SIAMO TUTTI SELFIE


Abraham Lincolm, Autostacco, Vanity Fair

(cliccate sul testo per continuare a leggere un interessante articolo sulle lingue scomparse).
Lo so, è triste, quando muore una lingua. Ma che allegria quando nasce una nuova parola! E' nata da poco e mi è simpatica. Ve la presento, la neonata: si chiama "selfie". La conoscete? In italiano si potrebbe tradurre con "autoritratto" ma in realtà non rende l'idea.  Su Vanity Fair un articolo definisce “selfie” le immagini di sé, autoprodotte, in cui si annulla massimamente la distanza fra il soggetto rappresentato e l’autore della foto. 
Il termine selfie ha il sapore egoista e s-facciato ( o sarebbe meglio dire s-facciabookato)  di chi adora postare sui social network  il proprio incontro ravvicinato con se stesso, ovvero l'autoscatto . Quell'immagine consapevole, sorridente, civettuola e seducente in un istante affida agli "amici" di facebook o twitter qualcosa di noi che abbiamo rubato al tempo che scorre veloce.   Si, siamo tutti dei selfie.  Edonisti consapevoli.  Il gesto è di per sè affascinante: il telefono in una mano, il piccolo "occhio" rivolto verso il "sè", si cerca di catturare l'essenza dell'egoismo consapevole, lo sguardo complice di chi sa di poter rivelare a se stessi (e al social network) la vanità di un istante. E mi viene da pensare alla matrigna di Biancaneve. Lo specchio parlante, alla fine ci siamo arrivati, ce lo abbiamo tutti. Lo specchio parlante vive oramai in rete, il selfie  ha il suono di una domanda antica: "Specchio delle mie brame...chi è la più bella del reame?". La risposta ci renderà migliori?

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