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Visualizzazione dei post da Febbraio, 2013

GLI AMANTI DI PIETRA

mi piace

questo sapore acre
di terra nella bocca
di pietra nella macina
del tempo


scrivere sui sassi
rotolare giù
da una scarpata
assecondare la gravità
di un istante

mai avrei creduto
di trovare
sul fondo di un burrone
l'abbraccio di una montagna
la dolorosa sfaldatura
di una roccia frantumata

la voce
dura di una scheggia di pietra
la voce
morbida della matita

io e la pietra
amanti polimorfi come
il diamante e la grafite.
(g.i.)










RAGAZZA DORMIENTE DI MUSCHIO

dorme sul muschio
il pensiero

le gambe si fanno sentiero
i capelli germogliano
le dita radicano

sogna di essere
un bosco.







TESTA INCLINATA

m'inclino sotto il peso di un verso
la prospettiva che nasce da

un occhio
un orecchio
un ginocchio

è un trucco
è un malocchio
si anima un disegno
mi parla un sogno

avvicino la bocca al vaso
il cuscino al viso
e verso
(g.i.I




QUATTORDICI PASSIONI

Giornata Internazionale della Donna (8 marzo)

Sabato 9 marzo 2013 alle ore 17 presso il Museo della Città e del Territorio
Via di Porta Marchetta, 2
Vetralla

verrà presentato il libro di

Teresa De Leonardis 14 Passioni La continua violenza sull'innocenza.
L'ipocrisia e lo sgomento.
Il pietismo, l'ignoranza e la maldicenza.
La violenza della miseria che ti fa volgere lo sguardo altrove.
La violenza nel cadere in un inciampo.
La difesa di quel che ancora si possiede: le mani, il corpo e la voce.
Le violenze sottili, invisibili e celate come la polvere che copre il dolore e solo il perdono rimuove.
Il silenzio per protestare.
Queste ed altre passioni legano insieme le mie donne, ferite profondamente, spinte per terra, e poi rialzate, per ricadere di nuovo.
Donne disperse, in mezzo alla strada, come petali di uno stesso fiore.
Così ne ho raccolto, uno ad uno, questi preziosi petali .
Li ho legati tra loro in un’unica rosa.
Bianca.
Purezza e candore che nessuna violenza e nessuno, mai, potrà sporca…

SOLILOQUI

non sta nella pelle

la pelle sprizza guizza
scintilla ah!
se solo

non fossi solo soliloquio
deliquio

sillabe sulle papille
un dolce dolce dolce canto
l'incanto

devo tirare
di qua                                        
di là
di sotto            
di sopra
la lingua

zitta zitta zitta!
non è tempo
di un fiume in piena

sta' negli argini
ecco i margini
di una pagina

vuota nuota
nuota ruota
salta da una cascata
risata enjambment

ah! se solo
un verso
se un verso solo
arrivasse al cuore asciutto
delle cose


le cose si metterebbero
a parlare.
(g.i.)





MOLECOLE

il sapore insapore
dell'acqua
il colore incolore
del cielo
l'odore inodore
dell' aria

molecole sulla lingua
che io non so dire

(g.i.)

POESIE AMICHE

Oggi vi propongo due poesie di Rosemily Paticchio, dalla raccolta Incipio (2013, Arca Felice).


***

Nellaroccia
Più volte sono morta nella roccia per la nuda Bellezza delle frange dei massi soffocata dallo sfondo abbagliante sulla stuoia d’aghi di un tremendo pineto. Qualche albero mi ha salvato la vita poi dileguato un’altra volta una sorgente primavera che ancora mi accompagna il passo ad ogni sorgere  s’introduce un Sole e ogni giorno decade un petalo blu dalla vecchia Luna.

***
Una  giusta licenza si deve dare al poeta di porre in condivisione, di consacrare in comunione  gli atomi esterni con l’intestino del mondo stando al ritmo d’ogni sua creatura assemblando i pezzi di un’immensa catena senza chiederne senso, Minimamente Nessuno se non la virtù di scavare più a fondo stanando i sedimenti dalla falda fresca eliminando le impurezze dal bordo Una giusta licenza spetta a te Individuo Pensante che elevando la mente a Poesia eserciti l’unica vera forma di Libertà Assoluta. Plasmare il proprio infinito!

