IN UN GIARDINO D'INVERNO



Oggi l'inverno si è seduto sul cuore, come se io fossi una panchina in un parco. Ho le ossa di ferro, la ruggine si muove dentro come una nuvola rossa. Parte dal cuore, sale, scende. Non posso fare niente. Qualcuno scompare e io non so cosa dire, cosa fare. Il silenzio si prende una vita, lascia altro silenzio intorno. E' come un parco d'inverno, è apparsa un'altra statua di pietra, ha il sorriso eterno sul volto, gli occhi spenti, la pelle di marmo. Scintilla di sole freddo. Un'altra statua nel mio parco. Di sera la luce le riaccende tutte. Ma le mani, le mani giunte, sono senza preghiere. 





Se ne stanno a mezz'aria i giorni d'inverno. Sospesi come minuti gelati. L'acqua non scorre nei canali. La pioggia è un cristallo, splende tra le foglie, sulla corteccia dell'albero.

Scavo sotto un tappeto di foglie con le mani, le unghie. Trovo la terra, la terra che freme. Il gelo non l'ha scalfita. Le ha solo lasciato un velo di lacrime bianche tra i capelli castani.
Cosa sanno fare le parole di fronte a tutto questo freddo? Le metto alla prova. Vediamo, cosa sapete fare? Era una donna gentile, rideva e amava. Amava e rideva. Non la dimenticate parole. Perché la sua voce non ha più parole? Dove sono le sue parole, quelle che amava sussurrare, gridare, offrire. Dove se ne stanno ora le frasi, le conversazioni, quello che sapeva raccontare. Dove sono i suoi occhi, le lacrime.  Occorre prendere atto della fine di una persona, come se nel cielo si fosse spenta una stella. Ma si continua a vedere la luce lontana, ci arriva dopo anni di viaggio nell'oscurità. La luce di una stella. E la voce? Dove va la voce? Dove si perdono le voci? Chi le raccoglie nel buio? Quale orecchio distratto e generoso accoglierà quei suoni strani, il riso, il pianto, il vocio dell'umanità.
Non sarebbe la fine,  se fuori ci fosse soltanto un orecchio, se dio avesse un orecchio, un padiglione per noi,  per accogliere le voci dell'uomo

.

Le nostre parole. Quei suoni disperati che sperano di catturare il mondo, di metterlo in una sottile rete, come una farfalla variopinta. Non farlo volar via, il tempo. Tenerlo vicino alle cose, come una pelle sottile.
Ecco, statua nel giardino d'inverno, pietra sotto un cappotto di foglie. Tu non hai la voce, tu non hai le parole. Io oggi sono, viva nonostante l'inverno. Il gelo ha trasformato le lacrime in brina, ma le parole in stelle.

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