GATTI SENZA STIVALI


C'è gente che sogna di morire dolcemente, magari nel sonno, grazie ad una silenziosa fuga di gas. Io credo che i miei genitori siano quel tipo di persone.
Ma la storia che voglio raccontarvi comincia tanti anni fa, in una freddissima sera d'inverno. C'era mezzo metro di neve, il paese era isolato, senza elettricità, e mia madre aveva messo un braciere di carboni ardenti nella camera da letto per riscaldarla. Quando salimmo al piano di sopra a dormire, ci mettemmo tutti e quattro nella stessa stanza: io, mio fratello e i miei genitori. Io nel lettone con mamma e papà,  mio fratello in un lettino accanto. Subito ci addormentiamo, respirando anidride carbonica. Prima però mia madre ci fa recitare "angelo di dio".
Dopo qualche ora mio padre si sveglia: qualcuno si lamenta nel sonno; è mia madre, noi invece respiriamo già a fatica. Non sa come, ma riesce a strisciare fino al balcone, apre, vomita e chiama aiuto.
Nonostante la neve, in quell'istante passano sotto casa due uomini. Vedono mio padre, buttano giù la porta a spallate e salgono a salvarci. Mio padre quando lo racconta li chiama i due angeli. E questo spiega perché per me gli angeli custodi abbiano grossi stivali di gomma per camminare in una montagna di neve.
Ricordo che mia madre indossava una vestaglia di ciniglia, color lilla, i pon pon di piuma si muovevano dolcemente. Era pallida e bellissima;  i due angeli rimasero a guardarla incantati fino a quando non vomitò e fu fuori pericolo.
Sono passati trent'anni e  i miei genitori ci riprovano; questa volta con il CH4.
Ieri li vado a trovare con tutta la famiglia. Porto da loro i miei due gatti. Una storia penosa e incredibile: il padrone di casa ci "consiglia" di non tenerli dopo che la vicina minaccia la denuncia perché i gatti sono "aggressivi",  pantere nere che hanno attaccato lei e il suo cane, qualche giorno fa, alle sette di un funesto mattino (di cui però non porta i segni).
Dopo aver tentato la mediazione, mi sono trovata di fronte a un muro; lo avrei abbattuto a picconate, ma ho dovuto aggirarlo. In altre parole: per il benessere dei nostri gatti (e anche per paura che li potessero avvelenare\malmenare in nostra assenza) decidiamo di portarli a vivere "dai nonni".
Appena arrivati a casa dei nonni, però, sabato sera, in casa c'è un fortissimo odore di gas.
La reazione dei miei genitori è di fastidio: con 2 gatti e tanto gas in fuga per la casa, i nipoti rumorosi, figlia e genero rompiscatole (e una gigantesca confezione da 24 scatole di cibo per gatti, che quando mio padre la vede dice: ma gli avanzi non li mangiano 'sti gatti?).
Il giorno dopo  chiamiamo l'Italgas ed è fuga conclamata di metano. Noi ripartiamo: i gatti restano dai nonni, il tecnico viene ad aggiustare un tubo in serata.  Insomma, dopo una vera e propria "esplosione" di gente per casa, tutto ritorna normale. Noi ce ne andiamo a Roma, i gatti sembrano abituarsi alla nuova casa, il bravissimo Antonio di Italgas mi telefona stamattina per dire: "tutto a posto, gatti e genitori sani e salvi!".
Cosa tenta di dirmi il destino? Forse che la vicina di casa è un mostro senza cuore, ma che senza di lei i miei genitori avrebbero chiuso per sempre gli occhi, addormentati dal CH4? Avvelenati dal metano o saltati in aria: in un modo o nell'altro c'è mancato poco.
Per me, comunque, la mia vicina resta una strega; ma gli angeli sono tornati. E questa volta sono due gatti... senza stivali!

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