LA MUTA

Oggi muta
la lingua arrotolata
serpente in un cesto di paglia

il sole riscalda
la schiena ai sassi
il cuore alle ortiche
intorno all'albero
sul ciglio della strada

dentro al tronco chiude
gli occhi il gufo
con un tonfo scuote
il ramo della civetta
il mantello del pipistrello
nasconde un cieco

mi scaccia
dalla pelle maculata
la voce muta lascia
nella polvere
sotto il  ventre
una traccia di squame
(g.i.)





DOVE TROVO STASERA

la verità
la forza
l'onestà
il coraggio
la visione
la condivisione
la speranza
l'amicizia
l'amore
il sogno
il sorriso
l'impegno
il desiderio
il sole
il bello
la primavera
il canto
la voce


la treccia robusta per evadere da questa prigione
(g.i.)

LA PIU' BRUTTA EPOCA DELLA STORIA DEL MONDO

DAL SITO PAGINE CORSARE MY BLOG.IT

"Su "Vie Nuove", Pasolini denuncia [...] e traccia un quadro generale della situazione socio-politica e della sua in particolare, come scrittore i cui contenuti e messaggi vengono sempre più spesso stravolti; rivolgendosi al "lettore" della rivista, scrive: "Io patisco ciò che di peggio può patire uno scrittore. La mistificazione della mia opera: una mistificazione totale, completa, irrimediabile. Una vera e propria operazione industriale. Tutto quanto io dico e scrivo subisce, attraverso l'interpretazione calcolata della stampa 'libera', una metamorfosi implacabile: discredito, denigrazione e diffamazione, che, un po' alla volta, finiscono di essere dei puri e semplici strumenti teppistici, e diventano una realtà, che trasforma sociologicamente il mio stile. Lei sa che il testo non vive nella solitudine di un'anima, ma vive in una cerchia sociale. Esiste in quanto ha in sé la possibilità di un rapport…

TRANSUSTANZIAZIONE

ti cerco viva
nella parola

non sostanza divina
transustanziata
non morta e risorta
sopravvissuta
non sacrificata
agnello all'altare
neppure l'ostia
incollata al palato
non il vino
a dissetare qualcuno

non è di grano
il corpo
non è d'uva
il sangue

sia l'ultima cena
maledetto angelo
benedetto diavolo.
(g.i.)





NON E' NEMMENO UNA POESIA

non è nemmeno una poesia
ma respira
nei polmoni, nei pori, nella pelle
è viva
è umana
si emoziona

se io le chiedo di amarmi
mi ama
e se io le chiedo di parlarmi
mi chiama
e se io le chiedo di restare
mi siede accanto
mi tiene la mano

lei che non è nemmeno
una poesia
lei soffre
ha un cuore, le ciglia, gli occhi
tutto di lei è carne e ossa

e se io le chiedo di volare
lei mi solleva
e se io le chiedo di non essere
lei mi nasconde
e se io le chiedo di essere
lei esiste.
(g.i.)



FRATTURA

il cielo è un osso
che scricchiola all'improvviso
il  tempo è rotto

fratturate nuvole
incrinate costole

da un raggio
di sole.

(g.i.)



LA MINIERA

anche stasera mi metto a scavare
un solco nella mia miniera

prima che sia fine vita
prima che le pietre
chiudano le ferite
con altre pietre

anche stasera mi metto a cercare
nell'ultima vena della mia miniera
qualcosa di vero.
(g.i.)




LA ROSA SANS CULOTTE

sei qui nel mio giardino
per rubare il profumo
di un fiore

non per il suo colore
(è troppo rosso)
non per il suo dolore
(ha troppe spine)

sbagli
a cercare una regina
la corona sulla corolla

sbagli
la ghigliottina
passa ogni mattina

nel mio giardino coltivo solo
la rosa sans culottes

sbagli
con la tua lama
a mozzare la testa a un profumo

non lo vedrai
sanguinare

(g.i.)








IL BOSCO DI LUCINI

Vi propongo due poesie luminose e leggere. Sono di Gianmario Lucini, dalla raccolta inedita Poesie del bosco. Nascono dalle passeggiate di Gianmario nella luce e sono bellissime.

