberto Dalla Chiesa
per Pio Latorre
per Peppino Impastato
per Ninni Cassara'
per Rosario Livatino
per Rocco Chinnici
per Cesare Terranova
e per tanti, tanti, troppi altri.
Non so' se le loro enormi idee possano camminare sulle mie piccole gambe
Erano idee cosi' ben strutturate e fondate su dati, nomi, fatti
Erano un patrimonio di conoscenze che hanno distrutto
Sulle mie gambe, piu' modestamente,
Porto l'esempio di quel coraggio, di quella lealta'
Sono il mio segreto tesoro di inesauribile energia
Ci affronto qualsiasi tempesta
E nessuna tempesta
Da allora
Mi ha piu' fatto paura

LA FIGLIA INVISIBILE DELLA TEMPESTA




In quanti ti hanno già chiesto di essere
la donna invisibile?
Da quanto tempo sei
una donna invisibile?
Hai già scoperto i tuoi
super poteri? Anche la tua astronave
è caduta? Anche tu ti sei svegliata
con un corpo invisibile?
Lui cosa ti ha detto?
Ti ha chiesto di restare
in una stanza invisibile?

Lascia che ti dica la mia storia.
Mi chiamo Susan Sue
mia madre era Mary
mio padre era Franklin
Storm. Dunque io sono
la figlia della Tempesta.

In poche parole:
sono diventata invisibile
per amore.

Amavo Reeds, il mio Mr. Fantastic,
mi chiese di salire
sulla sua astronave.
Dovevamo andare lontano
ma andò male.

Al risveglio ero
la donna invisibile.
Ho partorito due figli
Ho salvato tante vite

Ero la donna invisibile
di Mr. Fantastic.
La sorella invisibile
di Torcia.
L'amica invisibile
di Cosa.

Il dottor Destino mise dentro di me
un'altra me. Incontrai Malice.
Siamo diventate amiche. Abbiamo lottato
ma ora ho i suoi infiniti poteri.

Sono più forte di
Mr. Fantastic, Torcia, Cosa.
Io e Malice insieme
siamo invincibili.

Ti auguro di incontrare presto
il dottor Destino.
(g.i.)



* Susan mi ha chiesto di dedicare a tutte le amiche di lettura e leggerezza questa canzone di Dido. Eccola:






venerdì 24 maggio 2013

SUCCEDE CHE A ROMA ARRIVI FRANCO ARMINIO, IL PAESOLOGO


La mia Craco,  dal blog di Franco Armino

Succede che il Sud s'infili come un coltello nel cuore di Roma e faccia il suo dovere. 
Succede che l'Irpinia salga al secondo piano di un edificio e si metta a parlare il suo affilato idioma. 
Succede che alle sette di sera su per le scale di un palazzo fatiscente, nascosto in Via di Sant’Ambrogio, si arrampichino le persone, l’edera e le spine per incontrare Franco Arminio, il paesologo.
Arriva dall’Irpinia d’Oriente, Arminio nato nella bocca di un lupo sperduto su un'altura senza boschi, era febbraio del sessanta, c'erano nel paese una decina di macchine e un migliaio di muli, le rondini muovevano il cielo, i porci tenevano ferma la terra, i giorni camminavano quieti verso il futuro. (Saggi deliranti e facoltativi p.117)

Arminio è il poeta che ascolta i paesi, o forse sarebbe meglio definirlo 'O miedeco d'e pazze. Perché i paesi sono manicomi a cielo aperto, dice Arminio, e bisogna attraversarli con cautela, assecondarli, come si fa con i matti. Altrimenti ti scappano. O ti aggrediscono. Un paesologo non deve dare nell'occhio, può portare con sè solo pochi strumenti: basta il proprio corpo. Neanche la penna serve. Per scrivere c'è la notte, la pagina nera.  
Il paesologo ausculta paesi malati, si sdraia sulla panchina con l'orecchio sulla pietra, ha uno stetoscopio al posto della penna e, se il silenzio è propizio, registra il respiro sotto cumuli di pietre in coma.  

Franco Arminio è a Roma a presentare Geografia commossa dell'Italia interna (Bruno Mondadori)Il libro è pieno di suoni, raccolti nel corso del suo girovagare tra le rughe del Sud. Ha inciso le visite con parole affilate, sulla pagina ha creato solchi come su un disco di vinile. Le parole sanno girare vorticose ed è come se iCircolo Gianni Bosio fosse diventato un antico grammofono. 
Risuonano anche i silenzi graffianti e nascosti dei paesi, e si fa largo nel cuore caotico della città, un altro paesaggio.
Più che leggerlo questo libro bisognerebbe farlo girare sulla bocca, suonarlo e forse anche ballarlo. Ed è in parte quello che accade, dal momento che alla danza e alla musica Arminio si affida per le serate romane.

