LA FINE DEL MONDO DALLA PARTE DEGLI ANIMALI

Oggi penso al serpente. A quanto è bravo a uscire dalla pelle stretta quando il suo mondo cambia. Mi piace, questo animale scacciato da tutti i talloni puri, questo essere strisciante che in realtà mentre tramuta non si tradisce, non tradisce la sua natura. Bisognerebbe imparare dal serpente, accoglierlo in casa, osservarlo con quella sua pelle che avanza silenziosa, tra i rovi della vita. Quando è stanco si arrotola. E sta in silenzio. Oggi lui non sa che il mondo potrebbe finire. Se ne sta addormentato in una tana. Sotto la pelle le sue mille pelli da cambiare.
Penso anche alla medusa immortale, un'altra creatura straordinaria. Si chiama Turritopsis dohrnii  e quando si sente minacciata inverte il suo ciclo vitale, ritorna a uno stadio primordiale, rigenerandosi all'infinito. Eppure la Medusa che temiamo è quell'essere che tramuta il nostro sangue in pietra, con un solo sguardo. Ebbene il mito è sbagliato. Medusa sa mutare all'infinito. E' lei la vera fenice. E' lei la creatura della vita.
Ancora mi piace pensare agli animali. In questo giorno in cui il mondo potrebbe finire, e noi ci preoccupiamo di quello che è umano. Mentre intorno la Natura ci osserva silenziosa, e ci ricorda che c'è una specie al secondo che scompare ogni giorno.  Il quagga. Non ve lo ricordate. Era una specie ibrida, un incrocio strano. si è estinto il 12 agosto del 1883. Ne parlo in un post di qualche anno fa. E' bello quello che ritrovo nel mio blog. Non perché l'abbia scritto io. Solo per che l'ho dimenticato. Com'è bello ritrovare parole che abbiamo dimenticato. Ecco quello che scrivo: 
"L' uomo con i libri sottobraccio uscì di casa e il mondo non c'era. Questa frase mi suggerisce il post di oggi. Dedicato a tutto quello che sparisce o potrebbe sparire: per distrazione, mancanza di cultura, ignoranza o semplicemente per cause naturali. Ecco allora, vi presento l'ultimo quagga, estinto il 12 agosto 1883 nello zoo di Amsterdam. Un cavallino a strisce, ma solo a metà, un incrocio tra zebra e cavallo, un simbolo della diversità che stenta a sopravvivere".  
E' un post del 2009, lo trovate qui, se vi va di vedere un animale dimenticato, un estinto silenzioso. Un essere senza futuro,  proprio perché silenzioso. 
Poi pensavo alle ostriche. Mi piacciono ma se le mangio posso morire. Mi è capitato di metterne una sulla lingua, ne ho apprezzato il sapore morbido e vivo. Mi sembrava di baciare la lingua del mare. Ma poi mi sono gonfiata come un pesce palla. Ho vomitato, mi sono sentita male. Il bacio del mare mi ha fatto male. Per poco non ne sono morta. Ma pensate voi al primo essere umano che ha detto: ora apro questa conchiglia, la voglio mangiare. Deve essere stato un essere ostinato, e primitivo. Un uomo con gli occhi rossi di desiderio Uno che voleva mettere la lingua nell'inferno e ha trovato il morbido abisso del mare.
Penso agli animali oggi. A questi silenziosi esseri che vivono senza pensare alla fine. Mi affascina un'altra creatura del mare. Il polipo. Anche questo essere tentacolare è nella fantasia dell'uomo un mostro, un gigante, la piovra che inghiotte l'umanità. Eppure il polipo non farebbe male a nessuno. E' saggio e sapiente. Quando può, dopo essere stato costretto a lottare, lascia il suo tentacolo attaccato all'avversario. E si ritira nel buio del fondale. In realtà a farlo è il polipo più piccolo del mondo, non la piovra gigante che abbiamo inventato. L'ameloctopus nella lotta contro i predatori lascia i suoi tentacoli. E sopravvive.
Fnisco con un animale natalizio...la stella marina. In realtà non è nemmeno una creature del mare. Ad ogni modo lei è  davvero straordinaria. Una vera stella. Una piccola forza vitale. Se dovessi scegliere un animale per la mia prossima reincarnazione sceglierei di diventare una stella del mare.  
Le stelle marine sono famose per l’abilità nel rigenerare braccia mutilate e, in alcuni casi, corpi completi. Vi riescono grazie alla dislocazione dei loro organi vitali, disposti tutti – o quasi – per l’appunto  lungo le braccia. Molte, per potersi rigenerare, devono conservare intatta la parte centrale del corpo, ma ve ne sono alcune in grado di riformare per intero il proprio corpo a partire da un’unica porzione di arto amputato.  La mia vita sarebbe una straordinaria e continua amputazione e rigenerazione. E' già così, ma noi umani non abbiamo questa capacità. O meglio, ci facciamo amputare e poi restiamo con queste membra monche per tutta la vita. A volte è proprio il cuore che non riusciamo a far riformare. A volte ci riusciamo. Io ci provo. Ci provo sempre. 
Bisogna sempre provare, non vi pare? Bene. Salutatemi i vostri animali domestici. I miei gatti sono neri come al solito. Loro se potessero cambierebbero colore. Ma anche questa è una mutazione che richiede tempo. E pazienza.

mare,invertebrati

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