venerdì 29 marzo 2013

LA RESURREZIONE




seguo l'acqua
in cima al monte
salgo e affondo
nel bianco

fino al punto dove
il sole è un chiodo
che trafigge
e muore il ghiaccio

resurrezione dell'acqua.

(g.i.)

giovedì 28 marzo 2013

SERPENTI D'ACQUA




ricordo le mani
che si tuffano
dietro alle anguille

l'acqua bollente
per tramortirle

l'uscio della cucina
serrato

e le anguille sgusciate
tra le fessure

fatiche d'Ercole
la lotta corpo a corpo con
i serpenti d'acqua

una donna
il suo scudo-coperchio

e un lungo coltello
che sembra una spada

il mostro sul tavolo
a pezzi

e lei chiude la pentola
e lei apre la porta.

(g.i.)


mercoledì 27 marzo 2013

STASERA IO


ho la soluzione
e farò così:
questa non è 

poesia
bella
vera
buona
onesta
nuova
sincera

e lei non vuole 
te me (il pan del re)

le non sa 
andare a fondo
lei fa 
giro giro tondo


che meraviglia!
non casca il mondo

se tolgo il peso
alle parole

palloncini che vanno
a scoppiare in cielo.

(g.i.)







MARGHERITA



ho visto un fiore
che tremava davanti
a un uomo

e mentre la spogliava
le rivolgeva
una strana domanda:
m'ama o non m'ama?

lei che non sapeva di essere
Margherita
si spoglia e risponde
con l'ultimo petalo.

(g.i.)


UN' ANIMA IN VIAGGIO




ci mancava solo che un lembo
d'anima finisse incastrato
nello sportello come una sciarpa

per poco non mi strangola
mi stringe e mi avverte
che è una tappa

allora riapro e risalgo
proseguo il viaggio.

(g.i.)




LA STRANA GABBIA



duecentosessanta ossa
in un bambino

che lentamente crescono
e poi si uniscono

a volte qualcuno
scopre tastando il petto
una costola in più

ecco un'altra sbarra
della strana gabbia
che abbiamo intorno al cuore.

(g.i.)



martedì 26 marzo 2013

IN UN MARE D'INCHIOSTRO


a chi racconterò un giorno
il mio viaggio?

la zattera
costruita con il legno
di una vecchia casa

la vela strappata  al letto
 la voce che si fa
 rotta

e io che soffio
sempre più forte

a chi mostrerò il cielo
bucato e senza stelle

la luna di miele
sciolta sulle labbra?

io spingo
in un mare d'inchiostro
la mia nave

mi allontano
dal porto.
(g.i.)



LA LINGUA PRIMORDIALE



mi piace questo istante
perché mi gusto
l'aria

particelle di niente
non è un pensiero
non vuole le parole
non richiede
il suono


è solo un istante
galleggia tra le labbra
parla una lingua
primordiale e muta
cerca solo pareti
di palato

tocca la pelle
rossa di una mela

non entra nella polpa
non chiede la voce
non ha sulla punta
un sapore da decifrare.

(g.i.)

GOMITOLO




a quest'ora ho gli occhi
stanchi
fissi nel nero
la luce scivola
via dal cielo

è uno scialle
caduto dalle spalle
e non riesco più a vederla
la cruna
il filo
l'ago

non riesco a ricamarla
l'uscita dal
labirinto e tra un
solo momento non
potrò trovarla

l'uscita sfinita come se
il mondo
fosse diventato
un gomitolo

e io attorcigliata
dentro.
(g.i.)






IL TIPOGRAFO NUMERO APRILE



Il Tipografo, rivista online di Giambra Editore, una pagina con una poesia dalla mia raccolta inedita "Una Venere nel Tevere".

Qui il link.