Quando, prima di arrivare al Circolo, mi fermo a comprare il libro a Piazza Argentina, scopro un volume esile. Me lo aspettavo più grande, con la copertina più rossa. Il commesso è andato a prenderlo nel reparto Sociologia e io ho sorriso; non sanno mai dove metterla la poesia. Questa però è solo la prima impressione. Mentre sono seduta al secondo piano di Via Sant’Ambrogio, lo sfoglio, lo leggo, lo riconosco e il libro cambia. Cresce, parla, si accende. Ha mille voci. Ci sono interi paesi dentro.

Sono tre i relatori che presentano ai romani Franco Arminio e la Geografia commossa dell'Italia interna: sono Alessandro Portelli, Giovanna Bandini e Andrea Ranieri. Più che presentarlo lo mettono con generosità al centro del loro sapere: Franco se ne resta immobile ad ascoltare, come un ragno.  Ognuno racconta a suo modo il piacere derivatogli dalla lettura del libro. 
Tessono intorno ad Arminio e ai suoi paesaggi fili di seta. Tentano di definire la paesologia e il paesologo.  Eppure a me sembra che qualcosa gli sfugga. 

Chi è Arminio? Una specie di Padre Pio che entra nelle piaghe del Sud per rimarginarle? O un Che Guevara dell’altopiano irpino che invoca la rivoluzione. O ancora un maestro peripatetico  in cerca di un bel cortile e giovani discepoli tra campi incolti? Arminio non viene rivelato, se ne  resta avvolto in un bozzolo di mistero, che non gli nuoce.

Poi il paesologo ringrazia, si alza, esce dal bozzolo e si muta in farfalla.  E’ una falena notturna, svolazza, impreca, ride, s’incazza, va da una parte all’altra della stanza sotto la luce artificiale e un soffitto di legno. Fuori è già sera. E’ l’ora propizia, l’ora del paesologo. Perché Roma di sera è solo un puntino luminoso e intermittente sul pianeta Terra. Roma di sera è un paese. 

Rivelano il segreto fascino della scrittura di Arminio le osservazioni di Portelli sulla memoria: ri-cordare, ri-membrare, rammentare. Per resuscitare un intero paese non basta ricordare, riportare al cuore. Bisogna immergere le membra e la mente nella profondità di un paesaggio, nella terra. E a me sembra che questo Arminio lo faccia molto bene.

Il libro di Arminio è una Geografia commossa nel senso più vero del termine. Le parole hanno il compito di muoverci fuori dal corpo. Anche il corpo non è altro che un paese abbandonato, il più desolato di tutti. E non ce ne sono due uguali: 

I cuori sono come i paesi. Non ce ne sono due uguali (Lettera al mio cuore, p.29) 

In questo libro siamo commossi (ci muoviamo insieme) verso le pietre, gli alberi, le case, i pezzi appuntiti e taglienti del nostro passato. Non è una passeggiata tra i campi, la paesologia; non è un libro bucolico la Geografia commossa. Non è un ecologista buono Franco Arminio. Questo libro riserva sorprese: con le sue pagine ricoperte di terra, di spine, di rovi, di ortiche. Arminio sembra felice a fine serata. E’ riuscito nel suo intento: ci ha messo (o rimesso) una spina nel fianco, la spina dolorosa del Sud. O forse sono frammenti di una pioggia di meteoriti:

I meteoriti dovrebbero cadere più spesso, squarciare questo lenzuolo di chiacchiere con cui abbiamo coperto la salma del mondo. (La pioggia russa, p.51)

Fa abbastanza male la paesologia. Giovanna Bandini ha detto che fa male leggere il libro in pochi giorni, per lei è stato come un sacco di pietre. Così è, se vi pare. Perché il paesologo è il medico dei pazzi e  quando quelli per ringraziarlo lo ripagano con i sassi, lui se li prende, li mette tra le pagine, non li può rifiutare.




PIETRE VIVE IN EDICOLA



PIETRE VIVE IN EDICOLA

In tutte le EDICOLE IRPINE sono in vendita i volumi foto-poetici PIETRE VIVE vol.1 e vol.2. I due volumi sono venduti insieme, ad un prezzo speciale. All'interno c'è un COUPON per partecipare alla selezione, come poeta, nel volume 3 in preparazione. La partecipazione al concorso è gratuita e sul coupon è indicato il regolamento.

La collana intende ripercorrere l’Irpinia dei luoghi storici significativi, riletti attraverso la fotografia e la poesia, attraverso volumi corredati da note storiche dei luoghi e curati nei minimi dettagli. I volumi in edicola sono dedicati, rispettivamente, uno all'Abbazia del Goleto e l'altro al Parco storico-archeologico di Compsa, l'antico centro storico di Conza della Campania.

