IL GIORNO STONATO

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Il giorno stonato.  Ce n'è uno in ogni settimana. Non sa cantare,è privo di ritmo. Non ha orecchio. Chiude perfino gli occhi. Neanche sogna. Non canta, non stride. Arriva, si siede sul divano e rompe. Dice. Resto un po', ti scoccia? E io che di solito so come difendermi dal giorno del signore e dal giorno del diavolo non so come dire di no al giorno stonato. Prego, accomodati. L'educata!
Allora si rompono le cose. Inciampo nei giocattoli e un dinosauro estinto mi insegue. Il forno brucia il pane. Apro la finestra e il fumo indugia sul davanzale, incontra il freddo e non se ne vuole andare.
Il rubinetto all'improvviso decide di lasciar scorrere via tutte le sue gocce di vita.
Il parquet scricchiola di ribellione. Basta con questi piedi in faccia, voglio fare il soffitto. I gatti vanno a caccia di Jonathan Livingstone, si arrampicano sulla libreria e, torturano il povero Gregor nella sua stanza, fanno una corsa con Murakami, scendono affamati dopo aver fatto cadere Il tuttomio di Camilleri (si leccano i baffi, hanno assaggiato le ostriche di Arianna). Per non parlare di altri minuscoli segni che  registro solo io come un ragioniere che non ragiona sul mio libro dei conti: la mia poltrona si alza, il cucchiaio mi taglia, la radio m spegne, la lampadina mi svita.
Poi decido. Vado a parargli. Scusa, giorno stonato & spaparanzato sul mio divano. Alzati!  Mi sembra che ci sia stato abbastanza in casa mia. E lui risponde: sono un giorno come gli altri. Di ventiquattr'ore.


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