LETTERA ALLA VIGILIA DELLA FINE DEL MONDO




Cari Amici di letture e di leggerezza,



E' arrivato il momento di salutarci, non ci crede nessuno ma tutti si preparano alla fine del mondo. E io ho pensato a voi. Siete cento, quindi per me tanti. Cento persone con cui condividere queste ultime ore. Che fate di bello in questo momento? Leggete? E cosa leggete? Naturalmente questo post, ma poi cosa altro leggete?
Leggere. In quanti sceglieranno di passare l'ultima sera del mondo con un libro? Pochi. Già in Italia non leggiamo abbastanza, figuriamoci stasera!
Sono dalla vostra parte. Anch'io, follemente innamorata delle parole, stasera forse me ne starò abbracciata alle persone. Di certo non alle cose. Eppure altre azioni continuano a farmi andare di qua e di là come se il Tempo non si dovesse fermare.
Guidare. Roma stasera è un po' folle. Per accompagnare mia figlia da un'amica (a 2 km di distanza) ho impiegato quasi due ore. Fra un po' dovrò fare lo stesso per riprenderla. Spero solo di non passare l'ultima sera del mondo in macchina. Ma c'è la musica, e io alzo tutto il volume. Il mondo fuori è muto. E intorno a me solo le note.
Mangiare. E' bello, importante. Stasera cena leggerissima (sono reduce da un paio di pranzi luculliani) e quindi nessun peccato. Ma mi piacerebbe trovare cose prelibate sulla mia tavola, una tovaglia di lino bianchissimo, sottile. E sopra dei fiori. Piatti di porcellana colmi di pietanze raffinate. Sapori. Profumi.
Telefonare. Vorrei provare a sentire la voce di qualcuno, una persona che non ho chiamato abbastanza. Ma il telefono  è una sorta di eco vuoto, sento le mie parole e vedo una caverna buia, non parlo. Sono  la ninfa innamorata di Narciso, mi sento debole, scompaio. Eco consumata dal suo amore. No, il telefono induce l'anoressia dell'anima.
Guardare fotografie. Va bene. Però non sono i momenti che ho nella memoria quelli che trovo fotografati e raccolti negli album. Mi chiedo perché. Le fotografie sono piccole porte, si entra e si cerca dappertutto quello che manca.
Guardare. Guardo ogni cosa, le vedo brillare. L'albero di Natale. Ha le lucine disperate. Vorrebbero volare in un punto buio del cielo. Si vorrebbero salvare. Mio figlio. E' bellissimo, ha un nuovo dentino. E' il suo primo molare, è il primo dente che nasce per durare. Mio marito. Lavora ancora, lavora sempre. Mette in ordine i voti dell'esame appena concluso. E' attento, concentrato. Il futuro dei suoi ragazzi è nelle sue mani, in quei piccoli numeri. Mia figlia. In ascensore. Ho paura, mamma! Mi dice. E io, di cosa? Di andare alla festa, sono emozionata. E' dolce come una margherita che va ad unirsi ad un mazzolin di fiori. La saluto, la lascio entrare, corro via. Io non entro quasi mai a salutare. Non sono una mamma "normale". Mi annoiano le conversazioni sui budini. I sufflé li faccio sgonfiare. Le patate le mangerei con la buccia. Le mele mi piacciono sugli alberi e tra le mani di Eva. Non sono una buona madre.
Scrivere. Si, vale sempre la pena. Prima della fine del mondo lasciare qui le mie parole. Non è facile distruggere la memoria di un computer. La memoria della rete. Google ci avrà pensato. Sono lungimiranti, gli amministratori della nostra memoria, ci metteranno in salvo. Allora scrivo e basta. Non ho altro da fare. Se potessi vi racconterei tutte le storie, naturalmente dovreste volerle ascoltare. Ma siete già distratti, siete distanti. Cominciate a pensare a quello che vi piacerebbe fare prima di domani, prima dell'ultimo giorno del mondo. E allora mi raccomando, non temete, andrà tutto bene.
Lo sapete vero che un giorno tutto questo dovrà finire. Però non credo che quel giorno sia arrivato. Abbiamo ancora tanto da fare. Io, ad esempio, oggi non sono riuscita a comprare un solo regalo di Natale.  E poi il 22 dicembre sapete che mandano in onda il mio racconto "La fine del mondo"  su Radio Rai 3, non lo possiamo mancare. Mia figlia deve finire di leggere il libro che ha sul comodino,  e io il mio bellissimo "La meccanica del cuore". Il mio alberello di limoni ha già piccoli frutti tra le foglie, le mie gatte nere hanno sempre fame, in dispensa per loro ci sono dieci scatolette da gustare. A gennaio, appena l'anno sarà iniziato, devo ridipingere le pareti del salotto, ho scelto già il colore, verde bottiglia, e ho altri scaffali della mia libreria da montare. Il grande letto nella stanza di mio figlio lo voglio sostituire con un lettino, desidero un piccolo tavolo per ciascuno in casa. La sera tutti a scrivere, tutti a lasciare piccoli segni neri su pagine bianche. Sono sempre lettere di quotidiane vigilie.

Amici di Letture e di Leggerezza, continuate a vivere.

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