LA BIBLIOTECA DI MARMORA

Pubblico di nuovo l'articolo che ho scritto per raccontare l'amicizia di Padre Sergio De Picccoli e Silvano V.  Dal sito Biblioteca di Marmora. C'è una petizione da firmare. C'è una mano da dare!


La prima stanza della Biblioteca

Come era

La storia di Silvano V. risale al 1985, quando nel monastero di Padre Sergio vi era una sola stanza piena zeppa di libri, la prima stanza della Biblioteca di Marmora.
Silvano arriva al monastero con un piccolo bagaglio leggero e tante paure. Il peso che si porta dietro è tutto nel cuore.
Appena arrivato in quel posto” racconta Silvano “vidi una persona, sembrava quasi mi aspettasse, cioè ebbi la netta sensazione che Padre Sergio attendesse proprio me. Questo mi colpì moltissimo e arrivato lì capii subito che la vita di certo non sarebbe stata semplice, ma la cosa non mi spaventava anzi mi affascinava perché anche io sono abbastanza solitario e la solitudine della montagna non mi spaventava“.
Silvano si rende subito conto che ha di fronte una persona speciale. Forse perché quel monastero abbandonato e scricchiolante è pieno di vita grazie alla presenza di Padre Sergio. Forse perché anche lui si sente come un vecchio edificio screpolato e vuoto. Per questo motivo la solitudine dell’eremo non lo spaventa. Dentro ha un vuoto più grande da colmare e Padre Sergio è lì per aiutarlo.
Era estate” ricorda Silvano, “ed era un vantaggio perché per chi ha problemi e viene ospitato lì arrivare in inverno rappresenta un colpo duro: le stanze non sono riscaldate e le temperature scendono anche a -10 C. In camera bisogna coprirsi bene, la casa è vecchia e ci sono muri in pietra. A volte fa più freddo dentro che fuori, sembra quasi impossibile da credere ma è cosi“.
Arrivato lassù Silvano si mise a lavorare di buona lena, ma la prima cosa che chiese a Padre Sergio era dove si trovassero i suoi libri. “Al tempo non erano piu di 5.000 ed erano in una camera alta piu di 3 metri in scaffali di legno che non so come facessero a stare su! Questo è il bello di lì! A volte guardavo le cose e non riuscivo a capire come potessero stare su, andavano a farla in barba a tutte le leggi di gravità“.
Immaginiamocela questa prima stanza della biblioteca di Marmora, la prima stanza del tesoro di Padre Sergio. Ha un che di magico, sembra una stanza della biblioteca di Borges o un luogo incantato dove le leggi fisiche non valgono. I libri si arrampicano alle pareti con la loro forza, come se le parole fossero vive e forti. Si sistemano gli uni accanto agli altri, in alleanze misteriose e sconosciute. Una lettura parallela, quella possibile osservando la bellezza di questa stanza. E Padre Sergio ne va così fiero che quando la mostra a Silvano i suoi occhi cambiano espressione, diventa più forte, come se da quelle pareti fluisse tutta l’energia dell’universo. Tutto in una sola stanza.
Ancora oggi“, continua a raccontarmi Silvano, “molti scaffali sfidano questa legge. Miracolo Mistero, non so. In quel periodo essendo estate venivano molti gruppi di scout a trovare Sergio e passavano alcuni giorni da lui aiutandolo in quello che era necessario. Per lui all’inizio io mi limitavo a preparare la legna per l’inverno. L’inverno all’eremo è lungo, di legna ce ne vuole sempre tanta“.
Silvano comincia a sperare che l’inverno non finisca più. Vorrebbe stare lì a tagliare legna per tutta la vita. Il vuoto che ha dentro si riempie di legna da ardere, la sera accanto al fuoco con Padre Sergio.
La casa era ancora un po’ diroccata, quindi i lavori non mancavano di certo ma a me piaceva fare questo genere di lavori. In quei mesi vidi nascere la seconda stanza dedicata alla vera e propria biblioteca, con la gioia di Sergio e un po’ meno mia. Conoscendo il tipo sapevo cosa mi sarebbe aspettato. Correndo un po’ la stanza fu finita e padre Sergio decise di trasferire i libri in quella stanza molto piu grande e spaziosa ripensandoci ora viene da ridere qui pochi libri in una stanza che ora è piena zeppa ed è solo una delle altre 4 camere piene zeppe di libri. Alla sera io e Sergio ci mettevamo li e ascoltavamo la radio il tg. Mi ricordo però il secondo vero tesoro che ho trovato da Sergio: cantare. Cantare mi piaceva moltissimo ma non sapevo bene come fare. Lui capì questa mia passione e la seppe tirar fuori molto bene, ogni sera si andava a cantare i vespri in gregoriano: lui suonava l’organo e cantava, io cercavo di stargli dietro. Sapeva comunque che non avrei tardato a imparare a cantare in latino e infatti fu così“.
