JEAN-PAUL SARTRE

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Il 15 aprile 1980 muore a Parigi Jean Paul Sartre. Scrittore e filosofo, è autore nel 1938 de “La nausea”, un “racconto filosofico” il cui tema è la totale assenza di significato della vita. In “L’essere e il nulla” del 1943 - il libro cardine del suo pensiero esistenzialista - , Sartre sostiene che l’uomo, anche se libero di costruire la propria vita e seguire i propri valori, rimane uno sconfitto perché la libertà, anche assoluta, non porta a nulla. Dopo la sua adesione al comunismo, Sartre cerca di conciliare le sue idee esistenzialistiche con i principi del marxismo e diventa un simbolo e un modello per gli intellettuali di sinistra in tutto il mondo. Nel 1964, viene insignito del Premio Nobel per la Letteratura, che però rifiuta. 
Consiglio di letture: L'immaginario (Piccola Biblioteca Einaudi)

L'immaginario di Jean-Paul Sartre - pubblicato nel 1940 - è ancora oggi un testo di grande originalità. Concepito assieme a L'immaginazione, l'altro saggio dedicato all'immagine, costituisce una pietra miliare nel panorama della fenomenologia del XX secolo e, piú estesamente, delle teorie contemporanee dell'immaginario. Sulla scorta delle indagini degli anni universitari e degli approfondimenti della fenomenologia compiuti durante un soggiorno a Berlino, Sartre riprende autonomamente i cardini del pensiero di Husserl e imbocca un cammino che lo porta a una nuova definizione della coscienza nei suoi rapporti con l'immagine. La tesi radicale di questo saggio denso e meditato è quella dell'incommensurabilità di percezione e immaginazione, nodo teorico che permette a Sartre di ridefinire la natura della coscienza immaginativa e dell'immagine quale oggetto irreale. Andando oltre Husserl, Sartre conferisce cosí alla coscienza immaginativa uno statuto nuovo e piú originario rispetto alla percezione. Questo gesto filosofico è gravido di conseguenze: da una parte viene aperta la strada a una considerazione della vita immaginaria fin nelle sue molteplici manifestazioni (dal sogno all'opera d'arte), attraverso il territorio oscuro dei rapporti tra l'immagine e il pensiero; dall'altra vengono poste le basi di una teoria della libertà dell'immaginario e di un'estetica sui generis che si realizzeranno compiutamente negli scritti filosofici e letterari caratterizzanti, nel secondo dopoguerra, la grande stagione dell'esistenzialismo francese.

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