***

MANCARSI? NO GRAZIE

Mancarsi di Diego De Silva è un libro che probabilmente compri se rispondi al seguente identikit: 1.     nel mezzo del cammino di tua vita ti sei ritrovato in una selva oscura; 2.     non ti manca niente e ti manca tutto; 3.     sei attratto\a dagli sconosciuti con l'impermeabile. Se hai comprato il libro per una (o tutte) le ragioni su elecate, qualcosa di misterioso potrebbe indurti ad interrompere la lettura a pagina 45, in ottemperanza all’articolo 3 de I diritti imprescrittibili del lettore  di Daniel Pennac. Del rischio che si corre sembra essere consapevole anche Nicola, protagonista con Irene di questa storia d'amore tra sconosciuti. Nicola è infatti un lettore forte, ma non ha mai letto un libro dall'inizio alla fine. È perché crede alla compattezza delle storie. Che un racconto resti coerente per duecentocinquanta, trecento pagine, gli sembra una forzatura. In un romanzo cerca gli sconfinamenti, le irregolarità. Il colpo di testa che prende lo scrittore quando vede…

URION AB URINA & URNE

non ci sono occhi sopra di voi
uomini vili logori e ignoranti
fermi sulla soglia ad aspettare un saluto
senza uno sgabello dove sedere
le gambe che non corrono
cavalli ombrosi non ricordate

fra tre quarti d'ora ci sarà
il gran ballo a corte
il cielo per voi sarà muto
la segatura assorbirà la vostra urina

nessuno di voi sa che
nella sola costellazione di Orione
sono cinquecento le stelle fisse e intorno
milioni di altri mondi

un tempo gli uomini andavano al rogo
e dall'urina nascevano
nuove costellazioni.
(g.i.)


POMMES

sono buone come le mele
queste parole

les pommes
(suonano come poesie
sulla tua lingua)

mi guardi e ti confondi
perché mordo e sorrido
mi dici che dovrei
rinunciare alla polpa
allontanare le labbra
levare la bocca
da un frutto tanto speciale

resta se vuoi
sotto l'albero a guardare
les pommes arrossire
sulle mie labbra.

(g.i.)

COSE DA SAPERE

il cielo non ci guarda
i cattivi non esistono
i buoni si possono creare
i bambini sono un'invenzione recente
gli schiavi sono sempre esistiti
i malati servono allo Stato
la morte è una malattia incurabile
i sogni sono gratis
il mutuo non è un sogno
 ogni giorno togli un mattone alla tua casa
gli alberi gli uccelli le pietre le cose non ci parlano
noi parliamo agli alberi agli uccelli alle pietre alle cose
amiamo fare lo stesso errore almeno due volte
chi non fa errori è un cretino
chi fa troppi errori è un cretino
i cretini esistono e sono tanti
urlare fa bene a qualcosa
l'uomo più infelice del mondo non canta sotto la doccia
i capelli che cadono non sono foglie
le foglie che cadono sono tristi
la primavera è un'invenzione di Bertrand de Ventadorn
l'estate al mare è un'invenzione di Giuny Russo
la musica leggera italiana è pesante
l'hard rock è  diventato soft
il jazz è la musica dell'universo
il caos esiste: è il Parlamento
il cosmo esiste anche senza di …

IL MURO DEL SILENZIO

se ne stava seduto
accanto a un fuoco
muto come una pietra
che non parla al ferro-

qualcuno lo chiama silenzio
il dialogo dei minerali
però si sbaglia

solo la polvere
è senza parole-

se ne stava muto
davanti alla fiamma
in attesa di una spada

un fabbro intento a forgiare
l'anima di metallo.
(g.i.)




HABEMUS FERRUM

“Nuntio vobis  gaudium magnum. Habemus ferrum”


Attraverso la foschia, e nel silenzio affaccendato del laboratorio, si udì una voce piemontese che diceva: “Nuntio vobis gaudium magnum. Habemus ferrum”. Era il marzo 1939, e da pochi giorni, con quasi identico solenne annuncio (“Habemus Papam”) si era sciolto il conclave che aveva innalzato al Soglio di Pietro il Cardinale Eugenio Pacelli, in cui molti speravano, poiché in qualcosa o qualcuno bisogna pure sperare. Chi aveva pronunciato il sacrilegio era Sandro, il taciturno. In mezzo a noi, Sandro era un isolato. Era un ragazzo di statura media, magro ma muscoloso, che neanche nei giorni più freddi portava mai il cappotto. Veniva a lezione con logori calzoni di velluto alla zuava, calzettoni di lana greggia, e talvolta una mantellina nera che mi faceva pensare a Renato Fucini. Aveva grandi mani callose, un profilo ossuto e scabro, il viso cotto dal sole, la fronte bassa sotto la linea dei capelli, che portava cortissimi e tagliati a spaz…