PRIMA RAGUNANZA



Dopo un’attenta lettura delle poesie giunte per la Prima Ragunanza sulle orme di Cristina di Svezia, ideata da Giuseppe Lorin, la Giuria, composta dai membri di Liber@rte (Andrea Leonelli, Elisabetta Bagli, Gino Centofante, Monica Pasero, Oliviero Angelo Fuina e Michela Zanarella)  ha scelto le seguenti liriche per l’antologia che sarà edita da ArteMuse Editrice:
“Maddalena, terra mia” di Sebatiano Impalà
“Il salice ridente” di Alessandro Moschini
“L’Apocalisse” di Osvaldo Crotti
“La fine” di Maurizio Donte
“La discesa dal monte” di Loredana Savelli
“Istinti in disuso” di Emanuela Arlotta
“Io Sole” di Emanuele Marcuccio
“Ultima radura” di Giovanni Monopoli
“Il mio mare” di Gianni Di Giorgio
“Connubio” di Ciro Pinto
“Acrobati feriali” di Paolo Carlucci
“Invidio il vento” di Stefano Massetani
“Arcadia” di Maria Rotolo
“L’inchino degli alberi” di Alessandro Bellomarini
“Natura” di Bartolo Montanari
“Ho spiegato alle palme” di Giuseppe Vetromile
“Utopia” di Carla De Angelis
“Lunica Madre” di Anna Cibotti
“Il fiore giallo” di Lorenzo Spurio
“Luce nuova sulla terra” di Roberta Marzi
“Forza della vita” di Nadia Milone
“Infinito cielo di Gea” di Rosellina Brun
“L’ odore della mia terra” di Tiziana Mignosa
“Lo scudo della vita” di Roberto Travaglini
“…E Iddio credette di vedere cosa buona e giusta” di Riccardo Lamperti
“Ritocchi d’alba” di Silvia De Angelis
“Madre Terra” di Francesca Corsanici
“L’eclissi” di Alessio Miglietta
“I girasoli della speranza” di Patrizia Portoghese
“Respiro primavera” di Annamaria Pecoraro
“Alla madre suprema di ogni cosa” di Gabriele Fabiani
“E lì” di Annarita Mastrangelo
“Fuori da qui, fuori da noi” di Emanuele Tanzilli
“Notti eterne” di Denis Cornacchia
“Il temporale” di Nicolò Luccardi
“Campagna abbandonata” di Andrea Lucani
“Alla quercia di P.da Palestrina” di Andrea Mariotti
“E’ tra le parole silenziose” di Irene Sparagna
“Inafferrabili gemme” di Carmine Valendino
“Se” di Maria D’Ippolito
“La quercia” di Paolo Lorussi
“L’ordine” di Roberta Borgianni
“Ma tu” di Donatella Giancaspero
“Il suono del flauto” di Nadezhda Slavova
“Vivere la vita (Terra!)” di Francesca Di Meco
“Inno all’acqua” di Franco Argenti
“L’airone a Villa Pamphilj” di Silvio Parrello
“Scaldarmi al sole” di Valerio D’Amato
“Natura violata” di Mario De Rosa
“Verdinote” di Barbara Bracci
“Disgregazione” di Marco Mazzanti
“Foglie” di Veruska Vertuani
“Parco della Maremma” di Lucia Picotti

IL NIENTE


sulla lingua passano
le parole

dicono passato
e futuro

manca alla lingua
il presente

la punta di spillo
la spina tagliente

che dice
il niente.

(g.i.)