In un piccolo monastero semidiroccato lentamente le stanze si riempiono di libri, canti e fuoco di legna. Silvano ha un nome così simile a questo luogo, forse il suo destino era quello di ritrovarsi tra le selve di quei monti solitari, a cercare la musica che ha dentro di sè. Ma per far questo aveva bisogno di una guida.
Di per sé non è difficile cantare il latino ed è anche molto armoniosa come lingua e così piano piano imparai molto bene. Però padre Sergio mai una volta mi disse bravo Silvano canti bene e di questo gli sono grato moltissimo anzi se trovava che facevo errori quelli sì che me li faceva notare!“.
Poi Silvano si mette in testa di imparare l’organo: “A volte mi chiedo dove mi venivano ‘ste idee! Non conoscevo niente di musica però avevo molto orecchio, mi prendevo gli spartiti che sentivo suonare da Sergio gli scrivevo le note e via a tormentare il povero Signore che già era lì in croce vicino all’organo, e credo che la cosa lo facesse penare ancor più. Se vado in Paradiso e lo incontro di certo mi tiene lontano da strumenti musicali vari.”
La passione per la musica viene seguita da quella per la lettura. “Tornando un po’ ai libri io ero affascinato dai libri di magia e l’idea di andare da un monaco in montagna con una biblioteca di 6000 libri mi faceva pensare di doverci trovare chissà quali magie e cose esoteriche. I libri all’inizio li vedevo come un mistero, forse mi potevano svelare come diventare un mago o cose del genere!
Pur avendo alcuni libri di magia, di questi libri non ne ho mai letti. Tutte queste fantasie mi sparirono quando Padre Sergio si metteva a ridere dicendomi che sono tutte stupidaggini scritte per creduloni come te. Io mi risentivo e così non li leggevo per non farmi ridere dietro e non ti dava mica soddisfazione cavoli e io volevo diventare un maghetto e lui mi tarpava le ali all’inizio non era giusto e così mi rivolsi ad altri libri all’inizio leggevo poco, anzi quasi per nulla devo dire
.”
Silvano continua il suo racconto. Non mi stancherei mai di leggere le sue lunghissime frasi quasi prive di punteggiatura che io sono andata riaggiustando, anche se a malincuore. Si perde, nel far questa giustizia alla grammatica italiana, la vivacità del suo racconto, pieno di vita come se ogni ricordo fosse ancora lì davanti ai suoi occhi. Silvano che mi dice, ora metto qui una virgola per dovere, e io sorrido, pensando a questa povera virgola smarrita in un fiume di parole così potenti da evocare una vita intera nel giro un po’ tortuoso di una lunghissima, splendida frase.
Il racconto di Silvano sta per finire, non perché i ricordi non si affollino in un vortice velocissimo e suggestivo, ma perchè il tempo della scrittura è finito per oggi. C’è giusto il tempo di un ricordo che mi conquista completamente per il suo candore.
Poi un bel giorno mi misi in testa di diventare monaco e lo dissi a Sergio, lui mi guardò e mi disse – “ma bene allora da domani cominci a fare la vera vita da monaco! Così ogni giorno sveglia alle 4, andare in chiesa a dire il mattutino poi le odi e via discorrendo insomma una giornata piena di preghiera.” A me un po’ stava anche bene anche se molte volte io mi addormentavo tranquillo e beato sui banchi del coro in chiesa“.
Silvano non è diventato un monaco. Ha lasciato il monastero dopo mesi di lavori, canti, letture e vita insieme a Padre Sergio. Ora è tra gli amici della Biblioteca di Marmora, è sua l’idea di questo sito dedicato ai “figli” di Padre Sergio, i libri e le persone che hanno toccato la vita dell’eremo.
Di libri abbiamo parlato solo di sfuggita. Ma sono lì, nella prima stanza, nella memoria di Silvano e ora davanti a tutti. A sabato prossimo per una vera e propria recensione!
Giovanna I. e Silvano V.

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