SONO DIVENTATA UNA TWITTRICE





Succede cha la metamorfosi ti sorprenda a letto, ancora semi addormentata. E succede che la metamorfosi abbia le sembianze del marito che, svegliandosi, ti guarda mentre scrivi ancora alle sei del mattino. E allora, con una sorta di disprezzo malcelato da occhi semi chiusi,  ti dice: "sei una twittrice".
All'improvviso poeta, scrittrice e blogger si fondono in una nuova parola; twittrice ti sveglia come un trillo e fa ammutolire le altre creature nel bosco che hai dentro alla testa. Si, dici con orgoglio. Sono una twittrice.
E' tragico il giorno in cui all'eroe si rivela la sua vera identità. (Ah, Edipo!) E' accecante la verità.
C'è tutto in questa parola:
la scrittrice che non sono, l'attrice che non sono, la twitter che non sono, il suono a cui mi abbandono. E dal momento che sono diventata una twittrice, io cambio, la mia scrittura cambia.
Il mio tempo si accorcia. Se prima lottavo i miei nemici erano minuti e ore, adesso ho solo 140 caratteri per riuscire a raccontare la vita. La twittrice (e il twittore) è uno scrittore del lampo. Non ha la pazienza della neve, la dolcezza della pioggia. Piuttosto conserva l'impeto del vento. Aspira alla sintesi e al genio, non ha il talento dell'analisi.
Bene. Ora lo so. Accecata da tanta verità, me ne vado a riordinare la casa, a rifare i letti, a togliere la polvere dalle cellule della casa. Dal momento che il tempo della mia scrittura è rubato, è notturno, tornerò a scrivere in un lampo, dopo.

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