sabato 23 marzo 2013

AMO DUNQUE SONO MORTALE




Amo, dunque sono mortale

"Sono diventato un politico perché il filosofo deve immergersi nella società"
O pposto all'eterno, paralizzato nell'attimo, negato in quanto illusione, interiorizzato nell'anima: di fronte al tempo le interpretazioni di sapienti, teologi e filosofi si rincorrono nei secoli, correggendosi e contraddicendosi le une con le altre. Tanto è facile vivere il tempo - sembra suggerire la filosofia - quanto è difficile dire con certezza cosa esso sia. Ma quale ostacolo impedisce di scoprirne il segreto? "Il fatto che il tempo non si vede fuori, ma lo si vive dentro" risponde Gianni Vattimo, professore di ermeneutica e inventore del "pensiero debole", una proposta filosofica che si oppone a ogni forma di dogmatismo aprendo al dialogo e all'incontro tra culture. Perchè molti filosofi sono concordi nell'affermare che quella suggerita dagli orologi sia un'idea del tempo inautentica e superficiale?
"Perchè la misurazione meccanica della temporalità non svela nulla sulle sue strutture interne: come ha mostrato Kant, lo spazio si intuisce nel tempo, mai il contrario. L'esperienza dell'orologio invece - almeno in apparenza - rovescia questo discorso, "trasformando" il tempo in spazio e inducendo a pensarlo come indipendente dall'uomo".
Quando la filosofia ha cominciato a percepire la temporalità come una dimensione così complessa?
"Almeno a partire dal Cristianesimo, con il quale comincia un movimento di "interiorizzazione" del tempo. Agostino spiega infatti la continuità della temporalità riportandola all'anima: egli afferma che senza di essa svanirebbero non solo il passato e il futuro, ma persino il presente. Del resto, la filosofia ha sempre considerato più importanti le cose che non si vedono rispetto a quelle fisicamente visibili".
A una persona che volesse affrontare il problema del tempo quali filosofi consiglierebbe?
"Direi Henry Bergson e Martin Heidegger. Il primo perché accompagna il lettore a ogni passo, ma sicuramente con il secondo si fa molta più strada. Heidegger giunge infatti alla conclusione che l'uomo, più che "avere" il tempo, "è" il tempo, nel senso che il tempo è ciò che sostiene e rende possibile l'esistenza. Il titolo della sua opera più celebre, Essere e tempo , andrebbe pronunciato così: "Essere è tempo"".
E nella sua filosofia, il "pensiero debole", che ruolo ha il tempo?
"Un ruolo importantissimo: io sono convinto che la verità sia assolutamente temporale. Il pensiero è debole proprio nel senso che "non si dà essere" al di là del tempo: l'essere è il temporalizzarsi della storia e nient'altro. Il che, in altre parole, significa che non sopravviveremo nell'eternità".
Quindi lei vive senza tormenti l'idea della propria morte?
"In questi giorni sono stato male e ci ho riflettuto spesso: ho pensato addirittura di fare testamento (ride di gusto, ndr )! Cerco di ricordarmi sempre che quello che sono mi deriva dall'eredità di chi mi ha preceduto e mi preparo all'idea di lasciare io stesso un'eredità per chi verrà dopo di me. Anche questa è vita eterna, no?"
A patto di rinunciare però all'idea dell'immortalità personale. Lei lo ha fatto?
"Diciamo che anche se filosoficamente non ne ho alcuna certezza, sotto sotto continuo a sperarci. L'immortalità dell'anima presuppone infatti che la morte sia per l'uomo un "salto" oltre il tempo. E io, come dicevo poco fa, credo che tutto l'essere disponibile sia completamente calato nel tempo".
Quindi non è d'accordo con il suo collega Emanuele Severino, il quale sostiene che tutto è eterno anche se gli uomini non se ne accorgono...
"Sull'argomento si potrebbero azzardare ipotesi ai limiti della fantascienza. Però, mi chiedo io, se fossimo eterni come sarebbe possibile l'amore? Lo so che il matrimonio è basato su questa idea, ma è una palla gigantesca! Amare qualcuno - o al limite anche se stessi - significa includere in tale sentimento la mortalità. È per questo che ogni momento della mia vita mi sembra importante e riesco ad affezionarmi alle cose: se sapessi che fossero eterne non me ne fregherebbe un bel niente!".
E come vive il passare degli anni: come qualcosa che le sottrae la giovinezza oppure qualcosa che le dà la saggezza?
"Provo entrambe le sensazioni. Credo che la saggezza sia identica al rimpianto della giovinezza: l'uomo veramente saggio è colui che ricorda con nostalgia le molte esperienze che ha avuto".
Professore, che cosa deve fare oggi la filosofia per cercare di comprendere il proprio tempo?
"Per molti anni ho pensato che la filosofia potesse capire l'epoca presente indagando le parole dei grandi poeti. Oggi quella posizione mi pare un po' aristocratica: il filosofo non deve vivere solo in ascolto dei poeti, ma immergersi completamente nella società, cercare di comprendere i bisogni e i desideri delle persone. È per questo che sono diventato un politico. Ecco, per il futuro mi piacerebbe fare più girotondi e meno chiacchiere...".

LA TAZZA



sono una tazza
un cucchiaino mescola
tintinnando l'anima.

(g.i.)


giovedì 21 marzo 2013

FLASH MOB DI POESIA



21 MARZO : GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA

Raduno a piazza del Popolo, ore 19 (Roma)
Ogni partecipante porti una poesia propria o di altri autori, da leggere e regalare
In occasione del flash mob sarà annunciato la PRIMA EDIZIONE PREMIO DI POESIA LIBRA 2.0



POESIE AMICHE



Oggi a Poesie Amiche la limpida poesia di Narda Fattori. Buona lettura.





