L'AROMA DEL CAFFE'


A. aveva preparato il caffè. La tazzina era sul tavolo e nella stanza c'era il profumo buono di un giorno che inizia con l'amore di qualcuno. L'aroma del caffè ci mise un attimo ad uscire dalla cucina, fece il giro della casa, svegliò G. addormentata e i due gatti neri. Poi s'infilò sotto la porta. Uscì sul pianerottolo e avvolse come una sciarpa la ragazzina che andava di corsa per le scale, giù a prendere l'autobus. L'aroma del caffè salì sull'autobus attaccato allo zaino e andò da Via Cassia a Piazza Giochi Delfici. Alla rotonda il profumo di caffè uscì dal finestrino per una curva presa male, e si aggrappò all' uomo con i capelli neri e la bocca senza sorriso che se ne stava con gli occhi chiusi seduto nel suo tassì ad aspettare clienti. L'aroma del caffè lo svegliò e così vide la giovane donna vestita di verde che gli faceva segno con la mano: "Libero?". E allora partirono insieme, lungo il Tevere, fino a Piazza Trilussa. Lei era francese e non parlava l'italiano. Lui era romano e non parlava l'italiano. Risero tanto lo stesso, parlarono del nuovo papa Francesco, lui cercò di spiegarle che per i romanisti il papa era Totti. Lei rise ancora, con l'accento francese disse tante volte Tottì-tottì-tottì.  L'uomo dai capelli neri sentì male al cuore, come quando a dieci anni si era seduto vicino a una bambina tutta profumata e vestita bene al cinema sotto casa. L'aroma del caffè sorrise al pensiero di questa improbabile storia d'amore e li lasciò al loro destino, sperando che fossero tanto folli da provare a baciarsi. L'aroma del caffè stava per svanire, oramai era solo un lieve dolce profumo di casa in mezzo al traffico di Roma; allora decise di andare a guardare il fiume e le imbarcazioni, si sporse dal ponte Sisto e lo vide: il Tevere. Di sotto l'acqua verde e scura scorreva pigra, però un po' si scosse avvertendo l'aroma del caffè sopra di sè; gli dedicò un mulinello allegro e un valzer di rami spezzati. L'aroma del caffè si sentiva un po' stanco. Avrebbe avuto bisogno di trovare un'anima gemella, una bella tazza calda, ma era difficile. Allora si addormentò e finì sotto al ponte, in un letto di cartoni mollicci e umidi. Dentro ci dormiva un poveraccio. Si svegliò, il barbone, tutto contento, convinto di aver bevuto in sogno una tazza di caffè. (g.i.)

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