LUMINI ROSSI



Su, forza. Sediamoci uno accanto all'altro. Non è questa l'umanità in fondo? Stare vicini. Un divano. Una stanza. Non essere soli mentre il mondo muore. Un cigno in un lago nero, io e te vicini. Non è meraviglioso, il calore di un corpo? Un altro respiro. Mi stupisce il battito di un altro cuore. E' come scoprire un altro tempo,  il suono di un altro piccolo mondo.
Sempre di più io resisto al sonno. A cosa serve dormire se ho già un sogno: il cuore che accelera, fa il giro del mondo con le parole. Non si ferma mai il cuore.
Il cuore è il tempo. E la vita non è sciogliere la cera di una candela. Nessuno è fatto  di cera. Siamo tutti di fiamma.
Da bambina in chiesa accendevo i lumini rossi. Le donne recitavano le preghiere, la voce monotona di chi conosce Dio a memoria, di chi non prova più stupore davanti a quell'immenso dolore di carne, di chiodi. Niente urla, niente disperazione. Svanito l'ardore dalle frasi d'amore. Candele spente.
Io guardavo i lumini rossi. Ardevano in ogni angolo, ai piedi di ogni statua.  Il buio aveva infiniti occhi rossi luccicanti.
Allora anche io chiudevo gli occhi, sentivo lo sfrigolio della fiamma,  la cera si consumava, la fiamma era una preghiera, solo per me.
E ora ogni fiamma mi parla, la lingua sconosciuta nella bocca del camino, la lingua esile di una candela. Parole commoventi.
Il tempo. Come ci siamo finiti dentro? In questa rete piena di buchi, che ci tiene sospesi, ci culla, ci cattura.
Abbiamo tutta la notte. Per ascoltare il tempo, gli orologi nascosti, le lancette ferite, i minuti appuntiti,  le particelle di tempo minuscole che si posano sulla vita, la polvere di altri pianeti.

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