Dagli interstizi


E suoneranno a distesa le campane
e qualcuno chiederà chissà perché
ma già dalla lontana radura potrò
guardarvi con l’occhio della madre

mi prenderò cura degli spigoli acuti
dei sassi che avete sotto i piedi
sì allora sarò leggera e avrò mani
quante bastano per acconciarvi
come non ho saputo fare prima.

Fischierà il merlo sul corbezzolo
riderà di me come è giusto che sia
anch’io riderò per gli inutili affanni
che mi hanno spezzato il fiato
e un poco soltanto anche la mente

sarà bello circondarvi la vita
portarla dentro i girotondi nel mondo
che si fa chiaro di luce nel suo nocciolo
silenzioso di pace perché tacciono
i fucili e l’ottuso bailamme
che disconosce mio fratello morto
mia sorella storpiata e mio padre
estraneo a bocconi sopra un carro

e rideranno di voi miei cari amati
della mia terra ubertosa e gentile
spesso un po’ pacchiana ma sapete
la gente che accoglie sempre e ride
con tutti coltiva qualche vizio e resta
con l’uscio aperto a disposizione.

Suoneranno a distesa le campane
e dal corbezzolo fischierà il merlo
e sarò stata viva e vera e indolenzita
 più lieve di una foglia cadere lieve.

Faccio l’appello per mettere
un po’ d’ordine in capo all’esistenza:
la tastiera ribatte l’anima  confusa
il coltello taglia il pane solo quello
mi raccomando e il caffè che sia amaro
e che la lettera trascrivi la memoria
ho timore che mi sfuggano le storie
che il male sani o imputridisca
come lische di pesce nei rifiuti
una mescita che puzza di libera vita
                                 e scaglie d’oro


***


ma dove siete voi occhiali
svaniti dalla vista magari sui capelli
e i fazzolettini carta le cianfrusaglie
del cassetto dello studio la cucitrice
che più nulla ha da cucire solo fogli
immacolati perché muore l’urlo
sul labbro esausto per un bicchiere
d’acqua le medicine per il cuore

sorridete?  ridete pure il mio cuore
va a dieci pasticche al giorno
e finirà presto come la scatola
che mezza  vuota mi guarda e pare sorrida
perché fra il nulla e il vuoto c’è
un interstizio dai cui non so cosa trapeli.


***

Narda Fattori ha insegnato e pubblicato numerosi libri di didattica  in adozione alle scuole.Attualmente si occupa di laboratori di scrittura creativa e di poesia con adulti e con ragazzi delle scuole medie di 1° e 2° grado. Collabora a vari lit-blog: VDBD- Carte sensibili- Poiein- Il giardino dei poeti. Scrivi  prefazioni e recensioni .

LIBRI PUBBLICATI
Se amor parla, Autore Libri, Firenze 1995, E curo nel giardino la gramigna, Ibiskos (Empoli) 1996, ( premio editoriale) L’una e i falò, Il Vicolo, Cesena 1998;
Terra di nessuno, Lucca, 2000 (Premio editoriale “Olinto Dini” di Castelnuovo Garfagnana); Verso occidente, Fara editore, Rimini 2004;
Cronache disadorne, Ed. Joker, 2007 , Novi Ligure ; Il verso del moto, Moby Dick editore, 2009 , Faenza.Dentro il diluvio, edizione puntoeacapo, 2011 , Novi Ligure ( premio Editoriale Astrolabio di Pisa) Le parole agre, L’arcolaio editore, 2011
È presente con una silloge di dieci poesie nei volumi antologici Voce Donna 1997, Voce Donna 1998, Voce Donna 1999, Il Vicolo, Cesena;nell’antologia Santarcangelo della poesia, Luisè editore (RN), 1998; nell’antologia Farapoesia con la silloge  A che punto è la notte? , Fara Editore 2010 , Rimini;nell’ antologia Creare mondi con la silloge De profundis , Fara Editore, 2011 , Rimini; con la silloge Canzone nell’antologia Dentro il mutamento, Fermenti editrice 2011
Ha curato il libro “Donne, storie al femminile”, Pazzini editore, 2012
E’ presente con singole poesie in un gran numero di raccolte antologiche.



