Passa ai contenuti principali

IL MARE DAVANTI

Santa Severa, Il castello

Via Aurelia, pini romani

Via Aurelia, Muro del pianto

Stasera potrei aggiungere alle ingiustizie del mondo un'altra piccola ingiustizia che ho subìto soltanto io. Ma non mi va. A che servirebbe? Oggi sono triste perché tutte le volte che vado al mare devo passare davanti allo squallore senza poterci fare nulla. Esattamente come l'anno scorso. E come gli anni prima. Sempre così. L'Aurelia porta al mare. L'Aurelia è costellata di prostitute.  Lo sapete come le chiamano al sud?  Lucciole. L'Aurelia è piena di lucciole.
Lo so che i problemi grossi non li posso risolvere. Lo so che neanche voi li potete risolvere. Come non posso risolvere la fame nel mondo, il riscaldamento globale, lo spread e la pioggia di asteroidi. Devo ancora trovare un filosofo che mi dica con chiarezza cosa significhi la parola coerenza nel XXI secolo. Mettiamo che io desideri più di ogni altra cosa di essere coerente con un'idea di mondo che mi sono immaginata. Mi dovrei comportare tutti i giorni in modo coerente. E invece ogni giorno mi viene concesso di fare una piccola eccezione. E così quel mondo che io ho nella testa, e che vorrei realizzare, lentamente viene cancellato, un po' alla volta, un po' ogni giorno,  come se fosse un disegnino a matita sul foglio stropicciato di un bambino. Un bambino che gioca con la gomma da cancellare, ecco cos'è la coerenza.
A poco a poco devo ridimensionare tutto il mio disegnino: il politico è un ladro? (ferma: lo sono tutti); il petrolio e i gas di scarico inquinano (ferma: in bicicletta dove credi di arrivare a Roma, non arrivi di certo a domani); la prostituzione è una vergogna (ferma: chi chiami? a chi lo denunci; chi ti aiuta?). E potrei andare avanti all'infinito. Di una cosa sono certa, se rinasco rinasco pino romano. Di quelli belli e maestosi che se ne stanno sull'Aurelia a guardare tutto senza muovere una radice, con i cerchi addolorati dentro, ma silenzioso, gli aghi infilati nel cielo, la bocca sotto una spessa corteccia e il mare davanti. Si. Il mare davanti.

Commenti

Post popolari in questo blog

ELOGIO DELL'INTELLIGENZA DELL'UOMO

Elogio della scrittura

Ma sopra tutte le invenzioni stupende,
qual eminenza di mente fu quella
di colui che s’immaginò di trovar modo
di comunicare i suoi più reconditi pensieri
a qualsivoglia altra persona, benché distante
per lunghissimo intervallo di luogo e di tempo?
Parlare con quelli che sono nell'Indie,
parlare a quelli che non sono ancora nati né saranno se non di qua a mille e dieci mila anni?
E con quale facilità, con i vari accozzamenti
di venti caratteruzzi sopra una carta. Sia questo il sigillo di tutte le invenzioni umane e la chiusa de' nostri ragionamenti di questo giorno (...)


Galileo Galilei, Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo Tolemaico e Copernicano
Firenze (I giornata, 130)

PASOLINI E IL MARE: TERRACINA, UN RACCONTO INEDITO

Pasolini e Callas in Africa


Terracina
Un racconto inedito
di Pier Paolo Pasolini Nella spiaggia c'era più movimento, ma il mare era sempre immobile, morto.
Si vedevano delle vele arancione al largo, e molti mosconi che si incrociavano vicino alla spiaggia. Lucià avrebbe avuto fantasia di prendersi un moscone, e andar al largo: però era solo, e non era buono a remare. Andò sul molo tutto smantellato e ancora pieno di squarci, nuotando nei punti dove gli squarci interrompevano, finchè giunse in pizzo, sulla piccola rotonda. Si distese sulla pietra con la testa che sporgeva dall'orlo sul mare.
Verde, trasparente e tiepida, l'acqua si gonfiava e si sgonfiava tra le colonne del molo, ora pesante come un blocco di marmo, ora lieve come l'aria. Benché fosse alta già due o tre metri non c'era granello di sabbia che non si potesse distinguere dall'alto della rotonda: ed era una sabbia morbida e pulita , un tappeto meraviglioso per chi potesse vivere sotto acqua. Ogni …

O LENTE LENTE CURRITE NOCTIS EQUI

Ultimo giorno di luglio, ultimo giorno dedicato alla lentezza. Maancora una volta lentezza e velocità sembrano fondersi in un binomio affascinante, proprio come nelle riflessioni di ieri.
Stranamente riscopro, nelle ultime disperate parole di Dr. Faust che cerca inutilmente di fermare il tempo, l'ossimoro della vita: una corsa lenta verso la notte.
Nel Doctor Faust di Christopher Marlowe (1564-1593) apprendiamo che il patto con Lucifero ha dato a Faust la conoscenza ma la sua anima dovrà cadere nelle mani del diavolo e l'ora tanto temuta sta per arrivare:

Ah Faust ,Ora non ti resta che una misera ora da vivere,
E poi dovrai essere dannato in eterno.
Fermatevi, voi sempre rotanti Sfere celesti,
Che il Tempo s'arresti, e la mezzanotte non arrivi mai.
Occhio gentile della natura, risorgi e rendi
Il giorno infinito: o fa che quest'ora sia
Un anno, un mese, una settimana, un giorno normale,
Che Faust possa pentirsi e salvare la sua anima.
O lente, lente currite noctis equi.

L&#…