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FERMA IL SOLE, RICORDA, SCRIVI.



Ho capito un cosa grandissima. E mi meraviglio sempre quando succede. Perché ho la testa piccola, piena di altre cose minuscole: da fare, da dire, da pensare, da sistemare, da scacciare. Ma è arrivata lo stesso questa grandissima illuminazione. Forse grazie ai lampadari di Pittaki Street, la città greca dove, con la poesia, ieri sera sono andata a passeggiare. O forse per merito dell'orso spirito, un orso bianco che nove volte su dieci è nero, e poi un bel giorno rinasce candido (e così lascia tutti di sasso, anche il fiume). Potrei aggiungere che un po’ di illuminazione viene sempre dalla frustrazione: essere bloccati in casa con l'ennesimo virus intestinale, i figli che con il virus ci giocano a tennis fino a quando  W Wimbledon! il virus farà match-point sulla rete di raggi di un tiepido sole. Ma a chi importa com'è accaduto? A voi importa? A me no. L'importante è che nella testa si sia accesa la luce; quella simile a un faro che guida la nave nel porto e con una sirena invita i marinai a scendere a terra.
Ecco. Io ho capito che dentro ho una specie di nave, e quindi dentro di certo c'è anche il mare. E ho capito che è per questo che a volte soffro. E' mal di mare. Oppure non dormo: è la voce dei pesci muti. O anche sto a poppa: guardo le stelle per orientarmi. E ho capito che i porti sono tanti, se guardo bene intravedo un faro. Ho capito che una nave senza il mare è come un albero senza radici. E ho capito che (scusate, la scrittura si interrompe a causa di una insolita frase di mio figlio: sta guardando The incredible Hulk, qualcuno - nel film- si è rotto la caviglia- Riccardo è tutto contento, spero che sia il cattivo! Dovrei andare a controllare, magari avrei dovuto già farlo- ma stasera è speciale, abbiamo concesso un film feriale in onore del virus e siccome è verde ecco che la scelta è ricaduta su Hulk...). 
Ho perso il filo, e anche voi. Non avevo gettato l'ancora, ed eccomi alla deriva.  Forse ora penserete che sto scrivendo una storia. Invece è tutto vero. E' talmente tutto vero che non devo neanche giurarvelo. Ecco. Riprendo la rotta.
Stasera ho capito cosa mi piacerebbe fare con le parole. Prima di tutto fare di tutto per essere sempre Nessuno, altrimenti le cose importanti, quelle vere, se ne starebbero per sempre nella stiva della nave, come gallette stantie. 
Trovarmi un nascondiglio più sicuro, fuori dalla nave, un angolo sulla faccia gialla di un giornale usato, dove si posino gli occhi stanchi dei fruttivendoli che incartano le banane, dove si posino le mani dei barboni che ci fanno i letti (e purtroppo il fuoco), le case di cartone. Vorrei finire su quella pagina stracciata del giornale che vola e vola e vola per strada, che prende il vento e insegue le foglie fino alle fogne. Arrivare sulla faccia dell'uomo senza sogni che non ha una casa. Brucerei accanto a lui sul fuoco, insieme all'ubriaco e alla puttana, e un attimo prima di ardere brillerei davanti al viso stanco,due labbra rosse che hanno morso tutte le mele del peccato, agli altri assolti (entrate, entrate, nel buio confessionale) e lei no. Labbra stanche. 
E ancora me ne andrei dove con i giornali ci puliscono i vetri, le donne che hanno finito di lavare una montagna di vetro, una Banca, dentro tutti i soldi che  non potranno mai pulire, le brave donne, con i loro stracci, le risa improvvise, le battute che tengono su lo spirito mentre fuori annega un'altra anima nelle pozzanghere. 
E questo giornale sporco con le mie parole sarebbe leggero come una foglia. In prima pagina  ci metterei non la cronaca, non Berlusconi addormentato, ma una poesia quotidiana. Ieri, ed anche oggi, la giornata della memoria per me ha funzionato. Mi sono davvero ricordata un milione di cose. Anzi un miliardo.Persino di cose che non ho mai visto. Ho ricordato il gelido sole del lager. C'è ancora, c'è sempre, quel sole. E' lo stesso sole. Non è spento.  L'ho guardato, ieri, rischiando di accecarmi. Ho peccato. E' questa l 'hybris, interrogare il sole. 
Gli ho chiesto, che diavolo ti costava fermarti all'orizzonte, scaldare il lager? E lui: io sono solo un sole. Non sono una poesia. Solo le parole possono fermarmi, all'orizzonte, sul filo di un rasoio. E io mi taglio, sanguino sull'inverno come un'arancia rossa. Siete voi  i poeti. Io sono solo il sole. Mi ha chiesto: e tu sei sola? E io a lui. Ho la memoria. E allora lui. Forza. Scrivi. Ricorda. Ferma il sole. Scrivi.

Commenti

  1. Ci sei riuscita! A fermare il sole. Te lo garantisco.

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