martedì 19 marzo 2013

VENGO A CANTARE AL MODO DELLE RANE





Vengo a Trastevere il martedì. Non vengo a trovare nessuno, non vengo a fare niente, non ho niente da fare. Vengo a Trastevere a scrivere. Vengo a  “cantare al modo delle rane". Non vengo a cantare  "al modo del poeta che finge immaginando cose vane” (è un verso di Cecco d’Ascoli, l'Acerba).  Si, perché non è sempre la poesia a seguirmi fino a Trastevere, ad attraversare con me il fiume. A volte vengo a incontrare persone in carne ed ossa. Le storie vere.
Accade così. Prima cammino e mi perdo, poi mi perdo e cammino, infine mi perdo e scrivo. E dal momento che è pieno di turisti sono finalmente e veramente sola. E poi silenziosamente, e senza accorgermene, entro in decine di fotografie. Poi i turisti partono, con le loro macchine fotografiche negli zaini, ciascuno con la sua galleria di ritratti, monumenti e paesaggi. Ciascuno sale sul suo aereo per l'America, la Francia, l'Australia, il Giappone... E poi una sera, mentre mostrano le foto agli amici, e raccontano di cose strane e indimenticabili, di fiori sui balconi, di tavolini con le tovaglie a quadri e i fiori da mangiare (ah, si carciofi) ecco che ci sono anche io. Con la  mia giacca rossa (che mi ha regalato Alan a San Valentino), con il mio sorriso alle nuvole, col capo chino. Con i capelli biondi, sempre più lunghi, perché quando li taglio mi sento vulnerabile come Sansone, e perdo tutti i poteri. Io che sogno di viaggiare, arrivo così in quattro continenti.
Poi vado a comprare i libri che mi racconteranno le storie che io non ho il tempo di scrivere. E poi di quelle storie parlerò a modo mio. Le mostrerò agli altri. Ma dopo che tutte le parole mi sono entrate dentro, dopo che quelle storie sono diventate mie. E scriverò le recensioni. Questa parola mi è talmente aliena: l’operazione intesa a restituire un testo all’esatta lezione. C'è molto poco di esatto in quello che scrivo. L'unica esattezza è quella della mia emozione. E naturalmente le parole. Quelle si, sono esatte. Vanno scelte con cura. Come possono parole inaccurate presentare il lavoro accurato di uno scrittore. Ecco. Io leggo. In queste mie sere a Trastevere leggo anche. Ma sono letture preliminari. Circondata dalle voci della gente che entra nel mio bar preferito a parlare e ridere. Come sono belle le persone che ridono. Anche quando una risata ti porta lontano da un pensiero che farai fatica a ritrovare. E com'è bello essere distratti dagli esseri umani, che chiedono l'attenzione che io dedico alle parole. Si siedono accanto a me, mi chiedono cosa leggo, cosa scrivo. Sono un po' risentiti, e hanno ragione, che qualcuno possa essere rubato alla vita per questo debole per le belle  parole. E poi ci sono gli incontri. Quelli che capitano, come le gocce di pioggia o i raggi di sole. Oggi ho incontrato una donna, aveva un bambino di pochi mesi in braccio. E un grande passeggino da aprire che era caduto. Le ho chiesto se aveva bisogno di aiuto. E lei mi ha affidato non il passeggino, come pensavo, da aprire. Ma il bambino da tenere per lei. Pietro, con i capelli riccioluti, che guardava altrove, innamorato di cose che io neppure scorgevo. E poi il passeggino doppio si è aperto. Ed è arrivata una tata con l'altro bambino, il gemello Andrea, più paffuto. E lui mi ha dato un sorriso. E io ho confessato ad entrambi il mio amore, "ho il cuore diviso a metà, la parte più paffuta e di Andrea! quella tutta orbite e occhi è di Pietro". Un sorriso e via. E poi c'è una donna che chiede l'elemosina accanto a una chiesa. E a me non chiede soldi. Ma una coperta. E io le dico: "te la porto, martedì prossimo, promesso". E lei lo sa che lo farò perché mi sorride e mi racconta un pezzettino di vita. Solite cose: figli che dimenticano i genitori, e l'infelice matrimonio della miseria con la vecchiaia. Poi mi allontano. E proprio accanto a lei un bar ha tante sedie e tavoli fuori. L'aria è già primaverile, ma loro sullo schienale lasciano piegate le copertine rosse.  Perché se ti siede e hai da pagare, per te c'è anche una coperta. E allora mi è venuto in mente che potrei comprarla subito la coperta. Mi fermo e chiedo alla cameriera se ne posso comprare una. Ma non c'è, sul menù. Allora non posso. Non ha la libertà di venderla. Che strano, quando ti tolgono la libertà di fare del bene. Intanto però per strada si sente parlare spagnolo. Si, perché oggi il Papa Francesco si è seduto sul trono. Anche lui ha detto che è povero. Come la donna che ha bisogno della coperta. Io lo so che non si cambiano le cose da un giorno all'altro. Ma chi glielo spiega a Mara (si chiama così la mia vecchia mendicante di calore)? Ora sono nel mio bar. Mi siedo in fondo a una saletta, c'è il pianoforte, le candele  e sembra di stare in un posto lontano ed esotico. Qui io posso farmi tante domande inutili, alle quali non serve dare una risposta. E infatti non serve dialogare con nessuno. Ci avete fatto caso che quando dialogate con qualcuno, e fate le domande a qualcuno, quella persona cerca sempre di rispondere. Anche se non conosce la risposta. Va così. E' un patto silenzioso tra esseri umani, si finge di sapere e si finge di stare meglio. Ma quando si scrive non finge nessuno. Io non fingo di fare domande, e non fingo di saper rispondere. So che tutto quello che sono è legato a un filo, e so che se domani non potessi pagare il conto in questo bar dovrei andare a scrivere seduta vicino a Mara. Con la copertina che mi porterei da casa. 