Hanno collaborato, con testi, foto e altri scritti, ai primi due volumi: Franco Arminio, Raffaele Barbieri, Giuseppe Caputo, Domenico Cipriano, Massimo Ciotta, Vincenzo D’Alessio, Alessandro Di Napoli, Francesco Di Sibio, Monia Gaita, Antonietta Gnerre, Claudia Iandolo, Giovanna Iorio, Giuseppe Iuliano, Vera Mocella, Alfonso Nannariello, Fabio Pelosi, Salvatore Salvatore, Armando Saveriano, Livio Borriello, Ottaviano De Biase, Raffaele Della Fera, Emilia Dente, Alfonso Attilio Faia, Rossella Luongo, Antonio Melillo, Domenica Melillo, Mario Morelli, Gerardo Pepe, Eliana Petrizzi, Ugo Piscopo, Nicola Prebenna, Emanuela Sica, Agostina Spagnuolo, Maddalena Verderosa. Inoltre, i contributi di Don Franco Alfano, Don Tarcisio Luigi Gambalonga,  Vito Raffaele Farese, Cosimo Caputo, Paolo Saggese, Giandonato Giordano e Luigi Lariccia.

JUMP

Vivian Maier, the free horse


a un cuore spezzato
non serve il gesso
solo poesia.

(g.i.)

UNTITLED, UNDATED

Untitled, undated by Vivian Maier


stasera sono stata
dentro un palazzo di vetro
sotto un soffitto di legno
vicino a un'edera
nel cuore di un cortile di pietra
tra le pagine di un libro rosso
tra le pieghe di un foulard azzurro
tra le rughe di un volto antico
e sono stata bene.
(g.i.)








mercoledì 22 maggio 2013

PORTE

Porte di Bisaccia (AV) by Patricia Calabria
Porte di Pietradefusi (AV) by Patricia Calabria



Porte di Praga by Patricia Calabria

DALLA RACCOLTA INEDITA "SUGHERO"


Cari Amici di Letture, sto mettendo insieme una raccolta di ricordi e osservazioni del presente. Si chiama "Sughero". Eccone alcuni frammenti, li metto a galleggiare qui. 
Molti di questi frammenti sono twitter o status sulla mia pagina facebook. A voi, fedeli blogger, ne faccio dono con le bellissime fotografie di Vivian Maier.





Nella credenza di mia nonna c'è ancora profumo di dolci proibiti. Chiudeva a chiave anche quello; il vetro tra me e i canditi.



Mi manca il mio vecchio divano. Era un divano antico. D'inverno rosso e scuro. D'estate verde e fiorito.




Al mio paese viveva la terribile donna Rosa. Un giorno alzò la gonna e ci mostrò le gambe. Erano storte e coperte di spine.


I ricordi si fanno leggeri. Il mio paese mi galleggia in testa, come un tappo di sughero.

Al mio paese c'era un matto. Si chiamava Armando. Dicevano che fosse colpa di un amore. Diceva di avere una Rotella in meno nella testa e una R di troppo nel suo bel nome






Ingenuità: a chi infanga e ferisce chiedere "perché?"



Mi agito a volte, come una sfera di vetro; due mani mi scuotono e mi nevica dentro.


Mi spavento quando sono troppo intenta a vivere  e allora mi lascio distrarre dall'inanimato.





La pioggia lava la strada di lava.

LOST SPLENDOR



oggi così
niente d'interessante
niente di solido
niente d'importante

sono il fumo sul tetto
il nido disfatto
la pozza d'acqua
la paglia gialla
l'odore di stalla

la punta dello stivale
che avanza
in una pozzanghera.

martedì 21 maggio 2013

IL DIARIO DELL'ACQUA


Foto di Vivian Maier
& Elisa  Anche se non trovi le parole



Caro diario,

Lo vedi che non hai ragione tu? Non si deve 
mettere il cuore in una parola. Sulla pagina
ci devono stare pezzi di vetro
e se qualcuno ti viene a camminare sul cuore

che una scheggia entri nella sua 
pianta del piede. E il cuore è salvo. 
Che fardello. Riprenditelo questo sacco 
di parole. Non le voglio. Sono mesi 
che vago e sono stanca e curva.
Dimmi, se l'anima esistesse perché mai 
dovrebbe starsene attaccata 
a un mucchio di parole?

C'è un posto migliore. Quale?
Il labbro di pietra di una 
fontana o una fonte battesimale o un pozzo.

Una sera,ricordi, ci fu un temporale.
E' stato un lampo a portare le parole
sulla pietra del cuore. 
E l'anima ha preso a sgorgare
un fiume di parole. Ma era solo un tuono. Non 
la voce di un essere umano. Rispondeva 

dopo ogni bagliore. Poi sempre più piano.
S'allontanava alla maniera di una nube.
Non è stata l'anima
a scacciare il nero del cielo 
con un lampo
a mettere 
la voce di un tuono
nel mio silenzio. 

Arriva la pioggia.
Incontra o il deserto o il mare. 
La sabbia divora. Il sale trasforma
l'acqua dolce in lacrime.
I pesci vengono a galla
tra geroglifici e cerchi. 

(g.i.)

LA MAPPA DELLE STORIE INVISIBILI: Roma, Fontana delle tartarughe

Stasera una storia invisibile è apparsa alla Fontana delle tartarughe... buon ascolto, se passate di là. E, a proposito, salutatemi Serafina...