Passa ai contenuti principali

JOHN CHEEVER A ROMA

Susan and John Cheever 1976 © Nancy Crampton, all rights reserved
Sono qui con una piccola montagna di cose straordinarie da raccontarvi: ma da dove comincio?
Da facebook. Dal momento che non avevo il computer ho usato il telefonino per postare i miei pensieri sul social network più usato e abusato del nuovo millennio. Mi sono ritrovata a scrivere tanto come se fosse un diario.  Ma la sensazione è di aver acceso tanti fiammiferi in una notte profonda, senza aver illuminato nulla. Non riesco ad essere più chiara, ad ogni modo quello che cerco di dire è che mi è mancato da morire il mio blog, la libertà che ho qui di essere me stessa, di essere me stessa con voi.
Vi racconto una delle cose straordinarie?  D'accordo.
Ho finito di leggere "Una specie di solitudine" di John Cheever. Ricordate, l'ho comprato dopo la grandine una fredda sera di novembre a Trastervere. Il libro è venuto con me a Dublino. Ieri sera a casa dei miei ho letto l'ultima pagina. Ho pianto. E' un diario meraviglioso. Ci sono decine di pagine che meritano di essere rilette, che profumano di pioggia, che brillano di un sole puro.
Un libro sincero. Ho scoperto una cosa stranissima. Un'altra delle mie meravigliose e assurde coincidenze. Ve lo dico in anteprima assoluta, ma lunedì ne avrò la certezza.
Lo scrittore americano passò un periodo della sua vita a Roma, negli anni 50.  Arriva a Roma con la moglie, Mary, incinta del terzo dei suoi figli (Federico è nato proprio a Roma).  Gli altri due figli sono Susan e Ben. Nel diario ci sono pagine bellissime dedicate alla mia città di adozione e Cheever la osserva con occhi limpidi,  Roma raccontata da lui sembra una donna bellissima sdraiata su un letto in un fascio di luce. Ma la cosa stupefacente è quello che leggo a pag. 112! Non credo a quello che leggo. Ecco, trascrivo per voi qualche frase:
"Mentre passiamo sul Ponte Flaminio per andare a vedere Susie che si diploma, sembriamo proprio due persone di mezza età. Le suore hanno lavorato molto alla cerimonia e la trovo cordiale e comprensibile. L'ultima volta che sono andato ad un evento in una scuola ho quasi fatto a botte con due teppistelli che palpeggiavano una ragazzina nell'aula magna. Ma qui non c'è conflitto fra giovinezza e maturità, fra caos e sostanza. I ragazzi non sono affatto meno vigorosi, però sono educati. E oh, le ragazze. (...) Un trio d'archi suona la marcia Pomp and Circumstances, con una lentezza esasperante e le ragazze sfilano lungo il corridoio centrale come spose con i fiori in mano, gli occhi a terra, oppure che sbirciano a destra e a sinistra per trovare i genitori, o più spesso i loro amici, dato che questa è una scuola internazionale e molti dei genitori non ci sono. (...) La scuola si trova su una collinetta di  Roma, subito fuori dai confini di Roma. Sulla collina accanto c'è Vigna Clara, un nuovo quartiere residenziale, costoso e inguardabile". ( e qui l'ho adorato!!!)
Ecco, è così che scopro che la figlia di John Cheever ha studiato nella scuola dove insegno da dodici anni! E naturalmente ora tutto mi sarà enormemente più caro. Non capite, proprio non potete immaginare quello che mi sono messa a fare dopo averlo scoperto mentre volavo a Dublino, il 23 dicembre. Mi veniva da piangere e da ridere al pensiero che anche Cheever ha assistito alla marcia estenuante di  Pomp and Circumstances (da 3:15) quel passo lento e strascicato che mi fa sempre luccicare  gli occhi (e che mi fa sentire incredibilmente stupida) da dodici anni a questa parte!
Incredibile, incredibile, incredibile.


Commenti

Post popolari in questo blog

ELOGIO DELL'INTELLIGENZA DELL'UOMO

Elogio della scrittura

Ma sopra tutte le invenzioni stupende,
qual eminenza di mente fu quella
di colui che s’immaginò di trovar modo
di comunicare i suoi più reconditi pensieri
a qualsivoglia altra persona, benché distante
per lunghissimo intervallo di luogo e di tempo?
Parlare con quelli che sono nell'Indie,
parlare a quelli che non sono ancora nati né saranno se non di qua a mille e dieci mila anni?
E con quale facilità, con i vari accozzamenti
di venti caratteruzzi sopra una carta. Sia questo il sigillo di tutte le invenzioni umane e la chiusa de' nostri ragionamenti di questo giorno (...)


Galileo Galilei, Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo Tolemaico e Copernicano
Firenze (I giornata, 130)

PASOLINI E IL MARE: TERRACINA, UN RACCONTO INEDITO

Pasolini e Callas in Africa


Terracina
Un racconto inedito
di Pier Paolo Pasolini Nella spiaggia c'era più movimento, ma il mare era sempre immobile, morto.
Si vedevano delle vele arancione al largo, e molti mosconi che si incrociavano vicino alla spiaggia. Lucià avrebbe avuto fantasia di prendersi un moscone, e andar al largo: però era solo, e non era buono a remare. Andò sul molo tutto smantellato e ancora pieno di squarci, nuotando nei punti dove gli squarci interrompevano, finchè giunse in pizzo, sulla piccola rotonda. Si distese sulla pietra con la testa che sporgeva dall'orlo sul mare.
Verde, trasparente e tiepida, l'acqua si gonfiava e si sgonfiava tra le colonne del molo, ora pesante come un blocco di marmo, ora lieve come l'aria. Benché fosse alta già due o tre metri non c'era granello di sabbia che non si potesse distinguere dall'alto della rotonda: ed era una sabbia morbida e pulita , un tappeto meraviglioso per chi potesse vivere sotto acqua. Ogni …

O LENTE LENTE CURRITE NOCTIS EQUI

Ultimo giorno di luglio, ultimo giorno dedicato alla lentezza. Maancora una volta lentezza e velocità sembrano fondersi in un binomio affascinante, proprio come nelle riflessioni di ieri.
Stranamente riscopro, nelle ultime disperate parole di Dr. Faust che cerca inutilmente di fermare il tempo, l'ossimoro della vita: una corsa lenta verso la notte.
Nel Doctor Faust di Christopher Marlowe (1564-1593) apprendiamo che il patto con Lucifero ha dato a Faust la conoscenza ma la sua anima dovrà cadere nelle mani del diavolo e l'ora tanto temuta sta per arrivare:

Ah Faust ,Ora non ti resta che una misera ora da vivere,
E poi dovrai essere dannato in eterno.
Fermatevi, voi sempre rotanti Sfere celesti,
Che il Tempo s'arresti, e la mezzanotte non arrivi mai.
Occhio gentile della natura, risorgi e rendi
Il giorno infinito: o fa che quest'ora sia
Un anno, un mese, una settimana, un giorno normale,
Che Faust possa pentirsi e salvare la sua anima.
O lente, lente currite noctis equi.

L&#…