I MIEI QUELLI CHE . . .



    Quelli che hanno ucciso un contatto su facebook e si confessano da Zuckerberg.
    Quelli che Zuckerberg non li assolve e li manda all’inferno.
    Quelli che hanno raggiunto il limite di amici su facebook e sono diventati BIS!
    Quelli che sperano di raggiungere il limite di amici su facebook per diventare BIS!
    Quelli che sperano di non avere più un profilo facebook.
    Quelli che spiano su facebook e non lasciano mai i Like.
    Quelli che quando sono in bagno e fuori c’è la fila fingono di non aver finito perché twittano.
    Quelli che scrivono solo se qualcuno li legge.
    Quelli che scrivono solo se qualcuno non li legge.
    Quelli che quando twittano gli finiscono la frasi a metà…
    Quelli che quando non twittano gli finiscono le frasi a metà…
    Quelli che quando parli di politica ti guardano male.
    Quelli che quando non parli di politica ti guardano male.
    Quelli che ti guardano male quando parli.
    Quelli che se sei bella sei una puttana.
    Quelli che se sei brutta sei una maestra elementare.
    Quelli che se scrivi poesie c’hai l’animo sensibile.
    Quelli che parlano con gli uccellini da prima di San Francesco.
    Quelli che parlano con le prostitute da prima di Gesù.
    Quelli che resuscitano i morti con la medicina.
    Quelli che al mercato dei pesci fanno miracoli.
    Quelli che hanno la luce in testa perché fanno i minatori.
    Quelli che io non conosco nessuno e quindi non mi conosce nessuno.
    Quelli che prima o poi mi sposo. E sono gay.
    Quelli che prima o poi divorzio. E hanno cent’anni.
    Quelli che prima o poi faccio un bambino.
    Quelli che prima o poi faccio le valigie.
    Quelli che prima o poi urlano.
    Quelli che prima o poi smettono di fumare.
    Quelli che prima o poi guariscono.
    Quelli che prima o poi si fanno la permanente.
    Quelli che hanno tante parole perché fanno la collezione.
    Quelli che le parole le lasciano libere di pascolare nei prati.
    Quelli che le parole le mettono nel sacco e quelli che vengono messi nel sacco dalle parole.
    Quelli che sono poeti e non lo sanno.
    Quelli che non sono poeti e lo sanno.
    Quelli che i poeti non li sanno.
    Quelli che la poesia non la leggono perché non succede niente.
    Quelli che sono troppo vecchi per metà delle cose e troppo giovani per l’atra metà.
    Quelli che si fanno crescere la barba per convincersi di aver vissuto.
    Quelli che si tagliano la barba e si tolgono dalla coscienza una decina d’anni scuri.
    Quelli che per non dire ti amo fanno un sacco di giri di parole e lei si addormenta un attimo prima.
    Quelli che tutte le volte che fai la doccia ti ricordi di piangere.
    Quelli che tutte le volte che c’è silenzio si mettono a pregare.
    Quelli che tutte le volte che sognano poi da svegli ci rimangono male.
    Quelli che dio lo sa e la madonna lo vede. Ma dio non lo sa e la madonna non lo vede.
    Quelli che non ho niente da dire e parlano sempre.
    Quelli che non parlano mai e hanno tanto da dire.
    Quelli che gli devi pagare ogni parola.
    Quelli che il silenzio e d’oro e quindi sono ricco.
    Quelli che se non credono a dio credono al diavolo.
    Quelli che sorridono solo davanti a una macchina fotografica.
    Quelli che piangono solo davanti a una macchina fotografica.
    Quelli che sono diventati una macchina fotografica.
    Quelli che si mangiano le caramelle alla menta prima di baciare la fidanzata.
    Quelli che si mangiano le cipolle prima di confessarsi.
    Quelli che li vedi e ti scansi, come le buche per strada.
    Quelli che non vedono dove mettono i piedi perché non hanno la testa
    Quelli che ora basta penso che possa bastare.

L'AROMA DEL CAFFE'


A. aveva preparato il caffè. La tazzina era sul tavolo e nella stanza c'era il profumo buono di un giorno che inizia con l'amore di qualcuno. L'aroma del caffè ci mise un attimo ad uscire dalla cucina, fece il giro della casa, svegliò G. addormentata e i due gatti neri. Poi s'infilò sotto la porta. Uscì sul pianerottolo e avvolse come una sciarpa la ragazzina che andava di corsa per le scale, giù a prendere l'autobus. L'aroma del caffè salì sull'autobus attaccato allo zaino e andò da Via Cassia a Piazza Giochi Delfici. Alla rotonda il profumo di caffè uscì dal finestrino per una curva presa male, e si aggrappò all' uomo con i capelli neri e la bocca senza sorriso che se ne stava con gli occhi chiusi seduto nel suo tassì ad aspettare clienti. L'aroma del caffè lo svegliò e così vide la giovane donna vestita di verde che gli faceva segno con la mano: "Libero?". E allora partirono insieme, lungo il Tevere, fino a Piazza Trilussa. Lei era francese e non parlava l'italiano. Lui era romano e non parlava l'italiano. Risero tanto lo stesso, parlarono del nuovo papa Francesco, lui cercò di spiegarle che per i romanisti il papa era Totti. Lei rise ancora, con l'accento francese disse tante volte Tottì-tottì-tottì.  L'uomo dai capelli neri sentì male al cuore, come quando a dieci anni si era seduto vicino a una bambina tutta profumata e vestita bene al cinema sotto casa. L'aroma del caffè sorrise al pensiero di questa improbabile storia d'amore e li lasciò al loro destino, sperando che fossero tanto folli da provare a baciarsi. L'aroma del caffè stava per svanire, oramai era solo un lieve dolce profumo di casa in mezzo al traffico di Roma; allora decise di andare a guardare il fiume e le imbarcazioni, si sporse dal ponte Sisto e lo vide: il Tevere. Di sotto l'acqua verde e scura scorreva pigra, però un po' si scosse avvertendo l'aroma del caffè sopra di sè; gli dedicò un mulinello allegro e un valzer di rami spezzati. L'aroma del caffè si sentiva un po' stanco. Avrebbe avuto bisogno di trovare un'anima gemella, una bella tazza calda, ma era difficile. Allora si addormentò e finì sotto al ponte, in un letto di cartoni mollicci e umidi. Dentro ci dormiva un poveraccio. Si svegliò, il barbone, tutto contento, convinto di aver bevuto in sogno una tazza di caffè. (g.i.)

LA MAPPA DELLE STORIE INVISIBILI: Roma, Fontana delle tartarughe

Stasera una storia invisibile è apparsa alla Fontana delle tartarughe... buon ascolto, se passate di là. E, a proposito, salutatemi Serafina...